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Lenin, la vita e l'opera

Capitolo 17
Il rientro dal lungo esilio. Le "Tesi di Aprile"




Il lungo esilio di Lenin dal suolo russo è finalmente finito. Il 3 aprile 1917 infatti, il massimo dirigente bolscevico giunge alla "Stazione Finlandia" di Pietrogrado accolto da migliaia di lavoratori e da delegazioni dei partiti della sinistra russa. Per i bolscevichi è Stalin ad accogliere Lenin alla testa di un nutrito gruppo di operai. Alla fine delle manifestazioni che hanno salutato il suo rientro a Pietrogrado, Lenin si recò al nr. 38 di Via Larga. Lì in un appartamento di un grande condominio poté ritrovare il calore dell'affetto familiare di cui era stato privato nei lunghi anni dell'esilio. Riabbracciò le sorelle Anna e Maria che lì abitavano assieme a Mark Elizarov, marito di Anna e al piccolo Gora, figlio adottivo della coppia. Dovranno passare altri due anni, invece, perché Lenin possa riabbracciare l'altro fratello Dmitrij, medico in Crimea. Il mattino del giorno successivo, 4 aprile, prima di accingersi ai gravosi impegni che lo attendevano chiese a Bronc-Bruevic, militante bolscevico e amico di vecchia data della famiglia Uljanov, di accompagnarlo al cimitero di Volkovo per una visita alle tombe della madre e dell'altra sorella Olga.
Dal cimitero di Volkovo Lenin e Bronc-Bruevic si recarono poi a casa di quest'ultimo e poi al palazzo di Tauride dove, prima dinanzi alla dirigenza del POSDR(b) e successivamente con i rappresentanti bolscevichi e menscevichi alla Conferenza dei Soviet di tutta la Russia Lenin, con lucida analisi politica prospetta la necessità vitale per la Russia, del passaggio dalla rivoluzione democratica-borghese alla rivoluzione socialista.
Sono le "Tesi di Aprile" che sul piano politico, economico e militare definiscono la tattica e la strategia leniniste che porteranno la classe operaia e i contadini poveri con alla testa il Partito bolscevico alla vittoria rivoluzionaria d'Ottobre.
Ecco in sintesi i dieci punti che formano il corpo delle "Tesi" così come formulate dallo stesso Lenin:
"1) Nel nostro atteggiamento verso la guerra che... rimane incontestabilmente una guerra imperialistica di brigantaggio, in forza del carattere capitalistico di questo governo, non è ammissibile la benché minima concessione al 'difensismo rivoluzionario'...
Data l'innegabile buona fede di larghi strati di rappresentanti delle masse favorevoli al difensismo rivoluzionario, che accettano la guerra solo come una necessità e non per spirito di conquista, e poiché essi sono ingannati dalla borghesia, bisogna spiegar loro con particolare cura, ostinazione e pazienza l'errore in cui cadono, svelando il legame indissolubile tra il capitale e la guerra imperialistica, dimostrando che è impossibile metter fine alla guerra con una pace veramente democratica e non imposta con la forza, senza abbattere il capitale. Organizzare la propaganda più ampia di questa posizione nell'esercito combattente.
Fraternizzare.
2) L'originalità dell'attuale momento in Russia consiste nel passaggio dalla prima fase della rivoluzione, che ha dato il potere alla borghesia a causa dell'insufficiente grado di coscienza e di organizzazione del proletariato, alla sua seconda fase, che deve dare il potere al proletariato e agli strati poveri dei contadini...
Questa situazione originale ci impone di saperci adattare alle condizioni particolari del lavoro di partito tra le grandi masse proletarie, che si sono appena ridestate alla vita politica.
3) Non appoggiare in alcun modo il governo provvisorio, dimostrare la completa falsità di tutte le sue promesse, soprattutto di quelle concernenti la rinuncia alle annessioni. Smascherare questo governo, invece di 'rivendicare' - ciò che è inammissibile e semina illusioni - che esso, governo di capitalisti, cessi di essere imperialistico.
4) Riconoscere che il nostro partito è in minoranza, e costituisce per ora un'esigua minoranza, nella maggior parte dei soviet dei deputati operai, di fronte al blocco di tutti gli elementi opportunisti piccolo-borghesi, che sono soggetti all'influenza della borghesia e che estendono quest'influenza al proletariato...
Spiegare alle masse che i soviet dei deputati operai sono l'unica forma possibile di governo rivoluzionario e che, pertanto, fino a che questo governo sarà sottomesso all'influenza della borghesia, il nostro compito potrà consistere soltanto nello spiegare alle masse in modo paziente, sistematico, perseverante, conforme ai loro bisogni pratici, gli errori della loro tattica.
Fino a che saremo in minoranza, svolgeremo un'opera di critica e di spiegazione degli errori, sostenendo in pari tempo la necessità del passaggio di tutto il potere statale ai soviet dei deputati operai, perché le masse possano liberarsi dei loro errori sulla base dell'esperienza.
5) Niente repubblica parlamentare - ritornare a essa dopo i soviet dei deputati operai sarebbe un passo indietro - ma repubblica dei soviet dei deputati degli operai, dei salariati agricoli e dei contadini in tutto il paese, dal basso in alto...
6) Nel programma agrario spostare il centro di gravità sul soviet dei deputati dei salariati agricoli.
Confiscare tutte le grandi proprietà fondiarie.
Nazionalizzare tutte le terre del paese e metterle a disposizione dei soviet locali dei deputati dei salariati agricoli e dei contadini poveri. Costituire i soviet dei deputati dei contadini poveri. Fare di ogni tenuta (da 100 a 300 desiatine circa, secondo le condizioni locali, ecc., e su decisione delle organizzazioni locali) un'azienda modello coltivata per conto della comunità e sottoposta al controllo dei soviet di deputati dei salariati agricoli.
7) Fusione immediata di tutte le banche del paese in un'unica banca nazionale, posta sotto il controllo dei soviet dei deputati operai.
8) Il nostro compito immediato non è l''instaurazione' del socialismo, ma, per ora, soltanto il passaggio al controllo della produzione sociale e della ripartizione dei prodotti da parte dei soviet dei deputati operai.
9) Compiti del partito:
a) convocare immediatamente il congresso del partito;
b) modificare il programma del partito, e principalmente:
1) sull'imperialismo e sulla guerra imperialistica;
2) sull'atteggiamento verso lo Stato e sulla nostra rivendicazione dello 'Stato-Comune' (cioè di uno Stato di cui la Comune di Parigi ha fornito il primo modello);
3) emendare il programma minimo, ormai invecchiato;
c) cambiare il nome del partito (invece di 'socialdemocrazia', i cui capi ufficiali - 'difensisti' e 'kautskiani' tentennano - hanno tradito il socialismo in tutto il mondo, passando alla borghesia, dobbiamo chiamarci partito comunista);
10) Rinnovare l'Internazionale.
Prendere l'iniziativa della creazione di una Internazionale rivoluzionaria contro i socialsciovinisti e contro il 'centro' (si chiama 'centro' nella socialdemocrazia internazionale la corrente che oscilla tra gli sciovinisti - = 'difensisti' - e gli internazionalisti)".
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L'evoluzione storica degli avvenimenti in Russia conferma appieno la profondità della conoscenza della situazione, dei rapporti sociali, della mentalità e della misura dei condizionamenti e delle aspirazioni degli operai e dei contadini russi e, altresì, la giustezza e la lungimiranza dell'analisi e della proposta politica strategica leninista, così come della tattica della sua concreta attuazione. Tutto ciò scaturisce essenzialmente non soltanto dalle doti umane e intellettive di Lenin, dalla sua spiccata curiosità conoscitiva, da un'intelligenza caratterizzata da una straordinaria capacità intuitiva, ma anche dal suo metodo di lavoro che nasce e si plasma attraverso una comprensione e un'assimilazione profonda del marxismo nella generalità della sua dottrina scientifica teorica e pratica.
Un metodo di lavoro che fin da inizio secolo e successivamente nei lunghi anni dell'esilio ha permesso a Lenin di avere sempre un contatto reale con la situazione interna della Russia, grazie al lavoro di tutti quei militanti preziosi e tenaci che hanno formato un nucleo d'acciaio che dalla formazione dei primi gruppi marxisti in Russia sono passati alla fondazione e allo sviluppo del POSDR fino alla costruzione del Partito bolscevico che ha segnato l'affermazione del comunismo con la conquista del potere da parte del proletariato e la fondazione del primo Stato socialista.
Le "Tesi di Aprile" di Lenin non solo permettono di "leggere" in maniera semplice e chiara la complessa realtà della nuova Russia nata dal controllo dell'impero e dall'abdicazione del suo zar, ma mettono a nudo le contraddizioni della sinistra russa dominata da quanti, ridotto il marxismo a inutile orpello per vuoti dibattiti, impediscono al proletariato russo di assumere coscientemente e appieno il proprio ruolo storico di classe indipendente mantenendolo succube e complice del potere borghese, degli interessi borghesi e della politica borghese, anziché porlo risolutamente alla testa del movimento rivoluzionario per guidarlo nella realizzazione di tutti i suoi obiettivi primari. E da questa politica di cui erano espressione i menscevichi, gli SR (Socialisti-rivoluzionari) e altri gruppi minori e che era, in buona fede, accettata e seguita dalla maggioranza degli operai e dei contadini poveri, e dei loro deputati nei Soviet di rappresentanza, non era immune nemmeno il partito bolscevico. Il 6 aprile si riunisce l'Ufficio del CC del POSDR(b) con all'ordine del giorno proprio la discussione delle "Tesi". Kamenev e Scliapnikov dichiarano la loro contrarietà ed opposizione a quanto in esse è esposto e Lenin, nel suo intervento alla riunione, critica lucidamente, punto per punto, la loro posizione opportunista chiedendo altresì, cosa che il CC decide, la discussione aperta di questi dissensi.
Le "Lettere sulla Tattica" scritte da Lenin tra l'8 e il 13 aprile 1917 sintetizzano il suo pensiero proprio rispetto a questi dissensi.
"Le Tesi e il rapporto hanno suscitato dissensi tra gli stessi bolscevichi e persino nella redazione della Pravda. Dopo varie riunioni siamo pervenuti all'unanime conclusione che era più opportuno discutere apertamente questi dissensi, fornendo così elementi per la conferenza panrussa del nostro partito (Partito operaio socialdemocratico di Russia, unificato dal Comitato centrale), convocata per il 20 aprile 1917 a Pietrogrado...
Il marxismo esige da noi una considerazione esatta e oggettivamente controllabile dei rapporti tra le classi e delle particolarità specifiche di ogni momento storico. Noi bolscevichi ci siamo sempre sforzati di rimanere fedeli a questa istanza che è assolutamente indispensabile per ogni politica scientificamente fondata.
'La nostra dottrina non è un dogma, ma una guida per l'azione', hanno sempre sostenuto Marx ed Engels, burlandosi a ragione delle 'formule' imparate a memoria e ripetute meccanicamente, le quali, nel migliore dei casi, possono tutt'al più indicare i compiti generali che vengono di necessità modificati dalla situazione economica e politica concreta di ciascuna fase particolare del processo storico.
Quali sono dunque i fatti oggettivi, rigorosamente accertati, sulla cui base il partito del proletariato rivoluzionario deve oggi orientarsi per determinare gli obiettivi e le forme della sua azione?... nelle mie tesi ho definito 'l'originalità del momento attuale in Russia' come una fase di transizione dalla prima alla seconda tappa della rivoluzione...
In che cosa consiste la prima fase?
Nel passaggio del potere statale alla borghesia.
Prima della rivoluzione del febbraio-marzo 1917, il potere dello Stato apparteneva in Russia a una vecchia classe, alla nobiltà terriera feudale capeggiata da Nicola Romanov.
Dopo questa rivoluzione il potere è passato a un'altra classe, a una classe nuova, alla borghesia.
Il passaggio del potere statale da una classe a un'altra è il primo segno, il carattere principale, fondamentale, di una rivoluzione, sia nel senso rigorosamente scientifico che nel senso pratico-politico del termine.
Pertanto la rivoluzione borghese o democratico-borghese è già terminata in Russia.
Sentiamo levarsi qui le proteste dei contraddittori ai quali piace chiamarsi 'vecchi bolscevichi': non abbiamo sempre detto che la rivoluzione democratica borghese può essere portata a termine soltanto dalla 'dittatura democratica rivoluzionaria del proletariato e dei contadini'? e la rivoluzione agraria, che è anch'essa democratica borghese, è forse terminata? non è invece un fatto che essa non è ancora cominciata?
Rispondo: le idee e le parole d'ordine dei bolscevichi sono state interamente confermate dalla storia nel loro insieme, ma in concreto le cose sono andate in maniera diversa da quanto io (o qualunque altro) potevamo prevedere, si sono cioè svolte in modo più originale, peculiare e vario.
Ignorare, dimenticare questo fatto significa porsi sul piano di quei 'vecchi bolscevichi' che più d'una volta hanno avuto una triste funzione nella storia del nostro partito, ripetendo stolidamente una formula imparata a memoria invece di studiare quanto vi era di originale nella nuova e vivente realtà.
La 'dittatura democratica rivoluzionaria del proletariato e dei contadini' è già un fatto (in una certa forma e fino a un certo punto) nella rivoluzione russa, poiché questa 'formula' prevede soltanto un rapporto tra le classi, e non un'istituzione politica concreta che realizzi questo rapporto e questa collaborazione. Il 'soviet dei deputati degli operai e dei soldati' è la 'dittatura democratica rivoluzionaria del proletariato e dei contadini' già realizzata dalla vita...
All'ordine del giorno si pone adesso un compito diverso, un compito nuovo: la scissione, all'interno di questa dittatura, tra gli elementi proletari (antidifensisti, internazionalisti, 'comunisti', fautori del passaggio alla Comune) e gli elementi piccolo-proprietari o piccolo-borghesi (Ckheidze, Tsereteli, Steklov, i socialisti-rivoluzionari e tutti gli altri difensisti rivoluzionari che avversano il movimento per la Comune e propugnano l''appoggio' alla borghesia e al governo borghese).
Chi parli oggi soltanto della 'dittatura democratica rivoluzionaria del proletariato e dei contadini' è in ritardo sulla vita e di conseguenza è passato di fatto nel campo della piccola borghesia, contro la lotta di classe proletaria, e merita di essere relegato nell'archivio delle curiosità 'bolsceviche' prerivoluzionarie (si potrebbe dire, nell'archivio dei 'vecchi bolscevichi').
La dittatura democratica rivoluzionaria del proletariato e dei contadini è già realizzata, ma in modo molto originale, con una serie di modificazioni della massima importanza... Il marxista deve tener conto della vita concreta, dei fatti precisi della realtà, e non abbarbicarsi alla teoria di ieri, che, come ogni teoria, indica nel migliore dei casi soltanto il fondamentale, il generale, si approssima soltanto a cogliere la complessità della vita.
'Grigia è la teoria, amico mio, ma verde è l'albero eterno della vita' (sono parole di Mefistofele dal Faust goethiano, parte I scena IV).
Chi pone il problema del 'compimento' della rivoluzione borghese alla vecchia maniera sacrifica il marxismo vivente alla lettera morta.
La vecchia formula era: al dominio della borghesia può e deve seguire il dominio del proletariato e dei contadini, la loro dittatura.
Ma nella vita reale è già andata diversamente: si è avuto un intreccio estremamente originale, nuovo, senza precedenti dell'uno e dell'altro dominio. Infatti esistono, l'uno accanto all'altro, insieme, simultaneamente, e il dominio della borghesia (governo Lvov-Guckov) e la dittatura democratica rivoluzionaria del proletariato e dei contadini, che cede volontariamente il potere alla borghesia e si trasforma volontariamente in una sua appendice...
Nelle mie tesi mi son ben premunito contro ogni tentativo di saltare al di sopra del movimento contadino o piccolo-borghese in generale, che non ha ancora esaurito le sue possibilità, contro ogni tentativo di giocare alla 'presa del potere' da parte di un governo operaio, contro ogni avventura blanquista, perché mi sono richiamato espressamente all'esperienza della Comune di Parigi. E quell'esperienza, come è noto e come Marx ha esaurientemente dimostrato nel 1871 e Engels nel 1891, escluse del tutto il blanquismo, garantì il dominio diretto, immediato e incondizionato della maggioranza e l'iniziativa delle masse soltanto nella misura in cui questa maggioranza intervenne coscientemente.
Nelle mie tesi ho ricondotto tutto, nel modo più esplicito, alla lotta per l'influenza all'interno dei soviet dei deputati degli operai, dei salariati agricoli, dei contadini e dei soldati. E, per non lasciare in proposito nemmeno l'ombra di un dubbio, nelle tesi ho sottolineato due volte la necessità di un lavoro di 'spiegazione', paziente e tenace, che 'si conformi ai bisogni pratici delle masse'.
Gli ignoranti o i rinnegati del marxismo, come il signor Plekhanov e i suoi simili, possono gridare all'anarchia, al blanquismo, ecc. Chi vuole invece riflettere e imparare non può non capire che il blanquismo è la presa del potere da parte di una minoranza, mentre i soviet dei deputati operai, ecc. sono notoriamente l'organizzazione diretta e immediata della maggioranza del popolo. Un'azione ricondotta alla lotta per assicurare la propria influenza all'interno dei soviet non può, non può assolutamente, portare nel pantano del blanquismo. E non può condurre neanche nel pantano dell'anarchismo, perché l'anarchismo è la negazione della necessità dello Stato e del potere statale nel periodo di transizione dal dominio della borghesia al dominio del proletariato. Io sostengo, invece, con una chiarezza che esclude qualsiasi possibilità di malinteso, la necessità dello Stato in questo periodo, però, d'accordo con Marx e con l'esperienza della Comune di Parigi, non di uno Stato parlamentare borghese ordinario, ma di uno Stato senza esercito permanente, senza una polizia opposta al popolo, senza una burocrazia posta al di sopra del popolo.
Se il signor Plekhanov, nel suo Iedinstvo, grida con tutte le sue forze all'anarchia, non fa che dare ancora una prova della sua rottura con il marxismo. Alla mia sfida, pubblicata nella Pravda, a dirci che cosa Marx e Engels hanno insegnato riguardo allo Stato, nel 1871, nel 1872 e nel 1875, il signor Plekhanov è e sarà sempre costretto a replicare col silenzio sulla sostanza della questione e con strepiti degni di un borghese esasperato...
Vediamo ora come il compagno I. Kamenev, in una nota pubblicata nel n. 27 della Pravda, formuli i suoi "dissensi" dalle mie tesi e dalle opinioni esposte sopra. Questo ci aiuterà a chiarirle ulteriormente.
'Quanto allo schema generale del compagno Lenin, - scrive il compagno Kamenev - lo riteniamo inaccettabile, poiché muove dalla premessa che la rivoluzione democratica borghese è conclusa e fa assegnamento sull'immediata trasformazione di questa rivoluzione in rivoluzione socialista...".
Vi sono qui due gravi errori.
Primo. Il problema della 'conclusione' della rivoluzione democratica borghese è mal posto. Se ne dà infatti un'impostazione astratta, semplicistica e, se così si può dire, monocromatica, che non corrisponde alla realtà oggettiva. Chiunque imposti così la questione, chiunque si domandi oggi se 'la rivoluzione democratica borghese è conclusa' e si limiti soltanto a questo, si priva della possibilità stessa di capire una realtà eccezionalmente complessa e, quanto meno, 'bicromatica'. Questo nella teoria. Nella pratica, poi, egli capitola miserevolmente dinanzi al rivoluzionarismo piccolo-borghese.
In effetti, la realtà ci mostra tanto il passaggio del potere alla borghesia ('conclusione' di una rivoluzione democratica borghese di tipo abituale) quanto l'esistenza, accanto al governo effettivo, di un governo collaterale, che è la 'dittatura democratica rivoluzionaria del proletariato e dei contadini'. Questo 'secondo governo' ha ceduto esso stesso il potere alla borghesia e si è legato da sé al governo borghese.
La formula vetero-bolscevica del compagno Kamenev, 'la rivoluzione democratica borghese non è conclusa', abbraccia forse questa realtà?
No, questa formula è invecchiata. Non serve più a niente. È morta. E invano si cercherà di risuscitarla.
Secondo. Una questione pratica. Non sappiamo se oggi in Russia può ancora esistere una forma particolare di 'dittatura democratica rivoluzionaria del proletariato e dei contadini' distaccata dal governo borghese. Ma non si può fondare la tattica marxista sull'ignoto.
Del resto, se questa forma può ancora esistere, non c'è che una via, e una sola, per giungervi: gli elementi proletari, comunisti, devono separarsi immediatamente, in modo risoluto e irrevocabile, dagli elementi piccolo-borghesi.
Perché?
Perché tutta la piccola borghesia si orienta necessariamente, e non per caso, verso lo sciovinismo (= difensismo), verso l''appoggio' alla borghesia, verso la sottomissione alla borghesia, per timore di smarrirsi senza di essa, ecc., ecc.
Come 'spingere' la piccola borghesia al potere, se essa oggi, pur avendone la possibilità, non vuole prenderlo?
Soltanto con la separazione del partito proletario, comunista, soltanto con la lotta di classe proletaria, libera dalla timidezza di questi piccoli borghesi. Soltanto la coesione dei proletari, che sono liberi nei fatti e non a parole dall'influenza della piccola borghesia, potrà rendere così 'scottante' il terreno sotto i piedi della piccola borghesia che essa, in date circostanze, sarà costretta a prendere il potere...
Chi separa fin da oggi, in modo immediato e irrevocabile, gli elementi proletari dei soviet (cioè il partito proletario, comunista) dagli elementi piccolo-borghesi esprime giustamente gli interessi del movimento nei due casi possibili: cioè sia nel caso in cui la Russia giunga ancora a una 'dittatura del proletariato e dei contadini' peculiare, autonoma, non subordinata alla borghesia; sia nel caso in cui la piccola borghesia non riesca a staccarsi dalla borghesia e rimanga eternamente (cioè fino al socialismo) esitante tra essa e noi.
Chiunque si ispiri nella sua azione alla semplice formula secondo cui 'la rivoluzione democratica borghese non è conclusa' si rende in qualche modo garante che la piccola borghesia è forse capace di rendersi indipendente dalla borghesia. E per ciò stesso capitola miserevolmente, nel momento attuale, dinanzi alla piccola borghesia.
A tal proposito, non sarà inutile ricordare che, riguardo alla 'formula' della dittatura del proletariato e dei contadini, già nelle Due tattiche (luglio 1905) sottolineavo specificamente (cfr. p. 435 di Dodici anni): 'La dittatura democratica rivoluzionaria del proletariato e dei contadini, come tutto ciò che esiste nel mondo, ha un passato e un avvenire. Il suo passato è l'autocrazia, la servitù della gleba, la monarchia, il privilegio... Il suo avvenire è la lotta contro la proprietà privata, è la lotta del salariato contro il padrone, è la lotta per il socialismo'.
Il compagno Kamenev commette l'errore di considerare, ancora nel 1917, soltanto il passato della dittatura democratica rivoluzionaria del proletariato e dei contadini. Ma, in realtà, per essa è già cominciato l'avvenire, perché gli interessi e la politica dell'operaio salariato e del piccolo padrone sono di fatto divergenti e divergono, per giunta, su una questione capitale come quella del 'difensismo' e dell'atteggiamento verso la guerra imperialistica.
Vengo così al secondo errore contenuto nella citata argomentazione del compagno Kamenev. Egli mi rimprovera di 'far assegnamento' nel mio schema 'sull'immediata trasformazione di questa rivoluzione (democratica borghese) in una rivoluzione socialista'.
È falso. Non solo non 'faccio assegnamento' sulla 'immediata trasformazione' della nostra rivoluzione in rivoluzione socialista, ma, anzi, metto in guardia esplicitamente contro di essa e nella tesi n. 8 affermo espressamente: 'Il nostro compito immediato non è l'"instaurazione" del socialismo...'...
In Russia è impossibile instaurare 'immediatamente' anche uno 'Stato-Comune' (cioè uno Stato organizzato secondo il tipo della Comune di Parigi), perché a tal fine è necessario che la maggioranza dei deputati di tutti i soviet (o della maggior parte di essi) prenda chiara coscienza del carattere profondamente erroneo e dannoso della politica e della tattica dei socialisti-rivoluzionari, di Ckheidze, Tsereteli, Steklov, ecc. E io ho dichiarato nel modo più preciso che in questo campo 'faccio assegnamento' soltanto su un lavoro 'paziente' (ma bisogna essere pazienti per giungere ad un mutamento che si può realizzare 'immediatamente'?) di chiarificazione!
Il compagno Kamenev si è agitato con una certa 'impazienza' e ha ripetuto il pregiudizio borghese che la Comune di Parigi intendeva instaurare 'immediatamente' il socialismo. No, non è così. Purtroppo, la Comune è stata troppo lenta nell'instaurare il socialismo. La reale sostanza della Comune non è là dove la cercano di solito i borghesi, ma è nella creazione di un tipo speciale di Stato. Uno Stato di questo tipo è già nato in Russia ed è nato con i soviet dei deputati degli operai e dei soldati!
Il compagno Kamenev non ha riflettuto sul fatto che i soviet esistono, sul loro significato, sulla loro identità, per tipo e carattere politico-sociale, con lo Stato della Comune, e, invece di studiare questo fatto, si è messo a parlare di ciò su cui io farei 'assegnamento' come avvenire 'immediato'. Così, sfortunatamente, ha finito per riprendere un metodo usato da molti borghesi: invece di domandarsi che cosa sono i soviet di deputati degli operai e dei soldati, se sono di un tipo superiore rispetto alla repubblica parlamentare, se sono più utili al popolo, più democratici, più adatti alla lotta contro la carestia, ecc., per esempio, invece di porsi questa questione essenziale, reale, che la vita mette all'ordine del giorno, ha deviato l'attenzione su una questione vuota, pseudoscientifica, senza un contenuto concreto, aridamente professorale, sulla questione della 'trasformazione immediata'.
Questione vuota e mal posta. Io 'faccio assegnamento' solo ed esclusivamente sul fatto che gli operai, i soldati e i contadini risolveranno meglio dei funzionari e della polizia i difficili problemi pratici dell'aumento della produzione del grano, della sua migliore ripartizione, del migliore approvvigionamento dei soldati, ecc., ecc.
Sono profondamente convinto che i soviet dei deputati degli operai e dei soldati meglio e più rapidamente della repubblica parlamentare (ad una prossima lettera un confronto più minuzioso tra questi due tipi di Stato) applicheranno nella vita l'iniziativa autonoma delle masse popolari. Essi decideranno meglio, in modo più pratico e giusto, come e quali passi si possono compiere verso il socialismo. Il controllo delle banche, la fusione di tutte le banche in una banca unica non sono ancora il socialismo, ma un passo verso il socialismo...
Che cosa costringe a compiere questi passi?
La fame. Il dissesto dell'economia. La catastrofe imminente. Gli orrori della guerra. Le terribili ferite inferte dalla guerra all'umanità.
Il compagno Kamenev conclude la sua nota affermando che 'spera di far prevalere in un'ampia discussione il suo punto di vista come il solo accettabile per la socialdemocrazia rivoluzionaria, se essa vuole e deve restare fino in fondo il partito delle masse rivoluzionarie del proletariato e non trasformarsi in un gruppo di propagandisti comunisti'.
Mi sembra che queste parole rivelino una valutazione profondamente sbagliata della situazione attuale. Il compagno Kamenev oppone il 'partito delle masse' al 'gruppo di propagandisti'. Ma proprio oggi le masse sono intossicate dal difensismo 'rivoluzionario'. Non sarebbe allora meglio per gli internazionalisti sapersi opporre in questo momento all'intossicazione 'di massa' invece di 'voler restare' con le masse, cedendo al contagio generale? Non abbiamo visto gli sciovinisti, in tutti i paesi belligeranti d'Europa, giustificarsi con il desiderio di 'restare con le masse'? Non è nostro dovere saper rimanere per un certo tempo in minoranza contro l'intossicazione 'di massa'? E il lavoro di propaganda non è proprio nel momento attuale il fattore più importante per depurare la linea proletaria dall'intossicazione difensistica e piccolo-borghese delle 'masse'? Proprio la fusione delle masse proletarie e non proletarie, senza distinzione di classe nel loro seno, è stata una delle condizioni dell'epidemia del difensismo. Parlare con disprezzo del 'gruppo di propagandisti' della linea proletaria è, forse, poco opportuno"
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Frattanto sin dall'indomani del rientro di Lenin in Russia assieme ad altri esiliati, i giornali borghesi iniziarono una violenta campagna di stampa piena di calunnie infamanti, accusando il leader bolscevico e gli altri esuli di aver patteggiato, segretamente e fino al tradimento, con il nemico tedesco per poter rientrare in patria. A dare il via all'indegna gazzarra di menzogne fu la "Ruskaia volia" (La volontà russa), giornale del grande capitale, sovvenzionato dalle banche, fondato nel 1916 dal ministro zarista Protopopov, al quale si aggiunsero subito anche il "Novoie vremia" (Tempo nuovo) giornale reazionario legato agli ambienti dell'alta burocrazia e della nobiltà pubblicato a Pietrogrado dal 1868 al 1917 e il "Riec" (Il discorso) organo del CC del partito dei cadetti, partito con una funzione di primo piano nel governo provvisorio e che aveva tra i suoi principali redattori, Miliukov, il leader del partito e ministro degli esteri del governo provvisorio. Gli obiettivi dell'azione erano principalmente due: gettare il discredito su Lenin e il Partito bolscevico nel tentativo di arginare la crescente influenza che andava conquistando tra le masse popolari e, in secondo luogo, nascondere la contrarietà e quindi l'assoluta assenza nel governo provvisorio del principe Lvov di una qualsivoglia iniziativa tesa a far rientrare in Russia gli oppositori che negli anni bui del dominio dell'autocrazia zarista, erano stati costretti all'esilio.
Nel suo articolo "Come siamo rientrati", pubblicato nel 1917 sul nr. 24 della "Pravda" e sul nr. 32 delle "Izvestia", Lenin chiarisce in modo inequivocabile e definitivo l'intera vicenda: "Nella stampa socialista si è già diffusa la notizia che i governi inglese e francese si sono rifiutati di far rientrare in Russia gli emigrati internazionalisti.
I 32 emigrati che sono qui giunti e che appartengono a partiti diversi (tra loro vi sono 19 bolscevichi, 6 bundisti, 3 seguaci del giornale internazionalistico parigino Nasce slovo) ritengono di dover dichiarare quanto segue.
Noi siamo in possesso di alcuni documenti che renderemo di pubblica ragione, non appena li avremo ricevuti da Stoccolma (dove li abbiamo lasciati perché i rappresentanti del governo inglese spadroneggiano lungo il confine russo-svedese), e che riveleranno a tutti la triste funzione svolta in tale circostanza dai predetti governi 'alleati'. Su questo punto ci limitiamo ad aggiungere che il comitato per il rientro degli emigrati costituito a Zurigo dai rappresentanti di 23 gruppi... ha dichiarato pubblicamente, in una risoluzione approvata all'unanimità, che il governo inglese aveva deciso di togliere agli emigrati internazionalisti la possibilità di rientrare nel loro paese e di prender parte alla lotta contro la guerra imperialistica.
Quest'intenzione del governo inglese era apparsa evidente agli emigrati fin dai primi giorni della rivoluzione russa. Così, durante un convegno di rappresentanti del partito socialista-rivoluzionario (M.A. Natanson), del Comitato di organizzazione del POSDR (L. Martov) e del Bund (Kosovski), venne elaborato (su proposta di L. Martov) un piano per ottenere il passaggio degli emigrati attraverso la Germania in cambio dei prigionieri tedeschi e austriaci internati in Russia.
Numerosi telegrammi redatti in tal senso furono allora spediti in Russia, mentre per mezzo dei socialisti svizzeri si cominciava a dare esecuzione al piano.
I telegrammi spediti in Russia furono intercettati, con ogni probabilità, dal nostro 'governo rivoluzionario' provvisorio (o dai suoi fautori).
Dopo aver atteso per due settimane una risposta dalla Russia, decidemmo di realizzare noi stessi il nostro piano (gli altri emigrati decisero di aspettare, ritenendo che fosse ancora da provare che il governo provvisorio non si sarebbe adoperato per far ritornare tutti gli emigrati).
La questione fu affidata al socialista internazionalista svizzero Fritz Platten, che stipulò per iscritto un accordo formale con l'ambasciatore tedesco in Svizzera. Pubblicheremo anche il testo dell'accordo. Eccone, per ora, le clausole principali. 1. Partiranno tutti gli emigrati, indipendentemente dal loro atteggiamento verso la guerra. 2. La vettura su cui essi viaggeranno godrà del diritto di extraterritorialità. Nessuno avrà diritto di introdursi nella vettura, senza l'autorizzazione di Platten. Non vi sarà controllo dei passaporti e dei bagagli. 3. Gli emigrati si impegnano a condurre in Russia un'agitazione perché venga riconsegnato un numero di internati austro-tedeschi pari a quello degli emigrati di cui si è autorizzato il transito.
Tutti i tentativi della maggioranza della socialdemocrazia tedesca di mettersi in contatto con gli emigrati sono stati respinti energicamente. La vettura è stata accompagnata per tutto il tragitto da Platten, che aveva deciso di venire con noi fino a Pietrogrado, ma che è stato trattenuto, speriamo temporaneamente, alla frontiera russa (a Torneaa). Tutte le trattative sono state condotte con la partecipazione e la piena solidarietà di numerosi socialisti internazionalisti stranieri. Il verbale relativo al viaggio è stato firmato da due socialisti francesi, Loriot e Guilbeaux, da un socialista del gruppo Liebknecht (Hartstein), dal socialista svizzero Platten, dal socialdemocratico polacco Bronski, dai deputati socialdemocratici svedesi Lindhagen, Carlson, Ström, Ture Nerman, ecc.
'Se Karl Liebknecht fosse oggi in Russia, i Miliukov gli concederebbero volentieri di rientrare in Germania; i Bethmann Hollweg permettono quindi a voi, internazionalisti russi, di rientrare in Russia. Il vostro compito è di tornare in Russia e combattere contro l'imperialismo tedesco e russo'. Così ci hanno detto questi compagni internazionalisti. E noi pensiamo che essi abbiano ragione. Presenteremo al comitato esecutivo del soviet dei deputati degli operai e dei soldati un rapporto sul nostro viaggio. Ci auguriamo che il comitato otterrà la liberazione di un numero di internati pari al nostro, e anzitutto il rilascio del noto socialista austriaco Otto Bauer, e che farà rientrare in Russia tutti gli emigrati e non soltanto i socialpatrioti. Ci auguriamo che il comitato esecutivo porrà termine a questa situazione scandalosa in cui nessun giornale più a sinistra della Riec può varcare la frontiera e persino il manifesto del soviet dei deputati degli operai e dei soldati agli operai di tutti i paesi non può uscire sulla stampa estera".
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Il mese di aprile del 1917 segnò anche una prima grave crisi del governo provvisorio guidato dal principe Lvov. A provocarla fu la dichiarazione che il ministro degli esteri Miliukov, leader dei cadetti, il partito della borghesia liberale, rilasciò il 18 aprile e nella quale asseriva che: "Il popolo intero desidera continuare la guerra fino alla vittoria finale e il governo provvisorio intende osservare pienamente gli impegni assunti con i ministri alleati". Alla dichiarazione del ministro degli esteri replicava immediatamente il Partito bolscevico con un comunicato scritto da Lenin che chiarisce in maniera tanto sintetica quanto chiara il significato della nota del governo provvisorio: "Le carte sono in tavola. Abbiamo tutti i motivi di esser grati ai signori Guckov e Miliukov per la loro nota, pubblicata oggi da tutti i giornali.
La maggioranza del comitato esecutivo del soviet dei deputati degli operai e dei soldati, i populisti, i menscevichi, tutti coloro che fino ad oggi invitavano ad aver fiducia nel governo provvisorio sono puniti come si meritavano. Essi speravano, si aspettavano, credevano che il governo provvisorio, sotto l'influenza del benefico 'contatto' con Ckheidze, Skobelev e Steklov, avrebbe rinunciato per sempre alle annessioni. Ma le cose hanno preso una piega alquanto diversa...
Nella nota del 18 aprile il governo provvisorio dichiara che 'tutto il popolo (!) aspira a continuare la guerra mondiale sino alla vittoria finale'.
'Va da sé - aggiunge la nota - che il governo provvisorio... farà fronte a tutti gli impegni assunti verso gli alleati'.
Conciso e chiaro. Guerra sino alla vittoria finale. L'alleanza con i banchieri francesi e inglesi è sacra...
Chi ha concluso quest'alleanza con i 'nostri' alleati, cioè con i miliardari anglo-francesi? Lo zar, Rasputin, la banda di corte, naturalmente. Ma per Miliukov e soci quest'alleanza è sacra.
Perché?
Alcuni rispondono: perché Miliukov è insincero, perché fa il furbo, ecc.
Non di questo si tratta. Il fatto è che Guckov, Miliukov, Terestcenko e Konovalov rappresentano i capitalisti. E i capitalisti hanno bisogno di impadronirsi dei territori stranieri, per ottenere nuovi mercati, nuovi sbocchi per i loro capitali, nuove possibilità di sistemare vantaggiosamente decine di migliaia di propri figli, ecc. Il fatto è che gli interessi dei capitalisti russi coincidono oggi esattamente con quelli dei capitalisti inglesi e francesi. Per questo e solo per questo gli accordi stipulati dallo zar con i capitalisti anglo-francesi stanno a cuore al governo provvisorio dei capitalisti russi.
La nuova nota del governo provvisorio getta olio sul fuoco. Può solo attizzare gli umori bellicisti in Germania. Aiuta Guglielmo il bandito a ingannare ulteriormente i 'suoi' operai e soldati e a farli combattere 'sino alla vittoria'.
La nuova nota del governo provvisorio pone a bruciapelo la domanda: che fare?
Fin dall'inizio della nostra rivoluzione i capitalisti inglesi e francesi hanno sostenuto che la rivoluzione russa era stata fatta unicamente ed esclusivamente per continuare la guerra 'sino alla vittoria'. I capitalisti hanno necessità di depredare la Turchia, la Persia e la Cina. Che importa, se per conseguire tale scopo bisognerà sacrificare ancora una decina di milioni di contadini russi? Ciò che conta è la 'vittoria finale'... Ebbene, il governo provvisorio si è avviato con assoluta sincerità, per questa strada.
'Fate la guerra perché noi vogliamo rapinare!'.
'Morite a decine di migliaia al giorno, perché "noi" non abbiamo ancora finito di "bisticciare", perché noi non abbiamo ancora ricevuto la nostra parte di bottino!'.
Nessun operaio cosciente, nessun soldato cosciente appoggerà più a lungo la politica di 'fiducia' nel governo provvisorio. Questa politica è fallita.
La nostra conferenza socialdemocratica di Pietrogrado ha detto, in una sua risoluzione, che la giustezza della nostra politica sarebbe stata confermata giorno per giorno. Ma non ci aspettavamo un'evoluzione così rapida degli eventi.
L'attuale soviet dei deputati degli operai e dei soldati deve ora scegliere: mandar giù la pillola offertagli da Guckov e Miliukov significherebbe rinunciare, una volta per tutte, ad una funzione politica autonoma, perché domani Miliukov metterà 'i piedi sul tavolo' e ridurrà a zero il soviet; reagire alla nota di Miliukov significa rompere con la vecchia politica di fiducia e avviarsi per la strada indicata dalla Pravda.
Naturalmente, si può anche trovare una putrida soluzione intermedia. Ma per quanto tempo?...
Operai, soldati, ditelo ora a piena voce: noi esigiamo un potere unico, il potere dei soviet dei deputati degli operai e dei soldati! Il governo provvisorio, il governo di un pugno di capitalisti, deve andarsene e cedere il posto a questi soviet".
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A seguito della dichiarazione di Miliukov gli operai pietrogradesi si mobilitarono dando vita ad una serie di manifestazioni. Borghesia e governo provvisorio reagirono in un primo momento organizzando manifestazioni a sostegno dell'esecutivo, creando in tal modo una situazione che permise alla loro stampa di attaccare artificiosamente i bolscevichi accusandoli di fomentare la "guerra civile". Questo ipocrita tentativo fallì miseramente tanto era limpido l'atteggiamento assunto in quei giorni dai bolscevichi come si evince, del resto, dalla risoluzione del CC del POSDR(b) approvata il 21 aprile e, redatta da Lenin. "Esaminata la situazione che si è creata a Pietrogrado, - afferma la risoluzione - dopo la pubblicazione della nota governativa del 18 aprile 1917, in cui il governo provvisorio conferma la sua politica imperialistica di rapina e di conquista, e dopo i moti popolari con comizi e manifestazioni svoltisi nelle strade di Pietrogrado il 20 aprile, il Comitato centrale del POSDR delibera:
1. Gli agitatori e gli oratori del partito devono respingere la odiosa menzogna diffusa dai giornali dei capitalisti e dai giornali che appoggiano i capitalisti secondo la quale noi minacceremmo di scatenare la guerra civile. È questa un'odiosa menzogna, perché in questo momento, mentre i capitalisti e il loro governo non possono e non osano usare la violenza contro le masse, e la massa dei soldati e degli operai esprime liberamente la sua volontà, elegge liberamente e destituisce tutte le autorità, in questo momento è ingenua, assurda e grottesca ogni idea di guerra civile, in questo momento ciò che occorre è la subordinazione alla volontà della maggioranza della popolazione e la libera critica di questa volontà da parte della minoranza insoddisfatta. Se si giungerà alla violenza, la responsabilità ricadrà sul governo provvisorio e sui suoi sostenitori.
2. Con i loro clamori contro la guerra civile il governo dei capitalisti e la sua stampa cercano di nascondere la riluttanza dei capitalisti, che costituiscono notoriamente un'esigua minoranza della popolazione, a sottomettersi alla volontà della maggioranza.
3. Per accertare la volontà della maggioranza della popolazione a Pietrogrado, dove i soldati, che conoscono lo stato d'animo dei contadini e lo esprimono fedelmente, sono oggi particolarmente numerosi, è necessario indire subito, in tutti i rioni di Pietrogrado e nei dintorni, una consultazione popolare sull'atteggiamento da assumere verso la nota governativa, sull'appoggio da dare a questo o a quel partito, sul governo provvisorio che si desidera costituire.
4. Tutti gli agitatori del partito, nelle fabbriche, nei reggimenti, nelle strade, ecc. devono propagandare queste idee e questa proposta attraverso pacifiche discussioni e dimostrazioni, nonché per mezzo di comizi. Si cercherà di organizzare votazioni sistematiche per fabbriche e reggimenti, garantendo severamente il massimo ordine e una disciplina fraterna.
5. Gli agitatori del partito devono denunciare senza tregua l'infame calunnia lanciata dai capitalisti secondo la quale il nostro partito sarebbe favorevole alla pace separata con la Germania. Noi consideriamo Guglielmo II un bandito coronato, degno di essere condannato a morte, come Nicola II, e i Guckov tedeschi, cioè i capitalisti tedeschi, come degli aggressori, dei pirati e degli imperialisti, uguali ai capitalisti russi, inglesi e di tutto il mondo...
6. Diffondendo voci sullo sfacelo inevitabile, il governo provvisorio non cerca soltanto di spaventare il popolo, affinché quest'ultimo lasci il potere nelle sue mani, ma esprime anche, in modo vago, confuso, sconnesso, la profonda e indubbia verità che tutti i popoli si trovano in un vicolo cieco, che la guerra combattuta per gli interessi dei capitalisti li ha condotti sull'orlo dell'abisso e che non c'è realmente altro sbocco se non il passaggio del potere alla classe rivoluzionaria, cioè al proletariato rivoluzionario, il solo capace di prendere misure rivoluzionarie...
7. Noi riteniamo profondamente sbagliata la politica dell'attuale maggioranza dei dirigenti del soviet dei deputati degli operai e dei soldati, dei partiti populistico e menscevico, perché la fiducia nel governo provvisorio, i tentativi di accordarsi con esso, i mercanteggiamenti su questo o quell'emendamento, ecc. si traducono di fatto in una moltiplicazione dei pezzi di carta, in una serie di dilazioni. Inoltre, questa politica rischia di causare una divergenza tra la volontà del soviet dei deputati degli operai e dei soldati e la volontà della maggioranza dei soldati rivoluzionari, al fronte e a Pietroburgo, e della maggioranza degli operai.
8. Noi incitiamo gli operai e i soldati, i quali riconoscono che il soviet dei deputati degli operai e dei soldati deve cambiare la sua politica e rinunciare alla politica di fiducia e conciliazione verso il governo dei capitalisti, a revocare i propri delegati dal soviet dei deputati degli operai e dei soldati e a sostituirli con uomini che si batteranno risolutamente per far trionfare un'opinione ben precisa, conforme alla reale volontà della maggioranza".
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La protesta operaia e popolare non si fermava e il ministro della guerra Gutsckov con il sostegno del generale Kornilov, comandante della circoscrizione militare di Pietrogrado, dell'ammiraglio Kolciak e del comandante in capo dell'esercito Alekseev tentarono allora di reprimerla nel sangue. Kornilov infatti, di fronte a un'imponente manifestazione operaia che vide sfilare nelle strade di Pietrogrado circa centomila persone, ordinò all'artiglieria di attestarsi nella piazza davanti al palazzo sede del governo provvisorio. Si voleva il bagno di sangue. E questo fu impedito soltanto dal rifiuto, risoluto, dei soldati di obbedire all'ordine di Kornilov in quanto, esso, non era stato emanato dal Soviet.
La crisi di aprile fu risolta con le dimissioni del ministro degli esteri Miliukov, di quello della guerra Gutsckov e con un rimpasto di governo che portò l'ingresso in esso di nuovi ministri menscevichi e socialisti-rivoluzionari. Ma non fu certo questo, come Lenin ed il Partito bolscevico non si stancarono mai di affermare, a far cambiare né la natura né la politica del governo provvisorio.
Così Lenin ricostruisce l'intera vicenda della crisi di aprile, invitando a trarne le dovute conseguenze e indicazioni, nell'articolo "Gli insegnamenti della crisi" pubblicato il 23 aprile sulla "Pravda": "Pietrogrado e tutta la Russia hanno attraversato una grave crisi politica, la prima dopo la rivoluzione.
Il 18 aprile il governo provvisorio ha approvato la sua nota tristemente famosa in cui confermava gli scopi di rapina e di conquista della guerra con tanta chiarezza da provocare l'indignazione delle grandi masse che avevano creduto in buona fede al desiderio (e alla capacità) dei capitalisti di 'rinunciare alle annessioni'. Il 20 e il 21 aprile Pietroburgo è stata in ebollizione. Le strade erano gremite; dappertutto, di giorno e di notte, si formavano assembramenti, gruppi e comizi più o meno affollati; le manifestazioni e le azioni di massa si susseguivano senza interruzione. Ieri sera, 21 aprile, la crisi, o quanto meno la sua prima fase, è sembrata concludersi: il comitato esecutivo del soviet dei deputati degli operai e dei soldati e, più tardi, il soviet stesso si sono dichiarati soddisfatti delle 'spiegazioni', degli emendamenti alla nota, dei 'chiarimenti' del governo (i quali si riducono a frasi assolutamente vuote, che non dicono proprio niente, che non cambiano niente e che non sono affatto impegnative) e hanno proclamato 'chiuso l'incidente'.
L'avvenire mostrerà se le grandi masse considerano 'chiuso l'incidente'. Il nostro compito è oggi di studiare più attentamente le forze, le classi che si sono poste in luce durante la crisi, e di trarre di qui, per il partito proletario, i dovuti insegnamenti. Perché la grande importanza di tutte le crisi sta nel fatto che esse rendono palese ciò che è nascosto, respingono il convenzionale, il superficiale, il secondario, spazzano via i rifiuti della politica e svelano le molle reali della lotta di classe effettivamente in atto.
Il 18 aprile, il governo dei capitalisti non ha fatto in sostanza che ripetere le sue note precedenti in cui la guerra imperialistica era mascherata con riserve diplomatiche. Le masse dei soldati si sono indignate perché avevano creduto in buona fede alla sincerità e al desiderio di pace dei capitalisti. Le manifestazioni sono cominciate come manifestazioni di soldati, con una parola d'ordine contraddittoria, inconsapevole, che non poteva condurre ad alcun risultato: 'Abbasso Miliukov!' (come se un cambiamento di persone o di piccoli gruppi potesse modificare la sostanza di una politica!).
Questo significa che la grande massa, instabile ed esitante, più vicina ai contadini e piccolo-borghese, secondo la definizione scientifica della sua natura di classe, ha oscillato dai capitalisti verso gli operai rivoluzionari. Questa oscillazione o questo movimento di una massa capace per la sua forza di decidere di tutto ha determinato la crisi.
E allora hanno cominciato a muoversi, a scendere nelle strade e ad organizzarsi non gli elementi medi, ma gli elementi estremi, non gli elementi della massa piccolo-borghese intermedia, ma la borghesia e il proletariato.
La borghesia s'impadronisce della prospettiva Nievski - o prospettiva 'Miliukov' secondo l'espressione di un giornale - e dei quartieri circostanti della Pietrogrado dei ricchi, dei capitalisti e degli alti funzionari. Gli ufficiali, gli studenti, le 'classi medie' manifestano a favore del governo provvisorio, e tra le parole d'ordine sulle bandiere si legge spesso: 'Abbasso Lenin!'.
Il proletariato si solleva nei suoi centri, nei quartieri operai, e si organizza attorno agli appelli e alle parole d'ordine del Comitato centrale del nostro partito. Il 20 e 21 il Comitato centrale approva risoluzioni che, attraverso le organizzazioni di partito, vengono subito trasmesse alle masse proletarie. Le dimostrazioni operaie inondano i quartieri meno centrali, poveri, della città e raggiungono parzialmente la prospettiva Nievski. Le dimostrazioni proletarie si distinguono nettamente da quelle borghesi per un più accentuato carattere di massa e per una maggiore compattezza. Sulle bandiere è scritto: 'Tutto il potere al soviet dei deputati degli operai e dei soldati!'.
Sulla prospettiva Nievski avvengono scontri. Si lacerano le bandiere delle dimostrazioni 'nemiche'. Da varie parti si telefona al comitato esecutivo che si è sparato e che vi sono morti e feriti. Le informazioni sono molto contraddittorie e non confermate.
La borghesia paventa che le vere masse, la maggioranza effettiva del popolo, prendano il potere ed evoca con alte grida lo 'spettro della guerra civile'. I dirigenti piccolo-borghesi del soviet, i menscevichi e i populisti, - che, in generale, dopo la rivoluzione e, in particolare, durante la crisi, non hanno avuto una linea politica nettamente definita - si lasciano intimidire. Al comitato esecutivo, dove circa la metà aveva votato il giorno prima contro il governo provvisorio, si raccolgono 34 voti (contro 19) per il ritorno a una politica di fiducia e di intesa con i capitalisti.
Si dichiara 'chiuso l'incidente'.
Quale è la sostanza della lotta di classe? I capitalisti sono per la continuazione della guerra, per la dissimulazione di questo fatto con frasi e promesse; essi sono presi nella rete del capitale bancario russo, anglo-francese e americano. Il proletariato, attraverso la sua avanguardia cosciente, è per il passaggio del potere alla classe rivoluzionaria, alla classe operaia e ai semiproletari, per lo sviluppo della rivoluzione operaia mondiale, che avanza palesemente anche in Germania, per la fine della guerra mediante questa rivoluzione.
La grande massa, essenzialmente piccolo-borghese, che ha ancora fiducia nei capi menscevichi e populisti, che è profondamente intimidita dalla borghesia e ne applica, con qualche riserva, la politica, oscilla tra la destra e la sinistra.
La guerra è spaventosa; e sono le grandi masse a sentirne tutto il peso; nelle loro file si sviluppa la coscienza, ancora assai confusa, che questa guerra criminale viene condotta dai capitalisti per ragioni di rivalità e competizione, per spartirsi il bottino. La situazione mondiale si aggroviglia sempre più. Non c'è altro sbocco se non la rivoluzione operaia mondiale, che è oggi in Russia più avanzata rispetto agli altri paesi, ma che progredisce palesemente (scioperi, fraternizzazione) anche in Germania. La massa esita allora tra la fiducia nei vecchi padroni, nei capitalisti, e la collera contro di loro, tra la fiducia nella nuova classe, nell'unica classe coerentemente rivoluzionaria, nel proletariato, che apre la vita di un luminoso avvenire a tutti i lavoratori, e la coscienza ancora oscura della funzione storica mondiale di questa classe.
Non è questa la prima e nemmeno l'ultima esitazione della massa piccolo-borghese e semiproletaria!
La lezione è chiara, compagni operai! Il tempo non aspetta. Alla prima crisi altre ne seguiranno. Dedicate tutte le vostre forze a educare gli elementi arretrati, ad avvicinarvi in massa, da compagni, attraverso contatti diretti (e non solo nei comizi), a ogni reggimento, a ogni gruppo della popolazione lavoratrice che non vede ancora chiaro. Dedicate tutte le forze a consolidare la vostra coesione, a organizzare gli operai, dal basso in alto, in ogni rione, in ogni officina, in ogni quartiere della capitale e dei suoi sobborghi! Non lasciatevi fuorviare né dai piccoli borghesi, che predicano la 'conciliazione' con i capitalisti, né dai difensisti, che propugnano una politica di 'appoggio', né dagli isolati che sono pronti a bruciare le tappe e a gridare, prima che la maggioranza del popolo si sia saldamente raggruppata: 'Abbasso il governo provvisorio!'. La crisi non può essere risolta né con la violenza di alcuni individui su altri individui né con azioni parziali di piccoli gruppi armati né con tentativi blanquisti di 'prendere il potere', di 'arrestare' il governo provvisorio, ecc.
La parola d'ordine del giorno è questa: spiegate con maggior precisione, chiarezza e ampiezza la linea politica del proletariato, la via da esso indicata per mettere fine alla guerra. Unitevi dappertutto, con maggiore coesione e ampiezza, nelle file e nelle colonne del proletariato! Raggruppatevi compatti intorno ai vostri soviet e, in seno ad essi, con opera di fraterna persuasione e con la rielezione di singoli deputati, sforzatevi di radunare la maggioranza intorno a voi!"
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