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Lenin, la vita e l'opera Capitolo 7Gli operai danno vita ai Soviet Tra la primavera e l'estate del 1905 la scintilla scoccata il 19 gennaio dall'infame strage della "domenica di sangue" aveva incendiato gran parte dell'impero zarista. Manifestazioni, scioperi politici, occupazioni di latifondi da parte dei contadini, requisizioni di grano si allargavano a macchia d'olio. La situazione militare nella guerra contro il Giappone fece maturare e crescere, anche tra i soldati e i marinai dell'esercito e della marina russi, una coscienza politica nuova, sempre più antizarista da un lato e, dall'altro, sempre più vicina e solidale alle rivendicazioni e alle lotte degli operai, dei contadini e del popolo rivoluzionario. La rivolta investì, dunque, anche i reparti militari. Fu così che sempre più frequentemente gruppi di soldati o interi reparti militari appoggiarono le lotte popolari. Come a Odessa, nel giugno 1905, quando i marinai della corazzata Potiomkin si ammutinarono, si impadronirono della nave e diedero il loro appoggio ai lavoratori della città in sciopero generale. Fu proprio nelle lotte rivoluzionarie di quei mesi che nacquero, direttamente eletti dai lavoratori, i Soviet dei deputati operai. Un'organizzazione politica di massa completamente nuova, nata inizialmente tra gli operai, ma che via via si estese anche ai soldati e ai contadini. Tra giugno e luglio 1905, Lenin scrisse un'altra grande opera marxista: "Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica". In essa, con lucida analisi, vennero evidenziati i nodi politici fondamentali della Russia di allora, le prospettive di quella fase rivoluzionaria, le posizioni politiche teoriche e pratiche espresse dalle due ali della socialdemocrazia russa: la bolscevica e la menscevica. "Nel momento rivoluzionario in cui viviamo - afferma Lenin - è all'ordine del giorno la questione della convocazione di un'Assemblea costituente popolare. Come risolverla? Le opinioni sono contrastanti. Si delineano tre tendenze politiche. Il governo zarista ammette che si devono convocare i rappresentanti del popolo, ma non vuole in nessun caso ammettere che la loro assemblea sia popolare e costituente... pare che il governo consenta a convocare un'assemblea consultiva, eletta senza libertà di agitazione e con un sistema elettorale rigorosamente censitario o strettamente di casta. Il proletariato rivoluzionario, in quanto è diretto dalla socialdemocrazia, esige che il potere passi completamente all'Assemblea costituente; e a tal fine cerca di ottenere non soltanto il suffragio universale e la piena libertà di agitazione, ma anche l'abbattimento immediato del governo zarista e la sua sostituzione con un governo rivoluzionario provvisorio. Ultima, la borghesia liberale, esprimendo i suoi desideri per bocca dei capi del cosiddetto 'partito democratico costituzionale', non esige l'abbattimento del governo zarista, non avanza la parola d'ordine del governo provvisorio e non insiste perché siano date garanzie reali di elezioni completamente libere e regolari e perché l'assemblea dei rappresentanti possa diventare veramente popolare e veramente costituente. In sostanza, la borghesia liberale... cerca di addivenire a una transazione, la più pacifica possibile, fra lo zar e il popolo rivoluzionario, transazione, inoltre, che dovrebbe dare la maggior parte del potere alla borghesia e la più piccola al popolo rivoluzionario, al proletariato e ai contadini. Questa è, nel momento attuale, la situazione politica. Queste sono le tre tendenze politiche principali corrispondenti alle tre principali forze sociali della Russia odierna... Vediamo ora come i socialdemocratici tengono conto dei compiti del momento. Le due risoluzioni approvate recentemente dal III Congresso del POSDR e dalla 'conferenza' degli elementi staccatisi dal partito sono un'eccellente documentazione in proposito... Per tattica di un partito si intende il suo atteggiamento politico o il carattere, l'orientamento e i metodi della sua attività politica. Il congresso del partito approva delle risoluzioni tattiche per determinare esattamente quale deve essere l'atteggiamento politico del partito, nel suo insieme, nei confronti dei nuovi problemi o di fronte a una nuova situazione politica. Una situazione nuova è stata creata dalla rivoluzione iniziatasi in Russia, cioè dal contrasto totale, deciso ed aperto, tra l'immensa maggioranza del popolo e il governo zarista. Il nuovo problema consiste nello stabilire quali debbono essere i metodi pratici per convocare un'assemblea veramente popolare e veramente costituente (dal punto di vista teorico, la questione è stata risolta ufficialmente, da lungo tempo e prima di tutti gli altri partiti, dalla socialdemocrazia nel suo programma). Se il popolo è in disaccordo con il governo, e se le masse sono conscie della necessità di instaurare un ordine nuovo, il partito che si è posto il compito di rovesciare il governo, deve necessariamente porsi la domanda: con quale governo si dovrà sostituire il vecchio che deve essere rovesciato? Un nuovo problema sorge: quello del governo rivoluzionario provvisorio. Per dargli una risposta esauriente, il partito del proletariato cosciente deve spiegare: 1) l'importanza del governo rivoluzionario provvisorio nella rivoluzione in corso e in tutta la lotta del proletariato in generale; 2) il suo atteggiamento verso il governo rivoluzionario provvisorio; 3) le condizioni precise per una partecipazione della socialdemocrazia a questo governo; 4) le condizioni in cui si dovrà esercitare una pressione dal basso su questo governo, cioè nel caso in cui la socialdemocrazia non vi sia rappresentata. Sotto questo rapporto, l'atteggiamento politico del partito potrà essere conforme ai principi, netto e fermo soltanto dopo che si saranno chiariti tutti questi problemi... La risoluzione del III Congresso del POSDR, come ci dice il suo titolo, è interamente ed esclusivamente dedicata alla questione del governo rivoluzionario provvisorio. Ciò significa che la partecipazione dei socialdemocratici al governo rivoluzionario provvisorio è qui inclusa come una parte del problema".28 "Ci si domanda quindi: - prosegue Lenin - quale deve essere in generale la posizione del proletariato nei confronti del governo rivoluzionario provvisorio? A ciò la risoluzione del congresso risponde innanzi tutto raccomandando apertamente al partito di diffondere nella classe operaia la convinzione che il governo rivoluzionario provvisorio è necessario. La classe operaia deve essere conscia di questa necessità. Mentre la borghesia 'democratica' lascia nell'ombra la questione dell'abbattimento del governo zarista, noi dobbiamo metterla in primo piano e insistere sulla necessità di un governo rivoluzionario provvisorio. E non basta; dobbiamo esporre il programma d'azione di questo governo, programma conforme alle condizioni oggettive del periodo storico in cui viviamo e ai compiti della democrazia proletaria. Questo programma è precisamente tutto il programma minimo del nostro partito, il programma delle trasformazioni politiche ed economiche immediate, che sono, da un lato, perfettamente realizzabili sulla base dei rapporti sociali ed economici attuali, e, dall'altro lato, necessarie per fare un nuovo passo avanti, per realizzare il socialismo. La risoluzione spiega così con piena chiarezza il carattere del governo rivoluzionario provvisorio e lo scopo che esso si propone. Per le sue origini e il suo carattere essenziale, questo governo dev'essere l'organo dell'insurrezione popolare. Formalmente, è destinato ad essere lo strumento della convocazione di una Assemblea costituente popolare. Per il contenuto della sua attività deve realizzare il programma minimo della democrazia proletaria, la sola capace di salvaguardare gli interessi del popolo insorto contro l'autocrazia... Notiamo infine che, assegnando al governo rivoluzionario provvisorio il compito di attuare il programma minimo, la risoluzione elimina con ciò stesso le idee assurde e semianarchiche sull'attuazione immediata del programma massimo, sulla conquista del potere per la rivoluzione socialista. Il grado di sviluppo economico della Russia (condizione oggettiva) e il grado di coscienza e di organizzazione delle grandi masse del proletariato (condizione soggettiva, legata indissolubilmente a quella oggettiva) rendono impossibile l'emancipazione immediata e completa della classe operaia. Solo degli uomini ignorantissimi possono ignorare il carattere borghese della rivoluzione democratica in corso; solo gli ottimisti più ingenui possono dimenticare che le masse degli operai conoscono ancora ben poco degli scopi del socialismo e dei mezzi per realizzarlo. Ma noi siamo tutti convinti che l'emancipazione degli operai non può essere che opera degli operai stessi; quando le masse non sono coscienti e organizzate, preparate e educate da una lotta di classe aperta contro tutta la borghesia non si può nemmeno parlare della rivoluzione socialista. E alle obiezioni anarchiche, secondo cui noi dilazioneremmo la rivoluzione socialista, risponderemo: no, non la dilazioniamo, ma facciamo il primo passo verso di essa col solo mezzo possibile e attraverso il solo cammino sicuro, e precisamente attraverso il cammino della repubblica democratica. Chi vuol marciare verso il socialismo per un cammino che non sia la democrazia politica, arriverà inevitabilmente a conclusioni assurde e reazionarie, sia dal punto di vista economico che politico... Proseguiamo. Dopo aver spiegato l'importanza del governo rivoluzionario provvisorio e l'atteggiamento del proletariato verso di esso, si affacciano le seguenti domande: la nostra partecipazione a questo governo (azione dall'alto) è ammissibile e in quali condizioni? Quale dev'essere la nostra azione dal basso? La risoluzione dà risposte precise a queste due domande. Essa dichiara categoricamente che, in linea di principio, la partecipazione della socialdemocrazia a un governo rivoluzionario provvisorio (in un periodo di rivoluzione democratica, in un periodo di lotta per la repubblica) è ammissibile. Con tale dichiarazione noi ci separiamo definitivamente dagli anarchici, che in linea di principio rispondono a questa domanda in senso negativo, e dai codini della socialdemocrazia (del genere di Martov e dei neoiskristi), che volevano spaventarci con la prospettiva di una situazione che renderebbe tale partecipazione inevitabile... Ma l'ammissibilità in linea di principio, naturalmente non risolve ancora il problema dell'utilità pratica. In quali condizioni questa nuova forma di lotta, la lotta 'dall'alto', riconosciuta dal congresso del partito, è utile? È ovvio che è impossibile parlare oggi delle condizioni concrete, come per esempio dei rapporti di forza, ecc., e la risoluzione rinuncia quindi a determinare in anticipo queste condizioni. Nessuna persona ragionevole si sobbarcherà al compito di predire qualcosa sul problema che ci interessa nel momento attuale. Si possono e si devono definire il carattere e gli scopi della nostra partecipazione. Ed è ciò che fa la risoluzione, indicando due scopi di tale partecipazione: 1) lotta implacabile contro tutti i tentativi controrivoluzionari e 2) difesa degli interessi specifici della classe operaia. Nel momento in cui i liberali borghesi cominciano a parlare insistentemente della psicologia della reazione... cercando di intimorire il popolo rivoluzionario e di indurlo a fare delle concessioni all'autocrazia, è particolarmente opportuno che il partito del proletariato ricordi qual è l'obiettivo della guerra impegnata oggi contro la controrivoluzione. I grandi problemi della libertà politica e della lotta di classe vengono risolti in definitiva soltanto con la forza, e dobbiamo adoprarci per preparare, organizzare questa forza e impiegarla attivamente non soltanto per la difensiva, ma anche per l'offensiva... Noi siamo indubbiamente entrati oggi in una nuova epoca, si è iniziato un periodo di sconvolgimenti politici e di rivoluzioni. In un periodo come quello che attraversa la Russia non ci è permesso di limitarci ai vecchi stampi. Bisogna propagandare l'idea dell'azione dell'alto, bisogna prepararci alle più energiche azioni offensive, bisogna studiare le condizioni per queste azioni e le loro forme... Dopo aver così spiegato da tutti i punti di vista la politica del partito nell'azione 'dall'alto' - questo nuovo mezzo di lotta sinora quasi sconosciuto - la risoluzione prevede anche il caso in cui non ci sia dato agire dall'alto: noi abbiamo in tutti i casi il dovere di agire dal basso sul governo rivoluzionario provvisorio. Per esercitare questa pressione dal basso il proletariato deve essere armato - giacché in un periodo rivoluzionario le cose giungono molto presto alla guerra civile aperta - e diretto dalla socialdemocrazia. L'obiettivo della sua pressione armata è: 'salvaguardia, consolidamento ed estensione delle conquiste della rivoluzione', delle conquiste cioè, che, dal punto di vista degli interessi del proletariato, devono consistere nell'attuazione di tutto il programma minimo... Esaminiamo ora la risoluzione corrispondente della 'conferenza'. La risoluzione della 'conferenza' è dedicata alla questione 'della conquista del potere e della partecipazione al governo provvisorio'. In questo modo di porre la questione già si cela, come abbiamo rilevato, della confusione. Da un lato, essa è posta in modo ristretto: si parla soltanto della nostra partecipazione al governo provvisorio e non dei compiti del partito in generale circa il governo rivoluzionario provvisorio. Dall'altro lato, si confondono due questioni del tutto diverse: quella della nostra partecipazione a una delle fasi della rivoluzione democratica e quella della rivoluzione socialista. Infatti la 'conquista del potere' da parte della socialdemocrazia è precisamente la rivoluzione socialista, e non può essere null'altro se si usano queste parole nel loro senso proprio e abituale. Ma se si interpretano nel senso della conquista del potere non per la rivoluzione socialista, ma per la rivoluzione democratica, non avrebbe nessun senso parlare non dico della partecipazione al governo rivoluzionario provvisorio, ma nemmeno della 'conquista del potere' in generale. Si vede che i nostri 'conferenti' non sapevano troppo bene essi stessi di che cosa dovevano parlare: della rivoluzione democratica o della rivoluzione socialista... Ma lasciamo da parte il titolo della risoluzione. Il suo contenuto ci rivela errori incomparabilmente più profondi e gravi. Ecco la prima parte della risoluzione: 'La vittoria decisiva della rivoluzione sullo zarismo può essere contrassegnata o dalla costituzione di un governo provvisorio, risultato dell'insurrezione popolare vittoriosa, o dall'iniziativa rivoluzionaria di questo o quell'organismo rappresentativo, il quale deciderebbe, sotto la diretta pressione rivoluzionaria del popolo, di organizzare un'Assemblea costituente popolare'. Ci si dice dunque che la vittoria decisiva della rivoluzione sullo zarismo può essere, sia l'insurrezione vittoriosa, sia la decisione presa da un organismo rappresentativo di organizzare l'Assemblea costituente! Che cosa è questo? Come può avvenire? La vittoria decisiva può essere segnata dalla 'decisione' di organizzare l'Assemblea costituente? E una simile 'vittoria' la si mette a fianco della costituzione di un governo provvisorio, 'risultato dell'insurrezione popolare vittoriosa'! La conferenza non si è accorta che l'insurrezione popolare vittoriosa e la costituzione di un governo provvisorio significano la vittoria effettiva della rivoluzione, mentre la 'decisione' di organizzare l'Assemblea costituente significa la vittoria della rivoluzione unicamente a parole. La conferenza dei menscevichi-neoiskristi cade nello stesso errore in cui cadono sempre i liberali, gli osvobozdentsy. Costoro chiacchierano a vuoto dell'Assemblea 'costituente' e chiudono pudicamente gli occhi sul fatto che la forza e il potere restano nelle mani dello zar; essi dimenticano che per 'costituire' bisogna averne la forza. La conferenza ha egualmente dimenticato che da una 'decisione' di rappresentanti, chiunque essi siano, all'applicazione di questa decisione il cammino è lungo. La conferenza ha ugualmente dimenticato che, fino a quando il potere rimane nelle mani dello zar, tutte le decisioni di rappresentanti, chiunque essi siano, resteranno chiacchiere misere, vuote".29 "Parlare della 'vittoria' dell'insurrezione popolare - dice ancora Lenin -, della costituzione di un governo provvisorio, senza dire che questi 'provvedimenti' e atti hanno un rapporto con la conquista della repubblica, significa scrivere delle risoluzioni non per dirigere la lotta del proletariato, ma per marciare zoppicando alla coda del movimento proletario. Concludiamo. La prima parte della risoluzione, in primo luogo, non ha spiegato affatto l'importanza del governo rivoluzionario provvisorio dal punto di vista della lotta per la repubblica e della garanzia della convocazione di un'Assemblea realmente costituente e rappresentante realmente tutto il popolo; in secondo luogo, ha seminato una vera confusione nella coscienza democratica del proletariato, identificando la vittoria decisiva della rivoluzione sullo zarismo con uno stato di cose cui manca appunto la condizione principale per una vera vittoria".30 Da quando in Russia erano scoppiati i moti popolari forieri della rivoluzione democratica che di lì a poco avrebbe infiammato il paese intero, Lenin fu preso da un irrefrenabile e intenso desiderio: tornare in Russia, gettarsi nella mischia rivoluzionaria, guidare sul campo il partito, gli operai e i contadini russi nella durissima battaglia per abbattere l'autocrazia zarista. Il rientro in Russia dall'esilio Riandando a quel periodo si può ben affermare che Lenin con tutti i suoi pensieri era ormai in Russia, e viveva, nel suo intimo, accanto al suo popolo. Fu nell'autunno del 1905 che maturarono le condizioni per il rientro di Lenin in Russia. A fine ottobre, infatti, egli è a Stoccolma dove si ferma il tempo necessario per avere i documenti indispensabili al rimpatrio. Il 5 novembre inizierà il suo viaggio di rientro in Russia. Nel breve periodo di permanenza a Stoccolma, Lenin analizza quel grande e del tutto nuovo fenomeno di organizzazione sociale che la lotta rivoluzionaria democratica stava facendo crescere in Russia: il Soviet. Ecco ciò che Lenin scrisse in proposito, nella lettera per la redazione della "Novaia Gizn", redatta tra il 2 e il 4 novembre 1905, intitolata "I nostri compiti e il Soviet dei deputati operai". "Compagni, la questione dell'importanza e della funzione del soviet dei deputati operai si pone oggi all'ordine del giorno della socialdemocrazia pietroburghese e di tutto il proletariato della capitale. Vi scrivo per esporre alcune idee su questa scottante questione, ma, prima di farlo, mi sembra assolutamente indispensabile formulare una riserva di fondo. Io sono un assente, che è tuttora costretto a scrivere da questa maledetta lontananza, dall''estero', dalla detestabile emigrazione. Ed è quasi impossibile farsi un'idea esatta su questo problema concreto, senza essere vissuti a Pietroburgo, senza aver visto neppure una volta il soviet dei deputati operai, senza aver scambiato le proprie opinioni con i compagni di lavoro. Rimetto quindi alla redazione la responsabilità di pubblicare o di non dare alle stampe la presente lettera, scritta da un uomo non informato. Mi riservo altresì il diritto di mutare opinione, quando infine riuscirò a conoscere il problema non dalle 'carte' soltanto".31 Ecco, in questo passo, un esempio semplice, ma, al tempo stesso, assai significativo della grandezza di Lenin, della sua saggezza politica, del suo stile di lavoro e del suo essere profondamente e coerentemente marxista. "Veniamo ora - continua Lenin - ai fatti. Mi sembra che il compagno Radin abbia torto a domandarsi nel n. 5 della Novaia Gizn (ho visto solo cinque numeri dell'organo centrale effettivo del POSDR): soviet dei deputati operai o partito? Mi sembra che non sia possibile impostare così il problema, che la soluzione debba assolutamente essere: e il soviet dei deputati operai e il partito. La questione - pur molto importante - consiste soltanto nel distinguere e nel collegare i compiti del soviet e quelli del Partito operaio socialdemocratico di Russia. Io penso che sarebbe sbagliato che il soviet si legasse interamente a un solo partito, quale che sia. Quest'opinione potrà forse stupire i lettori, e io, rammentando ancora una volta con particolare insistenza che si tratta dell'opinione di un assente, passo subito a chiarire il mio pensiero. Il soviet dei deputati operai è nato da uno sciopero generale, in occasione di uno sciopero e per i suoi obiettivi. Chi ha diretto, chi ha condotto alla vittoria questo sciopero? Tutto il proletariato, nelle cui file vi sono, in minoranza per fortuna, anche operai non socialdemocratici. Quali obiettivi si prefiggeva lo sciopero? Obiettivi economici e politici a un tempo. Quelli economici riguardavano tutto il proletariato, tutti gli operai, in parte persino tutti i lavoratori, e non solo gli operai salariati. Gli obiettivi politici riguardavano tutto il popolo o, meglio, tutti i popoli della Russia. Essi consistevano nell'emancipazione di tutti i popoli della Russia dal giogo dall'autocrazia, dalla servitù feudale, dalla mancanza di diritti, dall'arbitrio poliziesco. Procediamo. Doveva il proletariato continuare la sua lotta economica? Senza dubbio, su questo non vi sono, e non possono esservi, due opinioni tra i socialdemocratici. Bisognava combattere questa battaglia con i soli socialdemocratici o sotto la sola bandiera socialdemocratica? Non lo credo... penso cioè che sia sbagliato limitare l'adesione ai sindacati e la partecipazione alla lotta rivendicativa, economica, ai soli iscritti al partito socialdemocratico. Mi sembra che il soviet dei deputati operai, in quanto organizzazione sindacale, debba tendere a includere nelle proprie file i deputati eletti da tutti gli operai, gli impiegati, i domestici, i braccianti, ecc., da tutti coloro che vogliono e possono combattere insieme per migliorare l'esistenza del popolo lavoratore, da tutti coloro che posseggono la più elementare lealtà politica, da tutti tranne che dai centoneri. Noi socialdemocratici, dal nostro canto, ci sforzeremo anzitutto di far entrare tutti (nei limiti del possibile) i membri di tutte le nostre organizzazioni di partito in tutti i sindacati; e, inoltre, cercheremo di utilizzare la lotta, combattuta in comune con i compagni proletari senza distinzione di opinioni, per diffondere con tenacia e fermezza l'unica concezione del mondo conseguente e realmente proletaria: il marxismo. Per poter svolgere quest'opera di propaganda e di agitazione cercheremo assolutamente di conservare, consolidare e sviluppare il nostro partito di classe, autonomo e coerente con i suoi principi, il partito del proletariato cosciente, il Partito operaio socialdemocratico di Russia... Ma questo lato della questione, riguardante la lotta economica, è relativamente semplice e, forse, non suscita nemmeno particolari dissensi. Non si può dire lo stesso dell'altro lato del problema, cioè di quello che concerne la direzione e la lotta politica. A costo di sbalordire i lettori, devo tuttavia affermare subito che mi sembra sbagliato pretendere dal soviet dei deputati operai l'accettazione del programma socialdemocratico e l'adesione al Partito operaio socialdemocratico di Russia. Io credo che nella direzione della lotta politica siano allo stesso titolo assolutamente indispensabili oggi sia il soviet (trasformato nel senso che preciserò subito) che il partito. Sbaglierò, forse, ma credo (dai dati incompleti e puramente 'libreschi' di cui dispongo) che sul piano politico il soviet dei deputati operai debba essere considerato come un governo rivoluzionario provvisorio in embrione. Credo che il soviet debba proclamarsi al più presto governo rivoluzionario provvisorio di tutta la Russia o creare (che è lo stesso, anche se in forma diversa) un governo rivoluzionario provvisorio. La lotta politica è pervenuta ormai a un tal grado di sviluppo che le forze rivoluzionarie e quelle della controrivoluzione si bilanciano, o quasi, che il governo zarista è già impotente a schiacciare la rivoluzione, e la rivoluzione non è ancora tanto forte da spazzar via il governo dei centoneri. La decomposizione del governo zarista è totale. Ma, imputridendo da vivo, esso contagia la Russia con il suo tossico cadavere. Alla putrescenza delle forze zariste, controrivoluzionarie, è assolutamente indispensabile opporre subito, immediatamente, senza il minimo indugio, l'organizzazione delle forze rivoluzionarie. Quest'organizzazione si è sviluppata, soprattutto negli ultimi tempi, con eccezionale rapidità. Ne fanno fede la costituzione di distaccamenti dell'esercito rivoluzionario (le squadre di combattimento, ecc.), il rapido sviluppo delle organizzazioni socialdemocratiche di massa del proletariato, la creazione di comitati contadini da parte dei contadini rivoluzionari, le prime libere assemblee dei nostri fratelli proletari in divisa da marinai e da soldati, che si sono aperti un varco sulla strada difficile e dura, ma giusta e luminosa, della libertà e del socialismo. Manca solo ormai l'unificazione di tutte le forze effettivamente rivoluzionarie, di tutte le forze che già operano sul terreno della rivoluzione. Manca un centro politico panrusso, vitale, attivo, che abbia profonde radici nel popolo, goda dell'assoluta fiducia delle masse, sia dotato di un'impetuosa energia rivoluzionaria, abbia solidi legami con i partiti rivoluzionari e socialisti organizzati. Questo centro può essere creato soltanto dal proletariato rivoluzionario, che ha condotto nel modo più brillante lo sciopero politico e sta oggi organizzando l'insurrezione armata di tutto il popolo, che ha già in parte conquistato alla Russia la libertà e le sta oggi conquistando la completa libertà. Ci si domanda perché il soviet dei deputati operai non possa essere l'embrione di questo centro. Forse perché non ne fanno parte soltanto i socialdemocratici? Ma questo è un vantaggio. Abbiamo sempre sostenuto che è necessaria un'alleanza di lotta tra i socialdemocratici e i democratici rivoluzionari borghesi. Noi ne abbiamo parlato, e gli operai l'hanno realizzata. E hanno fatto bene. Quando ho letto, nella Novaia Gizn, la lettera di alcuni compagni operai, aderenti al partito socialista-rivoluzionario, che protestavano contro la subordinazione del soviet a un solo partito, non ho potuto fare a meno di pensare che questi compagni operai avevano praticamente ragione su moltissimi punti. Naturalmente, noi dissentiamo da loro nel modo di vedere; naturalmente, non si può parlare di fusione tra i socialdemocratici e i socialisti-rivoluzionari; ma non di questo si tratta. Secondo il nostro profondo convincimento, gli operai che condividono le opinioni dei socialisti-rivoluzionari e lottano nelle file del proletariato sono incoerenti, perché, mentre si battono per la vera causa proletaria, professano concezioni non proletarie. Contro questa incoerenza siamo tenuti a combattere, sul piano ideale, con la massima energia, ma in modo che non abbia a soffrirne l'imminente, urgente, concreta causa rivoluzionaria, a cui tutti aderiscono e che unisce tutti gli uomini onesti. Noi continuiamo a ritenere non socialiste, ma democratiche rivoluzionarie, le concezioni dei socialisti-rivoluzionari. Ma, ai fini della lotta, siamo tenuti a marciare con loro, pur senza infirmare la piena autonomia del partito. Il soviet è un'organizzazione di lotta e tale deve essere. Sarebbe assurdo e pazzesco respingere i democratici rivoluzionari devoti e onesti nel momento stesso in cui si realizza la rivoluzione democratica. Della loro incoerenza verremo a capo agevolmente, perché dietro le nostre concezioni c'è la storia, c'è, ad ogni passo, la realtà. E l'educazione alle concezioni socialdemocratiche, se non sarà fatta dalla nostra letteratura, sarà comunque compiuta dalla rivoluzione... A mio giudizio, il soviet dei deputati operai, in quanto centro di direzione politica della rivoluzione, è un'organizzazione non troppo ampia; anzi, è troppo ristretta. Il soviet deve proclamarsi governo rivoluzionario provvisorio, o costituire un tale governo, mobilitando necessariamente nuovi deputati, eletti non solo dagli operai, ma anzitutto dai marinai e dai soldati, che si sono battuti dappertutto per la libertà, e poi dai contadini rivoluzionari, infine dagli intellettuali borghesi rivoluzionari. Il soviet deve eleggere il solido nucleo del governo rivoluzionario provvisorio e integrarlo poi con i rappresentanti di tutti i partiti rivoluzionari e di tutti i democratici rivoluzionari (ovviamente, solo rivoluzionari, non anche liberali). Noi non solo non temiamo una composizione così ampia ed eterogenea, ma anzi l'auspichiamo, perché, senza l'alleanza tra il proletariato e i contadini, senza l'intesa combattiva tra i socialdemocratici e i democratici rivoluzionari, il pieno successo della grande rivoluzione russa è impossibile. Si tratterà di un'alleanza temporanea, legata a compiti pratici, immediati e chiaramente definiti, mentre a guardia dei più importanti e radicali interessi del proletariato socialista, a guardia dei suoi scopi ultimi, vi sarà sempre il Partito operaio socialdemocratico di Russia, autonomo e coerente con i suoi principi... Si obietterà: ma sarà possibile formulare un programma di governo tanto completo da assicurare la vittoria alla rivoluzione e tanto ampio da creare le condizioni per un'alleanza di lotta, che escluda ogni reticenza, ambiguità, lacuna e ipocrisia? Risponderò che questo programma è già stato formulato in pieno dalla realtà. Questo programma è stato già accettato, in linea di principio, da tutti gli elementi coscienti di tutte le classi e di tutti gli strati della popolazione, compreso il clero ortodosso. Primo punto di questo programma deve essere la piena attuazione pratica della libertà politica, così ipocritamente promessa dallo zar. L'abrogazione di tutte le leggi che restringono la libertà di parola, di coscienza, di riunione, di stampa, di associazione e di sciopero, la soppressione di tutti gli istituti che conculcano queste libertà devono essere immediate, effettive, garantite e realizzate praticamente. Il programma deve prevedere la convocazione di un'Assemblea costituente che rappresenti realmente tutta la popolazione, che poggi sul popolo libero e armato, che abbia il potere e la forza di istituire un ordine nuovo in Russia. Il programma deve prevedere l'armamento del popolo. La necessità di armare il popolo è ormai presente nella coscienza di tutti. Resta solo da condurre a termine e coordinare l'azione che è stata già intrapresa e che è in atto dappertutto. Nel programma del governo rivoluzionario provvisorio dev'essere inserita inoltre l'immediata concessione dell'effettiva e completa libertà alle nazionalità oppresse dal mostro zarista. La libera Russia è già nata. Il proletariato è già al suo posto di combattimento. Esso non permetterà che l'eroica Polonia sia ancora una volta schiacciata. Si getterà nella battaglia e, non solo con uno sciopero pacifico, ma con le armi in pugno, insorgerà per la libertà della Russia e della Polonia. Il programma deve sancire la giornata lavorativa di otto ore, già 'strappata' dagli operai, e altri provvedimenti improrogabili che si prefiggano di limitare lo sfruttamento capitalistico. Nel programma devono infine essere inclusi il passaggio di tutta la terra ai contadini, l'appoggio a tutti i provvedimenti rivoluzionari dei contadini riguardo alla confisca di tutta la terra (ma, ovviamente, nessun appoggio va dato alle illusioni 'ugualitarie' del piccolo agricoltore), l'istituzione dei comitati contadini rivoluzionari, che hanno già cominciato a formarsi spontaneamente. Chi, se non i centoneri e il loro governo, si rifiuta oggi di ammettere che questo programma è improrogabile e praticamente urgente? Persino i liberali borghesi sono disposti ad accettarlo a parole! Ma noi dobbiamo tradurlo in atto con le forze del popolo rivoluzionario, dobbiamo unificare al più presto queste forze mediante la proclamazione del governo rivoluzionario provvisorio da parte del proletariato. Naturalmente, questo governo potrà avere un sostegno reale soltanto nell'insurrezione armata. E, del resto, il governo progettato non sarà altro che l'organo dell'insurrezione che già matura e si sviluppa. Quando l'insurrezione non aveva ancora assunto proporzioni evidenti per tutti, proporzioni tangibili - diciamo così -, era impossibile mettersi a creare in pratica un governo rivoluzionario. Ma oggi è indispensabile unificare politicamente l'insurrezione, organizzarla, darle un programma chiaro, trasformare i già folti distaccamenti dell'esercito rivoluzionario, che aumentano rapidamente di numero, in un sostegno e in uno strumento del nuovo governo effettivamente libero e popolare. La lotta è imminente, l'insurrezione inevitabile, lo scontro decisivo ormai molto vicino. È tempo di incitare apertamente il popolo a opporre allo zarismo in decomposizione il potere organizzato del proletariato, è tempo di indirizzare a tutto il popolo un manifesto in nome del governo rivoluzionario provvisorio, istituito dagli operai d'avanguardia. Già oggi vediamo con chiarezza che dal seno del popolo rivoluzionario usciranno uomini capaci di compiere questa grande impresa, uomini dediti senza riserve alla rivoluzione e, principalmente, uomini dotati d'una fervida e illimitata energia. Già oggi vediamo con chiarezza che esistono i combattenti dell'esercito rivoluzionario che sosterrà questa causa; vediamo che quanto vi è di onesto, di vivo e di cosciente in tutte le classi della popolazione si allontana definitivamente dallo zarismo, mentre il nuovo governo dichiara guerra, una guerra implacabile, alla morente Russia feudale e poliziesca... Noi ci assumiamo il compito di unire e preparare le forze dell'insurrezione popolare. Che nell'anniversario del grande 9 gennaio non resti traccia in Russia delle istituzioni del potere zarista! Che la festa di primavera del proletariato internazionale trovi una Russia già libera, con un'Assemblea costituente di tutto il popolo, liberamente convocata! Ecco come mi raffiguro la trasformazione del soviet dei deputati operai in governo rivoluzionario provvisorio. Ecco quali compiti affiderei per primi a tutte le organizzazioni del nostro partito, a tutti gli operai coscienti, allo stesso soviet, al congresso operaio che si tiene a Mosca e al congresso dell'Unione contadina".32 L'8 novembre Lenin è a Pietroburgo, dove visse, per un certo periodo, senza registrare la sua residenza. Abitò nel rione Peski, nella casa di Piotr Rumiantsev, membro del Comitato centrale. Poi cambiò varie abitazioni, per motivi di sicurezza. Per lungo tempo incontrava la moglie nella redazione della "Novaia Gizn" (Vita nuova), quotidiano legale edito da Maria Fedorovna Andreieva, moglie di Maksim Gorki, e a cui il grande scrittore russo non mancava di dare anche il suo contributo redazionale. Tra i redattori bolscevichi della "Novaia Gizn" c'erano, tra gli altri, Rumiantsev, Bogdanov, Lunaciarski, Olminskij, Orlovski e Kamenev. Anche Lenin iniziò a scrivere su questo giornale che ben presto divenne un vero e proprio organo di stampa bolscevico. Per la "Novaia Gizn", di cui assunse anche la direzione, Lenin scrisse quattordici articoli i primi dei quali furono "Sulla riorganizzazione del partito", "Il proletariato e i contadini" e "Organizzazione di partito e letteratura di partito". Articoli fondamentali per i bolscevichi e utili a indirizzare il lavoro delle loro organizzazioni e a sviluppare una corretta politica di alleanze per il proletariato in un momento così delicato e decisivo della vita politica del paese. Si era, infatti, nel novembre 1905. Un mese prima lo zar era stato costretto a promulgare il "manifesto del 17 ottobre" con il quale si annunciavano le libertà democratiche. Il movimento rivoluzionario cresceva, mettendo però in evidenza anche i suoi limiti e delle pericolose carenze che potevano determinarne la sconfitta: la non omogeneità della situazione nelle varie regioni dell'impero rispetto all'insurrezione e la mancanza di una forte coesione della classe operaia e di una salda politica di alleanze. Ciò era dovuto principalmente alla divisione della socialdemocrazia e alla conseguente mancanza di una tattica univoca e chiara, in grado di assicurare al proletariato la direzione del movimento rivoluzionario democratico nella lotta contro l'autocrazia zarista. Scrive Lenin in merito alla riorganizzazione del partito: "Le condizioni in cui il nostro partito deve svolgere la sua attività sono radicalmente cambiate. È stata conquistata la libertà di riunione, di associazione e di stampa. Beninteso, questi diritti sono assolutamente precari, e fare affidamento sulle odierne libertà sarebbe, se non un delitto, pura follia. La lotta decisiva deve ancora venire, e la preparazione a questa lotta deve essere posta in primo piano. L'apparato clandestino del partito deve restare intatto. Ma, al tempo stesso, è assolutamente necessario trarre profitto nel modo più largo dall'attuale libertà d'azione, relativamente più ampia. È assolutamente necessario creare, accanto all'apparato clandestino, nuove organizzazioni del partito (o che lo fiancheggiano), legali e semilegali. Senza questo lavoro, sarebbe assurdo pensare di adeguare la nostra azione alle nuove condizioni, pensare di assolvere i nuovi compiti... Per dare all'organizzazione un'impostazione nuova, bisogna convocare un nuovo congresso del partito... Il compito è quindi chiaro: lasciare per ora intatto l'apparato clandestino e sviluppare il nuovo apparato legale. In relazione al congresso, questo compito... suona come segue: convocare il IV Congresso in base allo statuto e, in pari tempo, applicare subito, immediatamente, il principio elettivo. Il Comitato centrale ha risolto questo problema: i membri dei comitati, che rappresentano formalmente le organizzazioni convalidate, che rappresentano realmente la continuità del partito, parteciperanno al congresso con voto deliberativo, come spetta loro di diritto. I delegati eletti da tutti gli iscritti, e quindi anche dalla massa degli operai aderenti al partito, sono invitati dal Comitato centrale, in base al suo diritto, con voto consultivo. Il Comitato centrale ha dichiarato inoltre che proporrà subito al congresso di trasformare questo voto consultivo in voto deliberativo".33 'Il nostro partito - continua Lenin - è vissuto per troppo tempo nell'illegalità. E negli ultimi anni vi stava soffocando, secondo l'esatta espressione di un delegato del III Congresso. La clandestinità è in rovina. Avanti, dunque, con maggiore audacia, impugnate nuove armi, distribuitele ad altri uomini, estendete i vostri capisaldi, chiamate a voi tutti gli operai socialdemocratici, fateli entrare a centinaia e a migliaia nelle file delle organizzazioni del partito!".34 "La deliberazione del Comitato centrale - prosegue ancora Lenin - invita al congresso i delegati di tutte le organizzazioni del partito e chiama tutti gli operai socialdemocratici a entrare in queste organizzazioni... per far questo, è indispensabile l'elaborazione originale, creativa di nuove forme organizzative da parte di tutti i compagni. E non si può indicare alcuna norma prefissata, perché si tratta di un'opera nuova: qui devono manifestarsi la conoscenza delle condizioni locali e soprattutto l'iniziativa di tutti gli iscritti. La nuova forma di organizzazione, o più esattamente la nuova forma della cellula organizzativa fondamentale del partito operaio, deve essere senza dubbio più ampia rispetto ai vecchi circoli. È inoltre probabile che la nuova cellula debba essere un'organizzazione meno rigida, 'più libera'. 'lose'... Nelle condizioni attuali bisogna cercare di perseguire questo fine attraverso tutte le strade e con tutti i mezzi che si trovano comunque a nostra disposizione... Ogni associazione, ogni organismo, ogni gruppo eleggerà senza indugi... un organismo centrale e permanente, che svolga il lavoro di direzione, tenga i rapporti con gli organismi locali del partito, riceva e diffonda la stampa, raccolga le quote per l'attività del partito, organizzi riunioni, conferenze, incontri e prepari, infine, l'elezione del delegato al congresso. Naturalmente, i comitati del partito avranno cura di aiutare ognuna di queste organizzazioni, di fornire il materiale atto a far conoscere il POSDR, la sua storia e i suoi attuali, grandi compiti... In generale, noi socialdemocratici dobbiamo giovarci in ogni modo dell'attuale estensione della libertà d'azione, e, quanto più questa libertà sarà assicurata, tanto più energicamente noi lanceremo la parola d'ordine: 'Andare fra il popolo!'. D'ora in poi, l'iniziativa stessa degli operai assumerà proporzioni tali che noi, ex cospiratori e 'soci di circoli', non osavamo nemmeno sognare... Esamineremo adesso un'altra questione molto urgente, il problema cioè dell'unificazione del partito. Non è un mistero per nessuno che la stragrande maggioranza degli operai socialdemocratici è molto insoddisfatta della scissione del partito ed esige l'unificazione. Non è un mistero per nessuno che la scissione ha provocato un certo intiepidimento degli operai socialdemocratici (o di quelli pronti a diventare socialdemocratici) nei confronti del POSDR... Non può meravigliare che 'Un operaio, uno dei tanti', il quale ha scritto dell'unificazione nell'Iskra e in un opuscolo edito dalla 'maggioranza' (Gli operai e la scissione del partito...), abbia alla fine minacciato agli intellettuali socialdemocratici un 'pugno dal basso'. A certi socialdemocratici (ai menscevichi) questa minaccia non è piaciuta, gli altri (i bolscevichi) l'hanno trovata legittima e fondamentalmente giusta. Mi pare che sia ormai venuto il momento in cui gli operai socialdemocratici coscienti possono e devono realizzare il loro proposito... In realtà, è già venuto, o sta comunque per venire, il momento in cui è possibile applicare il principio elettivo nell'organizzazione del partito, non a parole, ma nei fatti, non come una frase bella ma vuota, bensì come un principio realmente nuovo, che effettivamente rinnova, estende e rafforza i collegamenti del partito. La 'maggioranza', tramite il Comitato centrale, ha invitato apertamente ad applicare subito il principio elettivo. La minoranza procede per la stessa strada. E gli operai socialdemocratici sono l'enorme, schiacciante maggioranza in tutte le organizzazioni, in tutti gli organismi, in tutte le assemblee, in tutti i comizi socialdemocratici. Ciò vuol dire che già adesso esiste la possibilità non solo di convincere a unificarsi, non solo di ottenere la promessa di unificarsi, ma di unificare concretamente, con una semplice deliberazione della maggioranza degli operai organizzati nell'una o nell'altra frazione... Unifichiamoci dunque anche per farla questa rivoluzione!".35 La questione dell'alleanza tra operai e contadini Sulla questione fondamentale dell'alleanza tra operai e contadini, Lenin, nell'articolo "Il proletariato e i contadini", si espresse in questi termini: "Oggi la questione del movimento contadino è divenuta urgente non soltanto sul piano teorico, ma anche sul piano pratico immediato. Oggi dobbiamo trasformare le nostre parole d'ordine generali in appelli aperti del proletariato rivoluzionario ai contadini rivoluzionari. È ormai venuto il momento in cui i contadini operano come artefici consapevoli di un nuovo ordinamento della vita russa. Dall'evoluzione della coscienza dei contadini dipende ormai, in larga misura, l'andamento e l'esito della grande rivoluzione russa. Che cosa vogliono i contadini dalla rivoluzione? Che cosa può dare la rivoluzione ai contadini? Ecco due quesiti, la cui soluzione è obbligatoria per ogni uomo politico, e in particolare per ogni operaio cosciente, che è uomo politico nel senso migliore della parola, non corrotto dal politicantismo borghese. I contadini vogliono la terra e la libertà. Su questo non possono esservi due opinioni. Tutti gli operai coscienti appoggiano con tutte le forze i contadini rivoluzionari. Tutti gli operai coscienti vogliono che i contadini ricevano tutta la terra e la completa libertà e si battono per questo scopo. Tutta la terra non significa accontentarsi di concessioni parziali o di elemosine, non significa fare affidamento su un accordo tra i contadini e i grandi proprietari terrieri, ma sull'abolizione della grande proprietà terriera. Il partito del proletariato cosciente, la socialdemocrazia, si è pronunciato in questo senso con la massima energia: nel suo III Congresso, che si è tenuto nel maggio scorso, il Partito operaio socialdemocratico di Russia ha approvato una risoluzione nella quale si dice francamente che si appoggiano le rivendicazioni rivoluzionarie dei contadini fino alla confisca di tutte le terre di proprietà privata... 'Completa libertà' significa elettività di tutti i funzionari e delle alte personalità che amministrano gli affari statali e sociali. 'Completa libertà' significa completa distruzione di un potere statale che non emani per intero ed esclusivamente dal popolo, che non sia eletto dal popolo, che non sia responsabile di fronte al popolo, che non sia revocabile dal popolo. 'Completa libertà' significa che non il popolo deve essere subordinato ai funzionari, ma invece i funzionari al popolo. Beninteso, non tutti i contadini che combattono per la terra e la libertà hanno un atteggiamento pienamente consapevole nei confronti di questa lotta; né giungono a rivendicare la repubblica. Ma l'orientamento democratico delle rivendicazioni contadine è incontestabile. E pertanto ai contadini è garantito l'appoggio del proletariato. I contadini devono sapere che la bandiera rossa, innalzata nelle città, è una bandiera di lotta per le rivendicazioni immediate e fondamentali non solo degli operai industriali e agricoli, ma anche di milioni e decine di milioni di piccoli agricoltori. I residui della servitù della gleba, in ogni possibile forma e aspetto, schiacciano ancora tutta la massa dei contadini sotto un giogo spietato, a cui i proletari, innalzando la bandiera rossa, hanno dichiarato guerra. Ma la bandiera rossa non sta a significare soltanto l'appoggio del proletariato alle rivendicazioni contadine. Significa anche rivendicazioni autonome del proletariato. Significa non solo lotta per la terra e la libertà, ma anche lotta contro ogni sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo, lotta contro la miseria delle masse popolari, lotta contro il dominio del capitale. E a questo punto sorge davanti a noi il secondo quesito: che cosa può dare la rivoluzione ai contadini?... La completa libertà, la completa elettività di tutti i funzionari, compreso il capo dello Stato, non soppianta il dominio del capitale, non sopprime la ricchezza di pochi e la miseria delle masse. Nemmeno la completa abolizione della grande proprietà terriera sopprime il dominio del capitale e la miseria delle masse. Anche se la terra appartiene a tutto il popolo, solo chi possiede capitali, solo chi ha attrezzi, bestiame, macchine, scorte di sementi, denaro liquido in genere, ecc., può gestire un'azienda in maniera indipendente. Ma chi nulla possiede, all'infuori delle sue braccia, rimane senza dubbio schiavo del capitale, anche in una repubblica democratica, anche se la terra appartiene a tutto il popolo. L'idea di 'socializzare' la terra senza 'socializzare' il capitale, l'idea che sia possibile, fino a che esistono il capitale e l'economia mercantile, il godimento egualitario della terra, è un'idea sbagliata... La bandiera rossa degli operai coscienti significa quindi prima di tutto che noi sosteniamo con tutte le forze la lotta dei contadini per la libertà completa e per tutta la terra; e, inoltre, che non ci fermiamo a questo, ma andiamo avanti. Oltre alla lotta per la libertà e per la terra, combattiamo anche la lotta per il socialismo. La lotta per il socialismo è la lotta contro il dominio del capitale... Inviamo dunque un caloroso saluto all'Unione contadina, che ha preso la decisione di lottare con compattezza ed energia, senza riserve o esitazioni, per la completa libertà e per tutta la terra. Questi contadini sono democratici autentici. Dobbiamo chiarire con pazienza, con tenacia, come si fa con alleati ai quali ci unisce una grande lotta comune, gli errori che essi commettono nell'intendere i compiti della democrazia e del socialismo. Questi contadini sono autentici democratici rivoluzionari, insieme con i quali dobbiamo combattere, e combatteremo, per la completa vittoria dell'attuale rivoluzione... Tutti gli operai coscienti faranno ogni sforzo per contribuire a realizzare questo piano. Ma nessuna alleanza, neppure con i democratici rivoluzionari più onesti e coerenti, potrà far dimenticare ai proletari la loro mèta più alta e importante, la lotta per il socialismo, per la totale distruzione del dominio del capitale, per la liberazione di tutti i lavoratori da ogni forma di sfruttamento. Avanti, operai e contadini, nella lotta comune per la terra e per la libertà! Avanti, proletari, uniti dalla socialdemocrazia internazionale, nella lotta per il socialismo!".36 L'incontro con Stalin Rientrato in Russia Lenin, oltre al lavoro di direzione e di redazione alla "Novaia Gizn", assicurò il suo fattivo contributo alla causa rivoluzionaria dirigendo personalmente le attività del Comitato centrale e del Comitato bolscevico di Pietroburgo. Intervenne anche in riunioni e conferenze di partito a Mosca e Pietroburgo prendendo, inoltre, parte attiva alla preparazione dell'insurrezione armata. Dal 12 al 17 dicembre 1905 Lenin è a Tammerfors dove presiede la prima conferenza panrussa dei bolscevichi, tenendo i Rapporti sulla situazione politica e sulla questione agraria. In quell'occasione a Tammerfors, Lenin ebbe anche il suo primo incontro con Stalin che partecipava a quell'assise quale delegato dell'Unione del Caucaso del POSDR. Dalla Conferenza Stalin fu nominato membro della Commissione politica incaricata di redigere le risoluzioni finali. Tra quelle approvate vi furono le risoluzioni di Lenin sulla questione agraria e sulla convocazione del congresso di unificazione. Il 17 dicembre mentre si accingevano a concludere i loro lavori, i delegati della prima conferenza panrussa dei bolscevichi a Tammerfors vennero raggiunti dalla notizia dell'insurrezione di Mosca e dello scoppio di analoghi moti insurrezionali in Ucraina, Georgia, Finlandia e Lettonia ed anche a Sebastopoli, Kronstadt, Perm e Krasnoiarsk. L'insurrezione di dicembre segnò il punto culminante della rivoluzione democratica russa del 1905. Ma non riuscì a coinvolgere tutto il paese. Essa fallì soprattutto a Pietroburgo, dove ebbero il sopravvento la divisione della classe operaia e l'impreparazione alla sollevazione generale. Il CC del POSDR in un appello diretto al proletariato di Pietroburgo, spronò gli operai della capitale a unirsi al proletariato di Mosca. Ma la classe operaia pietroburghese male armata e non sufficientemente organizzata e già provata dai duri scioperi dei mesi precedenti, non seppe mobilitarsi con la decisione e la compattezza necessarie. Alla fine la rivoluzione democratica fu sconfitta e il governo zarista si scatenò in una repressione impietosa verso i rivoltosi. |