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Lenin, la vita e l'opera Capitolo 3La formazione del Partito del proletariato in Russia Il n. 4 dell'"Iskra", maggio 1901, pubblicò un articolo dal titolo Da che cosa cominciare?, all'inizio del quale Lenin, che ne era l'autore, affermava: "Negli ultimi anni la domanda: 'Che fare?' si impone con particolare forza ai socialdemocratici russi. Non si tratta di scegliere una via (come era il caso alla fine degli anni ottanta e all'inizio degli anni novanta), ma di sapere quali passi pratici dobbiamo fare su una via già nota, e in che modo precisamente farli. Si tratta del metodo e del piano di attività pratica. E bisogna riconoscere che il problema del carattere e dei metodi della lotta, fondamentale per un partito pratico, da noi non è ancora stato risolto e continua a suscitare seri dissensi, che rivelano una instabilità e incertezza ideologica deplorevoli. Da una parte, è ancora ben lungi dall'essere morta la tendenza 'economistica', che cerca di sminuire e restringere il lavoro di organizzazione e di agitazione politica. Dall'altra parte, continua a levare fieramente la testa la tendenza dell'eclettismo senza principi, che muta a ogni nuovo 'spirar di vento' e non sa distinguere gli interessi immediati dai compiti essenziali e dalle esigenze permanenti del movimento nel suo complesso".5 L'articolo Da che cosa cominciare? fu a ben vedere la "premessa" di un importante lavoro teorico che Lenin scrisse tra l'autunno del 1901 e il febbraio del 1902: Che fare? Problemi scottanti del nostro movimento. Una grande opera marxista. Un caposaldo della dottrina scientifica marxista-leninista nel quale Lenin espose in modo analitico e sistematico la critica al "marxismo legale" e la denuncia contro l'"economismo", variante russa dell'opportunismo presente nella socialdemocrazia internazionale; proponendo, altresì, il suo pensiero, la concezione leninista teorico, politica e organizzativa del partito rivoluzionario marxista della classe operaia. La necessità e il significato del Che fare? è lo stesso Lenin a renderli evidenti e chiari nella prefazione alla sua opera: "Il presente opuscolo - scrive Lenin - doveva, secondo il piano originario dell'autore, essere dedicato allo svolgimento particolareggiato delle idee espresse nell'articolo 'Da che cosa cominciare?' (Iskra n. 4, maggio 1901). E dobbiamo innanzi tutto scusarci col lettore per il ritardo con cui manteniamo qui la promessa fatta nell'articolo citato... Una delle ragioni di questo ritardo consiste nel tentativo, intrapreso nel giugno dell'anno passato (1901), di unificare le organizzazioni socialdemocratiche all'estero. Era naturale che si attendessero i risultati di quel tentativo, giacché, se fosse riuscito, si sarebbero forse dovute esporre le opinioni dell'Iskra sull'organizzazione da un punto di vista un po' diverso e, in ogni caso, un tale successo avrebbe consentito di metter fine molto rapidamente all'esistenza di due correnti nella socialdemocrazia russa. Il tentativo, come il lettore sa, è fallito e, come ci sforzeremo di dimostrare, non poteva finire diversamente dopo la nuova svolta del Raboceie Dielo (n. 10) (Organo non periodico dell'"Unione dei socialdemocratici russi" all'estero - nda) verso l'economismo... Tema principale dell'opuscolo dovevano essere le tre questioni poste nell'articolo Da che cosa cominciare? Cioè: le questioni del carattere e del contenuto essenziale della nostra agitazione politica, dei nostri compiti organizzativi e del piano per la creazione simultanea, da diverse parti, di un'organizzazione di lotta per tutta la Russia... Ma la primitiva intenzione di limitarsi ad analizzare, nell'opuscolo, queste tre questioni e di esporre le proprie opinioni, per quanto possibile in forma positiva, senza ricorrere o quasi alla polemica, è risultata del tutto irrealizzabile, e per due ragioni. Da un lato, l'economismo si è dimostrato molto più vitale di quanto non supponessimo... D'altro lato, la perplessità dimostrata dagli economisti quando abbiamo esposto sull'Iskra, basandoci sui fatti, le nostre opinioni, ha mostrato chiaramente che noi spesso parliamo due linguaggi completamente diversi e... che è necessario fare un tentativo di 'chiarificazione' sistematica, la più popolare possibile, illustrata da esempi numerosi e concreti, con tutti gli economisti, su tutti i punti essenziali dei nostri dissensi. Mi sono deciso a questo tentativo di 'chiarificazione', pur comprendendo perfettamente che esso accrescerà considerevolmente le dimensioni dell'opuscolo e ne ritarderà la pubblicazione, perché non vedevo nessun'altra possibilità di mantenere la promessa fatta nell'articolo Da che cosa cominciare?... L'analisi delle tre questioni sopra indicate costituisce ancora l'argomento fondamentale del volume, ma ho dovuto cominciare da due altre questioni più generali: perché una parola d'ordine così 'innocua' e 'naturale' come quella della 'libertà di critica' è per noi un vero grido di guerra? Perché non possiamo intenderci nemmeno sulla questione fondamentale della funzione della socialdemocrazia di fronte al movimento spontaneo delle masse? Inoltre, l'esposizione delle mie opinioni sul carattere e sul contenuto dell'agitazione politica si è trasformata in una chiarificazione della differenza fra la politica tradunionista e la politica socialdemocratica; e l'esposizione delle mie opinioni sui compiti organizzativi si è trasformata in una spiegazione della differenza tra il lavoro artigianesco, che soddisfa gli economisti, e l'organizzazione dei rivoluzionari che riteniamo indispensabile. Inoltre, insisto tanto più sul 'piano' di un giornale politico per tutta la Russia in quanto le obiezioni sollevate contro di esso erano inconsistenti e non rispondevano alla questione fondamentale, posta nell'articolo Da che cosa cominciare?: come iniziare simultaneamente, da tutte le parti, la creazione dell'organizzazione che ci è necessaria? Infine, nella parte conclusiva dell'opuscolo spero di dimostrare che abbiamo fatto tutto quanto dipendeva da noi per prevenire la rottura definitiva con gli economisti, che ciò nonostante è apparsa inevitabile; che il Raboceie Dielo ha acquistato una particolare importanza, un'importanza 'storica', se volete, perché ha espresso nel modo più completo e con maggior rilievo, non già l'economismo conseguente, ma la confusione e gli ondeggiamenti che costituiscono il lineamento caratteristico di tutto un periodo della storia della socialdemocrazia russa; che, per conseguenza, la polemica con questa rivista, per quanto a prima vista troppo ampia, ha la sua importanza, dato che non possiamo procedere innanzi senza liquidare definitivamente quel periodo".6 La fondamentale opera "Che fare?" Il Che fare? rappresentò una sorta di manifesto programmatico dei leninisti dell'"Iskra" in vista del II Congresso del POSDR, fortemente voluto da Lenin proprio per dare al proletariato russo la sua organizzazione rivoluzionaria marxista e porre così la classe operaia alla testa alla testa del movimento popolare contro l'autocrazia zarista e per la conquista della democrazia. Obiettivi, questi, che costituiranno, una volta raggiunti, la base di sviluppo della lotta per il socialismo in Russia. È soprattutto tra il 1902 e la prima metà del 1903 che Lenin lavora senza risparmio di energie a creare tutte le condizioni politiche e organizzative necessarie alla convocazione e allo svolgimento del II Congresso del POSDR. Nei mesi di gennaio e febbraio del 1902, scrive le sue osservazioni ai progetti di programma del POSDR preparati da Plekhanov e redige anch'egli un suo progetto di programma da sottoporre all'analisi del movimento socialdemocratico. Scrive anche Il programma agrario della socialdemocrazia russa commentando, con esso, la parte del programma del POSDR relativa alla questione agraria. Le osservazioni di Lenin al progetto di programma di Plekhanov evidenziano i temi principali della discussione che ebbe luogo all'interno dell'"Iskra" su questa fondamentale questione. "Ritengo - scrive Lenin - che il difetto generale e fondamentale che rende questo progetto inaccettabile sia il tipo stesso del programma, e precisamente: questo non è il programma di un partito che lotta praticamente... è quasi un programma per allievi (specialmente nel capitolo più importante, dedicato al carattere del capitalismo), e per di più per allievi del primo corso, in cui si parla del capitalismo in generale e non ancora del capitalismo russo. Questo difetto fondamentale determina anche una quantità di ripetizioni... Tale modo di esporre è illogico e sbagliato. È sbagliato perché non è dalle definizioni che il proletariato in lotta impara (come s'impara nei manuali) che cos'è il capitalismo, ma dalla conoscenza pratica delle contraddizioni del capitalismo, dello sviluppo della società e delle sue conseguenze. Anche noi dobbiamo definire nel nostro programma questo sviluppo, dire nel modo più breve e con il maggior rilievo che le cose vanno precisamente così, mentre dobbiamo riservare al commento qualsiasi spiegazione del perché le cose vanno proprio così e non in un altro modo e tutti i particolari sulle forme in cui si manifestano le tendenze principali. Che cosa sia il capitalismo risulterà di per sé dal modo come dimostreremo che le cose stanno (resp. vanno) esattamente così. È illogico perché il processo di soppiantamento del piccolo produttore da parte del grande... e il processo di divisione della società in proprietari e proletari... è un unico e identico processo. E ciò non risulta nella formulazione del progetto... Il progetto parla in senso assoluto del carattere rivoluzionario della piccola borghesia (se essa 'sostiene' il proletariato, non significa forse che è rivoluzionaria?) e non dice nemmeno una parola del suo carattere conservatore (e persino reazionario). Ciò è completamente unilaterale ed errato. Possiamo (e dobbiamo) indicare in senso assoluto il carattere conservatore della piccola borghesia. E soltanto in forma condizionata dobbiamo indicarne il carattere rivoluzionario. Soltanto una tale formulazione corrisponderà esattamente allo spirito della dottrina di Marx. Per esempio, il Manifesto comunista dichiara apertamente che 'di tutte le classi che stanno di fronte alla borghesia, soltanto il proletariato è una classe veramente rivoluzionaria... Il piccolo industriale, l'artigiano, il contadino... non sono rivoluzionari, ma conservatori. Ancora più, essi sono reazionari... Se sono rivoluzionari ('se'!), lo sono in vista del loro imminente passaggio al proletariato, (in quanto) abbandonano il proprio modo di vedere per adottare quello del proletariato'... A proposito. Nel progetto non si parla della dittatura del proletariato, che è di primaria importanza. Anche se ciò è accaduto per caso, per una svista, resta tuttavia fuor di dubbio che il concetto di 'dittatura' è incompatibile con il riconoscimento di fatto che il proletariato venga sostenuto da altri. Se sapessimo veramente che la piccola borghesia aiuterà il proletariato a compiere la sua rivoluzione proletaria, non si dovrebbe più parlare di 'dittatura', poiché allora ci sarebbe garantita una maggioranza così schiacciante che potremmo fare benissimo a meno della dittatura (come appunto vogliono far credere i 'critici'). L'ammissione dell'idea che la dittatura del proletariato è necessaria e connessa nel modo più stretto e indissolubile con l'affermazione del Manifesto comunista, secondo la quale soltanto il proletariato è una classe veramente rivoluzionaria... Il partito della classe rivoluzionaria può appunto esprimere il carattere rivoluzionario condizionato delle altre classi soltanto in una forma che gli permetta di esporre loro in che modo concepisce le loro sventure e i mezzi per mettervi fine, di parlare, nella sua dichiarazione di guerra al capitalismo, non soltanto a nome proprio, ma anche a nome di tutte le masse 'che vivono una vita di stenti e di miseria'. Di per sé ne consegue che chi accetta tale dottrina dovrà venire a noi. Sarebbe semplicemente ridicolo che ci venisse in mente di dirlo anche nel programma e di dichiarare che se gli elementi instabili adottassero il nostro modo di vedere sarebbero rivoluzionari! Sarebbe il mezzo migliore per distruggere la fiducia nei nostri riguardi proprio di quegli alleati indecisi e deboli che anche senza di ciò non hanno abbastanza fiducia in noi".7 Questo è quanto Lenin aveva affermato nelle Osservazioni al secondo progetto di programma di Plekhanov. Nel Giudizio sul secondo progetto di programma di Plekhanov, Lenin, invece, così si espresse: "Tutto il progetto è permeato da quattro difetti fondamentali che lo rendono, a mio avviso, assolutamente inaccettabile: 1. Per il modo come è formulato il capitolo più importante, in cui si definisce il capitalismo, questo progetto non è il programma di un proletariato che lotta contro le manifestazioni estremamente reali di un capitalismo ben determinato, ma lo schema di un manuale di economia sul capitalismo in generale. 2. In particolare il programma non è adatto per il partito del proletariato russo, perché l'evoluzione del capitalismo russo, le contraddizioni e le calamità sociali da esso generate sono quasi completamente eluse e lasciate nell'ombra proprio perché si definisce il capitalismo in generale. Nel suo programma il partito del proletariato russo deve formulare nel modo più inequivocabile la sua accusa contro il capitalismo russo, la sua dichiarazione di guerra al capitalismo russo. Ciò è tanto più necessario in quanto il programma russo non può essere a questo riguardo identico ai programmi europei: in questi ultimi si parla di capitalismo e di società borghese, senza dire che questi concetti sono validi tanto per l'Austria, quanto per la Germania, ecc., poiché ciò è cosa ovvia. Per la Russia, invece, non lo è. Cavarsela dicendo che il capitalismo 'nella sua forma sviluppata' si distingue in generale per determinate particolarità, e in Russia il capitalismo 'diventa prevalente', significa eludere l'accusa e la dichiarazione di guerra concreta, che sono le cose più importanti per un partito che lotta concretamente. Il progetto non raggiunge quindi uno degli scopi principali del programma: dare al partito una direttiva per la propaganda e l'agitazione quotidiana su tutte le varie manifestazioni del capitalismo russo. 3. Alcuni importantissimi punti vengono formulati nel progetto in modo così impreciso da generare inevitabilmente una serie di malintesi dei più pericolosi e rendere difficile la nostra lotta teorica e la propaganda. Così, per esempio, ci si limita a rilevare l'aumento della grande produzione nelle sole aziende 'industriali'. L'evoluzione del capitalismo agrario o è lasciata nell'ombra, o viene completamente trascurata... La funzione del proletariato di rappresentare tutta la massa lavoratrice e sfruttata deve essere espressa nel programma con l'accusa che noi lanciamo contro il capitalismo, causa della miseria delle masse (e non soltanto della miseria della classe operaia), della disoccupazione 'di strati sempre più larghi della popolazione lavoratrice' (e non della classe operaia). 4. Il progetto si allontana continuamente da un programma nel vero senso della parola per cadere in un commento. Un programma deve essere composto di enunciazioni brevi, che non contengano neanche una parola superflua, riservando le spiegazioni al commento, agli opuscoli, all'agitazione, ecc. Perciò aveva perfettamente ragione Engels quando accusava il Programma di Erfurt di essere, per la sua prolissità, la sua abbondanza di particolari e le sue ripetizioni, più un commento che un programma. Nel progetto in esame questo difetto è ancora più accentuato, molteplici sono le ripetizioni, e i tentativi di dare (invece di una definizione) la spiegazione del processo non raggiungono affatto lo scopo, ma rendono il programma prolisso sino all'impossibile".8 Agli inizi di aprile Lenin si stabilisce a Londra, dove, nel frattempo, era stata trasferita l'"Iskra". Il n. 21 del giornale, giugno 1902, pubblica il progetto di programma del POSDR redatto, sotto la direzione di Lenin, dalla redazione dell'"Iskra" e della "Zairà". Verso il II Congresso del POSDR Un altro importante impegno di Lenin relativo alla preparazione del congresso socialdemocratico, fu quello del mantenimento e dello sviluppo dei contatti con le organizzazioni socialdemocratiche sparse su tutto il territorio della Russia; facendo conoscere e radicare in esse, i principi iskristi affinché, fin da subito, esse potessero sviluppare la propria attività sulla base di una politica e di un metodo di lavoro leninisti. Questo, soprattutto, per poter riuscire a mettere fine alla frammentazione nel tempo più breve possibile e avviare, in tutto il paese, un lavoro univoco sul piano politico ideologico e che puntasse al raggiungimento di obiettivi comuni. Una delle organizzazioni di partito che più si impegnò su questo terreno, fu quella del Caucaso. E non è un caso che, nel settembre 1902, per incarico di Lenin le matrici dei numeri 22 e 23 dell'"Iskra" vennero inviate alla tipografia clandestina di Bakù per essere stampate in Russia. La tipografia di Bakù era sorta per iniziativa di Stalin, allora giovane ma già riconosciuto dirigente socialdemocratico della regione transcaucasica, il quale fin dall'inizio della sua attività politica, fu un convinto sostenitore e realizzatore delle idee di Lenin e dell'"Iskra". Il lavoro necessario alla convocazione del II Congresso del POSDR ebbe un'ulteriore accelerazione negli ultimi mesi del 1902. A novembre di quell'anno fu costituito il comitato di organizzazione per la preparazione del congresso. Superando l'azione persecutoria e repressiva dell'Okhrana, il comitato riuscì nel difficile compito di collegare le organizzazioni locali con l'estero. Al comitato di organizzazione presero parte rappresentanti dello Juzny Raboci (L'operaio del sud), un giornale illegale la cui redazione aveva stretto legami con l'"Iskra" nell'agosto del 1902; quelli della Federazione del Nord e, inoltre, Radcenko, Krasikov, Krasnukha, Leughnik e Krgigianovski. Il Bund, l'organizzazione dei lavoratori di religione ebraica, fu, all'inizio, indecisa sulla sua partecipazione al comitato. Ma fu principalmente su Lenin che gravò il peso maggiore del coordinamento di questo lavoro tanto arduo quanto indispensabile. L'approssimarsi del congresso fece, come naturale, aumentare la fibrillazione del movimento socialdemocratico russo, consapevole dell'importanza dell'avvenimento non solo per lo sviluppo del movimento, ma anche per le sorti future del paese. Alcune questioni provocarono discussioni assai vivaci e non prive di tensioni. Una tra le più importanti fu, certamente, quella sollevata da esponenti del Bund circa la necessità di trasformare il Bund stesso, che era parte integrante del POSDR, in un partito autonomo eventualmente legato al POSDR da un patto federativo. Sul n. 34 dell'"Iskra" del 15 febbraio 1903, Lenin affronta questa questione nell'articolo Occorre un partito politico autonomo al proletariato ebraico? Scrive Lenin: "Sul n.105 delle Poslednie Izvestia (del 28-15 gennaio 1903), pubblicate dal 'Comitato estero dell'Unione operaia ebraica generale in Lituania, Polonia, e Russia', nel breve articolo A proposito di un manifesto (si tratta del manifesto del comitato di Iekaterinoslav del Partito operaio socialdemocratico russo), troviamo questa affermazione tanto sorprendente quanto importante e davvero 'gravida di conseguenze': 'Il proletariato ebraico si è costituito (sic!) in un partito politico indipendente (sic!), il Bund'. Non lo sapevamo ancora. È una novità... Purtroppo la mancanza di spazio ci impedisce di citare integralmente il manifesto di Iekaterinoslav... e ci limiteremo ad osservare che questo magnifico documento spiega in maniera eccellente agli operai ebrei di Iekaterinoslav... qual è l'atteggiamento socialdemocratico verso il sionismo e l'antisemitismo. Inoltre il proclama è così sollecito, fraternamente sollecito verso i sentimenti, lo stato d'animo e i desideri degli operai ebrei, che precisa e sottolinea in particolar modo la necessità di lottare sotto la bandiera del Partito operaio socialdemocratico russo 'anche per conservare e sviluppare ulteriormente la vostra (il manifesto si rivolge agli operai ebrei) cultura nazionale', 'anche nell'interesse puramente nazionale'... E ciò nondimeno il Comitato estero del Bund (stavamo per dire: il Comitato centrale del nuovo partito) si è scagliato contro questo scritto perché non menziona nemmeno con una parola il Bund. Ecco il suo unico, ma d'altro canto imperdonabile, terribile delitto. Ecco perché il comitato di Iekaterinoslav viene accusato di mancanza di 'sensibilità politica'... Ci si domanda ora: il comitato di Iekaterinoslav ha commesso effettivamente un delitto? Doveva proprio immancabilmente menzionare il Bund? A queste domande si può rispondere solo negativamente, se non altro per il semplice motivo che il manifesto è rivolto non agli 'operai ebrei' in generale (come dice del tutto erroneamente il Comitato estero del Bund), ma 'agli operai ebrei di Iekaterinoslav' (il Comitato estero del Bund ha dimenticato di citare le ultime due parole!). A Iekaterinoslav non esiste nessuna organizzazione del Bund. (E in generale per il Mezzogiorno della Russia il IV Congresso del Bund aveva deciso di non organizzare comitati separati del Bund nelle città dove le organizzazioni ebraiche facevano parte dei comitati del partito, dove i loro bisogni potevano venire pienamente soddisfatti senza separarsi da questi comitati). Dal momento che a Iekaterinoslav gli operai ebrei non sono organizzati in un apposito comitato, ciò significa che il loro movimento (in unione inscindibile con tutto il movimento operaio di quella località) è diretto interamente dal comitato di Iekaterinoslav, che li subordina direttamente al Partito operaio socialdemocratico russo, il quale deve invitarli a lavorare per tutto il partito e non per sue singole parti. È evidente che, date queste condizioni, il comitato di Iekaterinoslav non solo non aveva l'obbligo di menzionare il Bund, ma, al contrario, se avesse pensato di propugnare 'la necessità di una organizzazione separata delle forze (che sarebbe stata certamente e probabilmente piuttosto un'organizzazione dell'impotenza) del proletariato ebraico' (come vogliono i bundisti), avrebbe commesso un gravissimo errore e una diretta violazione non solo dello statuto del partito, ma anche dell'unità della lotta di classe proletaria. Proseguiamo. Il comitato di Iekaterinoslav viene accusato di non sapersi 'orientare' nella questione dell'antisemitismo. Il Comitato estero del Bund dimostra di avere una concezione veramente puerile dei grandi movimenti sociali. Il comitato di Iekaterinoslav parla del movimento antisemita internazionale degli ultimi decenni e osserva che 'dalla Germania questo movimento si è esteso ad altri paesi, e dappertutto ha trovato fautori precisamente fra gli strati borghesi e non fra gli strati operai della popolazione'. 'Questa è una leggenda non meno dannosa' (di quelle sionistiche): dice il Comitato estero del Bund con un vero scatto di collera. L'antisemitismo 'ha messo radici nella massa operaia', e per provarlo il 'ben orientato' Bund cita due fatti: 1) la partecipazione degli operai al pogrom di Censtokhova e 2) l'atto dei 12 (dodici!) operai cristiani di Gitomir che hanno preso il posto degli scioperanti e hanno minacciato di 'scannare tutti i giudei'. Prove effettivamente solide, soprattutto la seconda! La redazione delle Poslednie Izvestia è così abituata ad avere a che fare con grossi scioperi di cinque o dieci persone che l'atto dei dodici operai ignoranti di Gitomir viene tirato fuori per valutare il legame dell'antisemitismo internazionale con questo o quello 'strato della popolazione'. Magnifico, davvero! Se i bundisti, invece di andare in collera, in modo sciocco e ridicolo, contro il comitato di Iekaterinoslav, avessero riflettuto un po' sulla questione e avessero consultato almeno l'opuscolo di Kautsky sulla rivoluzione sociale, da loro pubblicato recentemente in lingua ebraica, avrebbero capito che esiste un indubbio legame fra l'antisemitismo e gli interessi appunto degli strati borghesi e non degli strati operai della popolazione. E se avessero riflettuto ancora un po', avrebbero potuto capire anche che il carattere sociale dell'attuale antisemitismo non muta se a questo o a quel pogrom partecipano non solo decine, ma anche centinaia di operai disorganizzati e per i nove decimi ancora del tutto ignoranti. Il comitato di Iekaterinoslav è insorto (e a ragione) contro la leggenda sionistica secondo cui l'antisemitismo è eterno, e il Bund con la sua collerica rettifica non ha fatto che imbrogliare la questione e seminare fra gli operai ebrei idee che conducono all'offuscamento della loro coscienza di classe. Dal punto di vista della lotta di tutta la classe operaia della Russia per la libertà politica e per il socialismo, l'attacco del Bund contro il comitato di Iekaterinoslav è il colmo dell'insensatezza. Dal punto di vista del 'partito politico indipendente del Bund', quest'attacco diviene comprensibile: non osate organizzare in nessun luogo gli operai 'ebrei' insieme e in unione inscindibile con gli operai 'cristiani'! Non osate, a nome del Partito operaio socialdemocratico russo o dei suoi comitati, rivolgervi direttamente agli operai ebrei, 'scavalcando' il Bund, senza passare per il Bund, senza menzionare il Bund! E questo fatto profondamente spiacevole non è casuale. Poiché invece dell'autonomia nelle questioni che riguardano il proletariato ebraico avete chiesto la 'federazione', siete stati costretti a dichiarare il Bund 'partito politico indipendente' per avere la possibilità di attuare a qualsiasi costo questa federazione. Ma dichiarare il Bund partito politico indipendente significa appunto condurre all'assurdo l'errore fondamentale nella questione nazionale, il che immancabilmente e inevitabilmente sarà il punto di partenza per una svolta nelle concezioni del proletariato ebraico e dei socialdemocratici ebrei in generale. Nello statuto del 1898 l''autonomia' garantisca al movimento operaio ebraico tutto ciò che gli può occorrere: la propaganda e l'agitazione in lingua ebraica, la stampa e i congressi, la possibilità di presentare particolari rivendicazioni per sviluppare un unico programma socialdemocratico comune e per il soddisfacimento dei bisogni e delle esigenze locali che scaturiscono dalle particolarità della vita ebraica. In tutto il resto è necessaria la totale e più stretta fusione con il proletariato russo, è necessaria nell'interesse della lotta di tutto il proletariato della Russia. Ed è infondato, data l'essenza stessa della questione, il timore del 'prevalere di una maggioranza' in questa fusione, perché nei problemi particolari del movimento ebraico il 'prevalere di una maggioranza' è escluso precisamente dall'autonomia, mentre nelle questioni che riguardano la lotta contro l'autocrazia, la lotta contro la borghesia di tutta la Russia dobbiamo agire come organizzazione unica, centralizzata, combattiva, dobbiamo appoggiarci, senza far distinzione di lingua e di nazionalità, su tutto il proletariato, reso compatto dalla costante soluzione comune dei problemi teorici e pratici, tattici e organizzativi, e non creare organizzazioni che vadano ciascuna per proprio conto, ciascuna per la sua strada, non indebolire la forza del nostro assalto col frazionamento in numerosi partiti politici indipendenti, non introdurre l'estraniazione e l'isolamento per poi curare con gli impiastri della famigerata 'federazione' la malattia che ci si è inoculata artificialmente".9 Un altro problema che emerse riguardò la struttura della redazione dell'"Iskra" composta da sei membri: Plekhanov, Axelrod, Zasulic, Martov, Potresov e Lenin. Non di rado la discordanza di opinioni o il sorgere di divergenze divideva la redazione a metà, causando difficoltà nel lavoro. Per superare tale situazione, Lenin propose, nel marzo 1903, di allargare la redazione inserendo in essa Trotzki, giovane socialdemocratico, entrato in contatto con l'organizzazione di Samara dopo una sua evasione dalla Siberia e che, da quei compagni, era stato inviato a Poltava per i contatti col gruppo dello Juzny Raboci. La proposta di Lenin fu respinta per l'opposizione di Plekhanov sia a marzo, sia alcuni mesi dopo, quando Lenin la ripresentò. Con l'approssimarsi del congresso, per far fronte a compiti che diventavano di giorno in giorno più numerosi e impegnativi e rimediare ad una situazione che richiedeva ormai improrogabilmente un settimo membro, la redazione dell'"Iskra" cooptò temporaneamente Krasikov. A seguito di un nuovo trasferimento dell'"Iskra", Lenin, nell'aprile 1903, si stabilì a Ginevra. Vladimir Ilic affittò una piccola casetta nel quartiere operaio di Secheron. Fu lì, in quell'abitazione, che cominciarono a giungere alcuni dei 57 delegati (43 con voto deliberativo e 14 con voto consultivo) che diedero vita al II Congresso del POSDR. |