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Lenin, la vita e l'opera

Capitolo 2
Fondere il marxismo col movimento operaio


 
La costruzione del partito rivoluzionario marxista della classe operaia fu l'obiettivo primario a cui si dedicò Lenin sia sul piano teorico sia su quello pratico organizzativo.
Nel febbraio 1895 partecipò ad una conferenza di socialdemocratici russi provenienti da diverse zone del paese, nella quale sostenne la necessità di non limitare più l'attività alla sola propaganda del marxismo nei circoli illegali, ma di passare all'agitazione politica di massa e alla pubblicazione di materiale da diffondere tra gli operai di fabbriche e officine.
Il 25 aprile 1895 poi, Lenin partì per un viaggio all'estero che durò poco più di tre mesi. Due furono gli scopi principali di questo viaggio: conoscere e studiare il movimento operaio dell'Europa occidentale e la sua attività; prendere contatto e stringere legami politici e operativi col gruppo "Emancipazione del lavoro". L'organizzazione "Emancipazione del lavoro" era stata fondata in Svizzera nel 1883 da Plekhanov, all'epoca la personalità più eminente e di spicco tra i marxisti russi. Ex aderente al movimento populista, costretto all'esilio per sfuggire alla repressione zarista e all'arresto, Plekhanov e la sua organizzazione svilupparono nel decennio 1880-1890 un'approfondita e corretta critica del populismo russo e dei suoi errori teorici e pratici, favorendo, al tempo stesso, la diffusione del marxismo e la creazione dei primi gruppi marxisti in Russia. In Svizzera, nel maggio 1895, Lenin incontra Plekhanov, Axelrod e Vera Zasulic. Da quell'incontro scaturirono le decisioni di mantenere stabili contatti e della collaborazione di Lenin alla rivista "Robotnik". Parigi e Berlino furono le altre tappe del viaggio di Lenin che, a fine settembre, rientrò a Pietroburgo.

La deportazione in Siberia

Nella capitale russa Lenin fondò nell'autunno di quello stesso anno, 1895, l'Unione di lotta per l'emancipazione della classe operaia. L'8 dicembre mentre stava ultimando la preparazione del primo numero del giornale clandestino Raboceie Dielo, organo dell'"Unione di lotta", Lenin fu arrestato dalla polizia assieme ad altri compagni della sua organizzazione. Rimarrà in carcere dall'8 dicembre 1895 fino al 14 febbraio 1897, quando gli venne notificata la sentenza di condanna a tre anni di deportazione sotto sorveglianza, nella Siberia orientale. Nei quattordici mesi di reclusione Lenin riuscì a mantenere contatti stabili con l'esterno e dirigere il lavoro dell'"Unione di lotta", scrisse opuscoli e manifesti e iniziò a lavorare all'importante opera Lo sviluppo del capitalismo in Russia, che ultimò nel periodo dell'esilio e che fu pubblicata nel marzo del 1899.
Nel febbraio 1897 inizia dunque il periodo di esilio siberiano di Lenin deportato a Sciuscenskoie, sperduto villaggio del distretto di Minussinsk, governatorato dello Ienissei. Lì visse inizialmente con Zyrianov, un contadino del luogo, per poi trasferirsi nella casa della contadina Petrova.
Negli anni dell'esilio oltre a terminare l'opera Lo sviluppo del capitalismo in Russia, Lenin scrisse più di una trentina di lavori teorici tra i quali gli articoli: Il nostro programma, Il nostro compito immediato e Una questione urgente che furono di stimolo, di approfondimento e di chiarimento sia nel dibattito politico che attraversava il movimento marxista russo, sia nell'azione organizzativa che aveva portato, seppure solo formalmente, alla fondazione del POSDR (Partito Operaio Socialdemocratico Russo) con il 1° congresso del partito svoltosi a Minsk nel 1898.
"La socialdemocrazia internazionale - scrive Lenin nell'articolo Il nostro programma - sta ora attraversando una fase di tentennamenti ideologici. Fino ad ora le dottrine di Marx e di Engels erano considerate come la solida base della teoria rivoluzionaria; ora si sente dire da tutte le parti che queste dottrine sono inadeguate ed invecchiate. Chi si dichiara socialdemocratico ed intende pubblicare un organo di stampa socialdemocratico deve determinare esattamente il proprio atteggiamento verso questa questione...
Noi ci troviamo in tutto e per tutto sul terreno della teoria di Marx: è stata essa la prima a trasformare il socialismo da utopia in scienza, a dare delle solide fondamenta a questa scienza ed a tracciare il cammino da seguire, sviluppando ulteriormente questa scienza ed elaborandola in tutti i suoi particolari... Essa ha chiarito il vero compito di un partito socialista rivoluzionario: non elaborazione di piani per riorganizzare la società, non prediche ai capitalisti ed ai loro reggicoda sul modo di migliorare la situazione degli operai, non organizzazione di congiure, ma organizzazione della lotta di classe del proletariato e direzione di questa lotta, il cui scopo finale è la conquista del potere politico da parte del proletariato e l'organizzazione della società socialista.
Ed ora noi chiediamo: che cosa hanno introdotto di nuovo in questa teoria i chiassosi 'innovatori' che hanno al presente sollevato tanto rumore, raggruppandosi attorno al socialista tedesco Bernstein? Assolutamente nulla: non hanno fatto fare un solo passo avanti alla scienza che Marx ed Engels ci hanno raccomandato di sviluppare; non hanno insegnato al proletariato nessun nuovo metodo di lotta; non hanno fatto che ritirarsi, prendendo a pretesto frammenti di teorie arretrate e predicando al proletariato non la teoria della lotta, ma la teoria dell'arrendevolezza: dell'arrendevolezza nei confronti dei peggiori nemici del proletariato, dei governi e dei partiti borghesi, che non si stancano di escogitare nuovi mezzi per dare addosso ai socialisti...
Noi sappiamo che queste parole ci tireranno addosso una tempesta di accuse: si griderà che vogliamo trasformare il partito socialista in un ordine di 'ortodossi' che perseguitano gli 'eretici' per aver deviato dal 'dogma', per aver espresso dei pareri indipendenti, e così via. Le conosciamo tutti queste pungenti frasi alla moda. Ma esse non contengono neanche un briciolo di verità, neanche un briciolo di buon senso. Non si può avere un forte partito socialista se manca una teoria rivoluzionaria che unisca tutti i socialisti, dalla quale questi attingano tutte le loro convinzioni e che essi applichino ai loro metodi di lotta e di azione; difendere una teoria che, per propria intima convinzione, si ritiene giusta dagli attacchi infondati e dai tentativi di peggiorarla non significa ancora in nessun modo essere nemici di ogni critica...
Quali sono dunque le questioni principali che sorgono nell'applicare alla Russia il programma comune a tutti i socialdemocratici? Abbiamo già detto che l'essenza di questo programma consiste nell'organizzazione della lotta di classe del proletariato e nella direzione di questa lotta, il cui scopo finale è la conquista del potere politico da parte del proletariato e l'organizzazione della società socialista. La lotta di classe del proletariato si divide in lotta economica (lotta contro singoli capitalisti e contro singoli gruppi di capitalisti per migliorare la situazione degli operai) e lotta politica (lotta contro il governo per l'estensione dei diritti del popolo, cioè per la democrazia, e per l'estensione del potere politico del proletariato). Alcuni socialdemocratici russi... ritengono che la lotta economica sia incomparabilmente più importante, mentre rinviano apertamente quella politica a tempi più o meno lontani. Questa opinione è assolutamente erronea. Tutti i socialdemocratici sono d'accordo nel ritenere che è necessario organizzare la lotta economica della classe operaia, che è necessario fare dell'agitazione fra gli operai su questo terreno, cioè aiutare gli operai nella loro lotta quotidiana contro i padroni, attirare la loro attenzione su ogni forma e ogni caso di vessazione e spiegar loro in tal modo la necessità di unirsi. Ma dimenticare la lotta politica per la lotta economica significherebbe allontanarsi dal principio fondamentale della socialdemocrazia mondiale, significherebbe dimenticare quanto ci insegna tutta la storia del movimento operaio... Nessuna lotta economica può apportare agli operai un miglioramento duraturo; essa non può neanche essere condotta su vasta scala se gli operai non avranno il diritto di organizzare liberamente le loro riunioni, le loro associazioni, di avere i propri giornali, di mandare i loro rappresentanti nelle assemblee nazionali, come fanno gli operai della Germania e di tutti gli altri paesi europei (eccettuate la Turchia e la Russia). Ma per ottenere questi diritti è necessario condurre una lotta politica. In Russia, non soltanto gli operai, ma tutti i cittadini sono privi di diritti politici. La Russia è una monarchia autocratica, assoluta. Il solo zar promulga le leggi, nomina i funzionari e li controlla. Parrebbe
perciò che in Russia lo zar ed il governo dello zar non dovessero dipendere da nessuna classe ed occuparsi egualmente di tutte. In realtà, però, tutti i funzionari vengono scelti soltanto nella classe dei proprietari e tutti sono soggetti all'influenza dei grandi capitalisti, i quali fanno dei ministri quel che vogliono ed ottengono quel che desiderano. La classe operaia russa è oppressa da un doppio giogo: essa viene spogliata e derubata dai capitalisti e dai grandi proprietari fondiari, e perché non possa lottare contro di loro, viene legata mani e piedi dalla polizia, che le tappa la bocca e perseguita qualsiasi tentativo di difendere i diritti del popolo. In ogni sciopero contro un capitalista, contro gli operai vengono scagliate la truppa e la polizia. Ogni lotta economica si trasforma necessariamente in lotta politica, e la socialdemocrazia deve legare indissolubilmente l'una e l'altra in un'unica lotta di classe del proletariato. Il primo e principale scopo di tale lotta dev'essere la conquista dei diritti politici, la conquista della libertà politica...
La classe operaia russa saprà condurre la propria lotta economica e politica anche da sola, anche nel caso in cui non dovesse ricevere aiuto da nessun'altra classe. Ma nella lotta politica gli operai non sono soli. La completa mancanza di diritti da parte del popolo e l'arbitrio brutale di funzionari banditi indignano anche tutte le persone colte che hanno un certo senso dell'onestà, le quali non possono restare indifferenti davanti alla persecuzione di ogni libera parola e libero pensiero; indignano i polacchi, i finlandesi, gli ebrei, i settari russi perseguitati; indignano i piccoli mercanti, gli industriali, i contadini, che non hanno nessuno a cui rivolgersi per esser difesi contro le vessazioni dei funzionari e della polizia. Tutti questi gruppi della popolazione, presi separatamente, sono incapaci di condurre una lotta politica tenace, ma allorché la classe operaia innalzerà il vessillo di questa lotta, da tutte le parti le porgeranno una mano per venirle in aiuto. La socialdemocrazia russa si metterà alla testa di tutti i combattenti per i diritti del popolo, di tutti i combattenti per la democrazia, ed allora diventerà invincibile!"
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Finito il periodo della deportazione Lenin, nel gennaio 1900 si stabilì a Pskov, la città più vicina a Pietroburgo. Ciò perché il governo zarista aveva vietato a Vladimir Ilic di risiedere nella capitale. A Pskov, Lenin inizia un intenso lavoro per creare un organo di stampa centrale della socialdemocrazia.
"Il movimento operaio russo - aveva affermato Lenin nell'articolo Il nostro compito immediato - attraversa attualmente un periodo di transizione. L'opera brillantemente iniziata, nella quale si sono distinte le organizzazioni operaie socialdemocratiche del Territorio occidentale, di Pietroburgo, di Mosca, di Kiev e di altre città, si è compiuta con la fondazione del 'Partito operaio socialdemocratico russo' (primavera del 1898). Fatto questo enorme passo avanti, la socialdemocrazia russa, come se avesse temporaneamente esaurito tutte le sue energie, è ritornata al precedente lavoro frazionato delle singole organizzazioni locali. Il partito non ha cessato di esistere; si è solo ripiegato su se stesso, allo scopo di raccogliere le forze per porre la causa dell'unificazione di tutti i socialdemocratici russi su una base solida. Compiere questa unificazione, elaborare per essa la forma adeguata, liberarsi definitivamente dal meschino frazionamento locale: ecco il compito immediato e più urgente dei socialdemocratici russi.
Siamo tutti d'accordo che il nostro compito è quello d'organizzare la lotta di classe del proletariato. Ma che cos'è la lotta di classe? Se gli operai di una singola fabbrica, di una singola industria scendono in lotta contro il proprio padrone o i propri padroni, si tratta forse di lotta di classe? No, si tratta solo di deboli germi di questa lotta. La lotta degli operai diventa lotta di classe solo quando tutti i rappresentanti di avanguardia di tutta la classe operaia di tutto un paese hanno coscienza di costituire un'unica classe operaia e cominciano a lottare non contro i singoli padroni, ma contro tutta la classe
dei capitalisti e contro il governo che sostiene questa classe...
'Ogni lotta di classe è lotta politica'
(Marx-Engels: Manifesto del Partito Comunista - ndt): sarebbe sbagliato interpretare queste celebri parole di Marx nel senso che ogni lotta degli operai contro i padroni sia sempre una lotta politica. Bisogna interpretarle nel senso che la lotta degli operai contro i capitalisti diventa necessariamente una lotta politica nella misura in cui diventa lotta di classe. Il compito della socialdemocrazia è appunto quello di trasformare, mediante l'organizzazione degli operai e la propaganda e l'agitazione fra di essi, la loro lotta spontanea contro gli oppressori in lotta di tutta la classe, in lotta di un determinato partito politico per determinati ideali politici e socialisti. Un tale compito non può essere assolto col solo lavoro locale...
Ciò che ci manca ora è appunto la fusione di tutto questo lavoro locale, sì da trasformarlo in lavoro di un unico partito. Il nostro principale difetto, per la cui eliminazione dobbiamo tendere tutte le nostre forze, è il carattere ristretto, 'artigianesco' del lavoro locale. Per effetto di questo artigianismo numerose manifestazioni del movimento operaio in Russia rimangono avvenimenti puramente locali e perdono molto della loro importanza come esempi per tutta la socialdemocrazia russa, come tappe di tutto il movimento operaio russo. Per effetto di questo artigianismo gli operai non si rendono abbastanza consapevoli che, in tutta la Russia, i loro interessi sono comuni, non collegano sufficientemente alla loro lotta l'idea del socialismo russo e della democrazia russa. Per effetto di questo artigianismo le varie concezioni dei compagni sulle questioni teoriche e pratiche non vengono discusse apertamente in un organo centrale, non servono all'elaborazione di un programma di partito comune e di una tattica comune, ma si perdono nell'angusta vita dei circoli o portano ad un'eccessiva accentuazione di particolarità locali e occasionali. Ne abbiamo abbastanza di questo artigianismo! Siamo già abbastanza maturi per passare ad un lavoro comune, all'elaborazione di un programma di partito comune, alla discussione collettiva della nostra tattica e organizzazione di partito...
La storia del socialismo e della democrazia nell'Europa occidentale, la storia del movimento rivoluzionario russo, l'esperienza del nostro movimento operaio: ecco il materiale
che dobbiamo assimilare per forgiare un'organizzazione ed elaborare una tattica del nostro partito che siano adeguate ai fini da raggiungere. L''elaborazione' di questo materiale deve tuttavia essere autonoma, poiché sarebbe inutile cercare dei modelli bell'è fatti: da una parte il movimento operaio russo è posto in condizioni del tutto diverse da quelle dell'Europa occidentale... E, dall'altra parte, la socialdemocrazia russa si distingue dai vecchi partiti rivoluzionari russi nella maniera più profonda...
Due sono le principali questioni che s'impongono con particolare forza nell'impostazione di questo problema. 1) Come conciliare la necessità di una piena libertà dell'attività socialdemocratica locale con la necessità di formare un partito unitario, e quindi ispirato ai principi del centralismo?... l'attività delle organizzazioni socialdemocratiche locali costituisce la base di tutta l'attività del partito. Ma se essa sarà un'attività di 'artigiani' isolati, non la si potrà, a rigore di termini, nemmeno chiamare socialdemocratica, in quanto non sarà l'organizzazione e la guida della lotta di classe
del proletariato. 2) Come conciliare l'aspirazione della socialdemocrazia a diventare un partito rivoluzionario, che faccia della lotta per la libertà politica il suo obiettivo principale col deciso rifiuto, da parte della stessa socialdemocrazia, di organizzare complotti politici, col deciso rifiuto di 'chiamare gli operai sulle barricate' (secondo la giusta espressione di P. B. Axelrod) o, in generale, di imporre agli operai questo o quel 'piano' di attacco al governo elaborato da un gruppetto di rivoluzionari?
La socialdemocrazia è pienamente in diritto di ritenere di avere data la soluzione teorica
di questi problemi... Si tratta ora della loro soluzione pratica. Una simile soluzione non può essere data da una singola persona o da un singolo gruppo: solo l'attività organizzata di tutta la socialdemocrazia può darla. Noi pensiamo che al presente il compito più urgente sia quello di accingerci alla soluzione di questi problemi, e a questo scopo dobbiamo porci come obiettivo immediato quello di dar vita a un organo di stampa del partito che esca regolarmente ed abbia stretti legami con tutti i gruppi locali. Pensiamo che in tutto il prossimo futuro tutta l'attività dei socialdemocratici debba essere indirizzata verso questo obiettivo. Senza un tale organo l'attività locale resterà ristretto 'artigianismo'. La creazione del partito - se non viene organizzata un'adeguata rappresentanza di questo partito in un determinato giornale - resterà in gran parte una vuota parola. Se non viene unificata da un organo centrale, la lotta economica non può diventare lotta di classe di tutto il proletariato russo. È impossibile condurre una lotta politica se tutto il partito non si pronuncia su ogni questione della politica e non dirige le singole manifestazioni di lotta. È impossibile organizzare le forze rivoluzionarie, disciplinarle e sviluppare la tecnica rivoluzionaria, se tutte queste questioni non vengono discusse in un organo centrale, se non vengono elaborate collettivamente determinate forme e direttive di lavoro, se non viene instaurata - a mezzo di un organo centrale - la responsabilità di ogni membro del partito di fronte a tutto il partito".3

La nascita dell'"Iskra"

Per mettere in pratica quanto aveva scritto, Lenin convocò nell'aprile del 1900 a Pskov un convegno tra i marxisti rivoluzionari e i "marxisti legali", sulla base di un progetto da lui precedentemente redatto, per discutere del programma e dei compiti e dei contributi utili alla pubblicazione del giornale "Iskra" e della rivista di scienze politiche "Zairà". La riunione di Pskov approvò il progetto di Lenin di creazione dell'"Iskra" e della "Zairà" e decise che la loro realizzazione fosse affidata oltre che allo stesso Lenin, anche a Martov e Potresov. Stampare il giornale e la rivista in Russia sarebbe stato estremamente difficoltoso a causa della repressione e del rigido controllo operati dalla polizia zarista. Fu deciso, quindi, di pubblicare all'estero l'"Iskra" e la "Zairà" e, per questo, Lenin, Martov e Potresov dovettero prepararsi all'espatrio. Il 5 maggio Lenin ottenne il passaporto per un viaggio in Germania. Prima di espatriare, però, si recò in diverse località della Russia per organizzare l'adesione e la collaborazione dei diversi circoli socialdemocratici all'"Iskra". Il 20 maggio giunge clandestinamente a Pietroburgo. Il giorno successivo al suo arrivo la polizia zarista lo arresta e lo sottopone ad interrogatorio. Verrà rilasciato il 31 maggio. Tra giugno e luglio Lenin si reca poi a Podolsk, nei pressi di Mosca, a Nizni Novgorod, Ufà e Samara.
Il 29 luglio Lenin parte per l'estero. Dopo una breve permanenza in Svizzera, si reca in Germania dove, nel dicembre 1900, uscirà il primo numero dell'"Iskra". In esso compare anche un articolo di Lenin intitolato I compiti urgenti del nostro movimento, nel quale si legge: "La socialdemocrazia russa ha già dichiarato più di una volta che il compito politico immediato del partito operaio russo dev'essere il rovesciamento dell'autocrazia, la conquista della libertà politica. Lo dichiararono, già più di quindici anni fa, i rappresentanti della socialdemocrazia russa, i membri del gruppo 'Emancipazione del lavoro', e l'hanno anche dichiarato, due anni e mezzo fa, i rappresentanti delle organizzazioni socialdemocratiche russe che nell'estate del 1898 hanno creato il Partito operaio socialdemocratico russo. Nonostante queste ripetute dichiarazioni, però, la questione dei compiti politici della socialdemocrazia in Russia viene oggi posta nuovamente all'ordine del giorno. Molti esponenti del nostro movimento esprimono il dubbio che l'accennata soluzione del problema non sia giusta. La socialdemocrazia russa attraversa un periodo di tentennamenti, un periodo di dubbi che arrivano fino all'autonegazione. Da un lato il movimento operaio viene staccato dal socialismo: si aiutano gli operai a condurre la lotta economica, ma, ciò facendo, non si spiegano loro in alcun modo, o si spiegano solo in maniera insufficiente, i fini socialisti e i compiti politici del movimento nel suo insieme. Dall'altro lato il socialismo viene staccato dal movimento operaio: dei socialisti russi cominciano di bel nuovo a dire, con crescente insistenza, che a lottare contro il governo devono essere gli intellettuali con le loro sole forze, poiché gli operai si limitano alla sola lotta economica...
La socialdemocrazia è l'unione del movimento operaio col socialismo; il suo compito non è quello di porsi passivamente al servizio del movimento operaio in ogni sua singola fase, ma quello di rappresentare gli interessi del movimento nel suo insieme, di mostrare a questo movimento il suo fine ultimo, i suoi compiti politici, di salvaguardare la sua indipendenza politica ed ideologica. Staccato dalla socialdemocrazia, il movimento operaio degenera e si trasforma necessariamente in un movimento di carattere borghese: conducendo la sola lotta economica, la classe operaia perde la propria indipendenza politica, diventa un'appendice di altri partiti, tradisce il grande precetto: 'l'emancipazione della classe operaia deve essere l'opera della classe operaia stessa'... in tutti i paesi solamente l'unione del socialismo col movimento operaio ha potuto creare una solida base sia per l'uno che per l'altro. In ciascun paese, però, questa unione del socialismo col movimento operaio si è costituita storicamente, si è costituita seguendo una via particolare, in relazione con le condizioni di tempo e di luogo. In Russia la necessità dell'unione del socialismo col movimento operaio è stata proclamata già da tempo in sede teorica; praticamente, però, essa si va costituendo solo al presente. Il processo attraverso il quale questa unione si costituisce è qualcosa di molto difficile e non c'è nulla di particolarmente sorprendente se si accompagna a varie esitazioni e dubbi... Contribuire allo sviluppo politico e all'organizzazione politica della classe operaia: ecco il nostro compito principale e fondamentale. Chiunque respinga questo compito in secondo piano, chiunque non subordini ad esso tutti i compiti particolari e i singoli metodi di lotta s'incammina per una via sbagliata e arreca un grave pregiudizio al movimento. E lo respingono in secondo piano, anzitutto, coloro i quali chiamano i rivoluzionari a lottare contro il governo con le sole forze di circoli cospirativi isolati e staccati dal movimento operaio. Lo respingono, in secondo luogo, coloro i quali restringono il contenuto e l'ampiezza della propaganda, dell'agitazione e dell'organizzazione politica, ritengono possibile e opportuno offrire la 'politica' agli operai solo in momenti eccezionali della loro vita, solo nei casi solenni, barattano con eccessiva sollecitudine la lotta politica contro l'autocrazia con la rivendicazione di singole concessioni dell'autocrazia e si preoccupano insufficientemente di far sì che queste rivendicazioni di singole concessioni vengano trasformate in lotta sistematica e risoluta di un partito operaio rivoluzionario contro l'autocrazia.
'Organizzatevi!', ripete su vari toni agli operai il giornale Rabociaia Mysl
(Il pensiero operaio - giornale degli economisti - nda), ripetono tutti i fautori della corrente 'economica'. E noi, naturalmente, ci associamo in pieno a questo grido, ma aggiungiamo: organizzatevi non solo in società di mutuo soccorso, in casse di resistenza per gli scioperi e in circoli operai, organizzatevi anche in partito politico, organizzatevi per una lotta risoluta contro il governo autocratico e l'intera società capitalistica. Senza una simile organizzazione il proletariato non è in grado di elevarsi ad una lotta di classe cosciente, senza una simile organizzazione il movimento operaio è condannato all'impotenza; e con le sole casse, i soli circoli e le sole società di mutuo soccorso la classe operaia non riuscirà mai ad assolvere il grande compito storico che le sta di fronte: emancipare se stessa e tutto il popolo russo dalla sua schiavitù politica ed economica. Nessuna classe della storia ha conquistato il potere senza esprimere dei propri capi politici, dei propri rappresentanti d'avanguardia capaci di organizzare e dirigere il movimento. E la classe operaia russa ha già dimostrato di essere in grado di esprimere simili uomini: la lotta degli operai russi, che si è ampiamente estesa nel corso degli ultimi cinque o sei anni, ha dimostrato quale ricchezza di forze rivoluzionarie si celi nella classe operaia, come le più accanite persecuzioni del governo non riducano, ma aumentino il numero degli operai che anelano al socialismo, a una coscienza politica e alla lotta politica. Il congresso dei nostri compagni nel 1898 ha posto il problema in maniera giusta, e non ha ripetuto parole altrui, non è stato l'espressione di una mera infatuazione da 'intellettuali'... E noi dobbiamo accingerci risolutamente all'attuazione di questi compiti, ponendo all'ordine del giorno il problema del programma, dell'organizzazione e della tattica del partito...
Davanti a noi si erge in tutta la sua potenza la fortezza del nemico, dalla quale si fanno piovere addosso a noi nugoli di palle e di proiettili che ci privano dei migliori combattenti. Dobbiamo espugnare questa fortezza, e la espugneremo se uniremo tutte le forze del proletariato che si risveglia e tutte quelle dei rivoluzionari russi in un unico partito nel quale affluirà tutto ciò che in Russia c'è di vivo e di onesto. E solo allora si avvererà la grande profezia dell'operaio rivoluzionario russo Piotr Alexeiev: 'Si leverà il braccio muscoloso di milioni e milioni di uomini del lavoro e il giogo del dispotismo, difeso dalle baionette dei soldati, andrà in polvere!'"
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