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Lenin, la vita e l'opera Capitolo 16La rivoluzione borghese del febbraio 1917 La rivoluzione democratica scoppiata in Russia nel febbraio del 1917, non solo segnerà il crollo del regime zarista e il passaggio di poteri al governo provvisorio formato sulla base di una coalizione di partiti democratico-borghesi, ma costituirà il punto di partenza di una svolta radicale ed epocale nella storia della Russia e dell'intera umanità: la rivoluzione proletaria, la conquista del socialismo, la nascita del primo Stato socialista nel mondo. Lenin nel marzo del 1917 nello scritto firmato La redazione del Sotsial-demokrat e titolato: "Ai compagni che soffrono in prigionia" dà la sua lettura degli accadimenti di febbraio: "Compagni in Russia è scoppiata una rivoluzione. Gli operai di Pietrogrado e di Mosca sono stati ancora una volta i pionieri del grande movimento di emancipazione. Hanno proclamato lo sciopero politico. Sono scesi nelle strade con le bandiere rosse. Si sono battuti come leoni contro la polizia e la gendarmeria zariste, contro quell'esigua parte dell'esercito che non si è schierata subito a fianco del popolo. Nella sola Pietrogrado si contano più di duemila morti e feriti. Gli operai russi hanno pagato con il loro sangue la libertà del nostro paese. Essi hanno rivendicato il pane, la libertà e la pace. Il pane, perché anche in Russia, come in quasi tutti i paesi che prendono parte all'attuale guerra di rapina, il popolo patisce la fame. La libertà, perché il governo zarista, approfittando della guerra, ha definitivamente trasformato tutta la Russia in un'immensa prigione. La pace, perché gli operai di Russia, come gli operai più coscienti degli altri paesi, non vogliono più morire per gli interessi di un pugno di ricchi, non vogliono più partecipare ad una guerra criminale scatenata dai briganti coronati e senza corona. La maggior parte dei soldati delle guarnigioni di Pietroburgo e di Mosca si è schierata con gli operai insorti. Gli operai e i contadini in uniforme militare hanno teso fraternamente la mano agli operai e ai contadini senza uniforme. La parte migliore degli ufficiali ha aderito alla rivoluzione. Gli ufficiali che volevano marciare contro il popolo sono stati passati per le armi dai soldati. La rivoluzione l'hanno fatta gli operai e i soldati. Ma il potere, com'è già avvenuto in altre rivoluzioni, l'ha preso subito la borghesia. La Duma di Stato, dove i grandi proprietari fondiari e i capitalisti detengono la maggioranza, ha cercato con ogni mezzo di accordarsi con lo zar Nicola II. Fino all'ultimo, quando già nelle strade di Pietrogrado divampava la guerra civile, la Duma di Stato ha inviato allo zar telegrammi su telegrammi, supplicandolo di fare qualche piccola concessione, pur di salvare la corona. Non la Duma di Stato, - la Duma dei grandi proprietari fondiari e dei ricchi - ma gli operai e i soldati insorti hanno rovesciato lo zar. Tuttavia, il nuovo governo provvisorio è stato designato dalla Duma. Questo governo provvisorio è composto di rappresentanti dei capitalisti e dei grandi proprietari fondiari liberali. I posti più importanti sono stati assegnati: al principe Lvov (che è un grande proprietario terriero e un liberale molto moderato), ad A. Guckov (che fu un compagno d'armi di Stolypin e approvò a suo tempo i tribunali militari controrivoluzionari), a Terestcenko (che è un grande industriale dello zucchero e un ultramilionario), a Miliukov (che ha sempre sostenuto e sostiene tuttora la guerra di rapina in cui lo zar Nicola e la sua cricca hanno trascinato il nostro popolo). Il 'democratico' Kerenski è stato chiamato a far parte del nuovo governo solo per dare ad esso l'apparenza di un governo 'popolare' e per disporre di un buon oratore 'democratico' che dica al popolo parole altisonanti ma vuote, mentre i Guckov e i Lvov svolgono la loro azione antipopolare. Il nuovo governo vuole che questa guerra di brigantaggio continui. Esso è un agente dei capitalisti russi, inglesi e francesi, i quali - alla pari dei capitalisti tedeschi - vogliono 'battersi sino alla fine' e assicurarsi le parti migliori del bottino. Il nuovo governo non vuole e non può dare la pace alla Russia. Esso non vuole confiscare le terre dei grandi proprietari fondiari a vantaggio del popolo e non vuole far ricadere il peso della guerra sui ricchi. Pertanto, non può dare il pane al popolo. Gli operai e la popolazione povera dovranno continuare a patire la fame. Il nuovo governo è composto di capitalisti e di grandi proprietari fondiari. E non vuol dare alla Russia la libertà completa. Sotto la pressione degli operai e dei soldati insorti, ha promesso di convocare un'Assemblea costituente che deliberi sul regime da instaurare in Russia. Ma, poiché desidera prender tempo per poi ingannare il popolo, come hanno già fatto più d'una volta nella storia altri governi di questo genere, non si decide a indire le elezioni. Esso non vuole che la Russia diventi una repubblica democratica. Vuole soltanto che, al posto del cattivo zar Nicola II, salga al trono lo zar Michele, che si presume 'buono'. Non vuole che il potere appartenga in Russia al popolo, ma ad un nuovo zar associato alla borghesia. Ecco il nuovo governo. Ma a Pietrogrado, accanto a questo governo, si sta organizzando a poco a poco un altro governo. Gli operai e i soldati hanno costituito un soviet di deputati, eletti nella misura di un deputato ogni mille operai o soldati. Questo soviet, che è composto di più di mille delegati, si riunisce ora nel palazzo di Tauride. Ed è una vera rappresentanza popolare. All'inizio questo soviet potrà commettere certi errori. Ma finirà comunque per rivendicare a voce alta e in tono perentorio il pane, la pace e la repubblica democratica. Il soviet dei deputati degli operai e dei soldati si batte per la convocazione immediata dell'Assemblea costituente e la partecipazione dei soldati alle elezioni e alla soluzione del problema della guerra o della pace. Il soviet si batte perché le terre dello zar e dei grandi proprietari fondiari passino ai contadini. Il soviet si batte per la repubblica e non vuole nemmeno sentir parlare della designazione di un nuovo zar 'buono'. Il soviet esige il suffragio universale e uguale per tutti gli uomini e per tutte le donne. Il soviet ha ottenuto l'arresto dello zar e della zarina. Il soviet vuol costituire un comitato di sorveglianza che controlli ogni atto del nuovo governo e che si trasformi in pratica nel governo. Il soviet cerca di allearsi con gli operai di tutti gli altri paesi, per attaccare in comune i capitalisti. Numerosi operai rivoluzionari sono stati mandati al fronte per accordarsi, approfittando della libertà, con i soldati sull'azione da condurre per mettere fine alla guerra, garantire i diritti del popolo e consolidare la libertà in Russia. A Pietrogrado esce di nuovo il giornale socialdemocratico, la Pravda, che aiuta gli operai ad assolvere i loro grandi compiti. È questa, compagni, la situazione attuale. Voi che soffrite in prigionia non potete restare indifferenti. Dovrete prepararvi ad assolvere presto anche voi un compito importante. I nemici della libertà della Russia fanno talvolta assegnamento su di voi. Essi dicono: nei campi di prigionia vi sono circa due milioni di soldati; se essi, una volta tornati in patria, si schiereranno con lo zar, potremo rimettere sul trono Nicola o farvi salire il suo 'amato' fratellino. Nella storia già altre volte il nemico di ieri, dopo essersi riconciliato con il re abbattuto, gli ha consegnato i prigionieri di guerra perché lo aiutassero a lottare contro il suo popolo... Compagni, discutete, dovunque ne abbiate la possibilità, i grandi avvenimenti che si compiono nella nostra patria. Dichiarate ad alta voce che voi, insieme con la parte migliore dei soldati russi, non volete lo zar, ma esigete una libera repubblica, la distribuzione gratuita delle terre dei grandi proprietari fondiari ai contadini, la giornata lavorativa di otto ore, l'immediata convocazione dell'Assemblea costituente. Dichiarate che siete dalla parte del soviet dei deputati operai e soldati di Pietrogrado, che, una volta ritornati in Russia, vi leverete non in difesa dello zar, ma contro lo zar, non in difesa dei grandi proprietari fondiari e dei ricchi, ma contro di loro. Dovunque ne abbiate la possibilità, organizzatevi, votate risoluzioni in questo senso, spiegate ai compagni meno evoluti quale grande evento si sia verificato nel nostro paese. Avete sofferto abbastanza prima della guerra, durante la guerra e in prigionia. Ci attendono adesso giorni migliori. L'alba della libertà si è levata. Al vostro ritorno in Russia siate l'esercito della rivoluzione, l'esercito del popolo e non dello zar. Anche nel 1905 i prigionieri di guerra, al loro ritorno dal Giappone, diventarono i migliori combattenti della libertà. Al vostro ritorno in patria, vi disperderete in tutto il paese. Portate dunque in ogni più remota località, in ogni villaggio russo che ha sofferto per la fame, le esazioni e gli oltraggi, la buona novella della libertà. Illuminate i fratelli contadini: disperdete le tenebre, chiamate i contadini poveri a sostenere gli operai delle città, e gli operai agricoli nella loro grande lotta. Dopo aver conquistato la repubblica, gli operai di Russia si uniranno agli operai di tutti gli altri paesi e condurranno audacemente l'umanità verso il socialismo, verso un sistema in cui non vi saranno più né ricchi né poveri, in cui un pugno di ricchi non potrà più trasformare in propri schiavi salariati milioni di uomini. Compagni, non appena possibile, ci affretteremo a ritornare in Russia, per partecipare alla lotta dei nostri fratelli operai e soldati. Ma nemmeno in patria ci dimenticheremo di voi. Dalla libera Russia cercheremo di spedirvi libri, giornali e informazioni su quanto accade nel nostro paese. Chiederemo che vi mandino denaro e pane in quantità sufficiente. E agli operai e ai soldati insorti diremo che possono fare assegnamento sui loro fratelli che soffrono in prigionia: sono figli del popolo e si batteranno al nostro fianco per la libertà, per la repubblica, contro lo zar".65 Pur nelle difficoltà imposte dalla guerra, è necessario e improcrastinabile per i fuoriusciti e gli esuli politici russi il rientro in patria. È il 27 marzo 1917 quando Lenin, insieme ad altri emigrati russi, parte da Zurigo per rientrare in Russia. |