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Lenin, la vita e l'opera

Capitolo 5
I principi organizzativi del Partito leninista


 
 
Al termine del II Congresso del POSDR, Lenin tornò a Ginevra. Assieme a Plekhanov egli ebbe più di un incontro con i menscevichi per trovare un accordo che potesse favorire il lavoro unitario all'interno del partito, sulla base delle decisioni congressuali. Tutti questi incontri, però, non portarono ai risultati sperati. La situazione interna al partito, anzi, divenne molto più seria soprattutto a causa di una ormai aperta attività scissionista attuata dai menscevichi. Essi miravano ad assoggettare al loro controllo sia la redazione dell'"Iskra", sia il Comitato centrale.
Mentre la grande maggioranza delle organizzazioni di partito radicate in territorio russo approvarono le decisioni del II Congresso ed iniziarono ad impostare il loro lavoro sulla base delle direttive congressuali, non così avvenne fra gli esuli russi all'estero dove, invece, furono i menscevichi a trovare un più vasto consenso. E fu proprio l'organizzazione estera del partito che essi sfruttarono per calpestare le decisioni congressuali e lanciare l'attacco scissionista.
I menscevichi avevano successo all'estero, fra gli emigrati. Decisero perciò di dar battaglia ai bolscevichi e chiesero la convocazione di un congresso della "Unione dei socialdemocratici russi all'estero" (la denominazione ufficiale era Lega estera della socialdemocrazia rivoluzionaria russa). Era chiaro che il congresso, in quelle circostanze, sarebbe finito in un grande scandalo. Allora Deutsch si ricordò che anche Veceslov, che abitava a Berlino e Leiteisen, che era a Parigi, facevano parte della direzione. Benché ambedue non avessero preso direttamente parte negli ultimi tempi al lavoro della direzione dell'Unione, essi non ne erano ufficialmente usciti. Si fece appello al loro voto ed essi votarono per il congresso. Poco prima del congresso dell'Unione, Lenin ebbe un infortunio. Assorto in pensieri, urtò con la sua bicicletta contro una vettura tramviaria e per poco non perdette un occhio. Fasciato e pallido andò al congresso della Unione. I menscevichi l'attaccarono con odio furioso. Al congresso dell'Unione i menscevichi furono numericamente più forti dei bolscevichi. I menscevichi fecero passare uno statuto dell'Unione, che ne fece un punto d'appoggio del menscevismo. Esso assicurò ai menscevichi una propria casa editrice e la rese indipendente dal CC. A nome di quest'ultimo Kurz (Vasiliev) insisté perché lo statuto fosse modificato e, siccome l'Unione non si sottomise, egli la dichiarò sciolta.
Contro queste decisioni, dunque, palesemente antistatutarie, i bolscevichi abbandonarono il congresso della "Lega estera". Lenin, nel suo discorso sullo statuto della Lega, disse: "Mi soffermerò soprattutto su un punto e precisamente sull'idea del relatore che la Lega sia autonoma nell'elaborazione del proprio statuto. A mio avviso, ciò è assolutamente sbagliato, in quanto il CC, che in base al paragrafo 6 dello statuto del partito ha il diritto di organizzare i comitati, è l'unica istanza che possa elaborare lo statuto per la Lega; perché organizzare significa innanzi tutto compilare lo statuto. E finché il CC non convaliderà lo statuto della Lega, quest'ultima non avrà statuto. Qui il concetto di autonomia è assolutamente inapplicabile, in quanto è in contrasto con lo statuto del partito. Sottolineo energicamente ancora una volta che, prima della convalida da parte del CC, la Lega non ha statuto. Quanto poi alla convalida della Lega da parte del congresso del partito, essa è dovuta non alla sua attività, ma piuttosto, nonostante tutti i suoi difetti, esclusivamente alla sua fermezza nel campo dei principi".15
Appena chiuso il II congresso della Lega estera della socialdemocrazia rivoluzionaria russa, matura anche il voltafaccia di Plekhanov rispetto alle decisioni da lui stesso assunte al recente II Congresso del POSDR. Egli, infatti, mostra la sua disponibilità a "resuscitare" la vecchia redazione dell'"Iskra" attraverso la cooptazione in essa dei membri che il Congresso del Partito aveva escluso. A seguito di ciò, il primo novembre 1903, Lenin si dimette dalla redazione dell'"Iskra" e da membro del Consiglio del partito con questa motivazione: "Non condividendo l'opinione di G.V. Plekhanov, membro del Consiglio del partito e redattore dell'organo centrale, secondo cui nel momento attuale una concessione ai martovisti e la cooptazione del gruppo a sei sarebbero utili nell'interesse dell'unità del partito, mi dimetto dalla carica di membro del Consiglio del partito e di redattore dell'organo centrale.
P.S. Comunque, non mi rifiuto assolutamente di appoggiare col mio lavoro, nella misura del possibile, i nuovi organismi centrali del partito".
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Nel maggio 1904 venne pubblicato a Ginevra, il volume dell'opera Un passo avanti e due indietro. In essa Lenin fa il punto politico degli avvenimenti succedutisi durante e dopo il II Congresso del POSDR e, in questo quadro, così s'esprime sull'operato di Plekhanov: "Il rifiuto della Lega di accogliere una risoluzione relativa alla dichiarazione del CC circa la necessità di modificare lo statuto portò inevitabilmente con sé l'ammissione che l'assemblea, nell'intento di farsi passare per l'assise di un organismo di partito e nel contempo di non sottomettersi all'organismo centrale, era illegale. I fautori della maggioranza abbandonarono quindi immediatamente questa pseudoassemblea, per non prendere parte a un'indegna commedia.
L'individualismo da intellettuali, col suo riconoscimento platonico dei rapporti organizzativi, che si era manifestato nelle titubanze sulla questione del paragrafo 1 dello statuto, era giunto così nella pratica alla sua logica conclusione, già da me pronosticata in settembre, cioè un mese e mezzo prima: la distruzione dell'organizzazione di partito. In quel momento, la sera stessa della chiusura del congresso della Lega, il compagno Plekhanov dichiarò ai propri colleghi di entrambi gli organismi centrali del partito che non se la sentiva di 'sparare sui suoi' che era 'meglio una palla nel cranio che la scissione', che, per evitare mali peggiori, occorreva fare le massime concessioni personali, per le quali in sostanza (incomparabilmente più che per i principi manifestatisi nella posizione sbagliata assunta sul paragrafo 1) veniva condotta quella lotta devastatrice. Per caratterizzare con più precisione la svolta del compagno Plekhanov, che ha assunto una certa importanza per tutto il partito, ritengo opportuno basarmi... sull'esposizione che lo stesso Plekhanov ne ha fatto davanti a tutto il partito, nell'articolo Che cosa non fare?, apparso nel n. 52 dell'Iskra, scritto appunto dopo il congresso della Lega, dopo la mia uscita dalla redazione dell'organo centrale (1° novembre 1903) e prima della cooptazione dei martovisti (26 novembre 1903).
L'idea fondamentale del Che cosa non fare? è che in politica non si deve essere brutali, indebitamente duri e indebitamente ostinati, che a volte, per evitare una scissione, è opportuno fare concessioni anche ai revisionisti (a quelli tra loro che si avvicinano a noi o che sono incoerenti) e agli individualisti anarchici. È del tutto naturale che queste tesi generali astratte provocassero unanime stupore nei lettori dell'Iskra... L'arrendevolezza, avanzata come nuova parola d'ordine dal compagno Plekhanov, è legittima e necessaria in due casi: o quando chi fa le concessioni si è convinto che chi si sforza di ottenerle ha ragione (in questo caso gli uomini politici onesti riconoscono francamente e apertamente il proprio errore); oppure quando si cede a una richiesta irragionevole e nociva alla causa, per evitare un male peggiore. Dall'articolo in esame è perfettamente chiaro che l'autore pensa al secondo caso: egli parla apertamente di una concessione ai revisionisti ed agli individualisti anarchici (cioè ai martovisti, come oggi sanno tutti i membri del partito dagli atti della Lega); concessione divenuta obbligatoria per evitare una scissione. Come potete vedere, la pretesa idea nuova del compagno Plekhanov si riduce interamente a una massima non molto nuova della saggezza spicciola: i piccoli dispiaceri non devono impedire una grande soddisfazione; meglio una piccola balordaggine opportunistica e una piccola frase anarchica che una grande scissione del partito. Il compagno Plekhanov ha visto chiaramente, quando scriveva l'articolo, che la minoranza rappresenta l'ala opportunistica del partito e lotta con mezzi anarchici... Quando, dopo il congresso della Lega, il compagno Plekhanov operò la sua svolta e da fautore della maggioranza divenne fautore della conciliazione ad ogni costo, io fui obbligato a interpretare questa svolta nel senso migliore. Voleva forse il compagno Plekhanov darci nel suo articolo il programma di una buona e onorevole pace? Ogni programma del genere si riduce al sincero riconoscimento degli errori commessi da entrambe le parti. Quale errore indicava il compagno Plekhanov nella maggioranza? La durezza indebita, degna di un Sobakevic, nei confronti dei revisionisti... E, se non credevo a questo tentativo, potevo forse procedere in maniera diversa dal fare una concessione personale nei confronti dell'organo centrale e dal trasferirmi, per difendere la posizione della maggioranza, nel CC? Non potevo negare del tutto le possibilità di successo di questi tentativi e assumermi tutta la responsabilità dell'incombente scissione, per il solo motivo che io stesso, nella lettera del 6 ottobre, ero stato propenso a spiegare la baruffa con l''irritazione personale'. Io consideravo e considero, però mio dovere politico difendere la posizione della maggioranza. Contare a questo sul compagno Plekhanov era difficile e arrischiato, perché da tutto si vedeva che la sua frase: 'Un dirigente del proletariato non ha il diritto di cedere alle proprie disposizioni bellicose quando sono in contrasto con la convenienza politica', il compagno Plekhanov era disposto ad interpretarla dialetticamente nel senso che, se ormai si doveva sparare, era più conveniente... sparare sulla maggioranza... Difendere la posizione della maggioranza era necessario perché il compagno Plekhanov - burlandosi della dialettica, che esige un esame concreto e onnilaterale - toccando la questione della buona (?) volontà del rivoluzionario, aveva discretamente eluso la questione della fiducia nel rivoluzionario, della fede in un 'dirigente del proletariato' che aveva diretto una determinata ala del partito. Parlando dell'individualismo anarchico e consigliando di chiudere 'di quando in quando' gli occhi sulla violazione della disciplina, di cedere 'talvolta' alla scapestrataggine degli intellettuali, che 'affonda le proprie radici in un sentimento che non ha niente a che fare con la dedizione all'idea rivoluzionaria', il compagno Plekhanov dimenticava evidentemente che bisognava prendere in considerazione anche la buona volontà della maggioranza del partito, che bisognava lasciare la determinazione della misura delle concessioni agli individualisti anarchici precisamente ai pratici. Per quanto è facile la lotta teorica contro le infantili sciocchezze anarchiche, per tanto è difficile il lavoro pratico con un individualista anarchico in uno stesso organismo. Un pubblicista che si assumesse il compito di determinare la misura delle possibili concessioni alla mentalità anarchica nella pratica rivelerebbe con ciò soltanto la sua presunzione smisurata, veramente da dottrinario, da letterato... Non c'è da stupirsi che sia stato proprio quest'articolo del compagno Plekhanov, a causa dell'astrattezza dei suoi ragionamenti e dell'oscurità delle sue allusioni, a provocare esultanza tra le file dei nemici della socialdemocrazia: e il can-can nelle pagine della Revoliutsionnaia Rossia, e gli elogi entusiastici dei revisionisti coerenti dell'Osvobozdenie. La fonte di tutti questi spassosi e tristi malintesi, dai quali il compagno Plekhanov si è poi districato in maniera così spassosa e triste, stava precisamente nella violazione della tesi fondamentale della dialettica: le questioni concrete vanno esaminate in tutta la loro concretezza... Il nocciolo della questione non è che il compagno Plekhanov, per evitare la scissione, abbia fatto una concessione (il che sarebbe ben degno di lode), ma che, pur avendo pienamente riconosciuto la necessità di contendere con i revisionisti incoerenti e gli individualisti anarchici, ha preferito contendere con la maggioranza, con la quale si è trovato in disaccordo sulla misura delle possibili concessioni pratiche all'anarchia. Il nocciolo della questione non è che il compagno Plekhanov abbia modificato l'organico della redazione, ma che ha modificato la sua posizione di lotta contro il revisionismo e l'anarchia, cessando di difendere questa posizione nell'organo centrale del partito".
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Il 19 novembre il Comitato centrale del POSDR aveva cooptato Lenin nelle sue file.
Sulle decisioni del congresso della Lega estera e di Plekhanov, circa le cooptazioni nella redazione dell'"Iskra" il CC del POSDR approvò la seguente dichiarazione: "Nella sua riunione tenutasi a Ginevra il 27 novembre 1903 il Comitato centrale del POSDR ha approvato all'unanimità la seguente decisione.
La cooptazione di martovisti nella redazione da parte del compagno Plekhanov rappresenta un aperto passaggio di Plekhanov dalla parte della minoranza del congresso del partito, minoranza che lo stesso Plekhanov ha più di una volta pubblicamente caratterizzato come incline all'opportunismo e all'anarchia... Questo passaggio è un'aperta violazione della volontà del congresso del partito sotto l'influenza della Lega estera e in contrasto con la decisione, fermamente dichiarata, della maggioranza dei comitati russi del partito. Il Comitato centrale non può ammettere una simile violazione della volontà del congresso...
Pertanto il CC prende in maniera rivoluzionaria nelle sue mani l'organo centrale del partito e dichiara che farà ogni sforzo per ottenere che sia la volontà del partito nel suo insieme, e non la volontà della Lega estera e il tradimento di un singolo compagno, a determinare il futuro destino del partito".
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Lo sciovinismo degli opportunisti menscevichi

La situazione che veniva creandosi a causa dell'attacco scissionista dei menscevichi fece maturare in Lenin la convinzione circa la necessità della creazione di un nuovo organo di stampa - essendo l'"Iskra" diventata di fatto, a partire dal n. 52, portavoce della corrente menscevica - e della convocazione del terzo congresso del partito.
Il 10 dicembre 1903 in una lettera ai membri del CC in Russia, Lenin chiese la convocazione del terzo congresso del partito e analoga richiesta fece nella sessione del Consiglio del partito tenutasi a Ginevra dal 28 al 30 gennaio 1904. Nell'agosto dello stesso anno, Lenin organizza e dirige in Svizzera un convegno al quale partecipano ventidue bolscevichi. In questo convegno viene accettato l'appello Al partito, redatto da Lenin, che diventerà il programma di lotta bolscevico per la convocazione del terzo congresso.
"Compagni! - si legge, tra l'altro, nell'appello - La grave crisi nella vita del partito si protrae ancora, e non se ne vede la fine. La confusione cresce, creando sempre nuovi conflitti, il lavoro positivo del partito è da essa reso estremamente più difficile su tutta la linea. Le forze del partito, che è ancor giovane e non è riuscito a consolidarsi, vengono sterilmente sperperate in dimensioni minacciose.
Frattanto il momento storico pone di fronte al partito esigenze enormi quali mai si erano avute in passato. Lo spirito rivoluzionario della classe operaia si sviluppa, si acuisce il fermento negli altri strati della società, la guerra e la crisi, la fame e la disoccupazione intaccano con spontanea ineluttabilità le radici dell'autocrazia. La fine ignominiosa dell'ignominiosa guerra non è ormai tanto lontana; ed essa decuplicherà ineluttabilmente l'eccitazione rivoluzionaria, sospingerà ineluttabilmente la classe operaia faccia a faccia coi suoi nemici e richiederà dalla socialdemocrazia un lavoro immane, un'estrema tensione delle forze, allo scopo di organizzare l'ultima lotta decisiva contro l'autocrazia.
Può il nostro partito soddisfare queste esigenze nello stato in cui si trova oggi? Ogni persona onesta deve rispondere senza esitazione: no!
E tuttavia noi consideriamo questa malattia del partito una malattia di crescenza. L'origine della crisi la vediamo nel passaggio della vita socialdemocratica dalla forma del circolo alla forma del partito; il nocciolo della sua lotta interna sta nel conflitto tra il sistema dei circoli e lo spirito di partito. Per questo, solo se si elimina questa malattia, il nostro partito potrà diventare effettivamente un partito.
Sotto il nome di 'minoranza' si sono raggruppati nel partito elementi eterogenei, uniti dall'aspirazione, consapevole o inconsapevole, a conservare i rapporti di circolo, le vecchie forme d'organizzazione. Alcuni insigni militanti, ex membri dei circoli più influenti, non abituati alle autolimitazioni organizzative che la disciplina di partito comporta, sono inclini per abitudine a confondere con gli interessi generali del partito i propri interessi di circolo...
Sono risultati loro alleati tutti gli elementi che, nella teoria o nella pratica, si sono allontanati dai principi socialdemocratici rigorosi, giacché solo il sistema dei circoli poteva assicurare un'originalità ideale e un ascendente a questi elementi, mentre lo spirito di partito minacciava di disperderli o di privarli di qualsiasi ascendente (economisti, fautori del Raboceie Dielo, ecc.). Infine, quadri dell'opposizione sono divenuti in generale tutti gli elementi del nostro partito che appartenevano prevalentemente all'intellettualità. In confronto al proletariato l'intellettualità è più individualistica già in virtù delle sue essenziali condizioni di vita e di lavoro, che non le consentono direttamente una larga unione delle forze, non le danno una diretta educazione mediante il lavoro collettivo organizzato. Ecco perché agli intellettuali riesce più difficile adattarsi alla disciplina di partito, e quelli di loro che non sono capaci di venire a capo di questo compito inalberano naturalmente il vessillo della rivolta contro le necessarie limitazioni organizzative, ed elevano a principio di lotta la loro spontanea mentalità anarchica, definendola erroneamente tendenza all''autonomia', rivendicazione della 'tolleranza', ecc.
La parte estera del partito, dove i circoli si distinguono per una relativa longevità, dove si raggruppano i teorici delle varie sfumature, dove decisamente predominano gli intellettuali, questa parte del partito doveva risultare più di ogni altra incline al punto di vista della 'minoranza'. Perciò essa vi è anche risultata ben presto effettiva maggioranza. La Russia, al contrario, dove più forte si fa sentire la voce dei proletari organizzati, dove anche gli intellettuali del partito, grazie ad una più viva e stretta comunione con gli operai, si educano in uno spirito più proletario, dove il peso della lotta immediata induce con maggior forza a sentire la necessità dell'unità organizzata del lavoro, la Russia è scesa decisamente in campo contro il sistema dei circoli, contro le tendenze disorganizzatrici anarchiche. Essa ha espresso in maniera chiara questo suo atteggiamento nei loro confronti in tutta una serie di dichiarazioni dei comitati e di altre organizzazioni del partito.
La lotta si è sviluppata e inasprita. E a che punto si è spinta!
L'organo centrale, di cui la 'minoranza', contrariamente alla volontà del congresso e grazie alle concessioni personali dei redattori eletti dal congresso, è riuscita ad impadronirsi, è diventato un organo di lotta contro il partito!
Esso è oggi quanto meno è possibile la guida ideale del partito nella lotta contro l'autocrazia e la borghesia e quanto più è possibile il capo dell'opposizione di circolo nella lotta contro lo spirito di partito. Da una parte, sentendo l'inammissibilità della sua posizione fondamentale dal punto di vista degli interessi del partito, esso è fortemente impegnato nella ricerca di divergenze reali e immaginarie per mascherare ideologicamente questa posizione; e in queste ricerche, aggrappandosi oggi ad una parola d'ordine, domani ad un'altra, sempre più attinge materiale presso l'ala destra del partito - i precedenti avversari dell'Iskra -, sempre più si avvicina loro ideologicamente, restaurando le loro teorie, ripudiate dal partito, riportando la vita ideale del partito al periodo già superato, sembrava, dell'indeterminatezza nei principi, dei tentennamenti e delle esitazioni teoriche... Mai era ancora capitato al partito di sprofondare in un mare di fango quale quello creato dalla minoranza estera nell'odierna polemica. Come è potuto succedere tutto questo? Il modo d'agire di ognuna delle due parti è corrisposto al carattere fondamentale della sua stessa tendenza. La maggioranza del partito, sforzandosi di conservare ad ogni costo la sua unità e la sua coesione organizzativa, ha lottato soltanto con mezzi di partito leali e più volte, per amor di pace, è scesa a concessioni. La minoranza, perseguendo una tendenza anarchica, non si è curata della pace e dell'unità del partito. Ogni concessione è stata da essa considerata come uno strumento per la lotta ulteriore. Di tutte le richieste della minoranza solo una non è stata finora soddisfatta - quella di immettere la discordia nel CC del partito mediante la cooptazione di membri della minoranza impostigli per forza - e gli attacchi della minoranza si sono fatti più accaniti che mai. Impadronitasi dell'organo centrale e del Consiglio del partito, la minoranza non si vergogna oggi di sfruttare nel suo interesse di circolo quella stessa disciplina contro la quale in sostanza lotta.
La situazione è diventata insopportabile, impossibile; prolungarla ulteriormente sarebbe un vero e proprio delitto.
Il primo mezzo per uscirne è, a nostro avviso, la completa chiarezza e franchezza nei rapporti di partito. In mezzo al fango e alla nebbia non si può ormai trovare la via giusta. Ogni corrente del partito, ogni gruppo deve dire apertamente e chiaramente che cosa pensi dell'odierna situazione e quale soluzione auspichi. Con questa proposta ci rivolgiamo appunto a tutti i compagni, ai rappresentanti di tutte le sfumature del partito. Uno sbocco pratico dalla crisi lo vediamo nell'immediata convocazione del terzo congresso del partito. Soltanto un congresso può chiarire la situazione, appianare i conflitti, imbrigliare la lotta entro determinati limiti. Senza di esso non c'è da aspettarsi che la progressiva disgregazione del partito... Che cosa deve fare il terzo congresso per porre fine alla discordia, per ripristinare una vita di partito normale? Sotto questo rapporto noi consideriamo come essenziali le seguenti riforme che propugneremo ed attueremo con tutti i mezzi leali.
I. Passaggio della redazione dell'organo centrale nelle mani dei fautori della maggioranza del partito. La necessità di questo passaggio, data la palese incapacità dell'odierna redazione di mantenere l'organo centrale al livello degli interessi generali del partito, è stata sufficientemente motivata. Un organo di circolo non può e non dev'essere l'organo del partito.
II. Esatta regolamentazione dei rapporti tra l'organizzazione locale estera (Lega) e il centro panrusso, il CC. L'odierna posizione della Lega, che si è autotrasformata in un secondo centro del partito e dirige senza alcun controllo i gruppi aderenti, e che nello stesso tempo ignora completamente il CC, è chiaramente anormale; occorre farla finita con questo stato di cose.
III. Garantire statutariamente metodi di partito nella lotta che si svolge in seno al partito. La necessità di una simile riforma risulta chiara da tutta l'esperienza della lotta postcongressuale. È necessario garantire nello statuto del partito il diritto di ogni minoranza, per deviare in questo modo le costanti ed ineliminabili scaturigini delle divergenze, del malcontento e dell'irritazione dal vecchio alveo filisteo dello scandalo e del litigio nell'alveo ancora inconsueto di una lotta disciplinata e degna per le proprie convinzioni. Tra le condizioni necessarie di una simile svolta annoveriamo quanto segue. Concessione alla minoranza di un gruppo pubblicistico (o anche più) con diritto di rappresentanza ai congressi; le più ampie garanzie formali per quanto concerne la pubblicazione della stampa di partito consacrata alla critica dell'attività degli organismi centrali del partito. Formale riconoscimento del diritto dei comitati di ricevere (mediante l'apparato di spedizione di tutto il partito) le pubblicazioni di partito che desiderano avere. Definizione precisa dei limiti del diritto del CC di influire sulla composizione dei comitati...
Scendendo in campo con questo programma di lotta per l'unità del partito, invitiamo i rappresentanti di tutte le altre sfumature e organizzazioni del partito, ad esprimere con precisione la propria opinione a proposito dei loro programmi, allo scopo di favorire una preparazione seria e coerente, cosciente e metodica del congresso. Per il partito si sta decidendo una questione di vitale importanza, una questione di onore e di dignità: esiste esso come forza ideale e reale capace di organizzarsi con tale razionalità da poter scendere in campo come effettivo dirigente del movimento operaio rivoluzionario del nostro paese? Con tutto il suo modo di agire la minoranza estera dice: no! E continua ad agire in questo senso, sicura, decisa, facendo assegnamento sulla lontananza dalla Russia, sul rapido avvicendarsi dei militanti, sull'insostituibilità dei capi, dei pubblicisti. Tra noi il partito sta nascendo, diciamo noi, vedendo lo sviluppo della coscienza politica degli operai d'avanguardia, vedendo i comitati intervenire attivamente nella vita generale del partito. Tra noi il partito sta nascendo, tra noi si moltiplicano le giovani forze capaci di sostituire e di ravvivare i vecchi collegi di pubblicisti che stanno perdendo la fiducia del partito; tra noi aumentano sempre più i rivoluzionari che apprezzano l'indirizzo coerente della vita del partito più di qualunque circolo di capi del passato. Tra noi il partito sta nascendo, e nessuna scappatoia e manovra ostruzionistica potrà scongiurare la sua decisiva e definitiva sentenza.
In queste energie del partito noi attingiamo la certezza della vittoria.
Compagni! Stampate e diffondete il nostro appello".
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Nello stesso mese di agosto Lenin lavora all'organizzazione di una casa editrice bolscevica. Nell'autunno del 1904, su proposta di Lenin, nasce poi l'Ufficio dei comitati della maggioranza. In pratica si tratta del comitato di organizzazione per la convocazione del terzo congresso del partito. Scrive Lenin nel progetto di informazione sull'avvenuta costituzione dell'Ufficio dei comitati della maggioranza: "La crisi del partito si protrae all'infinito e la sua soluzione diventa sempre più difficile. I fautori della maggioranza hanno già ripetutamente esposto sulla stampa le proprie opinioni sulle cause della crisi e sui mezzi per uscirne fuori. La dichiarazione dei 22, appoggiata sia da una serie di comitati (quelli di Odessa, Iekaterinoslav, Nikolaiev, Riga, Pietroburgo, Mosca e dell'Unione del Caucaso) che dalla dichiarazione dei 19 (la Dichiarazione dei 19 venne pubblicata dal comitato moscovita del POSDR nell'ottobre 1904 col titolo Appello ai membri del POSDR. Era un'eco dell'appello Al partito approvato al convegno dei 22 bolscevichi, ndt) e dai rappresentanti esteri della maggioranza, ha fornito una completa e precisa esposizione del suo programma... Ma la recente dichiarazione di una parte del CC, le recenti decisioni del Consiglio del partito inaspriscono ancora di più il dissenso esistente in seno al partito. I membri del CC che sono passati dalla parte della minoranza non hanno arretrato davanti alle più grossolane violazioni dei diritti dei membri del CC che sono rimasti dalla parte della maggioranza. Il nuovo CC ha proclamato la pacificazione non solo senza tener conto della maggioranza, ma, al contrario, ignorandola e stipulando un accordo con la sola minoranza, e per di più mediante transazioni segrete e private. Chi avesse sinceramente desiderato la pacificazione avrebbe innanzi tutto convocato tutti i contendenti, i disputanti e gli scontenti, ed una simile convocazione è appunto il congresso del partito... In nome della pace il nuovo CC cassa le organizzazioni che hanno l'ardire di desiderare il congresso. In nome della pace il nuovo CC dichiara estranee al partito le pubblicazioni della maggioranza e si rifiuta di farle pervenire ai comitati...
Ai comitati e alle organizzazioni della maggioranza altro non resta che unirsi insieme nella lotta per il congresso, nella lotta contro i cosiddetti organismi centrali, che di fatto si fanno apertamente beffa del partito. Noi ci facciamo promotori di una simile unione, costituendo un Ufficio dei comitati della maggioranza, per iniziativa e col consenso dei comitati di Odessa, Iekaterinoslav, Nikolaiev, Riga, Pietroburgo e Mosca. Nostra parola d'ordine: lotta dello spirito di partito contro il sistema dei circoli, lotta per un orientamento rivoluzionario coerente contro gli zigzag, la confusione e il ritorno al Raboceie Dielo, lotta in nome dell'organizzazione e disciplina proletaria contro i disorganizzatori.
Nostri compiti immediati: unione ideale e organizzativa della maggioranza in Russia e all'estero, sostegno e sviluppo onnilaterale della casa editrice della maggioranza (fondata all'estero dai compagni Bonc-Bruevic e Lenin), lotta contro il bonapartismo dei nostri organismi centrali, controllo della correttezza delle misure per la convocazione del terzo congresso, concorso al lavoro positivo dei comitati, disorganizzato dai fiduciari della redazione e del nuovo CC".
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Il 12 dicembre una riunione di bolscevichi diretta da Lenin decide la pubblicazione di un organo di stampa della maggioranza del partito, il giornale "Vperiod" (Avanti).
Nello stesso giorno Lenin riceve la risoluzione della conferenza dei comitati del Caucaso, tenuta per iniziativa di Stalin, favorevole alla convocazione del terzo congresso del partito alla quale seguirà, a distanza di pochi giorni, un'analoga risoluzione da parte della conferenza dei comitati del Nord. Lenin inoltre accetta, in quello stesso periodo, di collaborare al giornale "Proletariatis Brdzola" (La lotta del proletariato), organo di stampa dell'Unione del Caucaso del POSDR, che si pubblicava sotto la direzione di Stalin.