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Lenin, la vita e l'opera Capitolo 14La lotta contro il tradimento dei socialsciovinisti Il partito operaio socialdemocratico della Russia e la III Internazionale Il POSDR - continua ancora Lenin - si è separato da lungo tempo dai suoi opportunisti. Gli opportunisti russi sono ora divenuti anche sciovinisti. Questo non fa che rafforzare in noi la convinzione che la separazione dagli opportunisti è stata necessaria nell'interesse del socialismo. Siamo convinti che le divergenze attuali tra i socialdemocratici e i socialsciovinisti non sono affatto minori di quelle che esistevano fra i socialisti e gli anarchici, quando i socialdemocratici si sono separati da questi ultimi... Siamo profondissimamente convinti che, nella situazione attuale, la separazione dagli opportunisti e dagli sciovinisti sia il primo dovere del rivoluzionario, così come la separazione dai sindacati operai gialli, antisemiti, liberali, ecc. era indispensabile precisamente per illuminare, nel modo più rapido, gli operai arretrati e per attirarli nelle file del partito socialdemocratico. La III Internazionale, secondo la nostra opinione, dovrebbe essere fondata precisamente su una tale base rivoluzionaria. Per il nostro partito non esiste il problema dell'opportunità della rottura con i socialsciovinisti. Esso è già stato risolto in maniera irrevocabile. Per il nostro partito esiste soltanto il problema di realizzare questa separazione nel tempo più breve, su scala internazionale. È pienamente comprensibile che, per realizzare una organizzazione marxista internazionale, è necessario preparare la creazione di partiti marxisti indipendenti nei diversi paesi. La Germania, essendo il paese del più vecchio e più forte movimento operaio, ha un'importanza decisiva. Il prossimo avvenire dimostrerà se sono già maturate le condizioni per la creazione di una nuova Internazionale marxista. Se sì, il nostro partito entrerà con gioia in una III Internazionale purificata dall'opportunismo e dallo sciovinismo. Se no, ciò dimostrerà che per questa purificazione occorre ancora una evoluzione più o meno lunga. In questo caso, il nostro partito sarà all'estrema opposizione nell'interno della precedente Internazionale, fino a quando, nei diversi paesi, non si creerà una base per una unione internazionale di operai sul terreno del marxismo rivoluzionario. Non sappiamo e non possiamo sapere come si evolverà, nei prossimi anni, la situazione in campo internazionale. Ma sappiamo sicuramente, siamo incrollabilmente convinti, che il nostro partito lavorerà instancabilmente nel nostro paese, fra il nostro proletariato, nella direzione indicata, e nella sua attività quotidiana andrà creando la sezione russa dell'Internazionale marxista... I compiti del nostro partito La socialdemocrazia è nata in Russia prima della rivoluzione democratica borghese nel nostro paese (1905), e si è rafforzata durante la rivoluzione e la controrivoluzione. Le condizioni arretrate della Russia spiegano la straordinaria esuberanza di correnti e di sfumature dell'opportunismo piccolo-borghese da noi, mentre l'influenza del marxismo in Europa e la solidità dei partiti socialdemocratici legali prima della guerra hanno fatto dei nostri liberali evoluti quasi degli adoratori di una teoria e di una socialdemocrazia 'intelligente', 'europea' ('non rivoluzionaria'), 'legale', 'marxista'. La classe operaia in Russia non ha potuto crearsi il proprio partito se non con una lotta decisa, trentennale, contro le varie specie d'opportunismo. L'esperienza della guerra mondiale, che ha portato al vergognoso crollo della corrente opportunista europea e che ha rinsaldato l'unione dei nostri nazional-liberali con il liquidatorismo socialsciovinista, ci rafforza ancor più nella convinzione che il nostro partito dovrà, anche in avvenire, procedere sul medesimo cammino conseguentemente rivoluzionario...".58 Sul numero 14 del "Sotsial-Demokrat" del 23 agosto 1915, inoltre, pubblicò un importante articolo chiarificatore della parola d'ordine degli Stati uniti d'Europa. Scrisse in particolare Lenin: "Abbiamo scritto nel n. 40 del Sotsial-Demokrat che la conferenza delle sezioni estere del nostro partito aveva deliberato di rinviare la questione della parola d'ordine 'Stati uniti d'Europa', finché non se ne fosse discusso sulla stampa il lato economico. La discussione di tale problema aveva preso, nella nostra conferenza, un carattere politico unilaterale. In parte, ciò è forse dovuto al fatto che, nel manifesto del Comitato centrale, questa parola d'ordine era stata espressamente formulata come parola d'ordine politica (l''immediata parola d'ordine politica', è detto nel manifesto), dove, però, non solo si propugnavano gli Stati uniti repubblicani d'Europa, ma si sottolineava specialmente che questa parola d'ordine è assurda e bugiarda 'senza l'abbattimento rivoluzionario delle monarchie tedesca, austriaca e russa'. Opporsi, entro i limiti del giudizio politico contenuto in questa parola d'ordine, a tale impostazione della questione, - per esempio, sostenendo il punto di vista che essa offusca o indebolisce, ecc. la parola d'ordine della rivoluzione socialista, - sarebbe assolutamente errato. Le trasformazioni politiche a tendenza effettivamente democratica, e ancor più le rivoluzioni politiche, non possono in nessun caso, mai, ed a nessuna condizione, né offuscare né indebolire la parola d'ordine della rivoluzione socialista. Al contrario, esse avvicinano sempre più questa rivoluzione, ne allargano la base, attirano nella lotta socialista nuovi strati della piccola borghesia e delle masse semiproletarie. D'altra parte, le rivoluzioni politiche sono inevitabili durante lo sviluppo della rivoluzione socialista, la quale non deve esser considerata come un atto singolo, bensì come un periodo di tempestose scosse economiche e politiche, di lotta di classe molto acuta, di guerra civile, di rivoluzioni e di controrivoluzioni. Ma se la parola d'ordine degli Stati uniti repubblicani d'Europa, collegata all'abbattimento rivoluzionario delle tre monarchie europee più reazionarie, con la monarchia russa alla testa, è assolutamente inattaccabile come parola d'ordine politica, rimane pur sempre da risolvere l'importantissima questione del suo contenuto e significato economico. Dal punto di vista delle condizioni economiche dell'imperialismo, ossia dell'esportazione del capitale e della divisione del mondo da parte delle potenze coloniali 'progredite' e 'civili', gli Stati uniti d'Europa in regime capitalistico sarebbero o impossibili o reazionari. Il capitale è divenuto internazionale e monopolistico. Il mondo è diviso fra un piccolo numero di grandi potenze, vale a dire fra le potenze che sono meglio riuscite a spogliare e ad asservire su grande scala altre nazioni... In regime capitalistico, gli Stati uniti d'Europa equivalgono ad un accordo per la spartizione delle colonie. Ma in regime capitalistico non è possibile altra base, altro principio di spartizione che la forza. Il miliardario non può dividere con altri il 'reddito nazionale' di un paese capitalistico se non secondo una determinata proporzione: 'secondo il capitale' (e con un supplemento affinché il grande capitale riceva più di quel che gli spetta). Il capitalismo è la proprietà privata dei mezzi di produzione e l'anarchia della produzione. Predicare una 'giusta' divisione del reddito su una tale base è prudhonismo, ignoranza piccolo-borghese, filisteismo. Non si può dividere se non 'secondo la forza'. E la forza cambia nel corso dello sviluppo economico... Per mettere a prova la forza reale di uno Stato capitalistico non c'è altro mezzo che la guerra. La guerra non è in contraddizione con le basi della proprietà privata ma è il risultato diretto e inevitabile dello sviluppo di queste basi. In regime capitalistico non è possibile un ritmo uniforme dello sviluppo economico né delle singole aziende, né dei singoli Stati. In regime capitalistico non sono possibili altri mezzi per ristabilire di tanto in tanto l'equilibrio spezzato, all'infuori della crisi nell'industria, e della guerra nella politica... L'ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo dapprima in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente. Il proletariato vittorioso di questo paese, espropriati i capitalisti e organizzata nel proprio paese la produzione socialista, si porrebbe contro il resto del mondo capitalistico, attirando a sé le classi oppresse degli altri paesi, infiammandole a insorgere contro i capitalisti, intervenendo, in caso di necessità, anche con la forza armata contro le classi sfruttatrici e i loro Stati. La forma politica della società nella quale il proletariato vince abbattendo la borghesia, sarà la repubblica democratica che centralizzerà sempre più la forza del proletariato di una nazione o di più nazioni nella lotta contro gli Stati non ancora passati al socialismo. Impossibile è la soppressione delle classi senza la dittatura della classe oppressa, il proletariato. Impossibile è la libera unione delle nazioni nel socialismo senza una lotta ostinata, più o meno lunga, fra le repubbliche socialiste e gli Stati arretrati. Ecco in forza di quali considerazioni - che sono il risultato di ripetute analisi della questione compiute nel corso della conferenza delle sezioni estere del POSDR e dopo la conferenza - la redazione dell'organo centrale è giunta alla conclusione che la parola d'ordine degli Stati uniti d'Europa è sbagliata".59 Nell'agosto del 1915 Lenin è a Zimmerwald per partecipare alla Conferenza dei partiti socialisti dei paesi neutrali svoltasi dal 23 al 26 agosto e di cui riunirà e organizzerà l'ala sinistra. La "sinistra di Zimmerwald" presenterà alla Conferenza un suo progetto di risoluzione scritto da Lenin, con l'esposizione della propria posizione. "La guerra attuale - si legge nel documento - è stata generata dall'imperialismo. Il capitalismo ha raggiunto la sua fase suprema. Le forze produttive della società e l'entità del capitale hanno superato gli stretti limiti dei singoli Stati nazionali. Da qui deriva la tendenza delle grandi potenze ad asservire nazioni straniere, a conquistare colonie, come fonti di materie prime e sbocchi per l'esportazione del capitale. Tutto il mondo si fonde in un unico organismo economico, tutto il mondo è diviso fra un pugno di grandi potenze. Le condizioni oggettive del socialismo sono giunte a completa maturazione e la guerra attuale è una guerra dei capitalisti per ottenere privilegi e monopoli che possano ritardare il crollo del capitalismo... La guerra imperialistica - conclude il documento - apre l'era della rivoluzione sociale. Tutte le condizioni oggettive dell'epoca contemporanea mettono all'ordine del giorno la lotta rivoluzionaria di massa del proletariato. È dovere dei socialisti, senza rinunciare a nessuno dei mezzi della lotta legale della classe operaia, subordinarli tutti a questo compito urgente e vitale, sviluppare la coscienza rivoluzionaria degli operai, unirli nella lotta rivoluzionaria internazionale, appoggiare e portare avanti ogni azione rivoluzionaria, tendere a trasformare la guerra imperialistica fra i popoli in guerra civile delle classi oppresse contro i loro oppressori, in guerra per l'espropriazione della classe dei capitalisti, per la conquista del potere politico da parte del proletariato, per la realizzazione del socialismo".60
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