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Lenin, la vita e l'opera

Capitolo 4
I bolscevichi battono i menscevichi
  
 
Il II Congresso del POSDR svoltosi tra Bruxelles e Londra nei mesi di luglio e agosto del 1903, rappresentò una tappa fondamentale, un punto di svolta decisivo nella storia del movimento socialdemocratico russo. Quest'assise segnò in modo netto la linea di demarcazione tra una maggioranza che, in assoluta coerenza con il marxismo ne assimilò e ne accettò il carattere rivoluzionario adoperandosi affinché il proletariato assumesse il ruolo di classe guida nella lotta contro l'autocrazia, per lo sviluppo della democrazia e la conquista del socialismo; ed una minoranza opportunista, il cui limitato orizzonte politico era quello di una compiuta democrazia borghese a cui subordinare le sorti e gli interessi della classe operaia, dei contadini e dei ceti popolari della Russia.
Lenin con la decisione, la sincerità e la chiarezza che lo hanno sempre contraddistinto, espresse con forza i suoi convincimenti su ognuna delle questioni dibattute al congresso. Lo fece sui punti fondamentali inerenti il programma della socialdemocrazia:
- la dittatura del proletariato, quale fondamento della rivoluzione, espressione della conquista e dell'esercizio del potere politico da parte della classe operaia;
- la questione agraria, attraverso la rivendicazione della nazionalizzazione della terra e la realizzazione di una stretta alleanza di classe tra proletariato e contadini poveri;
- l'affermazione del diritto delle nazioni all'autodecisione.
Lenin si battè dunque affinché il congresso accettasse questi importanti punti programmatici. E il congresso li accettò completamente, giungendo all'approvazione del "programma minimo", abbattimento dell'autocrazia e instaurazione di una repubblica democratica, e del "programma massimo", che focalizzava l'obiettivo finale del processo rivoluzionario nell'instaurazione della dittatura del proletariato e nella costruzione della società socialista.
Conclusa la discussione sul programma, il II Congresso del POSDR affrontò la questione dell'organizzazione del partito e del suo Statuto. Il Bund con la sua volontà di porsi come un'organizzazione autonoma dei lavoratori ebrei in rapporto federativo con il POSDR, entrò in contrasto con il Congresso che analizzò e discusse approfonditamente e in modo dettagliato la questione. Il Congresso approvò il principio leninista di costruire un partito centralizzato, le cui sezioni territoriali presenti tra le diverse etnie e nazionalità che componevano l'impero zarista, operassero in modo univoco al raggiungimento di obiettivi comuni, sotto una direzione centrale. Proprio per questo il Congresso ritenne incompatibili le tesi e le richieste presentate dal Bund, respingendole totalmente. I cinque delegati del Bund e successivamente i due rappresentanti del "Raboceie Dielo" abbandonarono il Congresso.
Fu però la discussione sullo Statuto e sulla composizione degli organismi dirigenti e in particolare della redazione dell'"Iskra", che il Congresso aveva già deliberato essere (con la sola opposizione degli aderenti al "Raboceie Dielo") l'organo centrale del POSDR, a fare emergere la natura opportunista di una posizione politica ben definita sul piano teorico e pratico, che nel congresso ebbe i suoi principali interpreti in Martov e Trotzki e che portò il congresso a concludersi con una insanabile scissione.
Lenin, assai attivo e propositivo nell'assise congressuale, presentò vari progetti di risoluzione tra cui quelli inerenti le dimostrazioni; l'atteggiamento verso gli studenti; la stampa di partito; la lotta economica; la propaganda; la distribuzione delle forze e sul terrorismo. In quest'ultimo progetto di risoluzione, Lenin chiedeva al Congresso di respingere decisamente il terrorismo in quanto "distoglie le forze migliori dal lavoro organizzativo e di agitazione, urgente e necessario, distrugge il legame dei rivoluzionari con le masse delle classi rivoluzionarie della popolazione, diffonde tanto fra i rivoluzionari stessi quanto fra la popolazione in generale le idee più sbagliate sui compiti e sui metodi della lotta contro l'autocrazia".10
Inoltre Lenin presentò un progetto di Statuto del POSDR in dodici articoli. Questi alcuni degli articoli di questo progetto:
"1) Si considera membro del partito chiunque ne riconosca il programma e sostenga il partito sia con mezzi materiali che partecipando personalmente a una delle sue organizzazioni.
2) Organo supremo del partito è il congresso del partito. Il congresso viene convocato dal CC (possibilmente almeno una volta ogni due anni). Il CC ha l'obbligo di convocare il congresso se lo richiedono comitati o unioni di comitati del partito che insieme abbiano ottenuto un terzo dei voti all'ultimo congresso, oppure se lo richiede il Consiglio del partito. Il congresso si ritiene valido se vi è rappresentata più della metà di tutti i comitati del partito (aventi i necessari requisiti) esistenti al momento del congresso.
4) Il congresso del partito elegge il CC, la redazione dell'organo centrale e il Consiglio del partito.
5) Il CC unifica e orienta tutta l'attività pratica del partito e amministra la cassa centrale del partito e tutti gli organismi tecnici centrali del partito. Esso esamina i conflitti sorti sia fra le diverse organizzazioni e istanze del partito, sia nel loro interno.
6) La redazione dell'organo centrale dirige il partito ideologicamente, redigendo l'organo centrale del partito, l'organo scientifico e singoli opuscoli.
7) Il Consiglio del partito è nominato dal congresso ed è composto di cinque persone, membri dell'organo centrale e del CC. Il Consiglio decide le questioni relative alle dispute o ai dissensi sorti fra la redazione dell'organo centrale e il CC nel campo dei problemi generali organizzativi e tattici. Il Consiglio del partito rinnova il CC nel caso che i suoi membri vengano tutti arrestati"
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Trotzki contesta la concezione leninista del partito

Fu, in particolare, il primo articolo dello Statuto quello sul quale si concentrarono le critiche di Martov, Trotzki e della corrente opportunista che, nella loro concezione, non ritenevano necessaria la partecipazione personale ad un'organizzazione del partito per essere considerati membri del partito stesso. E, il contrasto con il pensiero di Lenin, non era solo sulla militanza e l'appartenenza al partito, ma, più in generale, sulla concezione stessa del partito, fino a quel momento entità frazionata e segnata dalla divisione fra la componente intellettuale e quella proletaria, ma che andava trasformata in un'organizzazione con una più ampia adesione di operai coscienti e d'avanguardia ed un loro maggior peso politico nella direzione, un'organizzazione unita, compatta, disciplinata, diretta sul piano teorico e pratico da un'autorità centrale.
"La salvaguardia della fermezza della linea e della purezza dei principi del partito - disse Lenin nel suo secondo discorso sullo Statuto del partito svolto il 2 (15) agosto - diviene appunto ora un compito tanto più impellente, in quanto il partito, ricostituito nella sua unità, accoglierà nelle sue file moltissimi elementi instabili, il cui numero crescerà nella misura in cui il partito si sviluppa. Il compagno Trotzki ha capito molto male l'idea fondamentale del mio libro Che fare?, quando ha detto che il partito non è un'organizzazione clandestina (obiezione che mi è stata fatta anche da molti altri). Egli ha dimenticato che nel mio libro propongo tutta una serie di organizzazioni di tipo diverso, cominciando dalle più clandestine e ristrette per finire con quelle relativamente larghe e 'libere' (lose). Egli ha dimenticato che il partito dev'essere solo il reparto d'avanguardia, il dirigente dell'immensa massa della classe operaia, che lavora tutta (o quasi tutta) 'sotto il controllo e la direzione' delle organizzazioni del partito, ma che non entra tutta, e non deve entrare tutta, nel 'partito'. Osservate, in effetti, quali conclusioni trae il compagno Trotzki in seguito al suo errore fondamentale. Egli ci ha detto qui che se intere schiere di operai fossero arrestate e tutti gli operai dichiarassero di non appartenere al partito, il nostro partito sarebbe ben strano! Ma non è forse vero il contrario? Non è l'argomentazione del compagno Trotzki che è strana? Egli ritiene doloroso ciò di cui ogni rivoluzionario un po' esperto potrebbe solo rallegrarsi. Se risultasse che centinaia e migliaia di operai arrestati per aver partecipato a scioperi e dimostrazioni non sono membri delle organizzazioni del partito, ciò dimostrerebbe unicamente che le nostre organizzazioni sono buone, che noi adempiamo il nostro compito, quello di far lavorare clandestinamente una cerchia più o meno ristretta di dirigenti e di far partecipare al movimento le più larghe masse possibili.
La radice dell'errore di coloro che sono per la formulazione di Martov risiede nel fatto che essi non solo ignorano uno dei mali essenziali della nostra vita di partito, ma lo consacrano persino. Questo male consiste nel fatto che, in un'atmosfera di quasi generale malcontento politico, in condizioni di totale segretezza del lavoro e di concentramento della maggior parte dell'attività in stretti circoli segreti e persino in incontri privati, per noi è estremamente difficile, quasi impossibile distinguere i chiacchieroni da coloro che lavorano. E sarà quasi impossibile trovare un altro paese in cui l'intreccio di queste due categorie sia così consueto, provochi confusione e danni su così vasta scala come in Russia. Non solo fra gli intellettuali, ma anche nell'ambiente della classe operaia siamo crudelmente colpiti da questo male, e la formulazione del compagno Martov lo legittima. Questa formulazione tende inevitabilmente a far divenire tutti membri del partito; lo stesso compagno Martov l'ha dovuto riconoscere con riserva; 'se volete, è così', egli ha detto. Ma è proprio quel che non vogliamo! Proprio per questo noi insorgiamo così decisamente contro la formulazione di Martov. È meglio che dieci elementi che lavorano non si chiamino membri del partito (i veri militanti non vanno a caccia dei gradi!), piuttosto che un solo chiacchierone abbia il diritto e la possibilità di essere membro del partito. Ecco il principio che mi sembra inconfutabile e che mi costringe a lottare contro Martov. Mi è stato obiettato che ai membri del partito non conferiamo nessun diritto, e perciò non possono esserci nemmeno abusi. Quest'obiezione è del tutto inconsistente: se non abbiamo indicato quali precisi diritti particolari sono conferiti al membro del partito, dovete anche notare che non è stata data nemmeno alcuna indicazione sulla limitazione dei diritti dei membri del partito. Questo in primo luogo. E, in secondo luogo, e questo è l'essenziale, anche indipendentemente dai diritti, non si può dimenticare che ogni membro del partito è responsabile per il partito e il partito è responsabile per ogni suo membro. Inoltre, nelle condizioni in cui si svolge la nostra attività politica, dato lo stato embrionale dell'attuale organizzazione politica, sarebbe veramente pericoloso e nocivo conferire a coloro che non sono membri di un'organizzazione il diritto di appartenere al partito e addossare al partito la responsabilità per coloro che non entrano in un'organizzazione (e non vi entrano forse di proposito)... Il CC non sarà mai in grado di controllare veramente tutti coloro che lavorano, ma non entrano nell'organizzazione. Il nostro compito è di affidare al CC un controllo effettivo. Il nostro compito è di salvaguardare la saldezza, la coerenza, la purezza del nostro partito. Noi dobbiamo sforzarci di elevare sempre più l'appellativo e l'importanza del membro del partito; per questo sono quindi contrario alla formulazione di Martov".
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Lo scontro che portò alla scissione avvenne sulla composizione della redazione dell'"Iskra". Il Congresso a maggioranza approvò la proposta di Lenin per una redazione composta da tre membri: Plekhanov, Martov e Lenin.
In difficoltà sul piano politico e scambiando il partito per un "circolo amicale", la minoranza si adoperò anche per spostare tutta la questione su un piano personale, attaccando duramente Lenin per avere "offeso" con le sue proposte Axelrod, Potresov, la Zasulic e quant'altri.
Lenin fu attaccato per il suo articolo Da che cosa cominciare? e per l'opuscolo Che fare?. Il nocciolo della questione era che i compagni attorno a Lenin davano maggior peso ai principi, volevano difenderli ad ogni costo, intendevano ispirare ad essi tutto il lavoro. L'altro gruppo aveva uno spirito piuttosto piccolo-borghese; era pronto a fare dei compromessi e delle concessioni di principio e badava di più alle persone.
Al momento delle elezioni, la lotta assunse forme estremamente aspre.

Trotzki si schiera coll'opportunista Martov

Trotzki nella sua autobiografia, dimostrando la sua "confusione ideologica", la sua ambiguità e il suo "non bolscevismo", come lo definirà Lenin, afferma: "Come fu che al congresso parteggiai per i 'teneri'? (tra le definizioni usate al II Congresso del POSDR per indicare le diverse componenti vi furono quelle di 'teneri' per i sostenitori di Martov e 'duri' per i sostenitori di Lenin - nota di Trotzki) Ero amicissimo dei membri di redazione Martov, Zasulic e Axelrod, dei quali subivo innegabilmente l'influenza. Prima del Congresso c'erano nella redazione delle sfumature, ma non dei dissensi espliciti. Plekhanov era il più lontano da me; dopo i primi incontri non mi poteva soffrire. Lenin mi voleva bene. Ma era proprio lui che adesso commetteva, secondo me, un attentato alla redazione che per me era una unità col nome affascinante di Iskra. Il pensiero di una scissione del collegio mi pareva una bestemmia.
Il centralismo rivoluzionario è un principio duro, esigente, dispotico, che non di rado assume delle forme spietate contro i compagni di fede di ieri, singoli o a gruppi. Non per nulla ricorrono così spesso nel vocabolario di Lenin le parole implacabile e spietato. Soltanto le più alte mete rivoluzionarie, all'infuori di ogni meschina considerazione personale, possono giustificare quella mancanza di pietà.
Nel 1903 si trattava di espellere dalla redazione dell'Iskra Axelrod e la Zasulic. Per tutti e due provavo non solo rispetto, ma amicizia. Anche Lenin li aveva stimati per il loro passato. Ma aveva capito che erano sempre più un impedimento sulle vie del futuro e la conclusione era stata: levarli dalla loro posizione direttiva. E questo non mi andava giù. Tutto il mio essere si ribellava a quello stroncamento spietato dei vecchi che erano giunti fino alla soglia del partito. E dalla mia indignazione venne la rottura con Lenin al II Congresso. Il suo comportamento mi appariva inammissibile, terribile, mostruoso. Invece era politicamente giusto, quindi necessario. La rottura coi vecchi che permanevano nell'epoca di preparazione era in ogni caso inevitabile.
Lenin l'aveva capito prima degli altri. Tentò ancora di tenere Plekhanov, dividendolo dalla Zasulic e da Axelrod. Ma anche quel tentativo fallì, come si vide in seguito. La mia divisione da Lenin avvenne dunque quasi in territorio 'morale', anzi personale. Ma questa era l'apparenza. In fondo il nostro distacco aveva un carattere politico che si manifestava solo nel campo dell'organizzazione. Io mi professavo centralista. Ma non c'è dubbio che allora non mi rendevo conto di quanto debba essere imperioso e severo il centralismo di un partito rivoluzionario che voglia sollevare un popolo di milioni, perché combatta contro la vecchia società".13
All'inizio del congresso Trotzki intervenne ottenendo un gran successo. Egli era allora considerato come un fervido seguace di Lenin e gli venne dato persino il nomignolo di "randello di Lenin" (il suo intervento sulla questione del Bund). Ilic stesso non pensava allora che Trotzki avrebbe tradito.
Lenin intervenne al congresso sulla questione dell'elezione della redazione dell'"Iskra" il 7 (20) agosto: "Compagni, il discorso di Martov è stato così strano che mi vedo costretto a insorgere decisamente contro il modo in cui egli ha posto la questione. Faccio presente prima di tutto che la protesta di Martov contro le stesse elezioni della redazione e il rifiuto suo e dei suoi compagni di partecipare alla redazione che deve essere eletta sono in stridente contrasto con quello che abbiamo detto tutti noi (Martov compreso) quando l'Iskra è stata riconosciuta organo del partito. Ci è stato obiettato allora che questo riconoscimento non aveva senso, perché non si poteva approvare solo la testata senza approvare la redazione, e lo stesso compagno Martov spiegò a coloro che facevano questa obiezione che non era vero, che si approvava un determinato indirizzo politico, che nulla predeterminava la composizione della redazione, che l'elezione dei redattori doveva ancora avvenire secondo il punto 24 del nostro Tagesordnung. Il compagno Martov non ha quindi decisamente nessun diritto di parlare di un riconoscimento limitato dell'Iskra. Le parole di Martov, secondo cui la sua entrata nel gruppo dei tre senza i suoi vecchi compagni di redazione macchierebbe tutta la sua reputazione politica, testimoniano quindi solo una stupefacente confusione di concetti politici. Assumere questa posizione significa negare che il congresso abbia il diritto di indire nuove elezioni, di apportare un qualsiasi mutamento di persone nelle diverse cariche, di modificare la composizione degli organi collegiali che esso deve investire di potere...
Passerò ora alla questione dei 'due gruppi di tre membri'. Il compagno Martov ha detto che tutto questo progetto dei 'due gruppi di tre membri' è opera di una sola persona, di un solo membro della redazione (e si tratterebbe precisamente del mio progetto), e che nessuno più ne risponde. Protesto categoricamente contro questa affermazione e dichiaro che è addirittura falsa. Ricorderò al compagno Martov che qualche settimana prima del congresso ho dichiarato direttamente a lui e a un altro membro della redazione che avrei chiesto al congresso che la redazione fosse liberamente eletta. Ho rinunciato a questo progetto solo perché proprio il compagno Martov mi ha proposto di sostituirlo con uno più comodo che prevedeva l'elezione di 'due gruppi di tre membri'. Ho steso allora questo progetto e l'ho inviato innanzi tutto allo stesso compagno Martov che me lo ha restituito con le sue correzioni: eccovi la copia dove le correzioni di Martov sono scritte in inchiostro rosso. Parecchi compagni hanno visto questo progetto decine di volte, l'hanno visto anche tutti i membri della redazione e nessuno ha mai protestato formalmente contro di esso. Dico 'formalmente' perché il compagno Axelrod una volta, se non erro, ha fatto di sfuggita un'osservazione personale dicendo che non era d'accordo. Ma è ovvio che per formulare una protesta della redazione occorreva qualcosa di più di una osservazione personale. Non a caso la redazione ha approvato, persino prima del congresso, la decisione formale di invitare una determinata settima persona, affinché, nel caso che fosse necessario presentare al congresso una dichiarazione collettiva, si potesse approvare una decisione incrollabile, così spesso irraggiungibile nel nostro collegio di sei membri. E tutti i membri della redazione sanno che già da moltissimo tempo ci siamo costantemente preoccupati di aggiungere un settimo membro permanente della redazione al gruppo dei sei. Così, ripeto, l'elezione di 'due gruppi di tre membri' è stata una soluzione del tutto naturale che ho appunto incluso nel mio progetto avendo informato il compagno Martov e con il suo consenso. E il compagno Martov, con il compagno Trotzki e altri, dopo di allora ha sostenuto moltissime volte questo sistema di elezione di 'due gruppi di tre membri' in tutta una serie di riunione degli 'iskristi'.
Nel rettificare la dichiarazione di Martov sul carattere personale del progetto dei 'due gruppi di tre membri', tuttavia non penso di sminuire le affermazioni dello stesso Martov sull''importanza politica' del passo che abbiamo compiuto non confermando la vecchia redazione. Al contrario, sono pienamente, assolutamente d'accordo con il compagno Martov nel ritenere che questo passo abbia una grande importanza politica, però non quella che gli attribuisce Martov. Egli ha detto che questo è un atto della lotta per influenzare il CC in Russia. Io andrò più in là di Martov. Tutta l'attività dell'Iskra, come gruppo a sé, è stata sinora una lotta per l'influenza, ma oggi si tratta di qualcosa di più, si tratta di un consolidamento organizzato dell'influenza e non solo della lotta per averla. Sino a qual punto è profondo qui il mio dissenso politico con il compagno Martov risulta dal fatto che egli ascrive a mia colpa questo desiderio di influire sul CC, mentre io ascrivo a mio merito l'aver cercato e il cercare di consolidare questa influenza per via organizzativa. A quanto pare, noi parliamo persino due linguaggi diversi! A che sarebbero serviti tutto il nostro lavoro, tutti i nostri sforzi, se continuassero ad essere coronati dalla stessa vecchia lotta per l'influenza e non dalla conquista totale e dal consolidamento dell'influenza? Sì, il compagno Martov ha perfettamente ragione: il passo compiuto è, senza dubbio, un grande passo politico, il quale attesta che è stata fatta una scelta fra i due indirizzi, delineatisi oggi, nel lavoro ulteriore del nostro partito. E non mi spaventano affatto le terribili parole sullo 'stato d'assedio nel partito', sulle 'leggi eccezionali contro singole persone e gruppi', ecc. Per gli elementi instabili e tentennanti non solo possiamo, ma dobbiamo creare lo 'stato d'assedio', e tutto il nostro statuto del partito, tutto il nostro centralismo approvato dal congresso, a partire da questo momento non è altro che uno 'stato d'assedio' per le cause così numerose di indeterminatezza politica. Appunto contro l'indeterminatezza occorrono leggi speciali, anche se eccezionali, e il passo compiuto dal congresso ha indicato in modo giusto l'indirizzo politico, creando una solida base per queste leggi e per questi provvedimenti".
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Quanto aveva desiderato Lenin quel congresso. In tutta la sua vita, fino alla sua morte, egli aveva dato sempre un'importanza straordinaria ai congressi. Il congresso era per lui la suprema istanza, di fronte alla quale ogni motivo personale doveva sparire. Al congresso ogni cosa doveva essere detta apertamente; nulla doveva essere celato. Per il suo contenuto il II Congresso fu un congresso costituente. In esso vennero affrontate le questioni teoriche fondamentali ed elaborate le basi ideologiche del partito. Al I Congresso era stato accettato solo il nome del partito e un manifesto annunziante la sua fondazione. Fino al II Congresso il partito non aveva ancora un programma. Esso fu elaborato dalla redazione dell'"Iskra" e fu discusso lungamente. Ogni parola, ogni frase fu pesata e accanitamente discussa.
Venne il momento delle decisioni, dell'elezione del Comitato centrale e della redazione dell'"Iskra". La maggioranza (in russo, bolscinstvò) appoggiò le idee e le proposte politiche di Lenin. Martov, rimase con le sue proposte in minoranza (mescinstvò). Rifiutò allora di collaborare nella redazione dell'"Iskra", dove il Congresso lo aveva eletto, provocando di fatto la scissione del POSDR in bolscevichi e menscevichi.
Nacque dunque al II Congresso del POSDR il bolscevismo; componente rivoluzionaria marxista della socialdemocrazia russa basata sui principi politico, ideologici ed organizzativi elaborati da Lenin.