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Lenin, la vita e l'opera

Capitolo 13
Il socialismo e la guerra



Il 1914 trova Lenin a Parigi impegnato in due comizi socialdemocratici in occasione dell'anniversario del 9 gennaio 1905, la domenica di sangue russa, e in una conferenza sulla "questione nazionale" tenutasi il 23 gennaio nella sede della Società geografica della capitale francese. Analoghe conferenze sul tema della questione nazionale, Lenin le terrà a Liegi, il 2 febbraio, a Lipsia e a Cracovia dov'era rientrato il 6 febbraio.
Il 9 maggio 1914 Lenin si trasferisce a Poronin.
Verso la metà di giugno, l'Ufficio internazionale socialista convocò una conferenza da tenersi a Bruxelles sulla questione dell'unità del POSDR, alla quale furono invitate a partecipare tutte le correnti presenti nella socialdemocrazia russa. Una conferenza, questa, decisa soprattutto sotto la pressione diretta di quanti: liquidatori, bundisti, trotzkisti, ecc., avevano interesse a ostacolare l'iniziativa e l'attività politica bolscevica in Russia che, proprio in quel periodo, andava sviluppandosi con rinnovato vigore, conquistando nuovi e ampi consensi tra la classe operaia che si traducevano in una ripresa dell'azione sul terreno rivendicativo e della lotta politica. L'influenza e la capacità effettiva di direzione dei bolscevichi tra la classe operaia sono dimostrate dal fatto che, in quel periodo, prima metà del 1914, i bolscevichi erano alla testa di quattordici sindacati sui diciotto presenti in Russia, compreso il sindacato degli operai metallurgici che, numericamente e per capacità di lotta, era il sindacato più rappresentativo.
Le attività politica e sindacale si estendevano in ampie zone della Russia. Nel Caucaso la lotta operaia sfociò in una possente azione di scioperi che ebbe il suo apice a Bakù, dove la polizia sparò contro i manifestanti ad un comizio al quale partecipavano dodicimila operai delle Officine Putilov. La risposta del proletariato fu generale e di massa. Scioperi e scontri con la polizia zarista divamparono ovunque e il 7 luglio a Pietroburgo vi fu una manifestazione alla quale parteciparono centotrentamila operai.
Questa forte azione di lotta venne arginata, nell'estate del 1914, dallo scoppio della prima guerra mondiale.
Lenin allora si trovava a Poronin, in Galizia, regione vicina ai Carpazi. Immediatamente dopo la dichiarazione di guerra dell'Austria-Ungheria alla Russia, la polizia austriaca dapprima perquisì l'appartamento di Lenin a Poronin, il 7 agosto, e, il giorno successivo, arrestò Lenin nella città galiziana di Novy Tars. Lenin venne trattenuto dalle autorità austriache per undici giorni. Scarcerato il 19 agosto, ricevette l'autorizzazione a lasciare il territorio austroungarico il 26 agosto. Due giorni dopo, il 28 agosto, Lenin partì per la Svizzera. Raggiungerà Berna, ennesimo luogo d'esilio, il 5 settembre 1914.
Dal 6 all'8 settembre nella stessa Berna si svolse un'assemblea di bolscevichi nella quale Lenin presentò un suo rapporto sul significato della guerra e sulla posizione che, verso di essa, dovevano assumere i marxisti e i sinceri rivoluzionari. Questo rapporto venne approvato e trasformato in "Risoluzione di un gruppo di socialdemocratici".
È questo il primo, importante, documento contro la guerra appena scatenata, ma già espone la lucida analisi di Lenin sulla natura imperialista della guerra; la sua denuncia contro l'opportunismo presente nella socialdemocrazia internazionale pronta a schierarsi con le proprie borghesie nazionali belligeranti, tradendo così il socialismo e affossando definitivamente la II Internazionale; e, infine, indicando con estrema chiarezza e decisione ai marxisti e ai sinceri rivoluzionari, la strada corretta da seguire per opporsi concretamente ed in modo vincente alla guerra.
Si afferma infatti nella "Risoluzione di un gruppo di socialdemocratici" scritta da Lenin e intitolata - I compiti della socialdemocrazia rivoluzionaria nella guerra europea -: "... recentemente ha avuto luogo una conferenza di dirigenti del Partito operaio socialdemocratico russo sulla questione della guerra europea. Questa conferenza non aveva un carattere ufficiale in senso stretto, dato che il Comitato centrale del POSDR non poteva ancora riunirsi a causa degli arresti in massa e delle persecuzioni senza precedenti da parte del governo zarista. Ma sappiamo con assoluta certezza che questa conferenza ha espresso di fatto l'opinione degli ambienti più influenti del POSDR.
In essa è stata approvata la seguente risoluzione, della quale riportiamo il testo integrale come documento:
Risoluzione di un gruppo di socialdemocratici.
1) La guerra europea e mondiale presenta un ben definito carattere di guerra borghese, imperialista, dinastica. La lotta per i mercati e per la rapina dei paesi stranieri, la volontà di stroncare il movimento rivoluzionario del proletariato e della democrazia all'interno dei singoli paesi, il tentativo d'ingannare, di dividere e di decimare i proletari di tutti i paesi aizzando gli schiavi salariati di una nazione contro quelli dell'altra a vantaggio della borghesia: questo è il solo contenuto reale, il solo reale significato della guerra.
2) Il comportamento dei capi del Partito socialdemocratico tedesco - il partito più forte e più influente della II Internazionale (1889-1914) - che hanno votato il bilancio di guerra e ripetono le frasi scioviniste e borghesi degli junker prussiani e della borghesia, è un vero e proprio tradimento del socialismo. Il comportamento dei capi del Partito socialdemocratico tedesco non può essere giustificato in nessun caso, neppure supponendo che questo partito sia estremamente debole e si trovi nella necessità di sottomettersi temporaneamente alla volontà della maggioranza borghese della nazione. In realtà questo partito fa oggi una politica nazional-liberale.
3) La stessa condanna merita il comportamento dei capi dei partiti socialdemocratici belga e francese che hanno tradito il socialismo entrando in ministeri borghesi.
4) Il tradimento del socialismo da parte della maggioranza dei capi della II Internazionale (1889-1914) significa il fallimento politico e ideologico di questa Internazionale. La causa fondamentale di questo fallimento sta nel predominio all'interno di essa dell'opportunismo piccolo-borghese, il cui carattere borghese e la cui pericolosità sono stati da tempo denunciati dai migliori rappresentanti del proletariato rivoluzionario di tutti i paesi. Gli opportunisti avevano preparato da tempo il fallimento della II Internazionale: ripudiando la rivoluzione socialista e sostituendola col riformismo borghese; ripudiando la lotta di classe e la sua inevitabile trasformazione, in determinati momenti, in guerra civile, e predicando la collaborazione fra le classi; predicando lo sciovinismo borghese sotto l'aspetto del patriottismo e della difesa della patria e ignorando o negando la verità fondamentale del socialismo, esposta già nel Manifesto comunista, cioè che gli operai non hanno patria; limitandosi, nella lotta contro il militarismo, a un punto di vista sentimentale piccolo-borghese, invece di riconoscere la necessità della guerra rivoluzionaria dei proletari di tutti i paesi contro la borghesia di tutti i paesi; trasformando in feticcio il parlamentarismo borghese e la legalità borghese, che pure debbono essere utilizzati, dimenticando che nelle epoche di crisi sono indispensabili forme illegali di organizzazione... Compito della futura Internazionale dev'essere di sbarazzare definitivamente e decisamente il socialismo da questa corrente borghese.
5) Fra i sofismi borghesi e sciovinisti di cui si servono in particolare, per ingannare le masse, i partiti e i governi borghesi delle due maggiori nazioni rivali del continente - la Germania e la Francia - e che gli opportunisti socialisti, scoperti o camuffati, i quali vanno al rimorchio della borghesia, ripetono servilmente, bisogna in particolare rilevare e stigmatizzare i seguenti:
quando i borghesi tedeschi affermano di difendere la patria, di lottare contro lo zarismo, di difendere la libertà dello sviluppo culturale e nazionale, essi mentono perché gli junker prussiani, con Guglielmo alla testa, e la grande borghesia tedesca hanno sempre seguito una politica di difesa della monarchia zarista e non mancheranno, qualunque sia l'esito della guerra, di fare ogni sforzo per sostenerla; essi mentono perché in realtà la borghesia austriaca ha intrapreso una campagna di rapina contro la Serbia, e quella tedesca opprime i danesi, i polacchi e i francesi nell'Alsazia-Lorena, conduce una guerra di aggressione contro il Belgio e la Francia per depredare paesi più ricchi e più liberi, e perciò li ha attaccati nel momento che le è sembrato più favorevole per utilizzare gli ultimi perfezionamenti del suo materiale bellico, e alla vigilia dell'attuazione del cosiddetto grande programma militare della Russia;
quando i borghesi francesi si richiamano, esattamente nello stesso modo alla difesa della patria, ecc., anch'essi mentono, perché, in realtà, difendono i paesi più arretrati dal punto di vista della tecnica capitalistica e che si sviluppano più lentamente, assoldando con i loro miliardi le bande centonere dello zarismo russo per una guerra d'aggressione, cioè di rapina delle terre tedesche e austriache.
E i due gruppi di nazioni belligeranti non cedono affatto l'uno all'altro per la crudeltà e la barbarie con cui conducono la guerra.
6) Il compito della socialdemocrazia russa è, in particolare e in primo luogo, una lotta spietata e a fondo contro lo sciovinismo grande-russo e monarchico-zarista e contro la difesa, che ne fanno, ricorrendo a sofismi, liberali, o cadetti, una parte dei populisti e gli altri partiti borghesi russi. Dal punto di vista della classe operaia e delle masse lavoratrici di tutti i popoli della Russia, il male minore sarebbe la sconfitta della monarchia zarista e del suo esercito, che opprimono la Polonia, l'Ucraina e una serie di altri popoli della Russia e che rinfocolano l'odio nazionale per rafforzare il giogo dei grandi russi sulle altre nazionalità e per consolidare il governo barbaro e reazionario della monarchia zarista.
7) Le parole d'ordine della socialdemocrazia debbono essere attualmente:
in primo luogo una larga propaganda, che si estenda nell'esercito e sul teatro delle operazioni militari, a favore della rivoluzione socialista e della necessità di rivolgere le armi non contro i propri fratelli, gli schiavi salariati degli altri paesi, ma contro i governi e i partiti reazionari e borghesi di tutti i paesi. Necessità assoluta di organizzare cellule e gruppi illegali negli eserciti di tutte le nazioni per fare tale propaganda in tutte le lingue. Lotta spietata contro lo sciovinismo e il 'patriottismo' dei piccoli borghesi e dei borghesi di tutti i paesi, senza eccezione. Contro i capi dell'attuale Internazionale, che hanno tradito il socialismo, fare assolutamente appello alla coscienza rivoluzionaria delle masse operaie che sopportano tutto il peso della guerra e che, nella maggioranza dei casi, sono ostili all'opportunismo e allo sciovinismo;
in secondo luogo, propaganda per la repubblica tedesca, polacca, russa, e insieme per la trasformazione di tutti gli Stati europei in Stati uniti repubblicani d'Europa, come parola d'ordine immediata;
in terzo luogo, lotta soprattutto contro la monarchia zarista e lo sciovinismo grande-russo, panslavista, e propaganda per la rivoluzione in Russia, come pure per l'emancipazione e l'autodecisione dei popoli oppressi dalla Russia, lanciando le parole d'ordine immediate: repubblica democratica, confisca delle terre dei grandi proprietari fondiari, e giornata lavorativa di otto ore".
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Nel settembre 1914 Lenin inviò le tesi sulla guerra alle sezioni bolsceviche all'estero, e, soprattutto, le fece pervenire in Russia per la discussione nelle organizzazioni del POSDR, nel gruppo parlamentare alla Duma e nel Comitato centrale che approvò, nell'ottobre 1914, le tesi leniniste sulla guerra.
Lenin inizia quindi un'intensa campagna di denuncia della guerra imperialista e di chiarificazione e diffusione della giusta e coerente posizione marxista sulla guerra. La sintesi di questa teoria marxista-leninista fu l'opera "Il socialismo e la guerra (l'atteggiamento del POSDR verso la guerra)" scritta nel luglio-agosto 1915 e pubblicata in opuscolo a Ginevra nell'autunno di quello stesso anno.
Afferma Lenin ne "Il socialismo e la guerra": "I socialisti hanno sempre condannato le guerre fra i popoli come cosa barbara e bestiale. Ma il nostro atteggiamento di fronte alla guerra è fondamentalmente diverso da quello dei pacifisti borghesi (fautori e predicatori della pace) e degli anarchici. Dai primi ci distinguiamo in quanto comprendiamo l'inevitabile legame delle guerre con la lotta delle classi nell'interno di ogni paese, comprendiamo l'impossibilità di distruggere le guerre senza distruggere le classi ed edificare il socialismo, come pure in quanto riconosciamo pienamente la legittimità, il carattere progressivo e la necessità delle guerre civili, cioè delle guerre della classe oppressa contro quella che opprime, degli schiavi contro i padroni di schiavi, dei servi della gleba contro i proprietari fondiari, degli operai salariati contro la borghesia. E dai pacifisti e dagli anarchici noi marxisti ci distinguiamo in quanto riconosciamo la necessità dell'esame storico (dal punto di vista del materialismo dialettico di Marx) di ogni singola guerra. Nella storia sono più volte avvenute delle guerre che, nonostante tutti gli orrori, le brutalità, le miserie ed i tormenti inevitabilmente connessi con ogni guerra, sono state progressive; che, cioè, sono state utili all'evoluzione dell'umanità, contribuendo a distruggere istituzioni particolarmente nocive e reazionarie (per esempio l'autocrazia o la servitù della gleba), i più barbari dispotismi dell'Europa (quello turco e quello russo). Perciò bisogna prendere in esame le particolarità storiche proprie di questa guerra.

Tipi storici di guerre nei tempi moderni
La grande Rivoluzione francese ha iniziato una nuova epoca nella storia dell'umanità. Da allora fino alla Comune di Parigi, dal 1789 al 1871, un particolare tipo di guerra è costituito dalle guerre a carattere borghese progressivo, di liberazione nazionale. In altre parole, il principale contenuto ed il significato storico di queste guerre è stato l'abbattimento e la distruzione dell'assolutismo e del feudalesimo, l'abbattimento dell'oppressione straniera... Per esempio, nelle guerre rivoluzionarie della Francia c'era anche un elemento di rapina e di conquista di terre straniere da parte dei francesi, ma ciò non cambia affatto il significato storico fondamentale di quelle guerre, le quali distruggevano e scuotevano il feudalesimo e l'assolutismo in tutta la vecchia Europa feudale. Nella guerra franco-prussiana, la Germania depredò la Francia; ma ciò non cambia il significato storico fondamentale di quella guerra, che ha liberato il popolo tedesco, cioè un popolo di decine di milioni di uomini, dal frazionamento feudale e dall'oppressione di due despoti: lo zar russo e Napoleone III.

Differenza fra guerra di aggressione e guerra di difesa
Il periodo 1789-1871 ha lasciato tracce e ricordi rivoluzionari profondi. Fino all'abolizione del feudalesimo, dell'assolutismo e dell'oppressione straniera, non si poteva nemmeno parlare di uno sviluppo della lotta proletaria per il socialismo. Quando parlavano di legittimità della guerra 'difensiva', a proposito delle guerre di tale epoca, i socialisti avevano presenti appunto sempre quegli scopi, cioè la rivoluzione contro il medioevo e contro la servitù della gleba. Per guerra 'difensiva' i socialisti hanno sempre inteso una guerra 'giusta' in questo senso... Soltanto in questo senso i socialisti hanno riconosciuto e riconoscono oggi la legittimità, il carattere progressivo e giusto della 'difesa della patria' o della guerra 'difensiva'. Per esempio, se domani il Marocco dichiarasse guerra alla Francia, l'India all'Inghilterra, la Persia o la Cina alla Russia, ecc., queste sarebbero delle guerre 'giuste', delle guerre 'difensive' indipendentemente da chi avesse attaccato per primo, ed ogni socialista simpatizzerebbe per la vittoria degli Stati oppressi, soggetti e privi di diritti, contro le 'grandi' potenze schiaviste che opprimono e depredano.
Ma immaginate che un padrone di cento schiavi guerreggi con un altro che ne possiede duecento per una più 'giusta' ripartizione degli schiavi stessi. È chiaro che, in un simile caso, la qualifica di guerra 'difensiva' o di 'difesa della patria' costituirebbe una falsificazione storica e, in pratica, solo un inganno del popolo semplice, della piccola borghesia, della gente ignorante, da parte degli astuti padroni di schiavi. È proprio così che la borghesia imperialista del nostro tempo inganna i popoli, servendosi dell'ideologia 'nazionale' e del concetto di difesa della patria nell'attuale guerra fra i padroni di schiavi, per il consolidamento ed il rafforzamento della schiavitù.

La guerra attuale è una guerra imperialista
Quasi tutti riconoscono che la guerra attuale è imperialista, ma i più deformano questo concetto o lo applicano unilateralmente o cercano di far credere alla possibilità che questa guerra abbia un significato borghese-progressivo di liberazione nazionale. L'imperialismo è il più alto grado di sviluppo del capitalismo, ed è stato raggiunto soltanto nel XX secolo. Per il capitalismo, sono divenuti angusti i vecchi Stati nazionali, senza la cui formazione esso non avrebbe potuto abbattere il feudalesimo. Il capitalismo ha sviluppato a tal punto la concentrazione, che interi rami dell'industria sono nelle mani di sindacati, di trust, di associazioni di capitalisti miliardari, e quasi tutto il globo è diviso tra questi 'signori del capitale', o in forma di colonie o mediante la rete dello sfruttamento finanziario che lega con mille fili i paesi stranieri. Il libero commercio e la concorrenza sono stati sostituiti dalla tendenza al monopolio, dall'usurpazione di terre per impiegarvi dei capitali, per esportare materie prime, ecc. Da liberatore della nazioni quale era nella lotta contro il feudalesimo, il capitalismo, nella fase imperialista, è divenuto il maggiore oppressore delle nazioni. Da progressivo, il capitalismo è divenuto reazionario; ha sviluppato a tal punto le forze produttive, che l'umanità deve o passare al socialismo o sopportare per anni, e magari per decenni, la lotta armata tra le 'grandi' potenze per la conservazione artificiosa del capitalismo mediante le colonie, i monopoli, i privilegi e le oppressioni nazionali di ogni specie...

'La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi' (e precisamente con mezzi violenti)
Questa celebre espressione appartiene ad uno dei più profondi scrittori di problemi militari, Clausewitz. Giustamente i marxisti hanno sempre ritenuto questa tesi come la base teorica per intendere il significato di ogni guerra concreta. Marx ed Engels hanno sempre considerato le varie guerre precisamente da questo punto di vista.
Applicate questa teoria alla guerra attuale. Vedrete che, nel corso di decenni, di quasi mezzo secolo, i governi e le classi dominanti in Inghilterra, in Francia, in Germania, in Italia, in Austria, in Russia hanno condotto una politica di depredazione delle colonie, di oppressione di altre nazioni, di soffocamento del movimento operaio. Appunto tale politica - e soltanto essa - ha la sua continuazione nella presente guerra. In particolare, sia in Austria che in Russia, la politica, tanto in tempo di pace quanto in tempo di guerra, consiste nell'asservimento delle nazioni e non nella loro liberazione. Al contrario, in Cina, in Persia, in India e in altri paesi soggetti, si è sviluppata, nel corso degli ultimi decenni, una politica di risveglio alla vita nazionale di decine e centinaia di milioni di uomini, di liberazione dall'oppressione delle 'grandi' potenze reazionarie. Su questo terreno storico, una guerra può essere anche oggi borghese-progressiva, di liberazione nazionale...

Perché combatte la Russia?
In Russia, l'imperialismo capitalista di tipo nuovissimo si è pienamente rivelato nella politica dello zarismo verso la Persia, la Manciuria, la Mongolia; ma in generale in Russia predomina l'imperialismo militare e feudale. In nessuna parte del mondo esiste una simile oppressione della maggioranza della popolazione del paese come in Russia: i grandi-russi rappresentano solo il 43% della popolazione e cioè meno della metà, e tutti gli altri, in quanto allogeni, sono privi di diritti. Dei 170 milioni di abitanti della Russia circa 100 milioni sono oppressi e privi di diritti. Lo zarismo conduce la guerra per impadronirsi della Galizia e per soffocare definitivamente la libertà degli ucraini, per impadronirsi dell'Armenia, di Costantinopoli, ecc. Lo zarismo vede nella guerra un mezzo per distrarre l'attenzione dal crescente malcontento nell'interno del paese e per schiacciare il crescente movimento rivoluzionario. Attualmente, su due grandi-russi si contano in Russia da due a tre 'allogeni' privi di diritti: per mezzo della guerra, lo zarismo si sforza di aumentare il numero delle nazioni oppresse dalla Russia, di consolidare la loro schiavitù, e con ciò di stroncare la lotta per la libertà dei grandi-russi stessi. La possibilità di opprimere e depredare popoli stranieri stabilizza il ristagno economico, perché, anziché lo sviluppo delle forze produttive, è lo sfruttamento semifeudale degli 'allogeni' che rappresenta, non di rado, la fonte del profitto. In tal modo, nei confronti della Russia, la guerra si distingue per il carattere spiccatamente reazionario e illiberale.

Che cos'è il socialsciovinismo?
Il socialsciovinismo consiste nel sostenere l'idea della 'difesa della patria' nella guerra attuale. Da questa idea deriva, inoltre, la rinuncia alla lotta di classe in tempo di guerra, l'approvazione dei crediti di guerra, ecc. In realtà, i socialsciovinisti conducono una politica borghese antiproletaria, perché in realtà essi sostengono non la 'difesa della patria' nel senso di una lotta contro l'oppressione straniera, ma il 'diritto' di determinate 'grandi' potenze a depredare colonie e opprimere popoli stranieri. I socialsciovinisti rinnovano ai danni del popolo l'inganno borghese, come se la guerra si facesse per la difesa della libertà e per l'esistenza delle nazioni, e passano così dalla parte della borghesia contro il proletariato. Sono da annoverare tra i socialsciovinisti sia coloro che giustificano e mettono in buona luce i governi e la borghesia di uno dei gruppi di potenze belligeranti, sia coloro che, come Kautski, riconoscono ai socialisti di tutte le potenze belligeranti lo stesso diritto di 'difendere la patria'. Il socialsciovinismo, rappresentando in realtà la difesa dei privilegi, del predominio, dei saccheggi, delle violenze della 'propria' (o in generale di qualsiasi) borghesia imperialista, costituisce il completo tradimento di tutte le convinzioni socialiste e delle decisioni del Congresso socialista internazionale di Basilea.

Il manifesto di Basilea
Il manifesto sulla guerra, accettato all'unanimità a Basilea nel 1912, si riferisce proprio alla guerra fra l'Inghilterra e la Germania ed i loro rispettivi alleati attuali, che scoppiò poi nell'anno 1914. Il manifesto dichiara apertamente che nessun interesse del popolo può giustificare una simile guerra, condotta 'per i profitti dei capitalisti ed a vantaggio delle dinastie', sul terreno della politica imperialista di rapina delle grandi potenze. Il manifesto dichiara apertamente che la guerra è pericolosa 'per i governi' (tutti, senza eccezione), rileva il loro timore di una 'rivoluzione proletaria', cita con la massima precisione l'esempio della Comune del 1871 e dell'ottobre-dicembre del 1905, cioè l'esempio della rivoluzione e della guerra civile. In tal modo il manifesto di Basilea fissa, proprio per questa guerra, la tattica della lotta rivoluzionaria degli operai su scala internazionale contro i propri governi, la tattica della rivoluzione proletaria. Il manifesto di Basilea ripete le parole della risoluzione di Stoccarda, e cioè che, in caso di guerra, i socialisti devono sfruttare la 'crisi economica e politica' che ne deriva, per 'affrettare l'eliminazione del dominio di classe capitalistico', cioè sfruttare le difficoltà che la guerra crea ai governi e l'indignazione delle masse, ai fini della rivoluzione socialista. La politica dei socialsciovinisti, la giustificazione che essi fanno della guerra con argomenti 'di libertà' borghese, l'ammissione della 'difesa della patria', la votazione dei crediti, la partecipazione ai ministeri, ecc. ecc., è un aperto tradimento del socialismo che si spiega solo, come vedremo più avanti, con la vittoria dell'opportunismo e della politica operaia nazional-liberale nel seno della maggioranza dei partiti europei.

Falsi richiami a Marx e a Engels
I socialsciovinisti russi, con Plekhanov alla testa, si richiamano alla tattica di Marx nella guerra del 1870; i tedeschi sul tipo di Lensch, di David e soci, si richiamano alla dichiarazione di Engels del 1891 sull'obbligo per i socialisti tedeschi di difendere la patria in caso di guerra contro la Russia e la Francia unite; infine, i socialsciovinisti tipo Kautski, che desiderano conciliare e legalizzare lo sciovinismo internazionale, si richiamano al fatto che Marx ed Engels, pur condannando le guerre, si posero, nondimeno, continuamente dal 1854-1855 fino al 1870-1871 e 1876-1877, dalla parte di un determinato Stato belligerante, una volta che la guerra era scoppiata.
Tutte queste citazioni rappresentano di per sé una ripugnante deformazione a profitto della borghesia e degli opportunisti, delle teorie di Marx ed Engels, precisamente come gli scritti degli anarchici Guillaume e soci rappresentano una deformazione delle teorie di Marx ed Engels, fatta per giustificare l'anarchismo. La guerra del 1870-1871, finché Napoleone III non fu vinto, era storicamente progressiva per la Germania; poiché Napoleone, insieme allo zar, oppresse per lunghi anni la Germania, mantenendovi il frazionamento feudale. Ma non appena la guerra finì con la rapina a danno della Francia (annessione dell'Alsazia-Lorena), Marx ed Engels condannaro decisamente i tedeschi - inoltre, al principio di quella guerra, Marx ed Engels avevano approvato il rifiuto di Bebel e di Liebknecht di votare per i crediti di guerra, e avevano consigliato i socialdemocratici a non fondersi con la borghesia e a difendere gli interessi di classe indipendenti del proletariato. Trasferire il giudizio dato su quella guerra, borghese-progressista e di liberazione nazionale, all'attuale guerra imperialista, è farsi beffa della verità. Lo stesso si deve dire, ed a maggior ragione, della guerra del 1854-1855 e di tutte le guerre del XIX secolo, quando non c'erano l'imperialismo attuale le condizioni obiettive già mature del socialismo partiti socialisti di massa in tutti i paesi belligeranti, quando cioè mancavano precisamente quelle condizioni dalle quali il manifesto di Basilea aveva dedotto la tattica della 'rivoluzione proletaria' in rapporto alla guerra fra le grandi potenze.
Chi si richiama adesso all'atteggiamento di Marx verso le guerre del periodo progressivo della borghesia e dimentica le parole di Marx: 'gli operai non hanno patria' - parole che si riferiscono precisamente all'epoca della borghesia reazionaria, superata, all'epoca della rivoluzione socialista - deforma spudoratamente Marx e sostituisce al punto di vista socialista il punto di vista borghese.

Il fallimento della II Internazionale
I socialisti di tutto il mondo hanno solennemente dichiarato, nel 1912 a Basilea, di considerare la guerra europea che si avvicinava come un'azione 'delittuosa', la più reazionaria azione di tutti i governi, la quale dovrà affrettare il crollo del capitalismo, provocando inevitabilmente la rivoluzione contro di esso. È scoppiata la guerra, è venuta la crisi. Invece della tattica rivoluzionaria, la maggioranza dei partiti socialdemocratici ha adottato una tattica reazionaria, ponendosi dalla parte dei rispettivi governi e delle rispettive borghesie. Questo tradimento del socialismo ha provocato il fallimento della II Internazionale (1889-1914), e noi dobbiamo renderci conto delle cause di questo fallimento, vedere che cosa ha dato vita e vigore al socialsciovinismo...

Il 'kautskismo'
Kautski, la maggiore autorità della II Internazionale... 'concilia', senza preoccuparsi dell'ideologia, il pensiero fondamentale del socialsciovinismo, il riconoscimento della difesa della patria nella guerra attuale, con una concessione diplomatica, formale, agli uomini della sinistra, consistente nell'astenersi dal votare i crediti di guerra, nell'affermare a parole il suo atteggiamento d'opposizione, ecc. Kautski, che nel 1909 aveva scritto tutta un'opera sull'approssimarsi dell'epoca delle rivoluzioni e sul nesso esistente tra la guerra e la rivoluzione, Kautski che nel 1912 ha firmato il manifesto di Basilea sull'utilizzazione rivoluzionaria della futura guerra, giustifica ora in tutti i modi e mette in buona luce il socialsciovinismo, e, al pari di Plekhanov, si unisce alla borghesia, per schernire ogni proposito di rivoluzione, ogni passo verso un'immediata lotta rivoluzionaria.
La classe operaia non può assolvere la sua funzione rivoluzionaria mondiale senza condurre una lotta spietata contro questo tradimento, contro questa mancanza di carattere, contro questo servilismo dinanzi all'opportunismo e contro questo inaudito avvilimento teorico del marxismo. Il kautskismo non è un caso, ma il prodotto sociale delle contraddizioni della II Internazionale, del connubio tra la fedeltà verbale al marxismo e la sottomissione all'opportunismo nei fatti.
Nei diversi paesi, quest'inganno fondamentale del kautskismo si manifesta in varie forme. In Olanda, Roland-Holst, pur negando l'idea della difesa della patria, difende l'unità degli opportunisti con il partito. In Russia, Trotzki, pur negando anch'egli quest'idea, sostiene l'unità con il gruppo opportunista e sciovinista della Nascia Zarià. In Romania, Rakovski, dichiarando guerra all'opportunismo, quale colpevole del fallimento dell'Internazionale, è pronto nello stesso tempo a riconoscere la legittimità dell'idea della difesa della patria. Tutte queste sono manifestazioni di quel male che i marxisti olandesi (Gorter, Pannekoek) hanno chiamato 'radicalismo passivo' e che porta a sostituire il marxismo rivoluzionario con l'eclettismo della teoria e col servilismo e con l'impotenza dinanzi agli opportunisti, nella pratica.

La parola d'ordine dei marxisti è la parola d'ordine della socialdemocrazia rivoluzionaria
La guerra ha indubbiamente generato la crisi più acuta ed ha aggravato in modo inverosimile la miseria delle masse. Il carattere reazionario di questa guerra, l'impudente menzogna della borghesia di tutti i paesi, che maschera i propri scopi di rapina con un'ideologia 'nazionale', tutto ciò, sul terreno di una situazione obiettivamente rivoluzionaria, crea inevitabilmente nelle masse degli stati d'animo rivoluzionari. È nostro dovere contribuire a rendere coscienti questi stati d'animo, approfondirli e precisarli. Questo compito è espresso in modo giusto soltanto dalla parola d'ordine di trasformare la guerra imperialista in guerra civile; ed ogni lotta di classe conseguente in tempo di guerra, ogni tattica di 'azione di massa' seriamente applicata, conduce inevitabilmente a questo. È impossibile sapere se un forte movimento rivoluzionario scoppierà in seguito alla prima o alla seconda guerra imperialistica fra le grandi potenze, durante o dopo di essa, ma in ogni caso è nostro preciso dovere lavorare sistematicamente e con perseveranza proprio in questa direzione.
Il manifesto di Basilea si richiama direttamente all'esempio della Comune di Parigi, cioè alla trasformazione della guerra tra i governi in guerra civile. Mezzo secolo fa il proletariato era troppo debole, le condizioni oggettive del socialismo non erano ancora maturate, il collegamento e la collaborazione dei movimenti rivoluzionari in tutti i paesi belligeranti non poteva esistere. La simpatia di una parte degli operai di Parigi per le 'ideologie nazionali' (tradizione del 1792) era una loro debolezza piccolo-borghese, rilevata a suo tempo da Marx: fu questa una delle ragioni della sconfitta della Comune. A distanza di mezzo secolo, le condizioni che indebolirono la rivoluzione di allora non esistono più, e attualmente sarebbe imperdonabile per un socialista tollerare la rinuncia ad agire precisamente nello spirito dei comunardi parigini...

Sul pacifismo e sulla parola d'ordine della pace
Lo stato d'animo delle masse a favore della pace esprime spesso un principio di protesta, di indignazione e di coscienza del carattere reazionario della guerra. Sfruttare questo stato d'animo è dovere di tutti i socialdemocratici. Essi prenderanno vivissima parte a tutti i movimenti ed a tutte le dimostrazioni su questo terreno, ma non inganneranno il popolo ammettendo che, senza movimento rivoluzionario, sia possibile la pace senza annessioni, senza oppressioni di nazioni, senza rapina, senza germi di nuove guerre fra i governi attuali, fra le classi attualmente dominanti. Ingannando in tal modo il popolo si favorirebbe la diplomazia segreta dei governi belligeranti ed i loro piani controrivoluzionari.
Chi vuole la pace democratica e duratura deve essere per la guerra civile contro i governi e contro la borghesia.

Il diritto delle nazioni all'autodecisione
Il più frequente inganno fatto al popolo dalla borghesia nell'attuale guerra consiste nel mascherare i propri scopi di rapina con un'ideologia di 'liberazione nazionale'. Gli inglesi promettono la libertà al Belgio, i tedeschi alla Polonia, ecc. In realtà, come abbiamo visto, questa è una guerra fra gli oppressori della maggior parte delle nazioni del mondo per rafforzare ed estendere quest'oppressione.
I socialisti non possono raggiungere il loro alto obiettivo senza lottare contro ogni oppressione nazionale. Indubbiamente, essi devono perciò esigere che i partiti socialdemocratici dei paesi oppressori (in modo particolare delle cosiddette 'grandi' potenze) riconoscano e difendano il diritto di autodecisione delle nazioni oppresse, precisamente nel significato politico della parola, e cioè il diritto dalla separazione politica. Il socialista di una grande potenza o di una nazione che possiede delle colonie, il quale non difenda questo diritto, è uno sciovinista.
La difesa di questo diritto non solo non favorisce la formazione di piccoli Stati, ma, al contrario, conduce alla formazione più libera, più audace e perciò più larga e più diffusa di grandissimi Stati ed unioni fra gli Stati, più vantaggiosi per le masse e meglio rispondenti allo sviluppo economico.
I socialisti delle nazioni oppresse, da parte loro, devono lottare incondizionatamente per la completa unità (anche organizzativa) tra gli operai delle nazioni oppresse e di quelle che opprimono. L'idea di una separazione legale di una nazione dall'altra - la cosiddetta 'autonomia culturale nazionale' di Bauer e Renner - è un'idea reazionaria.
L'imperialismo è un'epoca di crescente oppressione delle nazioni di tutto il mondo da parte di un pugno di 'grandi' potenze, e perciò la lotta per la rivoluzione socialista internazionale contro l'imperialismo è impossibile senza il riconoscimento del diritto delle nazioni all'autodecisione. 'Non può essere libero un popolo che opprime altri popoli' (Marx ed Engels). Non può essere socialista un proletariato che si dimostri conciliante con la minima violenza della 'sua' nazione su altre nazioni".
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