Discorso Mino Pasca, a nome del CC del PMLI, per il 50° Anniversario della scomparsa di Mao
50 anni con Mao, per il socialismo

Care compagne, cari compagni, care amiche, cari amici,
mezzo secolo è passato da quando Mao ha lasciato questo mondo e tuttavia, grazie al suo fulgido esempio e al ricco patrimonio di idee e insegnamenti presenti nelle sue opere e discorsi, che vanno sotto il nome di pensiero di Mao, egli è più vivo che mai in noi marxisti-leninisti italiani. Tanto più vivo quanto più sentiamo attuali le sue analisi e i suoi insegnamenti su questioni cruciali che agitano il mondo contemporaneo. Tanto più vivo da aver spinto il Comitato centrale del PMLI, a nome del quale sono onorato di parlare, a ricordarlo ogni anno trasformando l'anniversario della sua morte in un appuntamento vitale, stimolante e propulsivo, in un'occasione per riflettere sui problemi e la situazione attuali e per orientarci conseguentemente nell'azione politica.
La proiezione del video "Mao vivrà per sempre nel cuore del proletariato, delle nazioni e dei popoli oppressi '', realizzato dalla Commissione di Stampa e Propaganda del CC del PMLI in occasione della Celebrazione che il PMLI gli tributò in occasione del Centenario della nascita il 19 dicembre 1993, vi ha dato modo di conoscere meglio la leggendaria figura e l'affascinante biografia di questo grande Maestro del proletariato internazionale, pertanto eviteremo di ripeterle in questo discorso.
Noi marxisti-leninisti italiani siamo convinti che l'accettazione e l'applicazione corretta del pensiero di Mao è ancor oggi una discriminante fondamentale tra autentici e falsi comunisti.
Per noi marxisti-leninisti italiani Mao è stato il nuovo Marx e il nuovo Lenin. Se Marx insieme a Engels hanno fondato il socialismo scientifico e dato i natali al movimento comunista internazionale; se Lenin insieme a Stalin hanno portato alla vittoria la Rivoluzione d'Ottobre e costruito il primo Stato socialista della storia, così Mao ha dimostrato che la rivoluzione socialista può trionfare in tutto il mondo, nei paesi capitalisti più avanzati e in quelli più arretrati, a Ovest come a Est, e ha scoperto, grazie alla Grande rivoluzione culturale proletaria, le forme attraverso cui questa rivoluzione può continuare ininterrottamente sotto la dittatura del proletariato per garantire la difesa e lo sviluppo del socialismo.
Dopo l'epica Lunga Marcia di 12.500 chilometri, la Rivoluzione culturale proletaria è il grande capolavoro politico di Mao, grazie al quale egli ha impedito la restaurazione del capitalismo nella Cina del tempo e insieme ha chiamato i marxisti-leninisti del mondo intero a prendere coscienza del ruolo nefasto e controrivoluzionario dei revisionisti moderni, a combatterli strenuamente quali nemici del popolo e nient'altro che rappresentanti della borghesia e dell'imperialismo e a organizzarsi in partiti indipendenti contrapposti ai partiti revisionisti.
 
Il rapporto del PMLI con Mao

 
A Mao dobbiamo tutto. È grazie a Mao che esiste il PMLI. Ci ha fatto nascere come marxisti-leninisti e come PMLI, aprendoci gli occhi sulla cruciale battaglia storica da condurre contro i revisionisti moderni per impedire che costoro cancellassero ogni idea di socialismo e di conquista del potere politico da parte del proletariato. E ci ha aiutati a crescere e a maturare per dirigere il proletariato alla conquista del potere politico e dell'Italia unita, rossa e socialista come fecero Lenin e Stalin in Russia e Mao in Cina, sia pure in tutt'altre congiunture storiche e condizioni economiche, politiche e sociali.
Boicottato dai revisionisti cinesi, il PMLI non potette allacciare relazioni ufficiali col Partito comunista cinese, quando era in vita Mao, e vi rinunciò successivamente appena si accorse che non i marxisti-leninisti ma i revisionisti moderni stavano prevalendo nel partito e nello Stato cinesi, fino a romperle definitivamente nel 1979 allorché fu evidente il colpo di stato capitalista di Deng Xiaoping e della sua cricca revisionista. Lo ha ben spiegato il Segretario generale e Maestro del PMLI compagno Giovanni Scuderi nella solenne Celebrazione del centenario della nascita di Mao svoltasi a Firenze il 19 dicembre 1993: “Il nostro rapporto con Mao è di tipo particolare, quasi filiale. Poiché il suo pensiero, la sua opera, il suo esempio hanno esercitato l’influenza fondamentale e decisiva per la fondazione del nostro amato Partito... Come Mao ha scoperto il marxismo grazie a Lenin e Stalin e alla Grande Rivoluzione d’Ottobre, si è ispirato ad essi per la fondazione del PCC e per impostare la rivoluzione cinese, così i fondatori del PMLI hanno scoperto il vero marxismo-leninismo grazie a Mao e alla Grande rivoluzione culturale proletaria e hanno agito di conseguenza, sul piano ideologico, politico e organizzativo, prendendoli come modelli. 1

Nel definire il marxismo-leninismo-pensiero di Mao quale nostro telescopio e microscopio, Mao ci dice due cose essenziali: primo, che esso è lo strumento con cui possiamo studiare l'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo della realtà che ci circonda e, secondo, che esso non è semplicemente un libro di ricette da cui trarre risposte preconfezionate e immutabili ma la scienza che ci guida nella lotta di classe per conoscere e trasformare in senso rivoluzionario l'intera organizzazione economica, sociale e politica umana, strappandola con la nuova società socialista dalla preistoria della schiavitù salariata e dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo alla storia, in cui finalmente il potere apparterrà al proletariato e a chi lavora e non al sempre più ristretto circolo di oligarchi parassiti e sfruttatori immensamente ricchi e potenti e il mondo apparterrà ai popoli e non a un pugno di paesi imperialisti che lo dominano, lo saccheggiano e lo mettono a ferro e fuoco pur di assicurarsene l'egemonia. Trasformando il mondo in senso rivoluzionario, trasformiamo contemporaneamente noi stessi, rivoluzioniamo quella concezione del mondo fatta di idee, tradizioni e consuetudini che la propaganda dominante spaccia per naturale, spontanea e universale mentre in realtà è la sedimentazione di secoli influenzati dalla proprietà privata, dalla divisione in classi e dallo sfruttamento dell'uomo sull'uomo.
Da Mao abbiamo tratto insegnamenti preziosi, quella linfa vitale che ci ha permesso di contrapporci alle devastazione ideologica e corruzione politica, compiute in seno al proletariato italiano dal PCI revisionista e dai falsi partiti comunisti quali PRC, PCI, Carc. (n)PCI, PC, PCUP e loro simili e di evitare che il proletariato italiano perdesse fatalmente il suo partito rivoluzionario di classe.
Ci soffermeremo in questa sede in particolare su quegli insegnamenti più preziosi e attuali che contraddistinguono il PMLI.
 

La fedeltà al marxismo-leninismo-pensiero di Mao
 
Mao ci ha insegnato che la fedeltà al marxismo-leninismo non è un atto di fede né una patente che acquisiamo una volta per sempre ma deve essere alimentata e rinnovata nella lotta di classe. Questa scienza della rivoluzione e dell'emancipazione del proletariato non basta studiarla sui libri; per conoscerla e padroneggiala, dobbiamo applicarla partecipando attivamente alla lotta di classe e dobbiamo difenderla strenuamente lottando contro il revisionismo moderno che ne mina i fondamenti rivoluzionari. Altrimenti saremo destinati a subire l'influenza del nemico di classe aperto o mascherato e a soccombergli.
Essere fedeli al marxismo-leninismo-pensiero di Mao significa non stancarsi mai di studiarlo e di applicarlo, non accontentarsi di una conoscenza superficiale o appena sufficiente ma studiarlo duramente per poter dare il nostro massimo contributo alla lotta di classe. “Se vogliamo crescere politicamente sani e robusti, riformare la nostra mentalità ed evitare di essere preda del revisionismo, non dobbiamo accontentarci di avere una comprensione abbastanza buona del marxismo. Occorre averne una comprensione completa e soddisfacente. Dobbiamo studiarlo ogni giorno perché il nostro pensiero possa riflettere la situazione in perenne cambiamento, assimilare il nuovo e rigettare il vecchio e perché il Partito possa compiere il grande balzo in avanti. Saranno i successi del nostro lavoro a scandire i successi del nostro studio.2
Ecco perché sin dall'articolo 2 lo Statuto del PMLI prescrive: “Il Partito ha quale base teorica il marxismo-leninismo-pensiero di Mao che presiede al suo orientamento ideologico, politico, organizzativo e pratico.
Dobbiamo studiare con passione, in modo approfondito e sistematico il marxismo-leninismo-pensiero di Mao ma le opere dei Maestri non sono fatte per rimanere in bella mostra sulle librerie né per costituire un confortante rifugio dal mondo esterno né per essere semplicemente citate o richiamate superficialmente. No le opere dei Maestri sono le nostre armi ideologiche contro i nemici di classe e insieme dei formidabili scudi in difesa del proletariato e della rivoluzione.
 

La lotta all'imperialismo
 
Mao ci ha insegnato che l'imperialismo è il nemico mortale dei popoli del mondo e occorre combattere tutti gli imperialismi, in modo conseguente e senza alcun opportunismo che dissimuli una sostanziale copertura o adesione all'uno piuttosto che l'altro predone imperialista, un po' come accadde al PSI di Turati che dietro lo slogan “Né aderire né sabotare ” celò il tradimento dell'internazionalismo proletario e dell'antimperialismo mandando il nostro popolo al macello della prima guerra mondiale per difendere gli appetiti imperialisti della borghesia italiana. Diventa una priorità assoluta e un nostro dovere internazionalista la lotta contro la Ue imperialista e contro l'imperialismo italiano governato oggi da Meloni, Mussolini in gonnella, e i suoi appetiti predatori che dal mediterraneo lo spingono a intervenire in Africa e in nuovi mercati e aree strategiche.
L'imperialismo è capitalismo parassitario e in putrefazione, quella fase suprema del suo sviluppo “in cui si è formato il dominio dei monopoli e del capitale finanziario, l'esportazione di capitale ha acquistato grande importanza, è cominciata la ripartizione del mondo tra i trust internazionali, ed è già compiuta la ripartizione dell'intera superficie terrestre tra i più grandi paesi capitalisti."3
Aveva visto lontano Lenin. Oggi è sotto gli occhi di tutti che: il dominio dei monopoli e del capitale finanziario è diventato assoluto, basti pensare all'oligopolio nei settori strategici dell'alta tecnologia, dell'energia, e degli armamenti e agli ingentissimi capitali manovrati dai fondi di investimento; l'esportazione di capitali fa il bello e il brutto tempo sui mercati condizionando le politiche economiche globali e locali, può pilotare e mandare in rovina i bilanci di Paesi di piccole e medie dimensioni; infuriano guerre economiche, commerciali e tecnologiche tra i colossi delle grandi multinazionali e i più forti paesi imperialisti per l'accaparramento e la ripartizione di materie prime, tecnologie, infrastrutture e algoritmi digitali. La ricchezza posseduta dai primi 12 miliardari mondiali supera – secondo il Rapporto Oxfam 2025 – le risorse economiche detenute dalla metà più povera dell’umanità.
La penetrante definizione dell'imperialismo, formulata da Lenin alla vigilia della prima guerra mondiale imperialista, trova ulteriori ed evidenti conferme nella storia dell'ultimo secolo ed è quanto mai preziosa per comprendere l'attuale situazione internazionale.
Per la legge dello sviluppo ineguale dell'imperialismo, quel periodo storico successivo alla seconda guerra mondiale che ha visto l'imperialismo americano spadroneggiare quale indiscussa superpotenza dominante si è definitivamente chiuso davanti all'avanzata del socialimperialismo cinese che già lo supera nei commerci e nella produzione manifatturiera, gli contende mercati e materie prime, vie di comunicazione, infrastrutture e sfere di influenza, lo incalza nell'alta tecnologia, in campo militare, nel controllo delle comunicazioni, dei cieli e dello spazio. Davanti al rapido cambiamento dei rapporti di forza tra le potenze imperialiste l'epicentro dello scontro tra queste due superpotenze si è spostato a oriente, nell'Indo-Pacifico. Nel frattempo le guerre commerciali e dei dazi hanno preso il posto della globalizzazione imperialista, che fino a ieri certificava la supremazia americana sul resto del mondo, si rompono vecchie alleanze imperialiste e ne nascono o se ne ricompongono di nuove ma pur sempre riconducibili fondamentalmente a uno dei due blocchi imperialisti principali: l'imperialismo dell'Ovest, capeggiato dagli Stati Uniti, che riunisce in mezzo a nuove contraddizioni la Ue e la Nato, Israele, Giappone, Canada, Corea del Sud, Filippine, Taiwan, Australia; e l'imperialismo dell'Est, capeggiato dalla Cina, che riunisce la Repubblica popolare democratica di Corea, la Russia insieme ad alcuni satelliti dell'ex impero sovietico, l'Iran e, con rapporti diversificati e dinamici, un variegato gruppo di paesi aderenti ai BRICS e alla SCO (Cooperazione di Shanghai).
Di fronte al pericolo della guerra imperialista mondiale – ha spiegato il compagno Scuderi – è quanto mai importante convincere il proletariato, i giovani e l'intero popolo italiano a non schierarsi con nessuno dei due poli imperialisti. Impresa difficile, soprattutto per la martellante propaganda dei falsi pacifisti, alcuni vestiti da comunisti, a favore di Putin e della Russia, che dispongono di grandi risorse, presumibilmente provenienti dalla Russia e dalla Cina, e persino di due quotidiani: “Il Fatto” di Marco Travaglio e de “il manifesto” trotzkista di Andrea Fabozzi e di Luciana Castellina.4
Una cosa sono i putiniani prezzolati come il generale fascista Vannacci o il trumpiano sovranista Marco Rizzo o i direttori del Fatto quotidiano Marco Travaglio e dell'Antidiplomatico del traditore e rinnegato Fabrizio Verde e un'altra cosa sono i sinceri antimperialisti e pacifisti che possono cadere in questa trappola per due ragioni principali: l'odio che si è giustamente attirato l'imperialismo americano negli ultimi 80 anni, durante i quali non solo ha assediato e condotto una guerra senza quartiere all'allora campo socialista ma ha saccheggiato, aggredito e invaso e cercato di dettare legge in ogni angolo della terra. Agghiacciante il solo ricordo di tutte le guerre di aggressione imperialista condotte nel secondo dopoguerra dai presidenti Usa, che fossero democratici o repubblicani: Corea (presidente Truman), Vietnam e Cuba (Kennedy), Vietnam e Repubblica Domenicana (Johnson), Cile, Cambogia e Laos (Nixon), Afghanistan e Iran (Carter), Grenada e Libia (Reagan), Panama e Iraq (Bush senior), Somalia, Serbia (Clinton), Afghanistan e Iraq (Bush junior), Siria, Libia (Obama), Afghanistan (Biden), Iran, Venezuela (Trump). La seconda ragione che può infinocchiare e disorientare gli antimperialisti e pacifisti in buona fede è rappresentata dall'illusione che l'emergente socialimperialismo cinese sia da considerare meno aggressivo e pericoloso perché, ultimo arrivato tra i predoni imperialisti e in virtù dei suoi rinnegati trascorsi di paese socialista, non si è ancora macchiato di crimini paragonabili a quelle commessi dall'imperialismo americano mentre imbelletta la sua politica espansionista ed egemonica dietro allo slogan accattivante della ricerca di un nuovo “mondo multipolare più equo ed equilibrato”. (Xi Jinping)
Trump e Xi Jinping sono gli emblemi delle due superpotenze in lotta per l'egemonia mondiale. Quanto più il primo urla “America first ” tanto più sente incombere il declino americano; quanto più il secondo si mostra ragionevole e diplomatico tanto più accumula potenza e allarga i tentacoli del socialimperialismo cinese nel mondo.
Con Trump la superpotenza americana si è liberata dai lacci e lacciuoli costituiti dal sistema di regole, organismi e alleanze internazionali che gli Usa stessi avevano imposto al mondo, si è tolta la maschera e appare brutalmente e senza ipocrisie e sofismi quella che finora i suoi predecessori non avevano il coraggio di confessare, ossia che si considera padrona assoluta del mondo. Le parole usate da Trump per rapire Maduro, assediare militarmente e strangolare Cuba, aggredire l'Iran, appropriarsi del petrolio venezuelano o per rivendicare la Groenlandia appaiono ben più esplicite e brutali di quelle usate da Hitler per invadere l'Austria nel 1938, alla vigilia della seconda guerra mondiale: “È vitale per gli USA per questioni di sicurezza nazionale ”... “Mi piacerebbe fare un accordo con le buone, ma se non lo facciamo con le buone, lo faremo con le cattive"...“Non voglio la Groenlandia come 51° Stato, voglio il Canada 51°, la Groenlandia 52ª, il Venezuela può essere il 53°.”5
Il PMLI ha mantenuto una linea coerentemente antimperialista e in difesa dell'autodeterminazione dei popoli perché si è sempre schierato al fianco dei paesi e dei popoli vittime di aggressioni imperialiste provenienti dai blocchi sia dell'Ovest sia dell'Est e indipendentemente dagli orientamenti e vedute dei governi e dei gruppi dirigenti dei movimenti antimperialisti. Si è sempre schierato con coloro che si rifiutano di soccombere all'imperialismo, difendono l’indipendenza, la sovranità e la dignità nazionale dei loro paesi e si oppongono con ogni mezzo all’aggressione, al controllo, all’intervento e alla sottomissione all’imperialismo aggressore.
Come abbiamo convintamente sostenuto i movimenti antimperialisti quali lo Stato islamico, al-Quaeda, Hamas, Hezbollah e Houthi che in armi resistono all'aggressione e in armi difendono i rispettivi popoli, così ci siamo stretti sin dal 24 febbraio 2022 intorno al popolo, al governo e al presidente ucraino Zelensky che eroicamente hanno fermato e respinto l'aggressione neozarista russa, confermando nel frattempo quanto ha sempre sostenuto Mao: “Non sono le armi delle quali si dispone all’inizio che possono determinare la vittoria o la sconfitta. La cosa veramente decisiva è la volontà di vincere e la giustezza degli obiettivi. ”(6)
Nell'un caso come negli altri ci siamo schierati al fianco degli aggrediti e contro gli aggressori perché siamo convinti con Mao che: “Un paese debole può vincere un paese forte, e un piccolo paese può vincere un grande paese. Se il popolo di un piccolo paese osa sollevarsi per la lotta, osa impugnare le armi e prende nelle mani il destino del proprio paese, sarà certamente in grado di conquistare la vittoria sull’aggressione da parte di un grande paese. Questa è una legge della storia.”7


La lotta di classe contro il capitalismo e per il socialismo

 
Mao ci ha insegnato che la lotta contro il capitalismo e per il socialismo copre un'intera epoca storica, esattamente come secoli sono occorsi al feudalesimo per imporsi sullo schiavismo e al capitalismo sul feudalesimo. E ce lo ricorda con queste bellissime parole: “Il sistema socialista finirà col sostituirsi al sistema capitalista; è una legge obiettiva, indipendente dalla volontà dell'uomo. Per quanto i reazionari si sforzino di fermare la ruota della storia, prima o poi la rivoluzione scoppierà e sarà inevitabilmente vittoriosa.8
Noi non sappiamo quando tramonterà il dominio del sistema capitalista nel mondo ma sappiamo che prima o poi ciò avverrà e sappiamo che saranno i marxisti-leninisti e il proletariato la forza motrice di questo rivolgimento storico, facendo tutto quello che è necessario perché scoppi e vinca la rivoluzione socialista anche se oggi questa prospettiva ci appare lontana e molto difficile da realizzare. Del resto anche il Congresso di Vienna nel 1815 sembrava aver messo una pietra tombale sugli sconvolgimenti scatenati dalla rivoluzione borghese francese del 1789 e invece, pochi decenni dopo, nel 1848 le rivoluzioni nazionali si estesero a tutto il continente e, soprattutto, vide la luce Il Manifesto del Partito Comunista di Marx ed Engels, che rappresenta l'atto di nascita del movimento operaio organizzato.
Dopo che i rinnegati revisionisti moderni hanno rovesciato il socialismo in Russia e in Cina la borghesia crede di aver chiuso definitivamente la partita col socialismo. Ma è solo un'illusione. Rispetto al momento in cui si è affacciata nella storia, la borghesia ha impiegato oltre 350 anni per imporsi definitivamente sul feudalesimo. Perché mai dovremmo disperarci se non è riuscito ancora a prevalere il socialismo in appena 109 anni dalla nascita dell'Urss di Lenin e Stalin? Un sistema economico e politico, peraltro, che non si limita a trasferire il potere da una classe sfruttatrice all'altra, com'è avvenuto finora, ma ha la missione storica di eliminare lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e di emancipare l'intera umanità. Dal punto di vista della prospettiva storica il capitalismo e la borghesia rappresentano il passato e sono destinati alla sconfitta. Occorreranno certo molte tempeste di classe ma il futuro appartiene al proletariato e al socialismo e infine al comunismo.
 

Il ruolo del proletariato nel capitalismo e nel socialismo
 
Mao ci ha insegnato che il proletariato è il becchino della borghesia e del capitalismo ma “non potrà mai prendere il posto che la storia gli ha assegnato se non si trasformerà da classe in sé, ignara e passiva, abbrutita e consumata dalla schiavitù salariata, a classe per sé, consapevole e indipendente, antagonista in tutto rispetto alla borghesia, cosciente che senza il potere politico non ha niente e che col potere politico ha tutto.9 Potrà così esercitare il suo ruolo storico di classe dirigente prima, durante e dopo la vittoria della rivoluzione socialista, la sola classe in grado di riunire intorno a sé tutte le masse popolari, ossia le classi, i gruppi sociali e gli intellettuali anticapitalistici, di neutralizzare le classi intermedie e di isolare e vincere la grande borghesia, la sola classe che, una volta conquistato il potere politico, può emancipare l'intera l'umanità.
L'Appello “Operaie e operai, parliamoci! ”, rivolto dal compagno Scuderi nell'editoriale scritto in occasione del 48° Anniversario della fondazione del PMLI, con queste parole lo esorta a rompere ogni indugio e ad aprire un confronto schietto e appassionato col Partito: “È un dovere proletario rivoluzionario reciproco incontrarci e parlare dei problemi del momento, soprattutto della questione del potere politico del proletariato, che è la madre di tutte le questioni. Una questione che è assente nelle discussioni nei luoghi di lavoro, nei sindacati e nei partiti che si richiamano ai lavoratori. Un tempo non era così, anzi era viva e operante all'interno del proletariato e degli anticapitalisti. Appassionava anche gli intellettuali del popolo. Dovreste riaffrontarla, ne va del vostro avvenire.
Nel nostro Paese capitalista il potere politico, economico, finanziario, istituzionale, giuridico, culturale e mediatico è posseduto interamente dalla borghesia. Il proletariato invece non possiede niente, tranne le braccia per lavorare e arricchire la borghesia. Il voto sulla scheda elettorale serve unicamente a mandare al governo una delle fazioni della classe dominante borghese. Questa situazione va rimossa, capovolgendo la classe al potere: il proletariato al posto della borghesia.10
 

Lotta di classe nel socialismo
 
Mao ci ha insegnato che la lotta di classe non si conclude con la conquista del potere politico da parte del proletariato ma prosegue per un lungo periodo storico, fino a che non scompariranno definitivamente le classi e tutte quelle condizioni interne e internazionali, strutturali e sovrastrutturali che le alimentano. Ideando e scatenando la Grande rivoluzione culturale proletaria in Cina egli ha fornito un modello per la continuazione della rivoluzione una volta che il proletariato ha conquistato il potere politico e si trova a fronteggiare gli attacchi interni ed esterni dei nemici di classe.
Per non entrare in merito alla sostanza politica e ideologica e alle grandi questioni sollevate dalla Rivoluzione culturale proletaria la borghesia, i revisionisti e gli anticomunisti tutti cercano di liquidarla come un'oscura congiura di palazzo scatenata all'improvviso da Mao per sbarazzarsi dei suoi oppositori interni. La verità dei fatti, dei documenti storici e dei ricchissimi e tuttora poco conosciuti scritti, discorsi e interventi di Mao sul tema della continuazione della rivoluzione nel socialismo dimostrano invece che si è trattato di un inedito rivolgimento storico che ha visto protagonisti il proletariato, i giovani, i contadini e a milioni le masse popolari cinesi come mai era accaduto prima, si è trattato di un evento storico lungamente pensato e preparato per oltre dieci anni da Mao, fortemente preoccupato, com'era, dopo la controrivoluzione ungherese del '56, il colpo di Stato revisionista kruscioviano che aveva trasformato l'Urss in una dittatura di tipo fascista del '56 e durante il Grande Balzo in avanti del '57, quando la rivoluzione di nuova democrazia prese decisamente la direzione della rivoluzione socialista. Davanti alla Cina nera del nuovo imperatore Xi Jinping noi marxisti-leninisti non ci stanchiamo di denunciarne la dittatura fascista divenuta un inferno per il proletariato e le masse popolari e la superpotenza socialimperialista smaniosa di sostituirsi con ogni mezzo all'imperialismo americano per il dominio del mondo, perché era lo stesso Mao a spiegarcelo: “La salita del revisionismo al potere significa la salita della borghesia al potere” (Mao, 1964). “Ci sono dei compagni che fanno la rivoluzione socialista e ancora non sanno dov'è la borghesia. È proprio nel Partito comunista. Sono gli elementi al potere in seno al Partito avviatisi lungo la via capitalista. Gli elementi al potere in seno al Partito che hanno preso la via capitalista continuano a seguire questa via. La Grande Rivoluzione Culturale Proletaria è in fondo una grande rivoluzione politica che il proletariato conduce nelle condizioni del socialismo contro la borghesia e tutte le altre classi sfruttatrici, la continuazione della lunga lotta che oppone il Partito comunista cinese e le larghe masse popolari rivoluzionarie che esso dirige alla reazione del Kuomintang, la continuazione della lotta di classe tra il proletariato e la borghesia.11
Facendo leva sui rinnegati revisionisti come Deng Xiaoping, quella nera borghesia cinese si è impadronita del potere nel partito e nello Stato cinesi sino a trasformare la Cina di oggi in una dittatura di tipo fascista. Ed è questa nera borghesia cinese ad aver partorito il nuovo imperatore Xi Jinping, che revisione dopo revisione ha sposato il feudale confucianesimo gerarchico e patriarcale con una moderna e spietata dittatura capitalista di tipo fascista. Pur spacciando la Cina come un paese socialista e se stesso per “comunista ”, governa come un nuovo imperatore per aprire una nuova era cinese che veda il socialimperialismo cinese conquistare il dominio assoluto del mondo. Ma non dobbiamo stupircene né piombare nel pessimismo, non è poi così strano che dopo l'Urss ciò sia accaduto anche alla Cina.
 

La costruzione del partito del proletariato fondato sul marxismo-leninismo-pensiero di Mao
 
Mao ci ha insegnato che per fare e vincere la rivoluzione è essenziale avere un partito rivoluzionario fondato sul marxismo-leninismo-pensiero di Mao e radicato tra il proletariato e le masse popolari. Nella costruzione di un siffatto partito è impegnato da ben 49 anni il PMLI. E si trova a fronteggiare oggi, tra gli altri, tre ostacoli che frenano il suo sviluppo e gli impediscono di contare su un numero sempre più grande di elementi avanzati, combattivi e coscienti, specialmente le operaie e gli operai, le studentesse e gli studenti, le intellettuali e gli intellettuali:
1- L'esistenza di partiti e raggruppamenti nominalmente comunisti ma guidati e corrotti da gruppi dirigenti revisionisti al soldo del socialimperialismo cinese o di correnti internazionali che si richiamano al castrismo e a quel “Socialismo del XXI secolo ” di ispirazione gramsciana che rifiuta l'esperienza maturata dal movimento operaio internazionale e dalla costruzione del socialismo nell'Urss di Lenin e Stalin e nella Cina di Mao;
2- L'esistenza di organizzazioni che si richiamano nominalmente al socialismo mentre in realtà sono cartelli elettorali riformisti che cercano di ricondurre nelle istituzioni gli anticapitalisti e gli astensionisti di sinistra;
3- L'esistenza di organizzazioni sindacali e comitati giovanili e popolari molto combattivi che pretendono di riassumere in sé i ruoli paralleli di movimento di massa e di partito di avanguardia secondo ben note tendenze anarco-sindacaliste, spontaneiste e movimentiste.
Al primo gruppo appartengono partiti come PRC, PCI, Carc. (n)PCI, PC, PCUP, i cui militanti in buona fede devono essere aiutati a fare il bilancio della storia del PCI revisionista e a conoscere il pensiero di Mao quale sviluppo del marxismo-leninismo contrapposto al revisionismo moderno.
Al secondo gruppo appartiene ad esempio Potere al Popolo (PaP), che influenza settori consistenti di anticapitaliste e anticapitalisti, astensionisti di sinistra e giovani che, disgustati dai partiti della “sinistra” borghese, hanno animato le piazze della penisola in grandi battaglie contro i decreti fascistissimi sulla sicurezza imposti dal governo Meloni, il genocidio del popolo palestinese, la remigrazione e gli sgomberi dei Centri sociali. Mentre condividiamo nelle piazze battaglie e obiettivi comuni, con loro dobbiamo dialetticamente confrontarci, approfondire e non annacquare il loro anticapitalismo, spingere a sinistra la loro collocazione politica e non a destra a copertura di quelle istituzioni e partiti da cui hanno preso le distanze, convincerli che se vogliono conseguentemente lottare per cambiare l'Italia devono avere il vero socialismo come orizzonte politico e non semplicemente una coalizione elettorale più riformista e spostata a sinistra.
Al terzo gruppo appartengono le diverse sigle di sindacati di base e Centri sociali antagonisti che esprimono un'altissima combattività ma sottovalutano e persino negano la necessità del partito rivoluzionario marxista-leninista col risultato di frammentare, isolare e non dare respiro strategico alle loro battaglie. Anche in questo caso occorre sostenere fermamente le loro lotte ma al contempo individuare gli elementi più avanzati e puntare su loro per convincerli ideologicamente e politicamente della necessità del partito.
In questa direzione va l'Appello rivolto dal compagno Scuderi nell'editoriale scritto in occasione del 49° Anniversario della fondazione del Partito. Il forte “Appello alle ragazze e ai ragazzi che lottano per cambiare l'Italia ” riconosce anzitutto: “Voi potete svolgere un ruolo fondamentale per realizzare questa opera grandiosa, da cui dipende anche il vostro avvenire. La vostra combattività è in grado di imprimere un forte impulso alla lotta per il cambiamento sociale e di far girare più velocemente la ruota della storia. Le vostre lotte preannunciano la tempesta... Giustamente voi volete 'cambiare tutto', ma non vi siete ancora posti la questione di cosa occorre fare per 'cambiare tutto' e instaurare una nuova Italia. ” Per poi esortarli con queste parole: “Quale società ci vuole per cambiare l'Italia? Il capitalismo o il socialismo?... Andate avanti con le vostre lotte, schivate le sirene riformiste e parlamentari del capitalismo, picchiate duro contro il governo neofascista Meloni, premete sulle vostre organizzazioni politiche e sindacali per buttarlo giù attraverso le manifestazioni e gli scioperi... È tempo che riflettiate a fondo su quello che bisogna fare per liberarci da questo regime capitalista neofascista e su come cambiare l'Italia.12
 

Il Fronte unito di tutte le forze anticapitalistiche
 
Mao ci ha insegnato che una delle tre armi fondamentali per fare e vincere la rivoluzione è, insieme al Partito e all'Esercito Rosso, il Fronte unito di tutte le forze rivoluzionarie, che egli rimodulò e aggiornò in base al carattere, ai bersagli, ai compiti e alle forze motrici delle diverse fasi attraversate dalla rivoluzione cinese, dalla fase della rivoluzione agraria, a quella del fronte unito nazionale antigiapponese, fino alla Rivoluzione culturale proletaria. Dati i caratteri della rivoluzione socialista in Italia per noi si tratta di raddoppiare e migliorare i nostri sforzi per convincere le forze anticapitaliste a costituire un largo Fronte unito anticapitalista e contro il governo neofascista Meloni, per il socialismo e il potere politico del proletariato, anche se siamo consapevoli che le convinceremo solo dopo svariate esperienze e occasioni, intorno a temi parziali, temporanei e a livello locale o a battaglie generali, di carattere nazionale e persino internazionale. Non accontentiamoci del fronte unito che riusciamo a realizzare episodicamente a livello locale ma puntiamo a renderlo stabile, allarghiamo intorno agli obiettivi comuni i soggetti coinvolti e gli ambiti territoriali, moltiplichiamo le occasioni e le battaglie comuni seguendo una politica che "non è né una politica di unione ad oltranza senza lotta, né di lotta ad oltranza senza unione, ma una politica che integra unione e lotta".13
Il fronte unito è l'arma fondamentale che ci permette di praticare con successo la politica delle alleanze. Esistono vari tipi di fronte unito, alcuni, come quello per le lotte immediate e quello antimperialista e per la libertà dei popoli li pratichiamo in modo permanente, mentre il fronte unito di tutte le forze anticapitalistiche dobbiamo farlo maturare nel tempo pur avendo le idee molto chiare sulle sue caratteristiche.
Esso deve essere costituito – ha spiegato il compagno Scuderi - dal proletariato, dal semi-proletariato, dal semi-proletariato agricolo, dai contadini poveri, dalla piccola-borghesia dello strato inferiore, dal sottoproletariato, anche se questo è facilmente ricattabile e corruttibile economicamente da parte della borghesia, dai gruppi e movimenti politici, sindacali, sociali, culturali, religiosi che sono per la rivoluzione proletaria e per il socialismo. Vi possono far parte anche singoli elementi della piccola-borghesia dello strato superiore e della media borghesia, purché rinuncino alle rivendicazioni della propria classe e accettino il socialismo.
L'unità di queste forze va realizzata sulla base di una piattaforma politica comune, lasciando fuori ogni divergenza di carattere religioso o filosofico, in modo che non credenti e credenti partecipino al fronte su un piano di uguaglianza nei diritti e nei doveri, in piena libertà per le rispettive convinzioni ideologiche e dottrinarie.
I componenti del fronte unito rivoluzionario devono comunque accettare la direzione del proletariato - attraverso il suo Partito - perché esso è la sola classe che può assicurare che la rivoluzione abbia effettivamente un carattere socialista e vada fino in fondo; e perché esso deve divenire nel socialismo la classe dominante.14
Nel frattempo per farlo maturare possiamo cogliere tutte quelle occasioni che si presentano a livello locale o nazionale come sono state le battaglie antifasciste contro il governo Meloni e i suoi fascistissimi decreti sicurezza e come sono state le battaglie antimperialiste contro il genocidio del popolo palestinese, contro le aggressioni all'Iran e all'Ucraina, contro il riarmo imperialista della Ue e dell'Italia, occasioni che in ogni caso potranno rappresentare una palestra e un banco di prova per l'alleanza di tutte le forze anticapitaliste. In tal modo impareremo, applicandoli, i principi e l'arte del fronte unito, ci confronteremo con tutte quelle forze suscettibili di essere unite e le solleciteremo ad aprire un dialogo franco col PMLI.
Invece di influenzarli ne saremmo influenzati e invece di svolgere un ruolo di avanguardia finiremmo alla loro coda se non studiamo e non conosciamo bene la nostra linea sul fronte unito, che il compagno Scuderi ha tracciato nell'importante discorso alla Commemorazione di Mao nel 30° della scomparsa “Applichiamo gli insegnamenti di Mao sulle classi e sul fronte unito”. 15
 
Portare fino in fondo la missione storica del PMLI

La missione storica del PMLI

Il programma fondamentale del Partito marxista-leninista italiano è di guidare il proletariato alla conquista del potere politico, abbattere la dittatura borghese, instaurare la dittatura del proletariato ed assicurare il completo trionfo del socialismo sul capitalismo. ” Esordisce con queste inequivocabili parole il Programma politico approvato dal Congresso di fondazione del Partito svoltosi a Firenze nei giorni 9-10-11 Aprile 1977. Da quando abbiamo fondato il PMLI, e persino a cominciare dai 10 anni della sua gestazione, non sono mai venute meno le ragioni di questa nostra missione generale, anzi noi le abbiamo arricchite, consolidate e rese più forti e mature nei quattro Congressi nazionali successivi, nei Documenti del Comitato centrale e dell'Ufficio politico, negli Editoriali e nei Rapporti, Editoriali e interventi del compagno Scuderi, negli articoli de “Il Bolscevico” e, più in generale, nelle iniziative politiche centrali e nell'attività nelle esperienze delle istanze di base e intermedie. Eppure ben sappiamo che il socialismo per cui ci battiamo non è dietro l'angolo, specie dopo che i revisionisti moderni l'hanno prima rovesciato nell'Urss di Lenin e Stalin e poi nella Cina di Mao e hanno definitivamente tradito, corrotto e ricacciato il proletariato in una sorta di situazione premarxista quando era una classe in sé, inconsapevole del suo ruolo di antagonista e becchino della borghesia e di artefice della nuova società socialista. Ecco perché il Segretario generale e Maestro del PMLI, compagno Giovanni Scuderi in occasione della celebrazione del Centenario della nascita di Lenin svoltasi a Capri il 21 aprile 2024 ha spronato e incoraggiato i combattenti per il socialismo e gli anticapitalisti con queste parole: “La nostra missione storica è dura, complessa, piena di difficoltà e sacrifici e tutta in salita. Ma alla fine, seguendo le orme di Lenin e quelle di Marx, Engels, Stalin e Mao, applicando con intelligenza tattica la linea del PMLI, perseverando nel lavoro politico e giornalistico in difesa dei diritti e dei problemi del proletariato e delle masse popolari, femminili e giovanili, vinceremo. L'avvenire è quindi luminoso.16
Dobbiamo capire che la storia della lotta di classe non è lineare, regolare e progressiva ma discontinua e alterna inevitabilmente alti e bassi, flussi e riflussi che provocano nei più deboli e immaturi un ingiustificato stato o di euforia avventurista o di pessimismo opportunista. Solo coloro che sono forti dal punto di vista ideologico e politico non si lasciano trascinare e schiacciare dai contraccolpi della lotta di classe ma sanno che la nostra è una Lunga marcia politica e organizzativa e conseguentemente sanno adattare e aggiornare le tattiche agli eventi in corso. È relativamente facile essere rivoluzionari quando spira forte il vento della rivoluzione e si preannunciano capovolgimenti e tempeste di classe, ben più arduo è quando la lotta di classe batte il passo o risulta frammentata e sulla difensiva mentre il riflusso esalta la controrivoluzione, che spera così di annientare il nemico di classe e si illude di poter chiudere definitivamente la fase storica del conflitto tra capitalismo e socialismo.
Se davvero il comunismo è morto, che bisogno aveva Trump di tempestare i partecipanti alle recenti celebrazioni della indipendenza americana di espressioni come: “Il comunismo è un cancro da estirpare subito ”, “Siamo sotto attacco dei comunisti... Il comunismo è una minaccia mortale alla libertà americana ”, “C’è un risorgere della minaccia comunista nella nostra terra, anche da parte di nuovi arrivati che abbracciano idee totalmente opposte al nostro stile di vita ”, “Basta con le bugie marxiste”? Che bisogno aveva il suo braccio destro Rubio di organizzare a luglio il Vertice dell'Internazionale nera a Washington in cui ha vomitato veleno contro il comunismo, l'antifascismo e l'antimperialismo? Evidentemente lo spettro del comunismo continua ad aggirarsi per il mondo, spetta a noi portare fino in fondo la nostra missione storica migliorandoci e correggendoci individualmente e collettivamente.
Nel girarci indietro rimaniamo impressionati dalla ricchezza e dall'approfondimento dei tanti temi e questioni trattate dalle cinquanta Commemorazioni di Mao che si sono susseguite a partire da quella solenne e commovente del 9 ottobre 1976 nel trigesimo della scomparsa col discorso, pronunciato dal compagno Giovanni Scuderi, “I marxisti-leninisti italiani saranno per sempre fedeli a Mao ”. In ciascuna delle Commemorazioni di Mao fin qui svolte il Comitato centrale ha trattato questioni di grande attualità e cruciali per il successo della missione storica del PMLI, tanto da raccogliere in volume quelle svoltesi dal 1976 al 1993 titolandolo significativamente: “Mao e la lotta del PMLI per il socialismo ”. Temi che in buona misura stanno lì a rivelare il percorso originale seguito dalla nostra Lunga marcia.
In particolare non possiamo non ricordare i formidabili e illuminanti discorsi pronunciati dal compagno Giovanni Scuderi. Il discorso del 1981 “Mao e la rivoluzione in Italia ” strappa Mao dal confino cinese, contadino e terzomondista in cui cercavano di relegarlo i revisionisti moderni e i trotzkisti e lo definisce il degno successore di Marx, Engels, Lenin e Stalin che ha sviluppato la verità universale del marxismo-leninismo, il maestro che ci fornisce insegnamenti preziosi sulla “tattica e strategia della rivoluzione, con particolare riferimento alla presa del potere politico da parte del proletariato ”. Smascherando il terrorismo cosiddetto “rosso” delle sedicenti “Brigate rosse” che aveva bruciato e mandato al macello un'intera generazione di rivoluzionari germogliata nella Grande rivolta del Sessantotto, avverte che “la rivoluzione è opera delle masse e non di un pugno di uomini... Il 'terrorismo rosso' non potrà mai essere diverso da quello che in effetti è, perché la sua ideologia è un misto di trotzkismo, anarchismo, operaismo e spontaneismo e la sua politica è costituzionalmente avventurista, provocatoria, controrivoluzionaria e anticomunista... È una pianta malefica di questo ordinamento capitalistico degenerato... Da tempo abbiamo sfidato il governo a scovare e punire duramente i mandanti... indagare fra gli adepti della P2, nei vertici dello Stato... in cui potrebbe nascondersi e manovrare indisturbato il famoso, ma non tanto misterioso, 'grande vecchio'”.17  Infine anticipa e mette al centro del dibattito un tema di grandissima attualità: la Costituzione italiana e la democrazia borghese sono incompatibili col socialismo e non possono in alcun modo aprire la strada alla conquista del potere politico da parte del proletariato perché, come spiega Mao: “Libertà e democrazia esistono solo in concreto, mai in astratto. In una società in cui esiste la lotta di classe, se le classi sfruttatrici hanno la libertà di sfruttare i lavoratori, i lavoratori non hanno la libertà di sottrarsi allo sfruttamento; dove esiste democrazia per la borghesia non può esservi democrazia per il proletariato e per gli altri lavoratori.18
 

Formare i militanti e i simpatizzanti attivi del PMLI sulla base della concezione proletaria del mondo
 
I discorsi di Scuderi del 1986 “La concezione di Mao del mondo e l’attuale lotta di classe ” e del 2001 “Mao e le due culture ” fanno chiarezza tra il proletariato e gli stessi rivoluzionari e marxisti-leninisti in quella gran confusione seminata dai revisionisti con la loro opera di deideologizzazione, decomunistizzazione e socialdemocratizzazione che ha finito per ricacciare il proletariato in uno stadio premarxista, da classe per sé a classe in sé. Giacché, come insegna Mao, “nella società divisa in classi, ogni individuo vive come membro di una determinata classe e ogni pensiero, senza eccezioni, porta un’impronta di classe19, spiegano che due sono fondamentalmente le concezioni del mondo, due le culture, quella proletaria e quella borghese, a contrapporsi e a contendersi l'egemonia delle masse. Se il proletariato non conosce la concezione proletaria del mondo, non se ne impadronisce e non trasforma la propria concezione del mondo rimarrà in eterno una classe subalterna. E ciò è tanto più vero per i militanti e i simpatizzanti attivi del PMLI, che dovranno studiare e lavorare sodo per adeguare a questa concezione le loro idee e la loro attività politica, l'azione all'interno e all'esterno del Partito, attraverso un costante impegno individuale e collettivo che li renda dei modelli viventi di marxisti-leninisti e rivoluzionari. Solo così miglioreranno la qualità della loro militanza e insieme svolgeranno un ruolo di avanguardia e di orientamento nella lotta di classe.
Sono gli antagonistici interessi economici e di classe tra borghesia e proletariato a riflettersi nel conflitto tra le due concezioni del mondo (l'idealismo e la metafisica, da una parte, e il materialismo e la dialettica, dall'altra) e tra le due culture, intese come contrapposti sistemi di pensiero e di conoscenze, di valori e di tradizioni, di comportamenti e di stili di vita, di usi e costumi e di credenze, morali ed etici, e, più in generale, dell'insieme delle espressioni artistiche, letterarie, scientifiche e tecnologiche. Non viceversa. Quanto più noi marxisti-leninisti ci impadroniremo della concezione del mondo e della cultura del proletariato tanto più riusciremo a trasmetterle tra le masse e a riarmare il proletariato, tanto più esso acquisirà la coscienza di classe per sé, si renderà indipendente dalla borghesia e potrà imprimere un salto di qualità alla rivoluzione in Italia.
Se è vero che il proletariato è la forza motrice della nostra rivoluzione socialista, è altrettanto vero che tale rivoluzione non potrà mai svilupparsi e vincere senza il contributo degli intellettuali rivoluzionari, ossia senza svilupparsi e vincere sul fronte culturale. Non è paradossale né sorprendente se durante la leggendaria Lunga marcia, proprio Mao che stava conducendo la guerra popolare secondo il principio che “il potere politico nasce dalla canna di fucile ”, nella base di Yan'an dove si era rifugiato l'Esercito Rosso per sfuggire alla preponderante superiorità militare di Jiang Jieshi, si dedicasse a scrivere opere fondamentali come “Sulla pratica ” e “Sulla contraddizione ”.
Consapevole che la borghesia è per tradizione molto forte in campo culturale ed educativo e convinto che la lotta ideologica costituisce la componente fondamentale, insieme a quella politica e a quella economica, della lotta di classe, il compagno Scuderi nel 2001 sottolineava in particolare l'importanza della nostra lotta sul fronte culturale e lanciava un pressante appello a creare un “esercito della cultura ” proletario rivoluzionario degli intellettuali “più vicini al proletariato, e meno inquinati dall'influenza borghese”, appello che per la sua perdurante attualità vogliamo in questa sede rilanciare con forza.
Non si può pensare di riunire il proletariato, le masse e le nuove generazioni sotto le bandiere del PMLI e di risvegliarli e rilanciarli nella lotta rivoluzionaria per il socialismo senza dare battaglia anche sul fronte culturale. Non si può pensare di riportare la vittoria sul sistema capitalistico e la sua sovrastruttura statale, politica, giuridica e culturale senza dare battaglia anche sul fronte culturale...
Ci manca però un 'esercito della cultura' proletario rivoluzionario affinché possiamo competere a un livello più alto possibile, e su tutti i piani con il potente esercito della cultura borghese che gestisce l'istruzione, la scienza, la tecnologia, la letteratura, le arti, le comunicazioni, i mass media e tutti gli altri strumenti e mezzi di indottrinamento culturale ed educativo del popolo e delle nuove generazioni.
Ma da chi può essere composto il nostro esercito della cultura se non dagli intellettuali? Da qui rivolgiamo un nuovo solenne appello a tutti gli intellettuali progressisti e democratici (filosofi, economisti, storici, giuristi, insegnanti, scienziati, biologi, medici, scrittori, giornalisti, artisti, attori, musicisti, ecc.) affinché diano corpo e vita a un grande esercito della cultura proletaria rivoluzionaria al servizio del PMLI, del proletariato e della nobile causa del socialismo. Non è detto che tutti siano membri del nostro Partito...
In particolare ci appelliamo ai giovani intellettuali, neolaureati e studenti universitari, che sono già immersi nella lotta e che sognano un mondo di uguaglianza, giustizia, di fratellanza e di pace. Ciascuno nel proprio campo e in base alla propria specializzazione può fare molto per la nostra lotta sul fronte culturale...
Il problema è che gli intellettuali che si schierano col Partito, col proletariato e con il socialismo, devono essere rossi, oltre che esperti nel loro campo, e devono accettare la direzione del Partito e del proletariato. Altrimenti il loro apporto alla causa rivoluzionaria è nullo, anzi deleterio. Se gli intellettuali non si impadroniscono fino in fondo del marxismo-leninismo-pensiero di Mao, non trasformano la loro concezione del mondo, non combattono il proprio individualismo, e non si legano al proletariato e ai movimenti di lotta, si muoveranno sempre, coscienti o no, sul terreno della cultura della borghesia.
"Alcuni sostengono - dice Mao - che si deve essere prima esperti e poi rossi. Questo è come dire: prima bianchi e poi rossi. Se si pretende di essere rossi non adesso, ma in futuro, adesso di che colore si è? Senza dubbio bianchi. Gli intellettuali devono essere contemporaneamente sia rossi, sia esperti. Per diventare rossi bisogna avere la determinazione di trasformare radicalmente la propria visione borghese del mondo. Per questo non è affatto necessario leggere un mucchio di libri, ma capire veramente cos'è il proletariato, cos'è la dittatura del proletariato, perché solo il proletariato ha un avvenire, mentre tutte le altre sono classi transitorie, perché un paese come il nostro deve prendere la via del socialismo e non quella del capitalismo, perché è assolutamente necessaria la direzione del Partito comunista."20
Che gli intellettuali progressisti e democratici più coscienti e più aperti verso il nostro Partito si sbrighino a unirsi a noi poiché abbiamo da condurre una battaglia a morte contro il governo neofascista (che allora era) di Berlusconi.21


Dare al PMLI un corpo da Gigante Rosso
 
In linea generale dovrebbe esistere un naturale equilibrio tra la testa e corpo del Partito, ossia tra sua la linea programmatica, politica e organizzativa, la coesione, determinazione e coerenza rivoluzionaria del suo gruppo dirigente, da una parte, e la forza numerica, la diffusione e il radicamento della sua organizzazione sul territorio, dall'altra. A causa di una serie di condizioni, in gran parte parte oggettive, cioè dipendenti dallo sviluppo della lotta di classe e dall'attuale situazione politica ereditata dall'azione devastante dei revisionisti moderni e dei falsi comunisti, il PMLI ha fin qui sofferto di un corpo che non è cresciuto conformemente allo sviluppo della sua testa da Gigante Rosso. Un divario che ci è noto da tempo e che sappiamo di dover colmare, e qui entrano in gioco quelle condizioni soggettive che spetta a noi migliorare e correggere.
Da tempo il compagno Scuderi ha sollevato il problema, ci ha spronato a prenderne coscienza e ad adottare tutte quelle misure che sono nelle nostre possibilità per risolverlo. Senza andare troppo indietro negli anni ricordiamo il suo illuminante discorso “Da Marx a Mao ” pronunciato alla Commemorazione di Mao nel 2016, che non a caso si chiudeva con un intero capitolo dedicato agli insegnamenti dei grandi Maestri del proletariato internazionale sul Partito, e ci metteva in guardia: “Oggi più che preoccuparci di quando arriverà il socialismo, di quando avverrà la svolta rivoluzionaria della lotta di classe, di quando il proletariato si schiererà con noi, dobbiamo preoccuparci di dare al PMLI un corpo da Gigante Rosso radicandolo ed estendendolo nelle città e regioni dove siamo presenti, in modo da ricavarne le forze per espanderlo in tutta Italia. Questo deve essere il nostro obiettivo strategico a medio termine. Questo è quello che ci è richiesto dall'attuale lotta di classe e dall'attuale situazione del nostro Paese.22
Successivamente questo tema è stato approfondito e discusso nella 6ª e 7ª Sessione plenaria del 5° CC del PMLI svoltesi rispettivamente nel 2018 e nel 2024, ed esaminato in ogni suo aspetto non solo dal punto di vista della linea generale ma avvalendoci del bilancio delle esperienze maturate da alcune istanze di base nel lavoro di massa e di fronte unito. I due Rapporti pronunciati dal compagno Scuderi in quelle Sessioni non devono rimanere sepolti nella pagine del Bolscevico o relegati muti nell'archivio delle nostre pubblicazioni. Rileggiamoli, studiamoli e discutiamoli collettivamente e ne trarremo indicazioni preziose per migliorare la qualità e l'efficacia del nostro lavoro politico e per correggerne difetti, limiti ed errori.
Come si scala la vetta della montagna un tornante dopo l'altro, così avanziamo verso l'obiettivo strategico a medio termine di un PMLI Gigante Rosso sia nella testa sia nel corpo lasciando uno dopo l'altro dietro le nostre spalle quei difetti e quegli errori che ci limitano nella nostra Lunga Marcia. E allora facciamo tesoro delle esortazioni del compagno Scuderi: “Dobbiamo ancora migliorare la militanza e la qualità delle Istanze; migliorare lo studio del marxismo-leninismo-pensiero di Mao, della linea del Partito, in particolare la concezione del Partito, e della situazione concreta in cui operiamo; migliorare i metodi di lavoro, lo stile di lavoro e lo spirito di Partito; migliorare nel mettere gli interessi del Partito, della causa e del proletariato al di sopra dei propri interessi personali; migliorare nel dare continuità al lavoro politico personale e di istanza; migliorare la vita interna di Partito; migliorare nel rispetto del centralismo democratico e nella pratica della critica e dell'autocritica; migliorare nell'osservare anche le più piccole indicazioni del Partito.
Se insisteremo a migliorarci su tutti i fronti, in particolare sul fronte in cui operiamo, sicuramente, gradualmente e nel tempo, riusciremo ad avere più militanti, più cellule, più comitati comunali, provinciali e regionali. Ma la quantità non deve essere a scapito della qualità, altrimenti costruiremo un Gigante Rosso dai piedi di argilla. Quantità e qualità devono andare di pari passo, devono essere strettamente uniti. Abbiamo bisogno di pionieri proletari rivoluzionari che in ogni città, anche in uno solo, abbiano il coraggio di alzare le invincibili bandiere del socialismo, del marxismo-leninismo-pensiero di Mao e del PMLI.23
Contiamo molto sul lavoro dei compagni studenti per conquistare al PMLI e al socialismo le studentesse e gli studenti fautori del socialismo più sensibili al messaggio del Partito.


Combattere le illusioni elettorali, parlamentari, costituzionali e governative e dare all'astensionismo spontaneo di sinistra un carattere rivoluzionario
 
Le illusioni elettorali, parlamentari, costituzionali e governative sono attualmente il principale freno allo sviluppo della lotta di classe in Italia e sono quella camicia di forza, confezionata nel 1948 dai revisionisti togliattiani e rammendata in mille modi dai loro successori, in cui è stato imprigionato e si dibatte il proletariato italiano.
Spetta a noi marxisti-leninisti combattere tali illusioni demolendole sia dal punto di vista teorico, attraverso la critica ideologica e politica del sistema capitalistico, sia dal punto di vista pratico, alla luce del bilancio e delle amare esperienze degli ultimi 79 anni.
Dal punto di vista teorico non dobbiamo mai stancarci di spiegare, come spiega Lenin, che: “Lo Stato è una macchina per l'oppressione di una classe da parte di un'altra, una macchina per tenere sottomesse ad una classe le altre classi soggette.”24 Ed è un grave errore confondere il carattere di classe di questa macchina con le forme che essa assume. Come nello Stato schiavista si avvicendarono la monarchia alla repubblica aristocratica e persino alla repubblica democratica, così nello Stato borghese coesistono nel mondo e si sono avvicendate nel tempo sia la monarchia sia le repubbliche democratico-liberali sia persino molteplici sfumature di dittature fasciste. Col risultato che cambiano le forme senza che cambi in alcun modo il carattere della società divisa in classi e la natura dello sfruttamento capitalistico. Dopo la vittoria della Rivoluzione d'Ottobre, atterrita dalla travolgente avanzata del socialismo e della rivoluzione in Europa, la borghesia, quella stessa borghesia che aveva rovesciato lo Stato feudale in nome dei principi di uguaglianza, libertà, democrazia, non ebbe alcun imbarazzo a gettare alle ortiche la democrazia liberale per dare allo stato col fascismo mussoliniano, prima, e col nazismo hitleriano, dopo, la forma di una “dittatura terroristica aperta degli elementi più reazionari, più sciovinisti e più imperialisti del capitale finanziario”.25
Grazie alla vittoria della Resistenza antifascista e della guerra di liberazione nazionale contro il nazifascismo, la Costituzione borghese del 1948 rappresentò senza dubbio un notevole progresso politico rispetto alla dittatura mussoliniana e allo Statuto albertino ma essa si limitava a cambiare la forma e non il carattere di classe dello stato italiano. La borghesia italiana usò la costituzione repubblicana contro la rivoluzione e il socialismo e la fece diventare la stella polare del PCI revisionista, con i risultati devastanti che ben conosciamo.
È tipico delle costituzioni borghesi la coesistenza di articoli tanto altisonanti quanto vuoti e inattuati (art.35 - lavoro), accanto ad altri articoli sacri, inviolabili e imposti con ogni mezzo (art.42 - proprietà privata). I primi sono da considerare falsi giacché sono smentiti dalla realtà mentre i secondi sono da considerare veri perché conformi alla realtà. Gli articoli 17 e 21 della Costituzione sono falsi, perché garantiscono a parole la libertà di riunione, di manifestazione e di pensiero mentre un qualsiasi prefetto, cane da guardia del governo, può vietarli e impedire il campeggio e l'assemblea dei NoTav in Val di Susa e persino l'accesso alle aree vicine ai cantieri.
Dal punto di vista pratico dobbiamo spiegare che il divario tra la Costituzione formale e la Costituzione reale è il peccato originale di tutte le costituzioni borghesi e non un'eccezione tipicamente italiana. Ed è alla Costituzione reale che bisogna anzitutto guardare per smascherarne la vera natura di classe al di là delle declamazioni roboanti e generiche di cui è infarcita.
Come si giudica un uomo dalle sue azioni piuttosto che dalle sue parole e da come si racconta, così occorre anzitutto smascherare la Costituzione reale accanto alla denuncia della Costituzione formale, che peraltro dal '48 a oggi è stata più e più volte riscritta in senso presidenzialista, piduista e federalista (Titolo V) e ha dato, coll'introduzione del pareggio di bilancio, il primato al mercato, al capitale finanziario e all'Ue imperialista rispetto allo Stato unitario e agli interessi delle masse.
Riferimento fondamentale è a tal proposito l'Editoriale “La via maestra per cambiare l'Italia ”, scritto dal compagno Scuderi nel 47° Anniversario della fondazione del PMLI, che ha il merito storico di aver posto questo tema al centro del dibattito tra “le fautrici e i fautori del socialismo, tra le operaie e gli operai, le ragazze e i ragazzi che si battono nei luoghi di lavoro e di studio e nelle piazze, ma anche tra le intellettuali e gli intellettuali democratici e antifascisti, il cui contributo è assolutamente necessario per il successo della lotta rivoluzionaria26, esortandoli a non sostituire la Costituzione, che è la bandiera tricolore comune della destra e della “sinistra” del regime capitalista neofascista, alla bandiera rossa: “La Costituzione, che tra l'altro non è più quella del '48 per le modifiche piduiste e da destra che ha subito in tutti questi anni, non può essere in alcun modo il riferimento del proletariato e delle masse perché non ne rappresenta gli interessi e le aspirazioni. Essa è a tutti gli effetti una costituzione borghese, capitalista, antiproletaria, antirivoluzionaria e anticomunista, che assicura il potere politico, economico e istituzionale alla borghesia. Mentre non riconosce il diritto alla rivoluzione, un diritto storico, sottolineato da Engels, che sta al di sopra di ogni e qualsiasi diritto, cioè il diritto degli schiavi moderni salariati di ribellarsi contro i padroni, gli sfruttatori e gli oppressori. Certe belle parole contenute nella Costituzione hanno solo lo scopo di far digerire al proletariato il sistema capitalista, la dittatura della borghesia e la concezione borghese del mondo.27
L'Editoriale di Scuderi prosegue dimostrando che la dicotomia tra Costituzione formale e Costituzione reale è diventata sempre più stridente e incolmabile dopo che ambedue hanno subito pesanti e sistematici manomissioni a destra a tutto vantaggio di una legislazione di tipo neofascista. Ricordiamo la controriforma federalista che ha indebolito il sistema sanitario pubblico e favorito la sua crescente privatizzazione, mentre spiana la strada all'autonomia differenziata leghista che vuol dividere l'Italia in 20 staterelli e affossare il Mezzogiorno; o l'inserimento del pareggio di bilancio nella Costituzione, che ci lega mani e piedi alla politica neoliberista di lacrime e sangue dell'Ue imperialista. Per non parlare delle leggi ordinarie come le leggi e i regolamenti antisciopero, i decreti sicurezza fascistissimi e le leggi bavaglio a magistrati e giornalisti approvati dal governo neofascista Meloni, che rendono e renderanno sempre più inevitabile infrangere la legge e commettere reati penali per chi esercita i più basilari diritti civili e politici, da quelli di sciopero, riunione e manifestazione, a quelli di espressione del pensiero, di dissenso, e persino di resistenza passiva come i sit-in e i blocchi stradali. Leggi approvate e leggi in via di approvazione, come quella proposta da FdI che estende il reato di associazione a delinquere per i fatti di piazza; insomma, basterà partecipare in tre persone a una manifestazione per essere incriminati di associazione a delinquere.
Le falsità della Costituzione formale rispetto alle Costituzione reale sono sotto gli occhi di tutti laddove a parole dice di mettere al bando i partiti e le organizzazioni fasciste ma poi nei fatti li tollera, li protegge e addirittura li ha agevolati nella nuova marcia su Roma elettorale che ha consegnato le redini del governo agli eredi di Mussolini,
Denunciando queste mostruosità partorite dalla Costituzione nei suoi 79 anni di vita riusciremo meglio a convincere i combattenti e gli intellettuali autenticamente democratici e antifascisti, come il rettore dell'Università di Siena Tomaso Montanari, a non illudersi che “La Costituzione è un progetto politico [in grado di] rimuovere gli ostacoli all’eguaglianza”. Non è un caso se l'ennesima trappola elettorale con cui è stato ribattezzato il Campo largo, in vista delle Politiche 2027, l'hanno chiamata Alleanza per la Costituzione il trasformista liberale pentastellato Conte e Fronte costituzionale il falso comunista e incallito opportunista Maurizio Acerbo del PRC.
L'accelerata crescita dell'astensionismo in Italia, dal 9,8% delle politiche del 1948 al 39% del 2022, è un segnale inequivocabile della crescente sfiducia delle elettrici e degli elettori verso le istituzioni rappresentative borghesi e suscita allarme e preoccupazione nella classe dominante, in particolare nella “sinistra” borghese e tra i falsi partiti comunisti. Tutto l'astensionismo, anche quello di destra, delegittima oggettivamente i governi nazionale e locali, ne riduce la rappresentatività, li indebolisce e li smaschera ancor di più come comitati d'affari delle diverse correnti borghesi. Noi marxisti-leninisti siamo particolarmente interessati all'astensionismo spontaneo di sinistra che ne rappresenta una componente maggioritaria e ci è più vicino, è combattivo e disponibile a impegnarsi nelle battaglie comuni, com'è emerso in modo clamoroso dalla vittoria del NO alla controriforma fascista e piduista della giustizia nel referendum del marzo scorso. Vittoria ottenuta grazie alla partecipazione di una consistente fetta di giovani e di astensionisti di sinistra che “hanno deciso di partecipare alla battaglia per dare una sberla alla premier neofascista e alle sue ambizioni dittatoriali. ” Il che, ha chiarito l'Ufficio stampa del PMLI, “conferma ancora una volta, come il PMLI va ripetendo da sempre, che l'aumento dell'astensionismo non è la presunta “disaffezione al voto” tipica delle “democrazie mature” dell'occidente di cui cianciano i politologi borghesi, bensì un'opzione politica che gli elettori usano o non usano coscientemente e a seconda del tipo di consultazione, della posta in gioco e del contesto socio-politico in cui si essa svolge.28
Spetta a noi marxisti-leninisti aiutare l'astensionismo spontaneo di sinistra ad assumere un carattere rivoluzionario: sottraendolo, da una parte, alle sirene e alle nuove trappole elettorali e governative predisposte dai falsi partiti comunisti come
PRC, PCI, Carc. (n)PCI, PC, PCUP e dai falsi partiti anticapitalisti come PaP, e dagli altri partiti della “sinistra” borghese; e convincendolo, dall'altra, che la lotta per la conquista del socialismo passa dalla lotta rivoluzionaria di classe e non dalla via riformista parlamentare e governativa. E certamente saremo agevolati in quest'opera di convincimento quando riusciremo a dar vita alle Istituzioni rappresentative delle masse fautrici del socialismo, ossia alle Assemblee popolari e ai Comitati popolari basati sulla democrazia diretta, che rappresentano per il PMLI l'alternativa contrapposta rispettivamente alle amministrazioni ufficiali locali e ai governi regionali e centrale. Il nostro auspicio è che alle elezioni politiche e in alcuni comuni del prossimo anno si registri una valanga di voti astensionsti a favore del PMLI e del socialismo. L'elettorato di sinistra deve capire che i partiti della “sinistra” borghese, compreso PaP, sono tutti interni al regime capitalista neofascista, sia pure con diversi accenti, e che la scelta elettorale di fondo è tra capitalismo o socialismo. Proponendosi il totale controllo della Rai durante la campagna elettorale, la destra neofascista è riuscita a cacciare dalla direzione di Report Ranucci, che tuttavia le ha prestato il fianco non spiegando la “fraterna amicizia ” con Lavitola, plurinquisito massone e oscuro faccendiere già al servizio di Berlusconi.
 

Intelligenza Artificiale e lotta di classe
 
Battezzata in modo suggestivo e accattivante ma improprio, Intelligenza Artificiale (IA, AI in inglese), oggi ci troviamo appena ai primi passi della più importante rivoluzione tecnologica dopo quella elettronica e robotica della seconda metà del Novecento, all'inizio di uno sconvolgimento difficilmente prevedibile per come potrebbe stravolgere il mondo del lavoro e il tessuto sociale. Uno sconvolgimento che moltiplicherà e inasprirà ancor di più i conflitti tra forze produttive e rapporti di produzione capitalistici giacché l'IA non si limita a rivoluzionare l'industria ma impatta su ogni attività umana mentre un pugno di monopoli, con i rispettivi governi, in particolare quello americano e quello cinese, se ne sono accaparrati il controllo e la pilotano. Tanto che dilagano negli Stati Uniti il malcontento e le proteste contro l'IA, il suo culto, la devastante e incontrollata rapidità con cui si sta imponendo, lo strapotere delle società Big Tech, i danni causati sull'occupazione nonché sul territorio e sulla popolazione dalla proliferazione dei suoi Data center, inviolabili santuari tecnologici che occupano pochissimo personale ma inquinano, divorano suolo e consumano quantità insostenibili di energia e acqua sottratte alla collettività. E tanto da suscitare allarme e perplessità tra i suoi stessi autori: Anthropic nell'aprile scorso decideva di non rendere pubblico il suo sofisticato modello Claude Mythos per evitare di provocare danni irreparabili con la libera diffusione di questa tecnologia, “potente come un’arma nucleare ”; Sam Altman, l’amministratore delegato e cofondatore, insieme a Elon Musk e Peter Thiel, di OpenAI si spinge a prefigurare “un futuro in cui l’intelligenza artificiale diventa una utility, come l’elettricità o l’acqua ”.
Al di là delle tante classificazioni e tipologie, per IA si intende la capacità di una macchina di simulare abilità e prestazioni umane contando prevalentemente su un apprendimento di tipo automatico. Capacità resa oggi possibile da software non tradizionali estremamente complessi che la addestrano a prevedere risposte e a stimare decisioni più probabili secondo i modelli elaborati dalle aziende proprietarie che ne fissano imperscrutabili parametri interni, segreti meccanismi, pesi, filtri e regole. E resa possibile dalla potenza di calcolo dei superchip specializzati o progettati su misura per le applicazioni specifiche, come nel campo delle reti neurali, in grado di processare una sterminata quantità di dati provenienti da molte fonti, raccolti dalla Rete e archiviati in Data center.
Noi marxisti-leninisti non siamo pregiudizialmente contrari a questo sviluppo tecnologico che, gestito nel socialismo con tutt’altre finalità, metodologie e fondamenti, potrebbe rappresentare una risorsa positiva e progressiva per l'emancipazione del proletariato ma ben sappiamo, come insegna Marx, che esso in regime capitalistico risponde unicamente alla necessità di massimizzare il profitto: ogni nuova scoperta scientifica applicata alla produzione e ogni innovazione introdotta nel ciclo produttivo capitalistico sostituisce le macchine al lavoro umano e si traduce in una maggiore quantità di lavoro non retribuita all'operaio, in nient'altro che maggiore sfruttamento capitalistico. Due soli esempi: nel 1982 la prima applicazione di IA in ambito commerciale fece risparmiare ben 40 milioni di dollari all'anno alla Digital Equipment (Wiki); nel 2026 è stata intentata in California una causa contro Meta (Zuckerberg), che controlla Facebook e WhatsApp, per aver utilizzato sistemi di IA nella individuazione dei 10mila lavoratori da licenziare.
Mentre sta rivoluzionando l'industria 4.0 è già largamente utilizzata o applicabile nel commercio e nella finanza, nella medicina e nella ricerca scientifica, nell'amministrazione e nella giurisprudenza, nelle attività di progettazione e nella guerra (vedi le aggressioni USA contro l'Iran e israeliana a Gaza e in Libano), nella logistica e nell'insegnamento, nei mass-media e nella disinformazione attraverso fake news e video e immagini falsi ma realistici, finendo per conferire un carattere ancor più sociale alle forze produttive (costituite dalla forza-lavoro, dai macchinari e dalle conoscenze tecniche e scientifiche applicate alla produzione). Per contro i rapporti di produzione privati si sono mostruosamente centralizzati nelle mani di pochissime multinazionali che, insieme ai rispettivi governi, sviluppano e indirizzano senza limiti e controlli di alcun genere questa potentissima tecnologia che condiziona ogni settore economico e ha ricadute devastanti sull'intera società.
Grazie a Gigafactory (che riuniscono personale altamente qualificato e supercomputer e sofisticati hardware addetti ai calcoli) e a Data center (che raccolgono colossali quantità di dati provenienti dalla Rete) addestrare e far funzionare i modelli di IA richiede ingenti investimenti che solo società ad alta capitalizzazione, e in particolare quelle multinazionali digitali che già dominano la Rete, possono permettersi. Secondo una recentissima inchiesta i padroni dell'IA sono le Big Tech Google, Microsoft, Meta e Amazon, controllate strettamente dal governo americano, affiancate dal produttore di processori e semiconduttori Nvidia, a cui si aggiungono, sia pure in seconda fila, i giganti come DeepSeek e Alibaba controllati direttamente dal governo socialimperialista cinese affiancati da produttori di hardware come Huawei.29
Si ricordi che internet è un’infrastruttura Usa, nata con scopi militari a fine anni ‘60, in cui il governo americano fa il bello e il brutto tempo: l'ennesima, recente conferma viene dalla immotivata decisione extragiudiziale di Trump, entusiasticamente condivisa dai neofascisti meloniani ma che noi marxisti-leninisti condanniamo fermamente, di oscurare il server della venticinquenne organizzazione italiana noprofit di servizi digitali liberi e gratuiti Autistici/inventati, accusata di simpatie antifasciste. Seguita dalla intrusione e hackeraggio del sito, dalla schedatura dei suoi utenti e dall'interdizione bancaria.
Anche sul terreno dell'IA l'imperialismo americano e il socialimperialismo cinese si fanno una guerra senza esclusioni di colpi. Dopo aver bloccato il trasferimento di tecnologie strategiche alla Cina, Trump ha ordinato ad Anthropic di rendere accessibili i suoi modelli più avanzati, Mythos 5 e Fable 5, solo alle autorità e ad aziende selezionate, mentre si assicurava attraverso la società Palantir di Peter Thyel, la cui missione dichiarata è “difendere l’Occidente”, un software militare e civile che trasforma enormi quantità di dati in strumenti di controllo, previsione e decisione strategica, per estendere l'egemonia della sua Internazionale nera nel mondo.
Per contro il nuovo imperatore Xi Jinping si comporta in modo speculare, sia pure negando a parole la sua politica egemonica ma vantando e offrendo un modello di IA basato su una “sinfonia di cooperazione internazionale ” e su “l'open source, la trasparenza, la collaborazione e la condivisione ”. Ecco perché, contrapponendo alla “Cortina di ferro” Usa una nuova Via della Seta tecnologica, ha costituito in luglio a Shanghai, con la presenza di Guterres, la Organizzazione mondiale per la cooperazione sull’intelligenza artificiale (Waico) che già riunisce intorno ai suoi modelli una trentina di paesi tra cui Russia, Brasile, Indonesia e si propone di mettere la Cina alla testa “del Sud del mondo e unire la comunità internazionale nella promozione dello sviluppo e della governance dell'IA.30 Ma si guarda bene dall'avvertire che in tal modo gli utenti si lascerebbero mettere un cappio al collo dal governo socialimperialista cinese che si approprierebbe dei loro dati e soprattutto li terrebbe sotto ricatto permanente, visto che si riserva il diritto di bloccare parzialmente o disabilitare in qualsiasi momento i sistemi condivisi (esattamente come accade con le Big Tech e il governo americani).
Da parte sua, Trump ha riunito 35 paesi in una organizzazione, definita da alcuni “Nato delle tecnologie”, subito assecondato dal governo italiano che prima ha inviato a Washington l’ex ambasciatore Varricchio a firmare un “Accordo congiunto sulle opportunità dell’intelligenza artificiale ” e poi ha aderito ufficialmente a quest'alleanza in guerra con la Cina ma denominata sfacciatamente “Pax Silica ”, per sottolineare peraltro che punta al controllo dell’intera catena tecnologica digitale: dalle materie prime critiche, ai chip più avanzati, fino ai modelli di IA e alle infrastrutture digitali. Ed è pronto a vietare sul mercato americano l’uso delle IA cinesi, che si affermano come più efficienti ed economiche ma soprattutto capaci di recuperare rapidamente il gap tecnologico e apparire più democratiche grazie ai cosiddetti modelli “open-weight”, ossia trasparenti sui parametri interni detti in gergo “pesi”, in inglese appunto “weights”, che l’utente può parzialmente conoscere, utilizzare e modificare.
Capitalisti e governanti borghesi hanno nuovi strumenti per sorvegliare e controllare la forza-lavoro, i primi, e gli oppositori e l'intera popolazione, i secondi. Un'opportunità per una schedatura di massa che non si è lasciata sfuggire il governo neofascista Meloni col decreto legislativo Sorveglianza approvato in giugno dal Consiglio dei ministri che permetterà alla polizia, anche senza mandato o autorizzazione della magistratura (norma poi parzialmente riformulata), di ricorrere persino preventivamente all'IA per i riconoscimenti facciali contro cortei e manifestazioni e per profilare, sorvegliare, tracciare, fermare, reprimere e incarcerare quegli oppositori supposti “pericolosi” quantunque, per come funzionano le reti neurali, nemmeno chi ha creato quei modelli di intelligenza artificiale predittiva sia in grado di conoscere e ricostruire in dettaglio i passaggi decisionali, il come e perché arriva a supporli tali. “È la società del massimo controllo preventivo – avverte il professore di Diritto penale Vittorio Manes - dove la polizia impedisce i delitti prima che avvengano. In questo modo però non viene punito il fatto — che non avviene — bensì l’intenzione di compierlo. “ (Corriere della Sera 31 luglio 2026) Vengono negati, aggiunge il professore Gialuz, “le libertà fondamentali e i diritti dei cittadini ”, come “il diritto alla protezione dei dati personali, le libertà di associazione, di riunione, di manifestazione del pensiero e la stessa libertà morale dei cittadini ”. (Il Fatto quotidiano , 31 luglio 2026)
Un'anteprima l'hanno fornita le asfissianti identificazioni (3.300, in totale, con 16 fogli di via obbligatori e 9 Daspo urbani), i rastrellamenti, la caccia all'uomo e gli arresti scatenati contro i NoTav, il cui unico delitto è quello di non disarmare la loro trentennale resistenza popolare.
Sappiano Mussolini in gonnella e camerati: “Il marxismo comporta numerosi principi che in ultima analisi confluiscono in una sola frase: 'È giusto ribellarsi contro i reazionari'. Per millenni – aggiunge Mao - si è sempre preteso che è giusto opprimere e sfruttare e che è sbagliato ribellarsi. Ma è apparso il marxismo che ha rovesciato questo vecchio verdetto. Questo è uno dei suoi grandi meriti. Nel corso della sua lotta il proletariato è giunto a questa verità e Marx allora l'ha eletta in principio. Guidati da questo principio si resiste, si lotta e si forma il socialismo.31
Invece di essere positiva e progressiva, l'IA nel regime capitalistico moltiplica e acuisce i conflitti e le contraddizioni di classe, mentre la ricchezza accumulata in virtù del generalizzato aumento della produttività viene sottratta al lavoro salariato e alla collettività per finire in proporzioni smisurate nelle mani di un ristrettissimo numero di grandi capitalisti. Il patrimonio di Elon Musk ammonta attualmente a 1.100 miliardi di dollari e supera il Pil di ben 130 Paesi.
All'impressionante concentrazione e centralizzazione del capitale corrisponde l'aumento della disoccupazione nel lavoro manuale e impiegatizio, nel lavoro intellettuale e in un ampio numero di mansioni qualificate e attività autonome. Ha avuto clamore nel marzo scorso la notizia del licenziamento a Marghera (Venezia) di 37 lavoratori altamente specializzati, inclusi ingegneri, programmatori e quadri operanti nel settore della tecnologia finanziaria perché rimpiazzati da sistemi integrati con l'intelligenza artificiale. Un processo contraddittorio che non porta certo alla preponderante o persino generalizzata sostituzione del lavoro umano, come farnetica chi la vede padrona assoluta del mondo. Porta piuttosto a un'ulteriore caduta del tasso generale del profitto capitalistico in conseguenza dell'aumento del capitale costante (i mezzi di produzione) rispetto al capitale variabile (la forza-lavoro, la sola fonte della produzione e valorizzazione del capitale).
Del resto il PMLI aveva visto lontano già nella Commemorazione di Mao del 1985 quando, a proposito della terza rivoluzione industriale, dimostrò che la classe operaia era tutt'altro che in estinzione, come cianciavano i revisionisti e i liquidatori del comunismo. E anticipava una tendenza che ora è sotto gli occhi di tutti con queste parole: “È una fandonia bell'e buona sostenere che l'automazione elettronica ridurrebbe unicamente o prevalentemente il numero degli operai mentre lascerebbe inalterata o accrescerebbe in valore assoluto l'occupazione tra i tecnici e più in generale nel settore del terziario (…) Se c'è un tratto caratteristico che distingue la presente dalle passate rivoluzioni industriali, questo è appunto l'alto contenuto di facoltà qualificate e 'intelligenti' che le macchine sottraggono all'uomo. Mentre fino a ieri la macchina consisteva principalmente in un concentrato di forza bruta più abilità, oggi non è più così, le macchine son sempre meno stupide e quindi sono in grado di invadere i settori e le mansioni tradizionali del lavoro impiegatizio e tecnico. A mano a mano che si perfezionano, alzano la soglia delle loro applicazioni, liberano, ossia si sbarazzano del lavoro umano sempre più qualificato (…) Vogliamo con questo ribadire che l'automazione riduce in modo generalizzato l'occupazione nel lavoro manuale e nel lavoro intellettuale con una tendenza che sembra privilegiare il secondo rispetto al primo.32 E infatti ai nostri giorni il generalizzato aumento della disoccupazione sta preoccupando ancor di più impiegati, giornalisti, insegnanti e quadri intermedi appartenenti alla piccola borghesia nonché professioni autonome come notai, avvocati, ingegneri, medici, consulenti vari. Si pensi che negli Stati uniti Alpha School sta aprendo un campus a Tulsa (Oklahoma), dove Meta sta costruendo un Data center da un miliardo di dollari, con un modello didattico che sostituisce l’intelligenza artificiale agli insegnanti certificati. Col risultato che si ingigantiscono le iniquità del sistema capitalistico mentre si allargano i confini delle vittime vecchie e nuove destinate alla disoccupazione o all'impoverimento, precarizzazione e dequalificazione e si proletarizzano nuovi lavoratori, come nel settore del terziario. E quindi si allargano i confini e le ragioni degli anticapitalisti che finiranno per attrarre nuovi alleati attorno al proletariato e per aggiungere nuova opportunità alla lotta di classe contro il capitalismo.
La barbarie capitalista vede fianco a fianco avveniristiche fabbriche automatizzate con robot capaci di sostituire in larga parte il lavoro umano, e officine che ammassano schiavi salariati in condizioni che ricordano quelle brutali della manifattura inglese durante la prima rivoluzione industriale; aziende agricole 4.0, dotate di macchine autonome e sistemi integrati, accanto a braccianti, quasi sempre immigrati, vittime del caporalato e sfruttati nei campi come e peggio degli animali. Vede accomunati, pur nello stesso settore della distribuzione, i lavoratori irregimentati negli hub di logistica super tecnologici e automatizzati di Amazon all'esercito di rider, schiavi salariati superprecari fintamente inquadrati come lavoratori autonomi o occasionali comandati dagli algoritmi delle grandi piattaforme, che rischiano la vita in mezzo alle intemperie e al traffico per paghe da fame.
Come degli apprendisti stregoni le Big Tech dominanti hanno decantato i mirabolanti prodigi dell'Intelligenza Artificiale per rastrellare un fiume di finanziamenti nel mercato dei capitali ma, poiché nel breve periodo non riusciranno a generare profitti corrispondenti ai colossali investimenti, rischiano, a parere di molti analisti e dello stesso Financial Times , di far esplodere una bolla tecnologica ben più devastante di quella immobiliare dei mutui subprime che scatenò nel 2008 una grave crisi finanziaria mondiale. E per di più ne aumentano i rischi cercando un'apparente sostenibilità finanziaria attraverso la circolarità dei contratti fra costruttori di Data center, produttori di chip e sviluppatori di IA. È recentissima la notizia che il produttore di chip Nvidia finanzierà il 25% delle infrastrutture e delle nuove fabbriche di IA mentre quest'ultime si impegnano ad acquistare i suoi sistemi. Un finanziamento circolare e virtuale che era già stato fornito nel 2025 coll'investimento di 100 miliardi di dollari nella società di Sam Altman per installare almeno 10 gigawatt di suoi sistemi e che dovrebbe ripetersi con la garanzia di circa 250 miliardi di dollari a Openai per un progetto di Data center in Ohio. Finanziamenti virtuali che per di più li favoriscono nell'accaparramento delle infrastrutture IA: dalle reti di fibre ottiche ai terreni su cui costruire i Data-center, alle centrali nucleari necessarie per alimentarli.
Gli stessi padri che l'hanno inventata insieme a scienziati e premi Nobel, esattamente un anno fa, hanno lanciato all'Onu l'allarme che, in assenza di qualsiasi regolamentazione, essa potrebbe diventare una minaccia fuori controllo ed esporre il mondo a rischi crescenti come disoccupazione di massa, pandemie ingegnerizzate, sistematiche campagne di disinformazione, sorveglianza di massa della popolazione e la corsa al riarmo e all'uso di armi autonome letali.33 Detto e fatto. Il 16 luglio scorso, secondo un comunicato ufficiale di OpenAi, durante un test di valutazione delle capacità dell'IA in tema di vulnerabilità informatiche, due nuovi modelli sarebbero sfuggiti al controllo umano (ma ammonterebbero a centinaia i casi analoghi) evadendo dall'ambiente chiuso e controllato in cui erano stati opportunamente confinati e avrebbero violato autonomamente la piattaforma Hugging Face, una delle più importanti e usate librerie digitali che raccoglie milioni di modelli e applicazioni di intelligenza artificiale. Invocare la regolamentazione dell'IA è lodevole ma ci domandiamo: chi controlla il capitalismo e l'imperialismo? Sono i Paesi e i popoli del mondo o un pugno di grandi potenze imperialiste e di oligarchi?
Il compagno Giovanni Scuderi ha avvertito: “Come afferma il Documento del Comitato centrale per il Centenario della Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre, 'viviamo ancora nell’epoca dell’imperialismo e della rivoluzione proletaria. Bisogna quindi agire di conseguenza. La quarta rivoluzione industriale in atto non cambia quest’epoca. Anzi la conferma e crea migliori condizioni oggettive per la rivoluzione proletaria'.
Le prime tre non sono riuscite a bloccare la lotta di classe, che anzi ha raggiunto tali livelli da allargare il socialismo in un terzo del mondo. Non vi riuscirà nemmeno la quarta perché la lotta di classe può segnare il passo, come attualmente in Italia, ma poi riprende vigore e si sviluppa sempre di più. La robotica, l’intelligenza artificiale, internet, tanto esaltate da Grillo, padre-padrone del Movimento 5 stelle, nel suo concione di fine anno, non possono far nulla contro la lotta di classe. Non esiste un algoritmo, cioè una formula matematica informatica, capace di cancellare le classi e i conflitti di classe, e quindi la rivoluzione proletaria.
I fatti dimostrano chiaramente che niente e nessuno può evitare che si compia lo scontro che avviene nel capitalismo tra le due classi antagonistiche, il proletariato e la borghesia. La borghesia lo sa per esperienza storica diretta, e per questo fa di tutto per attutire questo scontro e per mantenerlo comunque all’interno del suo sistema.34
Come ben presto è tramontata l'illusione che internet e la rivoluzione digitale sarebbero stati un'oasi e una leva di democratizzazione e progresso sociale, così oggi la diffusione dell'Intelligenza artificiale non porterà benessere e miglioramenti per il proletariato e le masse popolari ma finirà per scatenare nuove tempeste di classe contro il capitalismo e l'imperialismo.
 

Unire tutte le forze che possono essere unite per difendere i diritti e gli interessi delle masse popolari
 
Negli anni il PMLI ha maturato una discreta esperienza nel lavoro di fronte unito con tutte forze che possono essere unite per difendere i diritti e gli interessi delle masse popolari. Preziosa è in particolare la lezione che ci ha regalato il compagno Scuderi nel 30° anniversario della scomparsa di Mao con il discorso “Applichiamo gli insegnamenti di Mao sulle classi e sul fronte unito”.
Ogni vittoria delle masse popolari è una nostra vittoria e tuttavia non partecipiamo al fronte unito tanto per far numero, no noi vogliamo dare il nostro contributo alle lotte e alle mobilitazioni popolari per farle crescere, maturare e vincere nella prospettiva più ampia dello sviluppo della lotta di classe per il socialismo. La nostra è la “politica di unità e lotta, di dialettica e combattività ”. “Il che significa - ha spiegato il compagno Scuderi - che nel fronte unito da parte nostra non ci può essere solo unità o solo lotta; l'uno e l'altro elemento devono essere dialetticamente legati. Dobbiamo lavorare per l'unità ma non per l'unità a tutti i costi. Dobbiamo avere un atteggiamento combattivo e non passivo, e meno che mai remissivo, per evitare che si rompa il fronte unito. Quando verifichiamo che non vi sono le condizioni per andare avanti dobbiamo senza indugio rompere l'unità, motivandolo.
Il codismo non è un atteggiamento marxista-leninista, come non lo è l'“ultrasinistrismo”. Bisogna perciò stare attenti a non cadere nell'una o nell'altra posizione. Bisogna saper convincere i nostri alleati con argomenti solidi e incontrovertibili. E se non ci riusciamo, bisogna necessariamente fare dei compromessi, ma che non pregiudicano l'immagine e la strategia del Partito. In ogni caso non dobbiamo avere un complesso di inferiorità perché la verità rivoluzionaria sta dalla nostra parte e perché noi siamo oggettivamente i rappresentanti del proletariato.35
Quanto più seguiremo queste indicazioni, tanto più riusciremo a convincere in concreto le masse della giustezza della nostra linea politica, tanto più saremo da loro riconosciuti come il partito più risoluto nella difesa dei loro diritti e interessi e nella conquista di nuove vittorie. Il partito che le stimola ad allargare le dimensioni e i livelli delle rivendicazioni e a trasformare la lotta economica in lotta politica per fargli assumere il carattere di lotta senza quartiere contro il governo neofascista Meloni fino a rovesciarlo e, più in generale, contro il capitalismo.
 

Unire tutte le forze fautrici del socialismo per conquistare il socialismo e il potere politico del proletariato
 
Prima di arrivare alla fondazione del Partito, - ricordava il compagno Giovanni Scuderi nel Rapporto presentato al 3° Congresso nazionale del PMLI - sono state provate più strade nel tentativo di riunire in un solo partito, non necessariamente il nostro, tutti i sinceri marxisti-leninisti italiani.36 Proponemmo alle ben 21 organizzazioni che allora si definivano marxiste-leniniste la pubblicazione dei rispettivi programmi e statuti sui rispettivi organi da far seguire a un dibattito critico e autocritico delle diverse posizioni. In una seconda lettera aperta proponemmo loro di unirci “conservando ciascuna la propria autonomia organizzativa e politica, per costituire insieme il primo nucleo del fronte unito rivoluzionario per fronteggiare i pericoli di colpo di stato. Questo invito venne rinnovato il 20 aprile dello stesso anno. Ma nessuna di queste lettere riceve una risposta.37
A distanza di 50 anni siamo più convinti e decisi che mai e non rinunciamo all'obiettivo di unire tutte le forze fautrici del socialismo per conquistare il socialismo e il potere politico del proletariato. “Le forze anticapitaliste divise e senza un progetto comune di una nuova società - si legge nel Documento dell'Ufficio politico alla vigilia delle elezioni politiche 2022 - incidono poco nella realtà politica e sociale... C'è però bisogno che tutte le forze anticapitaliste, a partire da quelle con la bandiera rossa, aprano una grande discussione pubblica per elaborare un progetto comune per la nuova società socialista... Questa discussione rivoluzionaria è il primo passo per cominciare a lavorare unitariamente per abbattere il capitalismo”.38
Uniamoci, superando opportunismi e settarismi, uniamoci, al di là delle differenti organizzazioni e politiche, intorno a un programma comune da elaborare e discutere insieme, uniamoci per buttare giù il governo Meloni, Mussolini in gonnella, uniamoci per dichiarare guerra al capitalismo, uniamoci per far trionfare la causa del proletariato e del socialismo.
Questo governo strangola il popolo con le bollette, il carovita e i bassi salari e pratica la nera politica trumpiana fascista e razzista contro i migranti. Dovrebbe invece tassare gli extraprofitti dei petrolieri e delle banche e aprire i confini dell'Italia e della Ue ai cosiddetti migranti irregolari.
 
Il sistema economico capitalista e l'imperialismo sono minati da antagonismi e conflitti che li porteranno inevitabilmente al crollo e alla dissoluzione. Il futuro dell'umanità non potrà che essere il socialismo e infine il comunismo. È questo il senso che dava Mao alle parole: "Il vento non si ferma neanche se gli alberi vogliono riposare"39; "Venti e tempeste non devono farci paura. È attraverso i venti e le tempeste che si sviluppa la società umana."40
Senza radici l'albero non vive, non ce la farà mai a crescere, a vincere i venti, a trafiggere le tempestose nuvole e a sfidare il cielo. Le nostre radici sono il marxismo-leninismo-pensiero di Mao, sono la ricchissima eredità di esperienze e insegnamenti accumulata dal movimento operaio e comunista internazionale e nella costruzione del socialismo realizzato, soprattutto nell'Urss di Lenin e Stalin e nella Cina di Mao, sono il formidabile, originale e strategico patrimonio ideologico, politico, tattico e organizzativo che il PMLI ha saputo elaborare nei suoi 49 anni di vita che lo hanno reso un Gigante Rosso, sia pure solo nella testa e non ancora nel corpo.
E il nostro cielo è il socialismo, quel paradiso che vogliamo strappare all'aldilà per portarlo su questa terra liberandola dal capitalismo e dall'imperialismo.
Viva, viva, viva Mao e Viva, viva viva il PMLI!
Ispiriamoci a Mao per unire tutte le forze anticapitaliste e rovesciare il governo di Mussolini in gonnella!
Ispiriamoci a Mao per avanzare sulla via dell’Ottobre verso l’Italia unita, rossa e socialista!
“La via è tortuosa, l'avvenire è radioso” (Mao)

 

 

Note

1Giovanni Scuderi, Seguiamo l'esempio e gli insegnamenti di Mao, 19 dicembre 1993, sta in Mao e la lotta del PMLI per il socialismo, p.392 https://pmli.it/articoli/2022/20221116_42_Scuderi_100anniNascitaMao.html

2 Le nostre radici, Documento del Comitato centrale del PMLI, 26 dicembre 1983, vedi https://www.pmli.it/articoli/2021/20210310_10i_lenostreradici.html

3 Lenin, L'imperialismo, fase suprema del capitalismo, tra il gennaio e il giugno 1916, Lenin, Opere complete, Ed. Riuniti, vol. 22, p. 266

4 Giovanni Scuderi, Rapporto alla 7ª Sessione plenaria del 5° CC del PMLI, La situazione politica, il pericolo di una guerra mondiale imperialista e il lavoro per dare al PMLI un corpo da Gigante Rosso, 30 giugno 2024. Vedi (https://www.pmli.it/articoli/2024/20240703_27a_discorsoScuderi_7Sessione.html)

5 Trump, Discorso all'evento annuale del Club Alfalfa al Capital Hilton di Washington, 1° febbraio 2026

6 Mao, Intervista a Edgar Snow 9 gennaio 1965, Opere di Mao Tse-tung, Vol. 22, pag. 113

7 Mao, Morte all'imperialismo, libertà ai popoli!, storica dichiarazione in appoggio alla lotta dei popoli del mondo contro l’imperialismo americano, Pechino 20 maggio 1970

8 Mao, Intervento alla riunione del Soviet supremo dell'Urss per la celebrazione del 40° Anniversario della Grande rivoluzione socialista d'Ottobre, 6 novembre 1957

9 Un'opera fondamentale per trasformare il mondo e sé stessi, Documento dell'Ufficio politico del PMLI in celebrazione del 150° Anniversario della pubblicazione del “Manifesto del Partito Comunista” di Marx ed Engels, febbraio 1998. Vedi Un'opera fondamentale per trasformare il mondo e se stessi,

10 Giovanni Scuderi, Operaie e operai, parliamoci!, Editoriale nel 48° Anniversario della Fondazione del PMLI, aprile 2025. Vedi https://www.pmli.it/articoli/2025/20250409_15a_editoriale_%20scuderiOperai_parliamoci.html

11 Mao, citato nell'articolo “Un faro per la Grande Rivoluzione Culturale e Proletaria”, Quotidiano del popolo – 23 maggio 1966

12 Giovanni Scuderi, Appello alle ragazze e ai ragazzi che lottano per cambiare l'Italia, Editoriale nel 49° Anniversario della fondazione del PMLI, 6 Aprile 2026. Vedi https://www.pmli.it/articoli/2026/20260408_14a_editorialeScuderi.html

13 Mao Zedong, Rapporto e conclusioni alla sesta Sessione plenaria del VI Comitato centrale del PCC ottobre 1938, citato nell'articolo Mao Sulla politica. Vedi https://pmli.it/articoli/2021/20210630_26_EdCongiunto50PccECorsivo.html

14 Giovanni Scuderi, Applichiamo gli insegnamenti di Mao sulle classi e sul fronte unito, Discorso nel 30° anniversario della scomparsa di Mao, settembre 2006. Vedi https://www.pmli.it/scuderidiscorsoclassifronteunito.htm

15 Giovanni Scuderi, Applichiamo gli insegnamenti di Mao sulle classi e sul fronte unito, Discorso nel 30° anniversario della scomparsa di Mao, settembre 2006. Vedi https://www.pmli.it/scuderidiscorsoclassifronteunito.htm

16 Giovanni Scuderi, Teniamo sempre alta la grande bandiera antimperialista di Lenin, il cui pensiero è al centro della via maestra rivoluzionaria del PMLI, Saluto ai partecipanti alla Commemorazione di Lenin a Capri, 21 aprile 2024. Vedi https://www.pmli.it/articoli/2024/20240424_17_ScuderiMessaggioLeninCapri.html

17 Giovanni Scuderi, Mao Zedong e la rivoluzione in Italia, Discorso alla Commemorazione di Mao, 9 Settembre 1981. Vedi https://www.pmli.it/scuderimaorivoluzioneinitalia.htm

18 Mao, Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno al popolo 27 febbraio 1957, sta in Rivoluzione e costruzione, Ed. Einaudi, pag.540

19 Mao, Sulla pratica, luglio 1937, Opere scelte, vol. 1, p. 314, Ed. in lingue estere di Pechino

20 Mao, Bisogna avere una ferma fiducia nella maggioranza delle masse, 13 ottobre 1957, Rivoluzione e costruzione, Edizioni Einaudi, p. 69

21 Giovanni Scuderi, Applichiamo gli insegnamenti di Mao sul Partito del proletariato, Discorso per il 35° anniversario della scomparsa di Mao, 11 settembre 2001. Vedi https://www.pmli.it/articoli/2021/20210630_26_ScuderiInsegnamentiMaoPartito.html

22 Giovanni Scuderi, Da Marx a Mao, Discorso nel 40° Anniversario della scomparsa di Mao, 11 settembre 2016. Vedi https://www.pmli.it/articoli/2016/20160914_34a_discorsoScuderiMarxMao.html

23 Giovanni Scuderi, La situazione politica, il pericolo di una guerra mondiale imperialista e il lavoro per dare al PMLI un corpo da Gigante Rosso, Discorso alla 7ª Sessione plenaria del 5° CC del PMLI, 30 giugno 2024. Vedi https://www.pmli.it/articoli/2024/20240703_27a_discorsoScuderi_7Sessione.html#Un_corpo_da_Gigante_Rosso
Giovanni Scuderi, La situazione del PMLI, i nostri problemi e la lotta contro il capitalismo, per il socialismo, Rapporto alla 6ª Sessione plenaria del 5° Comitato centrale del PMLI tenutosi a Firenze il 14 gennaio 2018. Vedi https://www.pmli.it/articoli/2018/20180117_02A_Discorso_Scuderi_6A_Sessione.html

24Lenin Sullo Stato, 11 luglio 1919, vedi Lenin, Opere, vol. 29, pag. 439, Ed. Riuniti

25 Stalin, VII congresso dell'Internazionale Comunista

26 Giovanni Scuderi, La situazione politica, il pericolo di una guerra mondiale imperialista e il lavoro per dare al PMLI un corpo da Gigante Rosso, Discorso alla 7ª Sessione plenaria del 5° CC del PMLI, 30 giugno 2024. Vedi https://www.pmli.it/articoli/2024/20240703_27a_discorsoScuderi_7Sessione.html#Un_corpo_da_Gigante_Rosso)),

27 Giovanni Scuderi, La via maestra per cambiare l'Italia, Editoriale nel 47° Anniversario della fondazione del PMLI, 9 aprile 2024. Vedi https://www.pmli.it/articoli/2024/20240403_14d_EditorialeScuderi75PMLI.html

28 Comunicato dell'Ufficio stampa del PMLI: Meloni KO. Mandiamo subito a casa Mussolini in gonnella, 14 milioni e mezzo di NO, Firenze, 23 marzo 2026. Vedi https://pmli.it/articoli/2026/20260323_12_ComunicatoMeloniKoReferendum.html

29 Gary Rivlin, I padroni dell'AI, Microsoft, Google, Meta e la corsa all'intelligenza artificiale, Apogeo Editore

30 Xi Jinping, discorso alla cerimonia di apertura della Conferenza mondiale dell'IA 2026, 17 luglio 2026. Vedi https://news.cgtn.com/news/2026-07-17/Full-text-Xi-s-keynote-speech-at-the-2026-WAIC-opening-ceremony-1OQSfeoRvUs/p.html

31 Mao, Discorso alla grande riunione della popolazione di tutti i ceti di Yenan in onore del 60° Anniversario della nascita di Stalin, 21 dicembre 1939

32 Mino Pasca, Mao e il ruolo della classe operaia, Discorso alla Commemorazione di Mao, settembre 1985, sta in Mao e la lotta del PMLI per il socialismo, pag.184

33 Appello globale per le linee rosse dell'IA, dichiarazione presentata all'Onu il 22 settembre 2025. Vedi “Global Call for AI Red Lines”

34 Giovanni Scuderi, La situazione del PMLI, i nostri problemi e la lotta contro il capitalismo, per il socialismo, Discorso alla 6ª Sessione plenaria del 5° Comitato centrale del PMLI, 14 gennaio 2018. Vedi https://pmli.it/articoli/2018/20180117_02A_Discorso_Scuderi_6A_Sessione.html

35 Giovanni Scuderi, La situazione politica, il pericolo di una guerra mondiale imperialista e il lavoro per dare al PMLI un corpo da Gigante Rosso, Discorso alla 7ª Sessione plenaria del 5° CC del PMLI, 14 gennaio 2018. Vedi https://www.pmli.it/articoli/2024/20240703_27a_discorsoScuderi_7Sessione.html#Un_corpo_da_Gigante_Rosso )

36 Giovanni Scuderi, Il socialismo è l'avvenire della classe operaia e dei lavoratori italiani, Rapporto al 3°Congresso nazionale del PMLI, sta in Partito marxista-leninista italiano 3° Congresso nazionale, pag.105

37 (Ibidem)

38 Impugnare l'arma dell'astensionismo per delegittimare il capitalismo e i suoi governi e partiti, e per avanzare verso la conquista del socialismo e del potere politico del proletariato, Documento dell'Ufficio politico del PMLI, 24 luglio 2022. Vedi https://pmli.it/articoli/2022/20220727_30_DocUpPolitiche2022.html

39 Mao, citato dal Quotidiano del popolo, 2 giugno 1966

40 Mao, 1957


16 settembre 2026