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Lenin, la vita e l'opera Capitolo 10La lotta dei bolscevichi contro il trotzkismo Nel mese di gennaio del 1910 si tenne a Parigi un'importante sessione plenaria del Comitato centrale del POSDR. In essa Lenin venne eletto membro della redazione del "Sotsial-Demokrat" e riconfermato rappresentante del POSDR nell'Ufficio internazionale socialista. Fu una sessione importante soprattutto in relazione a un nuovo tentativo da parte della maggioranza di ricompattare al massimo il partito impegnato nella condanna del liquidatorismo e dell'otzovismo. Per dare corpo a questo ennesimo tentativo unitario, i bolscevichi accettarono di cessare la pubblicazione del loro organo di stampa, il "Proletari", e consegnarono i loro fondi economici ai "depositari", tre esponenti della socialdemocrazia tedesca, Kautsky, Mehring e Zetkin, con l'intesa che essi sarebbero stati utilizzati per obiettivi comuni a tutto il POSDR e, in caso di scissione, restituita la rimanenza alla componente bolscevica. I bolscevichi designarono inoltre Kamenev, quale loro rappresentante nella "Pravda" di Vienna di Trotzki. Nell'articolo "Per l'unità", pubblicato sul n. 11 del "Sotsial-Demokrat" del 13 febbraio 1910, Lenin scriveva: "Esattamente un anno fa in febbraio, nel n. 2 del Sotsial-Demokrat dicevamo che i lavori della conferenza del POSDR avevano portato il partito sulla 'giusta strada', dopo 'un anno di sfacelo, un anno di sbandamento ideologico e politico, un anno di smarrimento' (articolo: Sulla giusta strada)... Avevamo delineato il compito organizzativo del partito, connesso con il nuovo momento storico: utilizzazione da parte del partito illegale di tutte le possibili istituzioni legali, compreso il gruppo socialdemocratico alla Duma, per creare punti di appoggio al lavoro socialdemocratico rivoluzionario fra le masse. Rilevando l'affinità di questo compito organizzativo con quello che i nostri compagni tedeschi avevano adempiuto al tempo delle leggi eccezionali, parlavamo della 'triste deviazione dal fermo lavoro proletario', deviazione che aveva assunto la forma di negazione del lavoro socialdemocratico nella Duma o di rifiuto di criticare direttamente e apertamente la linea del nostro gruppo parlamentare, la forma di negazione o di svilimento del partito socialdemocratico illegale, di tentativi di sostituirlo con un'organizzazione illegale amorfa, di mutilare le nostre parole d'ordine rivoluzionarie, ecc. Gettato uno sguardo al passato, possiamo valutare in modo esatto il significato della recente sessione plenaria del Comitato centrale del nostro partito. I lettori troveranno nel presente numero il testo delle principali risoluzioni ivi approvate. Importanza di queste risoluzioni: un gran passo in avanti verso la reale unità del partito, verso il raggruppamento di tutte le forze del partito, verso l'unanime accettazione delle tesi fondamentali sulla tattica del partito e sulla sua organizzazione, tesi che determinano la strada che la socialdemocrazia deve seguire in questo difficile momento. La strada che era stata additata un anno fa era quella giusta, ed ora l'ha imboccata tutto il partito; tutte le frazioni del partito si sono convinte che è la strada giusta... La strada chiaramente indicata dalla maggioranza del partito è stata oggi accettata all'unanimità - naturalmente non nei particolari, ma fondamentalmente - da tutte le frazioni. Un anno di aspre lotte di frazione ha condotto a un deciso passo in favore dell'eliminazione di tutte le frazioni e di ogni frazionismo, in favore dell'unità del partito. È stato deciso di raggruppare tutte le forze per adempiere i compiti economici e politici indifferibili della lotta proletaria; è stata annunciata la soppressione dell'organo di frazione dei bolscevichi; è stato deciso all'unanimità che era necessario sopprimere il Golos Sotsial-Demokrata, cioè l'organo di frazione dei menscevichi. Sono state approvate all'unanimità parecchie risoluzioni fra le quali dobbiamo qui particolarmente distinguere, perché più importanti, la risoluzione sullo stato di cose nel partito e quella sulla prossima convocazione della conferenza del partito... Non soltanto il giogo della controrivoluzione e l'imperversare degli stati d'animo controrivoluzionari ci rendono compatti. Ci rende compatti anche ogni passo nel modesto lavoro pratico quotidiano... Nessuna persecuzione del governo, nessuna astuzia dei suoi alleati centoneri e borghesi potranno distruggere le manifestazioni della lotta proletaria, nelle forme più disparate e talvolta inattese, poiché il capitalismo, ad ogni passo del suo sviluppo, istruisce e rende compatti i suoi affossatori, moltiplica le loro file, e accresce la loro collera".45 Ad agosto Lenin giunse a Copenaghen per partecipare all'VIII Congresso della II Internazionale, che svolse i suoi lavori dal 15 al 21 agosto. A margine del Congresso, Lenin convocò una riunione dei rappresentanti di sinistra della II Internazionale al fine di iniziare ad organizzare il nucleo rivoluzionario del movimento operaio internazionale. Durante il Congresso Lenin in qualità di rappresentante del POSDR nell'Ufficio internazionale socialista e Plekhanov e Varski in rappresentanza dell'organo centrale, presentarono una formale protesta al Comitato centrale del partito tedesco causa la pubblicazione sul loro organo centrale, il "Vorwarts", di articoli antipartito diretti contro il POSDR, primo fra tutti quello "anonimo" scritto da Trotzki. "In occasione del Congresso internazionale di Copenaghen - scrisse Lenin in proposito - in parecchie pubblicazioni sono apparsi articoli sulla situazione nel nostro partito... Merita di essere messo al primo posto, per la sua disinvoltura, l'articolo che è apparso, purtroppo, nell'organo centrale dei nostri compagni tedeschi (Vorwarts, 28 agosto). L'articolo è anonimo; reca soltanto, come sottotitolo, l'indicazione 'Dal nostro corrispondente russo'. Dall'articolo il lettore viene a sapere che 'non è ancora mai accaduto che, come oggi, gli emigrati russi, i quali hanno nel nostro partito una funzione proporzionalmente troppo grande, siano stati così estranei agli interessi e alle esigenze del movimento operaio russo', che l'organo centrale del nostro partito, il Sotsial-Demokrat, 'è diretto secondo uno spirito grettamente frazionistico' e che i bolscevichi si distinguono per un 'radicalismo formale ed esteriore', che essi soltanto per evoluzione sono giunti finalmente ad 'ammettere' il parlamentarismo, ecc. Il nostro autore è estremamente malcontento della maggioranza del nostro partito. Egli descrive tutta la situazione di quest'ultimo a tinte molto fosche. Un solo punto luminoso ha notato nella vita del POSDR. È '...il giornale operaio Pravda che si stampa a Vienna, che fin dall'inizio si tiene assolutamente in disparte dalla polemica frazionistica e si pone il compito dell'agitazione politica', ecc. Non comincia il lettore a indovinare a quale penna 'non frazionistica' appartiene l'articolo? Naturalmente non vi sbaglierete. Sì, il 'non frazionista' Trotzki non si è peritato di fare apertamente pubblicità al giornale della sua frazione. È lui che dà al lettore tedesco insufficientemente informato un giudizio sulla posizione della maggioranza del partito identico a quello dei liquidatori".46 Contro lo sbandamento e il liquidatorismo Nell'ottobre del 1910 a Parigi si svolse, con la direzione di Lenin, un'assemblea di rappresentanti bolscevichi che decise la fondazione insieme ai menscevichi-partitisti di Plekhanov, della Rabociaia Gazieta. Lenin stesso inviò una copia del primo numero del giornale, uscito il primo novembre, a Maksim Gorki, a Capri. Scrive Lenin annunciando la pubblicazione della Rabociaia Gazieta: "La grave crisi del movimento operaio e del partito socialdemocratico in Russia ancora continua. La disgregazione delle organizzazioni di partito, la fuga quasi generale degli intellettuali, lo sbandamento e le titubanze fra i socialdemocratici rimasti fedeli al partito, lo scoraggiamento e l'apatia fra strati abbastanza larghi del proletariato d'avanguardia, l'incertezza che esista una via d'uscita da questa situazione, tali sono i tratti che distinguono l'attuale situazione... Per non cadere in preda alla disperazione e alla delusione bisogna unicamente comprendere che le cause della crisi sono molto profonde. La crisi attuale è una crisi che non si può scavalcare, non si può eludere, si può soltanto superare con una lotta tenace, perché non è casuale ma dovuta alla particolare tappa dello sviluppo sia economico che politico della Russia. L'autocrazia regna come prima. La violenza è ancor più brutale. L'assenza di diritti ancor più sfrontata. Ma l'autocrazia non può già più reggersi ricorrendo soltanto ai vecchi metodi. È costretta a fare un nuovo tentativo, il tentativo di allearsi apertamente con i grandi proprietari fondiari feudali centoneri, con i capitalisti ottobristi, di concludere un'alleanza nella Duma e attraverso la Duma. Chiunque non abbia perso la capacità di pensare vede chiaramente che si tratta di un tentativo disperato, vede chiaramente che una nuova crisi rivoluzionaria sta sviluppandosi. Ma questa crisi rivoluzionaria si sta preparando in una situazione nuova, in cui le classi e i partiti hanno acquistato una grandissima coscienza, compattezza e capacità organizzativa che prima del 1905 non esistevano... La classe operaia russa ha dimostrato di essere l'unica classe rivoluzionaria fino in fondo, l'unico dirigente nella lotta per la libertà (persino per quella borghese). Ed oggi il grande problema di continuare la lotta per la libertà può essere risolto e sarà risolto soltanto mediante la lotta rivoluzionaria del proletariato, che trascina dietro a sé le masse dei lavoratori e degli sfruttati. Dovendo agire in una nuova situazione, fra nemici più coscienti e più compatti, la classe operaia deve riedificare anche il suo partito, il POSDR. Al posto del dirigente intellettuale essa promuove dirigenti usciti dall'ambiente operaio. Sorge un nuovo tipo di operaio socialdemocratico membro del partito, che dirige in modo autonomo tutti gli affari del partito ed è capace di raggruppare, unire, organizzare masse proletarie, dieci, cento volte più grandi di prima. Proprio a questo operaio nuovo ci rivolgiamo soprattutto con la nostra Rabociaia Gazieta. Per questo operaio è passata l'età in cui poteva piacergli che con lui si parlasse come a un bambino e lo si nutrisse con pappine al latte. Egli deve sapere tutto sui compiti politici del partito, sulla sua edificazione, sulla sua lotta interna. Non gli fa paura la verità non abbellita sul partito, del cui rafforzamento, ricostituzione e riedificazione egli si occupa. Non lo aiutano ma gli recano danno i luoghi comuni rivoluzionari, le esclamazioni conciliatrici melliflue che incontra nelle raccolte del Vperiod o nel giornale di Trotzki, la Pravda, non trovando nelle une e nell'altro un'esposizione chiara, precisa, franca della linea del partito e della situazione nel partito. La situazione è molto difficile, ma la difficoltà principale non è rappresentata dal fatto che il partito è terribilmente indebolito e una parte delle sue organizzazioni è completamente distrutta, e nemmeno dal fatto che la lotta delle frazioni all'interno del partito si è inasprita, ma dal fatto che lo strato d'avanguardia degli operai socialdemocratici non si è reso sufficientemente conto dell'essenza e dell'importanza di questa lotta, non si è sufficientemente raggruppato per condurla vittoriosamente, non vi è intervenuto con sufficiente energia per creare, appoggiare, rafforzare quel nucleo di compagni che potrà far uscire il POSDR dallo sbandamento, dallo sfacelo e dai tentennamenti per indirizzarlo su una strada sicura. Questa strada fu delineata pienamente dalle decisioni della Conferenza del dicembre 1908, sviluppate poi nelle decisioni della sessione plenaria del CC di quest'anno. Questo nucleo è costituito dall'unione dei bolscevichi ortodossi (avversari dell'otzovismo e della filosofia borghese) e dei menscevichi partitisti (avversari del liquidatorismo), che oggi dirige, di fatto e non perché esistano contatti puramente formali, il lavoro fondamentale nel POSDR... È indubbio che oggi regnano da noi le forme più spiacevoli di lotta frazionistica, ma proprio per modificare le forme di questa lotta gli operai d'avanguardia non devono arricciare sprezzantemente il naso, non devono sbarazzarsi con una semplice frase del compito sgradevole (per il dilettante, per colui che si sente un ospite nel partito) di modificare le sgradevoli forme di una lotta sgradevole, ma devono comprendere l'essenza e l'importanza di questa lotta e impostare il lavoro locale in modo che per ogni problema della propaganda politica, del movimento sindacale, del lavoro cooperativistico, ecc. ecc. si definisca il limite al di là del quale comincia la deviazione della socialdemocrazia verso il liquidatorismo liberale e l'otzovismo semianarchico, l'ultimatismo, ecc. e si conduca il lavoro di partito secondo una giusta linea, determinata da questi limiti. Uno dei compiti principali che noi assegniamo alla Rabociaia Gazieta è quello di aiutare gli operai a determinare questi limiti per ognuno degli importantissimi problemi concreti posti dall'attuale realtà russa. Agli operai si dice: proprio il tentativo unificatore della sessione (assemblea plenaria) del CC del gennaio scorso dimostrò che sterile e senza via d'uscita è la lotta interna frazionistica, la quale 'fece fallire' l'unificazione. Così parlano compagni che o non sono informati o sono assolutamente incapaci di pensare o nascondono i loro veri fini mediante frasi altisonanti, che suonano bene ma non dicono nulla. La sessione plenaria 'deluse' soltanto coloro che avevano paura di guardare la verità in faccia e si consolavano con illusioni. Per quanto grande fosse stata talvolta nella sessione plenaria la 'confusione conciliatrice', si ebbe appunto quell'unificazione che era l'unica possibile, l'unica che ci occorreva. Se i liquidatori e gli otzovisti firmarono la risoluzione sulla lotta contro il liquidatorismo e l'otzovismo, e il giorno dopo con 'zelo' ancor maggiore ritornarono sulle vecchie posizioni, ciò dimostra unicamente che il partito non può contare su elementi non di partito, dimostra unicamente in modo più chiaro chi sono questi elementi. Il partito è un'unione volontaria, e l'unificazione è possibile e utile solo nel caso in cui si uniscano uomini che vogliono e possono applicare, anche solo con un minimo di onestà, la linea generale del partito, o, meglio, che sono interessati (per le loro idee, per le loro tendenze) ad applicare la linea generale del partito. L'unificazione è impossibile e dannosa quando se ne fa uno strumento per cercare di confondere e offuscare la coscienza che si ha di tale linea, quando si cerca di legare con un vincolo fittizio coloro che spingono decisamente il partito ad assumere un orientamento antipartito. E l'unificazione fra i gruppi principali del bolscevismo e del menscevismo fu raggiunta nella sessione plenaria, e fu rafforzata, se non grazie a quella sessione, almeno attraverso essa... In realtà le due tendenze che hanno dato la loro impronta a tutta la storia della rivoluzione russa, a tutti i primi anni (sotto molti aspetti gli anni più importanti) del movimento operaio di massa in Russia, sono state create dal processo stesso della trasformazione economica e politica della Russia da paese feudale in paese borghese, sono state create dall'influenza delle varie classi borghesi che agivano sul proletariato, o, meglio, dalla situazione propria dei diversi strati della borghesia in cui il proletariato agiva. Ne consegue che non si può unificare la socialdemocrazia in Russia mediante la distruzione di una delle due tendenze che si sono formate nel periodo delle azioni più aperte, più larghe, di massa, libere, storicamente importanti, della classe operaia nella rivoluzione. Ma ne consegue anche che non si possono porre le basi del loro reale avvicinamento con benevoli frasi sull'unità, con la distruzione delle frazioni, ecc., ma soltanto con lo sviluppo interiore delle due frazioni. Proprio tale fase di avvicinamento sta attraversando il partito della classe operaia da quando noi, bolscevichi, nell'autunno dell'anno scorso seppellimmo l''otzovismo', e i menscevichi partitisti, con a capo Plekhanov, iniziarono una lotta non meno decisa contro il liquidatorismo. È indubbio che gli operai coscienti delle due frazioni sono in stragrande maggioranza dalla parte degli avversari del liquidatorismo e dell''otzovismo'. Quindi, per quanto grave, talvolta difficile e sempre sgradevole sia stata la lotta interna nel partito su questo terreno, non dobbiamo dimenticare la sostanza del fenomeno per vederne solo la forma. Non scorgono la foresta dietro gli alberi coloro che non vedono che alla base di questa lotta (che nell'attuale situazione di partito assume inevitabilmente la forma di lotta frazionistica) vi è il processo del raggruppamento del nucleo fondamentale del partito, nucleo composto di operai socialdemocratici coscienti. La Rabociaia Gazieta che noi bolscevichi fondiamo dopo esserci garantiti l'appoggio dei menscevichi partitisti (con a capo Plekhanov) si propone appunto tale scopo, lo scopo di raggruppare un vero nucleo socialdemocratico. Questa pubblicazione è costretta ad uscire come una pubblicazione di frazione, come un'impresa di frazione dei bolscevichi. Vi saranno probabilmente dei compagni che anche questa volta non scorgeranno la foresta dietro gli alberi e grideranno che si torna 'indietro', al frazionismo... Noi vogliamo soprattutto che la Rabociaia Gazieta aiuti gli operai a comprendere con perfetta chiarezza e fino in fondo tutta la situazione del partito e tutti i suoi compiti. Iniziando la pubblicazione della Rabociaia Gazieta contiamo sull'aiuto sia del Comitato centrale del nostro partito, sia delle organizzazioni locali e dei singoli gruppi di operai coscienti che nel momento attuale si sono staccati dal partito. Contiamo sull'aiuto del CC, pur sapendo che in parecchi mesi esso non è riuscito a impostare in modo giusto il suo lavoro in Russia, e non è riuscito proprio perché, eccetto che dai bolscevichi e dai menscevichi partitisti, non ha avuto in nessun luogo un appoggio, e spesso le altre frazioni gli si sono apertamente contrapposte. Questo penoso periodo nella vita del CC finirà, e perché finisca più rapidamente dobbiamo... cominciare immediatamente, per iniziativa dei singoli gruppi e singole organizzazioni locali, ad avviare - dapprincipio sia pure nelle proporzioni più modeste - precisamente il lavoro per il rafforzamento della linea di partito e per l'effettiva unità del partito, la quale soprattutto impegna il CC. Contiamo sull'aiuto delle organizzazioni locali e dei singoli gruppi di operai, poiché soltanto il loro attivo lavoro per il giornale, soltanto il loro appoggio, il loro giudizio, i loro articoli, materiali, notizie e osservazioni possono permettere alla Rabociaia Gazieta di uscire e di continuare a vivere".47 La pubblicazione della "Rabociaia Gazieta", segnò una svolta importante nella situazione interna al partito nell'ambito del processo di rilancio unitario del POSDR avviato nella sessione plenaria di gennaio del Comitato centrale. L'essenza politica di questo processo unitario, è ben spiegata da Lenin nella "Lettera aperta a tutti i socialdemocratici partitisti" scritta nella seconda metà del novembre 1910. "Nella sessione plenaria del CC di quest'anno, noi come rappresentanti della frazione bolscevica, sciogliemmo la nostra frazione e consegnammo la somma di denaro che le apparteneva e altri beni a tre noti compagni della socialdemocrazia internazionale. La consegna del denaro, così come lo scioglimento della frazione, furono dei passi condizionati. La nostra dichiarazione a quella stessa sessione plenaria, dichiarazione che fu approvata dalla sessione e pubblicata sul primo numero dell'organo centrale uscito dopo di essa (n. 11), rese note le condizioni alle quali facemmo tali passi. In breve, secondo quelle condizioni le altre frazioni (e in primo luogo la frazione dei seguaci del Golos, cioè i menscevichi, che pubblicavano e sostenevano il Golos Sotsial-Demokrata) dovevano compiere lealmente, cioè sinceramente e fino alla fine, il loro dovere, e precisamente: 1) dovevano condurre la lotta contro il liquidatorismo e l'otzovismo, che erano stati riconosciuti, in una risoluzione approvata all'unanimità dalla sessione plenaria, quale manifestazione dell'influenza borghese sul proletariato, e 2) sciogliere le loro frazioni. Oggi, dopo un'esperienza di un anno, dopo aver atteso un anno, ci siamo pienamente e definitivamente convinti che né l'una né l'altra condizione sono state adempiute né dai seguaci del Golos né dai vperiodisti. In seguito a questa nostra convinzione abbiamo, in primo luogo, fatto uscire la Rabociaia Gazieta e, in secondo luogo, abbiamo fatto pochi giorni fa, il 5 gennaio, una domanda al CC perché il denaro ci venisse restituito. Dopo queste richieste le cose stanno, formalmente ed in sostanza, in questo modo. Noi abbiamo dato condizionatamente tutti i nostri beni e tutte le nostre forze per sostenere il lavoro antiliquidatorista e antiotzovista che doveva ricostituire il partito e la sua completa unità. I fautori del Golos e i vperiodisti, non avendo adempiuto le condizioni da loro stessi approvate, rompono in tal modo il nostro accordo. E avendo i liquidatori e gli otzovisti violato l'accordo, noi lavoreremo come prima per la ricostituzione del partito e della sua completa unità, per applicare la linea antiliquidatorista e antiotzovista; ma questo lavoro dovremo condurlo non con quegli alleati che nella sessione plenaria (perché si credette alle loro promesse) furono ammessi a far parte dei centri del partito... La sessione plenaria del gennaio ebbe una grande importanza nella storia del nostro partito. Essa ne determinò definitivamente la linea tattica per l'epoca della controrivoluzione, poiché decise, sviluppando le risoluzioni del dicembre 1908, che il liquidatorismo e l'otzovismo sono una manifestazione dell'influenza borghese sul proletariato. Essa pose, inoltre, il problema dell'eliminazione delle frazioni nel nostro partito, della necessità cioè di creare, in legame con la determinazione dei compiti politici-ideali del partito in questo periodo, un'effettiva unità del partito operaio socialdemocratico. Queste due cose fatte dal partito nella sessione plenaria di gennaio hanno, secondo noi, un significato storico, e i loro risultati sono molto più importanti, molto più vitali, molto più solidi di quanto può sembrare a un osservatore superficiale. Ma questi risultati sono stati terribilmente rovinati dalla vuota frase con cui li si rende confusi. Non vi è nulla di più contrario allo spirito della socialdemocrazia e di più dannoso della vuota frase. E la vuota frase 'conciliatrice' non è meno dannosa, non confonde meno i compagni di quella otzovista e liquidatorista. Essa nasconde la sostanza della questione, pone i sospiri e i pii desideri al posto della valutazione delle reali tendenze e del reale rapporto di forze nel partito, reca danno - con i tentativi di giocare all'unificazione con coloro che oggi non vogliono e non possono unificarsi - all'avvicinamento di coloro che si possono e devono avvicinare... Che vi fu dunque di reale nei lavori della sessione plenaria? Reale fu l'osservazione che esiste un legame fra il contenuto politico-ideale del lavoro del partito e l'eliminazione delle frazioni. Reale fu l'avvicinamento di quelle frazioni o tendenze che si accordavano non in base a vuote frasi conciliatrici a buon mercato, non in base a promesse e auspici, non in base al giuoco della distribuzione dei posticini nei centri, ma in base al lavoro ed erano d'accordo sulla concezione politico-ideale dei compiti del momento, erano di fatto d'accordo sul modo di porre questi compiti e di adempierli... La reale situazione creatasi nel partito dopo la sessione plenaria si è chiarita nell'anno trascorso con completa evidenza. È un fatto che i seguaci del Golos e i vperiodisti, i quali avevano firmato la risoluzione sulla lotta contro il liquidatorismo e l'otzovismo, in realtà hanno condotto e conducono tutta la loro propaganda e agitazione, tutto il loro lavoro pratico sostenendo e diffondendo proprio il liquidatorismo e l'otzovismo. Questo fatto mostra a coloro che hanno pochi occhi per vedere quanto sia inconsistente la politica che si accontenta di risoluzioni sulla carta, quanto sia dannosa la frase a cui non corrispondono i fatti. Ancora. È un fatto che né i seguaci del Golos né i vperiodisti hanno cessato di mantenere, nemmeno per un istante, la loro autonomia di frazione. Le due frazioni esistono come prima in una reale e completa autonomia dal partito, avendo le loro casse, i loro giornali e i loro fiduciari... Nel settore della stampa l'esperienza di un anno ha mostrato che l'organo centrale viene in realtà diretto dai bolscevichi, più i plekhanoviani, contro i seguaci del Golos che siedono nella redazione. La realtà ha oltrepassato i limiti creati dalla vuota frase 'conciliatrice': coloro che promettevano di essere dei 'conciliatori', i 'conciliatori' di mestiere, i 'conciliatori' per incarico dei centri liquidatoristi, sono risultati unicamente un ostacolo al lavoro. Plekhanov e i suoi fautori, che non avevano fatto nessuna promessa alla sessione plenaria, non avevano accettato nessuna carica, sono stati in realtà dei promotori della linea del partito. Il contrasto lampante tra la forma e la sostanza, tra la frase e i fatti, tra l'esistenza manifestamente ipocrita di un cosiddetto collegio di partito (redazione dell'organo centrale) e il lavoro reale dell'organo centrale al di fuori di questo collegio porta una grande disgregazione nella vita di partito... Nel settore estero in un anno non si è fatto assolutamente nulla per l'unificazione. I gruppi che erano prima scissi rimangono dappertutto scissi. I gruppi di menscevichi liquidatori si sono apertamente trasformati in gruppi di sostegno del Golos. L'avvicinamento si è delineato e di fatto iniziato esclusivamente tra i bolscevichi e i plekhanoviani. L'Ufficio estero del Comitato centrale, quale unificatore del lavoro dei socialdemocratici all'estero, è diventato uno zimbello, che i seguaci del Golos e i vperiodisti giustamente scherniscono, osservando con soddisfazione come un centro del partito si sia assunto la funzione di collegio per gli affari provocatori e per il lento esame di scartoffie che non occorrono a nessuno. Nel settore più importante, e precisamente nel lavoro organizzativo locale, in Russia, in un anno non è stato fatto assolutamente nulla a vantaggio del partito. Il CC, che, in base alle 'promesse' fatte alla sessione plenaria, doveva invitare Mikhail, Roman e Iuri, si è occupato con zelo del lavoro, nobile e degno di un rivoluzionario, consistente nell'invitare nel partito coloro che lo deridono e continuano a danneggiarlo, ma in un anno non è riuscito a 'far venire' nessuno. Frattanto le frazioni antipartito hanno rafforzato le loro organizzazioni, contro il partito: si è rafforzata la cricca vperiodista e la frazione si è sviluppata, si sono rafforzati il gruppo del signor Potresov e le altre imprese liquidatoriste, che hanno continuato a predicare contro il partito in parecchi club, cooperative, ecc., che hanno continuato a intrigare contro il partito presso il gruppo socialdemocratico alla Duma. La funzione del CC, che era allora occupato ad 'invitare' i liquidatori o a tenere una corrispondenza formale concernente i 'piccoli intrighi' dei seguaci del Golos e dei vperiodisti, è veramente una funzione umiliante, e non dobbiamo permettere ai nemici del partito di ridurre il CC a tale funzione... I liquidatori e gli otzovisti comprendono benissimo la vuota fraseologia conciliatrice e la utilizzano benissimo contro il partito. Il campione di questa fraseologia, Trotzki, è divenuto, e ciò è del tutto naturale, il campione e l'avvocato d'ufficio dei liquidatori e degli otzovisti, con i quali teoricamente non è d'accordo in nulla, ma praticamente in tutto. Sia i liquidatori che gli otzovisti hanno assimilato, con il benevolo aiuto di quell'avvocato, la tattica: giurare e spergiurare a volontà che essi sono dei partitisti. Cose che il Golos e la piattaforma del gruppo Vperiod ripetono, continuando in realtà a disgregare il partito e a condurre tutto il lavoro in uno spirito antipartito. Il 'conciliatorismo' formale e verbale è divenuto lo strumento dei liquidatori del Golos e dei vperiodisti. Naturalmente noi, come rappresentanti della tendenza bolscevica, non possiamo far la parte dei gabbati. Dopo aver atteso un anno intiero e aver fatto tutto il possibile per spiegare sulle colonne dell'organo centrale che i vperiodisti, i seguaci del Golos e Trotzki sono elementi antipartito, non possiamo prenderci la responsabilità di fronte al partito per organismi che si occupano di 'inviti' ai liquidatori e della compilazione di lettere formali 'sull'affare' dei vperiodisti. Non vogliamo intrighi ma lavoro. Vogliamo lavorare insieme con coloro che vogliono lavorare e hanno dimostrato con i fatti la loro capacità di lavorare secondo lo spirito di partito, cioè soprattutto con i menscevichi partitisti e con i socialdemocratici effettivamente non frazionisti. Non vogliamo rispondere dei piccoli intrighi insieme con coloro che non vogliono lavorare con noi nel partito, ma vogliono lavorare con il signor Potresov e con gli otzovisti. La situazione in Russia è tale che dalle organizzazioni all'estero il partito richiede insistentemente un lavoro intenso e affiatato. Il triennio dei giorni aurei per la controrivoluzione (1908-1910) sta evidentemente per finire e viene sostituito da un periodo in cui ha inizio una ripresa. E gli scioperi di quest'estate e le dimostrazioni avvenute quando è morto Tolstoj lo dimostrano chiaramente. Il lavoro organizzativo in Russia si è indebolito agli estremi, e di questa debolezza approfittano nel modo più impudente i vperiodisti e i seguaci del Golos, sviluppando il loro lavoro antipartito con l'aiuto dei centri frazionisti in Russia e all'estero... A nome della frazione bolscevica, ancor prima della sessione plenaria, nella primavera dell'anno scorso avevamo proclamato la politica di avvicinamento ai menscevichi partitisti, e da allora questa politica ha dato immensi frutti, nonostante il non riuscito tentativo di prestar fede alle 'promesse' dei seguaci del Golos e di considerarli come dei membri del partito. Tutto ciò che da allora è stato fatto per rafforzare effettivamente, non la propaganda vperiodista né la difesa del liquidatorismo da parte dei seguaci del Golos, ma la linea del partito, per avvicinare effettivamente i nuclei fondamentali delle due frazioni principali, è stato da noi fatto indipendentemente da quegli infruttuosi tentativi di conciliazione con i seguaci del Golos. E, declinando ogni responsabilità per la continuazione di tali tentativi, siamo certi che otterremo un avvicinamento ancor maggiore nel lavoro sia mediante la Rabociaia Gazieta, sia mediante la letteratura legale e l'attività all'estero dei gruppi dei partigiani della Rabociaia Gazieta e dei partigiani di Plekhanov... Bisogna agire apertamente. Bisogna avere il coraggio di dire ciò che è. Se il CC vorrà dire esplicitamente, apertamente al partito come stanno in realtà le cose, questa semplice dichiarazione sarà nelle sue mani uno strumento di un'enorme forza, cento volte più importante di qualsiasi risoluzione, auspicio, condanna, espulsione, ecc. Dire come stanno realmente le cose significa riconoscere che il tentativo di eliminare tutte le frazioni è stato purtroppo fatto fallire dai seguaci del Golos e dai vperiodisti, ma che l'avvicinamento dei nuclei fondamentali, degli elementi effettivamente di partito delle due frazioni principali, il loro avvicinamento agli elementi di partito dei nazionali e dei socialdemocratici non frazionisti ha fatto un passo avanti. Se Trotzki ed altri simili avvocati dei liquidatori e degli otzovisti dichiarano che questo avvicinamento è 'dal punto di vista politico privo di contenuto', simili discorsi attestano unicamente tutta la mancanza di principi di Trotzki, tutta la reale ostilità della sua politica alla politica di un'effettiva eliminazione delle frazioni (che non si limiti alle promesse). Promettere tale eliminazione dopo che da un anno i risultati della sessione plenaria sono stati messi alla prova significa semplicemente fare il ciarlatano. Ma se l'eliminazione delle frazioni è soltanto una frase, l'avvicinamento delle tendenze principali delle due fondamentali frazioni è un fatto. Da questo fatto non scaturisce nessun 'blocco', nessun impegno magniloquente, nessuna promessa di far sparire i dissensi, ma la possibilità reale di edificare veramente il partito, basandosi sulla collaborazione di una parte dei menscevichi e di una parte dei bolscevichi. Se il CC vorrà imboccare, in modo pienamente conseguente, la strada che porta a tale riconoscimento e a tale lavoro, vorrà far sì che tutti gli organismi centrali divengano uno strumento di tale avvicinamento, vorrà rinunciare del tutto all'azione indegna e dannosa consistente nel 'far la corte' ai seguaci del Golos o nell''invitarli', vorrà dare la possibilità di lavorare senza intrighi, noi sosterremo con tutto il cuore e con tutte le forze questa politica, che noi abbiamo realmente condotto dall'aprile 1909, cioè da ormai quasi due anni. Se il CC non vorrà trarre dagli insegnamenti e dai risultati della sessione plenaria questa inevitabile conclusione, ceda dunque la direzione del lavoro e del partito.. e il lavoro per la ricostituzione dell'unità all'alleanza dei seguaci del Golos, dei vperiodisti e di Trotzki. Sarà una cosa più sincera e onesta, e da questa alleanza, che ha dimostrato con i fatti di essere un'alleanza antipartito, noi ci allontaneremo. Noi, naturalmente, non ci smarriremo affatto se, per il nostro passo, alcuni uomini (e fra questi vi saranno certamente esperti avvocati dei liquidatori e degli otzovisti) grideranno alla 'scissione'. Per quanto assurde, per quanto ipocrite saranno tali grida, occorre tuttavia, per prevenire le persone non informate, soffermarsi sulle probabili obiezioni. Dal lato formale, il nostro passo - richiesta della restituzione del denaro, cessazione dell'accordo da noi concluso a condizioni ben definite - è indubbiamente legittimo. Le condizioni del nostro accordo con il CC erano state esposte apertamente, pubblicate nell'organo centrale, accettate all'unanimità dal Comitato centrale alla sessione plenaria. Avendo accettato tali condizioni a nome di tutto il partito e avendole pubblicate nell'organo centrale, il Comitato centrale aveva così riconosciuto con assoluta precisione che soltanto se le condizioni venivano realmente adempiute poteva esigere da noi un determinato modo d'agire. Nessuno può negare che i seguaci del Golos e i vperiodisti, nonostante avessero firmato la risoluzione, non hanno osservato le condizioni. Il nostro diritto formale di rescindere l'accordo è perciò fuor di dubbio. Rescindendo noi agiamo in favore di una lotta autonoma per lo spirito di partito, in favore di un lavoro autonomo per l'edificazione del partito, senza coloro che, come l'esperienza di un anno ha dimostrato, non vogliono lavorare per questi obiettivi, e insieme con quei menscevichi e quei non frazionisti che hanno dimostrato il contrario. Se l'accordo, condizionato direttamente e con la massima precisione dal passaggio al partitismo dei seguaci del Golos e dei vperiodisti, è stato da questi ultimi violato, il nostro pieno diritto, e il nostro dovere, e di rescindere un accordo con uomini che hanno preso in giro il partito e cercare tutte le possibili forme di avvicinamento con gli uomini che l'hanno sostenuto. Ma ancora molto più importante del lato formale è la situazione di fatto. Da questo lato, l'ipocrisia dei seguaci del Golos e dei vperiodisti, che dichiararono nella sessione plenaria e dopo di essa continuano a dichiarare sulla stampa di essere dei partitisti, risulta in modo particolarmente chiaro. L'ipocrisia di tali assicurazioni, la falsità lampante delle grida contro la scissione da parte di tali uomini sono così evidenti che non vale la pena di spendere molte parole per dimostrarle... Da molto tempo è stato detto: non tutti coloro che esclamano 'Signore, signore!', entreranno nel regno dei cieli. E noi, dopo l'esperienza della sessione plenaria, dobbiamo ripetere: non tutti coloro che pronunciano frasi a buon mercato sul partitismo sono in realtà dei partitisti. I seguaci del Golos e i vperiodisti hanno scisso il partito dopo la sessione plenaria. È un fatto. Trotzki è stato il loro avvocato in questo affare. Anche questo è un fatto. Per far cessare la scissione, per impedirne l'estensione non vi è altro mezzo che rafforzare, consolidare, sanzionare formalmente l'avvicinamento di coloro che hanno veramente condotto un lavoro di partito dopo la sessione plenaria, cioè i menscevichi e i bolscevichi partitisti. Rendendo note le nostre idee sulle cose del partito a tutti i menscevichi partitisti, socialdemocratici non frazionisti e bolscevichi, e anche alle organizzazioni socialdemocratiche nazionali, invitiamo i gruppi bolscevichi in Russia a incominciare immediatamente a raggrupparsi intorno alla Rabociaia Gazieta e ad iniziare la preparazione delle riunioni e conferenze che sono necessarie per la ricostituzione del partito e che inevitabilmente, data l'attuale situazione, dovranno incominciare coi tentativi più modesti, non ufficiali e non formali. Non è opportuno parlare particolareggiatamente sulla stampa del carattere di tali tentativi. Invitiamo anche i gruppi esteri bolscevichi a riorganizzarsi in modo da cessare ogni contatto con i vperiodisti, che hanno pienamente dimostrato di essere elementi antipartito, ad incominciare, liberatisi dagli ostacoli frapposti da questi difensori dell'otzovismo, un lavoro sistematico per rafforzare il partito, per avvicinarsi ai partitisti delle altre frazioni, per creare club comuni, per tenere conferenze, relazioni, ecc., e dare inizio a provvedimenti che preparino l'effettiva unificazione all'estero di tutti coloro che non seguono il Vperiod e il Golos. Se, dove ci sono dei seguaci del Golos, è inevitabile l'esistenza di due gruppi paralleli, non è decoroso per i bolscevichi tollerare oltre che i vperiodisti antipartito rimangano nel loro gruppo. Costoro possono trovar rifugio presso i seguaci del Golos".48 La riorganizzazione dei bolscevichi Conseguentemente a tutto questo nel dicembre 1910 Lenin, in una dichiarazione al CC del POSDR, rescinde l'accordo sullo scioglimento delle frazioni che era stato concluso alla sessione plenaria del CC di gennaio. Dice il documento: "A proposito della nostra richiesta circolano (e vengono diffuse a disegno dai liquidatori del Golos) voci menzognere alle quali pensiamo sia nostro dovere contrapporre una breve esposizione del modo come stanno le cose e delle nostre idee. Formalmente le cose stanno così: alla sessione plenaria del gennaio di quest'anno fu concluso un accordo tra la frazione e il partito. Secondo tale accordo la nostra frazione si impegnava a sciogliersi se si fossero sciolte le altre frazioni. La condizione non è stata adempiuta. Noi riprendiamo la nostra libertà di lotta contro i liberali e gli anarchici incoraggiati dal capo dei 'conciliatori', Trotzki. La questione del denaro ha per noi un'importanza secondaria, benché, naturalmente, non abbiamo nessuna intenzione di consegnare i denari della frazione al blocco dei liquidatori + gli anarchici + Trotzki e non rinunciamo per nulla al nostro diritto di smascherare di fronte alla socialdemocrazia internazionale quel blocco, le sue 'basi' finanziarie (i famosi 'fondi' dei vperiodisti, di cui Trotzki e i seguaci del Golos nascondono l'esistenza), ecc. In sostanza noi decliniamo ogni responsabilità per il contributo che la politica 'conciliatrice' (la quale cioè favorisce i liberali seguaci del Golos e gli anarchici vperiodisti) ha dato alla disgregazione del partito. Noi mettemmo ufficialmente e apertamente in guardia il partito ancor prima del n. 12 dell'organo centrale, dichiarando nel foglio Il 'Golos' dei liquidatori contro il partito che esisteva una congiura contro il partito. Se a qualcuno queste parole erano parse esagerate, gli avvenimenti ci hanno dato ragione in tutto. I liberali liquidatori fuori del partito si sono rafforzati, hanno creato una frazione del tutto ostile... alla socialdemocrazia e pronta a far fallire la causa del partito nelle elezioni della IV Duma. I seguaci del 'Golos' hanno aiutato i signori Potresov e soci a disgregare il partito, rovinando e frenando il lavoro dall'interno delle istanze centrali. L'Ufficio estero del CC - unico organismo pratico permanente - è caduto nelle mani dei liquidatori... L'ufficio estero del CC non solo non ha fatto nulla per unire i partitisti all'estero, non solo non ha preso in nessun modo parte alla lotta contro i seguaci del Golos e i vperiodisti, ma ha nascosto il fatto che gli anarchici possedevano dei 'fondi' antipartito e i passi compiuti dai liberali. I vperiodisti, grazie all'appoggio 'conciliatore' di Trotzki e del Golos, si sono consolidati in una frazione, con i suoi mezzi per il trasporto della letteratura e il suo gruppo di fiduciari, che sono aumentati di molte volte dopo la sessione plenaria del gennaio di quest'anno. Ciò che si era delineato in modo del tutto chiaro alla sessione plenaria (la difesa, per esempio, della scuola anarchica da parte di Trotzki e dei seguaci del Golos) si è sviluppato sino in fondo. Il blocco dei liberali e degli anarchici, aiutato dai conciliatori, demolisce impudentemente i resti del partito dall'esterno e coopera alla sua disgregazione dall'interno. Il giuoco formalistico, con l'invito ai seguaci del Golos e ai trotzkisti a entrare nei centri, rende del tutto impotenti i partitisti, già, senza di questo, indeboliti. Declinando ogni responsabilità per tale giuoco, noi continueremo, al di fuori di esso, ad applicare la nostra linea di partito, quella di avvicinamento ai plekhanoviani e di lotta implacabile contro il blocco. È ovvio che appoggeremo in ogni modo tutti i passi che il CC - se riuscirà a riunirsi in Russia - farà per ricostituire l'apparato centrale in Russia, per creare una base organizzativa di partito (al posto del liquidatorista Ufficio estero del CC) all'estero e per dar inizio al lavoro contro i liberali e gli anarchici".49 Dopo gli anni del riflusso e della reazione, in Russia si cominciarono ad intravvedere i primi segnali di una ripresa rivoluzionaria. Questa ripresa rivoluzionaria andrà via via consolidandosi tra il 1911 e il 1914, ma con caratteristiche nuove rispetto a quelle che precedettero il 1905. E ciò essenzialmente perché il rinnovato impulso della lotta contro l'autocrazia zarista, trovava la sua linfa proprio dall'esperienza derivata dalla rivoluzione del 1905. Il proletariato russo era adesso molto più maturo e consapevole delle sue capacità e del suo ruolo, pronto a dirigere la lotta popolare e non a farsi trascinare a rimorchio di altre classi nella lotta popolare, e, soprattutto, conscio di quali classi e gruppi sociali rappresentavano i suoi veri e solidi alleati e quali invece quelli infidi, quelli che volevano sfruttare la forza della classe operaia per i loro fini e per la loro sete di potere, per poi lasciare il proletariato nella subalternità sociale, distruggendone la sua organizzazione, la sua avanguardia, il suo partito. È proprio reagendo al tentativo di distruzione del partito - operato non solo dai nemici di classe, ma anche da ogni genere di opportunisti -, che si sviluppò nel POSDR, fin dall'inizio del 1911, una battaglia definitiva e chiarificatrice per le sorti future del partito. Il Giuda Trotzki Così Lenin definì la situazione del POSDR in quel periodo: "La questione della nostra crisi di partito viene di nuovo posta in primo piano dalla stampa socialdemocratica all'estero, provocando dicerie, malintesi e incertezze in vaste cerchie del partito. È perciò necessario che l'organo centrale del partito faccia piena luce su questa questione. L'articolo di Martov nel n. 23 del Golos e l'intervento di Trotzki, cui è stata data la forma di volantino a sé e in cui viene pubblicata la 'risoluzione' del 'club viennese' del 26 novembre 1910, pongono davanti ai lettori la questione della crisi travisando completamente la sostanza della cosa. Dietro l'articolo di Martov e la risoluzione di Trotzki si celano altresì determinati atti pratici, atti diretti contro il partito. L'articolo di Martov non è che la forma letteraria di cui viene rivestita la campagna intrapresa dai sostenitori del Golos per sabotare il CC del nostro partito. La risoluzione di Trotzki, che invita le organizzazioni locali a preparare una 'conferenza di tutto il partito' all'insaputa del CC e contro di esso, è l'espressione di ciò che costituisce lo scopo dei sostenitori del Golos: distruggere gli organismi centrali, invisi ai liquidatori, e, insieme ad essi, anche il partito come organizzazione. Non è sufficiente smascherarli questi atti antipartito; contro di essi bisogna lottare. I compagni che hanno a cuore il partito e l'opera volta a farlo rinascere devono pronunciarsi nel modo più risoluto contro tutti coloro che, per considerazioni e interessi meramente di frazione e di circolo, mirano a distruggere il partito... I rappresentanti della corrente bolscevica hanno messo il denaro della frazione bolscevica a disposizione del partito alla condizione che, contemporaneamente alla distruzione del loro centro di frazione, il centro bolscevico, fossero distrutti anche gli altri centri di frazione: quello dei menscevichi (il Golos) e quello degli otzovisti ('vperiodisti'). Questa condizione non è stata adempiuta. E non è tutto. Il Golos Sotsial-Demokrata, organo dirigente della frazione menscevica, ha notoriamente cominciato a proteggere e a coprire i nemici interni del partito contro cui la sessione plenaria del CC ci ha unitamente incaricati di lottare nel più risoluto dei modi in quanto esponenti di deviazioni dalla socialdemocrazia di carattere borghese e ostili al partito. In considerazione di questa palese violazione delle condizioni dell'accordo stipulato alla sessione plenaria tra tutte le correnti e i gruppi del partito, in considerazione di questa politica, palesemente antipartito, di una delle parti contraenti, i bolscevichi hanno ritenuto necessario chiedere che venga loro restituito il denaro da essi condizionatamente consegnato al partito un anno fa. Il 5 dicembre essi hanno trasmesso la relativa dichiarazione al riguardo all'Ufficio estero del Comitato centrale. Hanno in questo caso i bolscevichi agito bene o male? Lo stabilirà l'istanza prevista dalla sessione plenaria. La sostanza della cosa sta nel fatto che ora, dal momento che i rappresentanti della corrente bolscevica hanno trasmesso la loro richiesta, la convocazione della sessione plenaria del CC all'estero non è più soltanto una necessità per trovare una via d'uscita dalla crisi interna del partito; essa è una necessità imposta a tutte le correnti e gruppi che hanno stipulato l'accordo del 6 gennaio dall'impegno che essi stessi hanno assunto al riguardo, dalla risoluzione da essi stessi approvata all'unanimità. Non solo la convocazione della sessione plenaria del CC è divenuta una necessità del partito; essa è divenuta un obbligo giuridico. Vediamo ancora una volta che - se si esclude la convocazione della sessione plenaria del CC - non ci può essere una via d'uscita legale dalla situazione... Ed ecco che la politica dei sostenitori del Golos s'è improvvisamente rivelata per quello che è. In base alla chiara e non equivoca deliberazione del CC, all'Ufficio estero del CC, a quanto pare, non restava, data la richiesta dei bolscevichi, altro da fare che convocare la sessione plenaria, e soltanto se i tentativi di convocarla non fossero stati coronati dal successo, esso poteva, trascorsi tre mesi, ricorrere all'altro modo di risolvere il problema previsto dal CC. Ma i sostenitori del Golos si sono comportati diversamente. Il 12 dicembre uno di costoro, Igorev, membro dell'Ufficio estero del CC, ha presentato una dichiarazione scritta nella quale fa sapere che egli è contrario alla convocazione della sessione plenaria, che è d'accordo soltanto per la commissione! È evidente qual è il succo della faccenda: la sessione plenaria è sovrana e, una volta riunita, può trovare una via d'uscita legale dalla crisi, dall'impossibile situazione esistente in Russia. La commissione invece non è sovrana, non ha nessun diritto (tranne quello di esaminare il reclamo dei bolscevichi circa il denaro), non può trovare nessuna via d'uscita legale dalla crisi. È andata come dice il proverbio: non scavare la fossa a un altro, altrimenti ci caschi dentro!... Costoro, in ogni caso, hanno deciso di sabotare qualsiasi CC! Dobbiamo inoltre richiamare l'attenzione dei membri del partito su una questione più generale: quella della situazione esistente nel POSDR. Come ogni partito rivoluzionario, il nostro può esistere e svilupparsi alla sola condizione di un sia pure elementare desiderio dei rivoluzionari di aiutarsi reciprocamente nell'adempimento del lavoro comune. Se gli statuti e le decisioni del partito (la 'legalità' del partito) servono non ad agevolare questo lavoro comune, ma a creare ostacoli che consentano di frenarlo dall'interno dei più importanti collegi del partito, il lavoro del partito si trasforma in un'indegna commedia. In qualsiasi altro partito le difficoltà di convocare il CC susciterebbero improvvisamente decine di forme e vie per eludere le difficoltà frapposte dalla polizia e ricercare sempre nuovi metodi di lavoro. Tra noi invece i frazionisti in seno al partito servono chi i signori Potresov, chi gli otzovisti e i semianarchici dichiarati che sono fuori del partito. In persone come Igorev, sostenitore del Golos, la 'legalità' si trasforma in un mezzo per danneggiare il partito dal suo interno, per frenarne il lavoro, per aiutare i signori Potresov a distruggere il partito. Una situazione del genere è inammissibile. E non le giovano le 'risoluzioni benevole', delle quali a ragione si fa beffe lo stesso Martov. Per mutare la situazione in meglio occorre innanzi tutto capirla. Occorre capire perché sia assurdo, indegno, ridicolo escogitare risoluzioni benevole sul lavoro in comune con dei signori come Potresov e soci. Quando il partito capirà che qui si tratta di due politiche inconciliabili, che qui è questione di socialdemocrazia e di liberalismo, il partito troverà rapidamente la via d'uscita. Sapremo allora dar vita a una 'legalità' che non serva ai liquidatori per farne un mezzo per dare lo sgambetto al partito. Occorre riconoscere che si devono ringraziare il signor Potresov e i suoi amici, nonché il sostenitore del Golos Igorev e i suoi amici, per il modo con cui riescono a rendere più facile al partito la comprensione di questo fatto. L'intervento di Trotzki, pur non avendo esteriormente niente a che vedere con l'irrisione martoviana degli insuccessi del partito, col sabotaggio del CC da parte di quelli del Golos, è di fatto collegato all'uno e all'altro da un legame indissolubile, da un legame di 'interesse'. Molti nel partito non comprendono ancora in che cosa consista questo legame. La risoluzione viennese del 26 novembre li aiuterà probabilmente a capire il fondo della questione. La risoluzione si compone di tre parti: 1) di una dichiarazione di guerra alla Rabociaia Gazieta (appello ad 'opporle una decisa resistenza', come alle 'nuove imprese frazionistiche di circolo', secondo l'espressione di Trotzki); 2) di una polemica contro la linea del 'blocco' plekhanoviano-bolscevico; 3) della proclamazione che l''assemblea del club viennese [cioè Trotzki e il suo circolo] delibera di organizzare un fondo di tutto il partito per la preparazione e la convocazione di una conferenza del POSDR'. Non ci soffermeremo affatto sulla prima parte. Trotzki ha perfettamente ragione quando dice che la Rabociaia Gazieta è un''impresa privata' e che 'non è autorizzata a parlare a nome del partito nel suo complesso'. Trotzki ha torto, però, di dimenticare che nemmeno lui e la sua Pravda ne sono autorizzati. Ha torto di eludere col silenzio - dicendo solo che la sessione plenaria ha riconosciuto utile il lavoro della Pravda - il fatto che la sessione plenaria ha designato un rappresentante del CC a far parte della redazione della Pravda. Il tacerlo quando si fa menzione delle decisioni della sessione plenaria relativamente alla Pravda non si può definire altrimenti che un inganno degli operai. E questo inganno è tanto più voluto in quanto nell'agosto Trotzki ha allontanato dalla Pravda il rappresentante del CC. Dopo questo avvenimento, dopo la rottura dei rapporti tra la Pravda e il CC, il giornale di Trotzki altro non è che un''impresa privata', che per di più non ha saputo adempiere gli obblighi che si era assunta. Finché non si sarà nuovamente riunito il CC, nessuno, tranne il rappresentante del CC, che è stato designato dalla sessione plenaria e che ha dichiarato antipartito la condotta di Trotzki, potrà giudicare l'atteggiamento della Pravda verso il CC. Ecco che cosa scaturisce dalla questione, così opportunamente sollevata da Trotzki, di sapere chi 'sia autorizzato a parlare a nome del partito nel suo complesso'. Ma c'è di più. Nella misura in cui (e finché) il CC russo viene sabotato dai legalitari liquidatori indipendenti, nella misura in cui (e finché) il CC estero viene sabotato dai sostenitori del Golos, l'unico organismo autorizzato a 'parlare a nome del partito nel suo complesso' resta l'organo centrale. E a nome del partito nel suo complesso noi dichiariamo perciò che Trotzki conduce una politica antipartito; che egli infrange la legalità del partito, imbocca la via dell'avventura e della scissione quando nella sua risoluzione, senza dire una parola del CC (come se si fosse già accordato coi sostenitori del Golos per toglierlo di mezzo!), a nome di un gruppo estero proclama l''organizzazione di un fondo per la convocazione di una conferenza del POSDR'. Se gli sforzi dei liquidatori per togliere di mezzo il CC fossero coronati dal successo, allora noi, come unico organismo autorizzato a parlare a nome del partito nel suo complesso, proclameremmo immediatamente che non parteciperemo minimamente al 'fondo' e all'impresa di Trotzki e che considereremo di tutto il partito solo una conferenza convocata dall'organo centrale, e non dal circolo di Trotzki... Trascriviamo integralmente i motivi per cui Trotzki proclama priva di qualsiasi base di principio la lotta dell'organo centrale: '... Fra tutte... le correnti del partito si è saldamente radicata la convinzione che è necessario ricostituire l'organizzazione illegale, unificare il lavoro legale e illegale, attuare una tattica socialdemocratica coerente, e queste direttive fondamentali sono state unanimemente tracciate dall'ultima sessione plenaria. La difficoltà consiste ora, a un anno dalla sessione plenaria, non nel proclamare queste verità, ma nel tradurle in atto. E la via che porta a questo è il concorde lavoro in comune di tutte le parti del partito: 'Golos', 'plekhanoviani', 'leninisti', 'vperiodisti', elementi non frazionisti, poiché il partito è ormai spiritualmente uscito dal periodo dell'infanzia, e per tutti i suoi membri è tempo di prendere coscienza di sé e di agire in qualità di socialdemocratici rivoluzionari, di patrioti del proprio partito, senza ulteriori denominazioni frazionistiche. E questa collaborazione deve effettuarsi nel quadro di tutto il partito, e non attorno ad organi di frazione'. Ecco un esempio di come le buone parole vengono degradate a vuota frase, mascherando la più grande menzogna, il più grande inganno sia di quegli stessi che si inebriano di frasi, sia di tutto il partito. Perché è appunto un'aperta e flagrante menzogna affermare che fra tutte le correnti del partito si sia saldamente radicata la convinzione che sia necessario ricostituire l'organizzazione illegale. Ogni numero del Golos attesta che i suoi sostenitori considerano il gruppo del signor Potresov e soci una corrente del partito e che essi non solo lo 'considerano' tale, ma prendono anche sistematicamente parte al suo 'lavoro'. Non è ridicolo, non è vergognoso, oggi, a un anno dalla sessione plenaria, giocare a rimpiattino, ingannare se stessi e ingannare gli operai, cavarsela con scappatoie verbali, quando si tratta di 'attuazione', e non di frasi? Sì o no? Considera o no Trotzki il signor Potresov e soci, chiaramente nominati nell'organo centrale, 'una corrente del partito'? Questo è appunto il problema dell''attuazione' delle decisioni della sessione plenaria, ed è già un anno che l'organo centrale ha posto questo problema chiaramente, recisamente, inequivocabilmente, in maniera tale che non fossero possibili scappatoie di sorta! Trotzki cerca ancora una volta di cavarsela con il silenzio o la vuota frase, poiché gli occorre celare ai lettori e al partito la verità, e cioè che i gruppi del signor Potresov, dei 16 ecc. sono assolutamente indipendenti dal partito, sono completamente isolati come frazione, e non solo non ricostituiscono l'organizzazione illegale, ma ne sabotano la ricostituzione, non attuano nessuna tattica socialdemocratica. A Trotzki occorre celare al partito la verità: i sostenitori del Golos rappresentano una frazione estera, altrettanto isolata dal partito e che è di fatto al servizio dei liquidatori russi. E i 'vperiodisti'? Trotzki sa perfettamente che anch'essi, dopo la sessione plenaria, hanno rafforzato e sviluppato la loro frazione con fondi non del partito, con una propria scuola di frazione, dove non si insegna affatto 'una tattica socialdemocratica coerente', ma si dice che 'l'otzovismo è una sfumatura legittima'; dove si insegnano concezioni otzovistiche sulla funzione della III Duma, concezioni espresse nella piattaforma di frazioni del Vperiod. Trotzki tace questa incontestabile verità perché per gli scopi reali della sua politica la verità è insopportabile. E gli scopi reali si chiariscono sempre più e diventano evidenti anche per i membri del partito meno lungimiranti. Questi scopi reali sono il blocco antipartito tra i Potresov e i vperiodisti, blocco che Trotzki appoggia e organizza. L'approvazione delle risoluzioni di Trotzki (del genere di quella 'viennese') da parte dei vperiodisti, il civettare della Pravda con costoro, le chiacchiere della Pravda secondo cui in Russia, alla base, opererebbero solo i vperiodisti e i trotzkisti, la pubblicità della Pravda alla scuola di frazione dei vperiodisti, il diretto appoggio di Trotzki a questa scuola, tutti questi sono fatti che è impossibile nascondere a lungo. La verità è come l'olio: viene sempre a galla. Il contenuto della politica di Trotzki è il 'lavoro concorde' della Pravda con le frazioni dei signori Potresov e dei vperiodisti. In questo blocco le parti sono state chiaramente distribuite: i signori Potresov continuano, al di fuori del partito, il loro lavoro legalitario, la loro demolizione della socialdemocrazia; 'quelli del Golos' formano la sezione estera di questa frazione, mentre Trotzki si assume la parte dell'avvocato che assicura al pubblico ingenuo che 'fra tutte le correnti del partito si è saldamente radicata' 'una tattica socialdemocratica coerente'. I vperiodisti accolgono codesto avvocato, che difende la libertà della loro scuola di frazione, dissimula la loro politica con frasi ipocrite, trite e ritrite. Questo blocco appoggia naturalmente il 'fondo' di Trotzki e la conferenza antipartito da lui convocata, poiché sia i signori Potresov sia i vperiodisti ottengono ciò che loro occorre: la libertà delle loro frazioni, la loro consacrazione, la dissimulazione della loro attività, la difesa avvocatesca di quest'ultima davanti agli operai. Ed ecco che, proprio dal punto di vista delle 'basi di principio', non possiamo non definire questo blocco come avventurismo nel senso più preciso della parola. Trotzki non osa dire che vede i veri marxisti, i veri difensori della fedeltà ai principi del socialdemocratismo in Potresov, negli otzovisti. Proprio nel fatto che gli tocca permanentemente sgusciare sta la sostanza della posizione dell'avventuriero. Poiché tutti, nessuno escluso, vedono e sanno che i signori Potresov e gli otzovisti hanno sempre una propria linea (la linea antisocialdemocratica) e la attuano, mentre i diplomatici del Golos e del Vperiod non servono che di copertura. Il motivo più profondo per cui il nuovo blocco è condannato al fallimento, per quanto possa essere grande il suo successo davanti agli elementi filistei, per quanti 'fondi' possa raccogliere Trotzki con l'aiuto delle 'fonti' vperiodiste e potresoviane, sta nel fatto che questo blocco è senza principi. La teoria del marxismo, le 'basi di principio' di tutta la nostra concezione del mondo, di tutto il nostro programma e di tutta la nostra tattica di partito sono state ora poste a uno dei primi posti della nostra vita di partito non a caso, ma inevitabilmente. Non a caso, ma inevitabilmente è avvenuto che, dopo l'insuccesso della rivoluzione, in tutte le classi della società, tra le più larghe masse popolari s'è destato l'interesse per le basi profonde di tutta la concezione del mondo, comprese le questioni religiose e filosofiche, compresi i principi della nostra dottrina, della dottrina marxista nel suo complesso. Non a caso, ma inevitabilmente, le masse, attratte dalla rivoluzione a un'aspra lotta per le questioni tattiche, vogliono, in un periodo in cui mancano azioni aperte, acquisire cognizioni teoriche generali. Le basi del marxismo devono essere di nuovo spiegate a queste masse, la difesa della teoria del marxismo si presenta di nuovo all'ordine del giorno. Se Trotzki proclama l'avvicinamento tra menscevichi partitisti e bolscevichi 'politicamente vuoto di senso' e 'inconsistente', ciò attesta soltanto la profondità della sua ignoranza, rivela soltanto la sua completa vacuità... Il blocco di Trotzki con Potresov e i vperiodisti è un'avventura proprio dal punto di vista delle 'basi di principio'. Ciò non è meno vero dal punto di vista dei compiti politici di partito, compiti che sono stati effettivamente indicati dalla sessione plenaria all'unanimità, ma che non si riducono affatto alla frase banale: unificare il lavoro legale e illegale (anche i cadetti, infatti, 'unificano' la legale Riec e il CC cadetto illegale), che Trotzki sceglie appositamente per far piacere ai signori Potresov e ai vperiodisti, i quali non hanno niente contro le frasi vuote e le banalità... Non si può dimenticare che alla sessione plenaria tutti i nazionali (ai quali si associò allora Trotzki, che si associa perennemente a qualsiasi maggioranza di qualsiasi momento) dichiararono per iscritto che 'sarebbe sostanzialmente desiderabile chiamare liquidatorismo la corrente indicata nella risoluzione, contro la quale è necessario lottare'. Un anno di esperienza dopo la sessione plenaria ha mostrato nei fatti che proprio i gruppi di Potresov, proprio la frazione dei vperiodisti incarnano precisamente questa influenza borghese sul proletariato. L'elusione di questo fatto evidente è appunto avventurismo, perché nessuno finora s'è ancora deciso a dire apertamente che quella dei Potresov e soci non è una linea del liquidatorismo, che il riconoscimento dell'otzovismo come 'sfumatura legittima' corrisponde alla linea del partito. L'anno che ci separa dalla sessione plenaria non è per noi trascorso invano. La nostra esperienza si è arricchita. Abbiamo visto effettivamente il manifestarsi delle tendenze allora osservate. Abbiamo visto le frazioni che hanno incarnato queste tendenze, e con parole sul 'lavoro concorde' di queste frazioni antipartito in un preteso spirito 'di partito' non si possono oggi più ingannare strati di operai più o meno larghi. Infine, e in terzo luogo, la politica di Trotzki è un'avventura in senso organizzativo, giacché, come abbiamo già rilevato, essa infrange la legalità di partito e, organizzando una conferenza a nome di un solo gruppo estero (o a nome del blocco di due frazioni antipartito, i sostenitori del Golos e i vperiodisti), imbocca direttamente la via della scissione. Autorizzati a parlare a nome del partito nel suo complesso, noi abbiamo il dovere di difendere fino alla fine la legalità di partito. Ma non vogliamo assolutamente che i membri del partito, per essere ligi alle forme della 'legalità', non vedano la sostanza della cosa. Al contrario, proprio sulla sostanza della cosa, che si riduce al blocco del Golos e dei vperiodisti, il quale salvaguarda la completa libertà dell'attività liquidatrice svolta dai signori Potresov, noi richiamiamo soprattutto l'attenzione dei socialdemocratici. Noi chiamiamo appunto tutti i socialdemocratici a una lotta risoluta per la legalità di partito, alla lotta contro il blocco antipartito in nome delle basi di principio del marxismo e dell'epurazione della socialdemocrazia dal liberalismo e dall'anarchia".50 Il giudizio che Lenin dà su Trotzki e sul suo operato è netto e perentorio: rossore di vergogna di Iuduska Trotzki. Scrive infatti Lenin all'inizio del 1911: "Alla sessione plenaria Iuduska Trotzki si faceva in quattro per combattere il liquidatorismo e l'otzovismo. Giurava e spergiurava di essere partitista. Ricevette un sussidio. Dopo la sessione plenaria il CC si è indebolito, i vperiodisti si sono rafforzati: si sono provveduti di denaro. Si sono consolidati i liquidatori, che nella Nascia Zairà, davanti a Stolypin, hanno sputato in faccia al partito illegale. Iuduska ha allontanato dalla Pravda il rappresentante del CC e s'è messo a scrivere nel Vorwarts degli articoli liquidatori. Nonostante una precisa decisione della commissione per le scuole, nominata dalla sessione plenaria, che ha stabilito che nessun insegnante del partito doveva andare alla scuola di frazione dei vperiodisti, Iuduska Trotzki c'è andato e ha esaminato insieme a costoro un piano di lezioni. Questo piano è stato ora pubblicato in volantino dal gruppo Vperiod. E questo Iuduska si batte il petto e proclama con alte grida il suo partitismo, assicurando che non ha affatto strisciato davanti ai vperiodisti e ai liquidatori. Questo il rossore di vergogna di Iuduska Trotzki".51 |