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Lenin, la vita e l'opera

Capitolo 21
La marcia trionfale del potere sovietico


 
Alle dieci del mattino del 25 ottobre 1917 Lenin stila il comunicato a firma del Comitato militare rivoluzionario presso il Soviet di Pietrogrado dei deputati operai e soldati, indirizzato ai "Cittadini di Russia": "Il governo provvisorio è stato abbattuto. Il potere statale è passato nelle mani dell'organo del Soviet dei deputati operai e soldati di Pietrogrado, il Comitato militare rivoluzionario, che è alla testa del proletariato e della guarnigione di Pietrogrado.
La causa per la quale il popolo ha lottato, l'immediata proposta di una pace democratica, l'abolizione della grande proprietà fondiaria, il controllo operaio della produzione, la creazione di un governo sovietico, questa causa è assicurata.
Viva la rivoluzione degli operai, dei soldati e dei contadini!".
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Nella tarda serata di quello stesso memorabile 25 ottobre iniziò i suoi lavori il II Congresso panrusso dei Soviet.
Alle ventidue e quarantacinque minuti si riunirono al Palazzo Smolny seicentosettantatre delegati rappresentanti quattrocentodue soviet. La composizione del Congresso rifletteva i nuovi rapporti di forza creatisi all'interno di quegli organismi rivoluzionari della Russia rispetto al I Congresso che si era tenuto solo pochi mesi prima, nel giugno del 1917. Sui seicentosettantatre delegati presenti infatti, trecentonovanta erano bolscevichi; centosessanta appartenevano al gruppo dei socialisti-rivoluzionari, e la maggioranza di questi alla corrente di sinistra di quel partito, settantadue erano i menscevichi ed i restanti cinquantuno delegati appartenevano a gruppi minori o erano delegati senza partito. Ben cinquecentocinque delegati, oltre i due terzi del Congresso quindi, aveva ricevuto dai propri elettori il preciso mandato che esigeva il passaggio del potere ai soviet. Da Kiev, Lugansk, Gdov, Tambov per citare solo alcune zone, i soviet chiedevano la fine della guerra e il raggiungimento di una pace giusta e democratica senza annessioni né riparazioni, fondata sull'autodeterminazione dei popoli; la fine della proprietà privata della terra, la sua confisca ai grandi proprietari fondiari e la sua assegnazione senza riscatto ai contadini; l'introduzione del controllo operaio sulla produzione.
Lenin considerava assai giuste le richieste provenienti dai soviet locali, le approvava incondizionatamente e nel suo primo intervento al II Congresso panrusso dei soviet le ripropose indicandole quali precisi "Compiti del potere dei Soviet". Dice infatti nel suo intervento: "Compagni! La rivoluzione operaia e contadina sulla cui necessità hanno sempre parlato i bolscevichi si è compiuta.
Qual è il significato di questa rivoluzione operaia e contadina? Innanzi tutto il significato di questo rivolgimento è che da noi ci sarà un governo sovietico, un nostro organo del potere, senza nessuna partecipazione della borghesia. Le masse oppresse creeranno da sé il potere. Il vecchio apparato statale sarà distrutto dalle radici e sarà creato un nuovo apparato di direzione: organizzazioni sovietiche.
Da qui comincia una nuova pagina nella storia della Russia, e questa terza rivoluzione russa deve come ultimo risultato condurre alla vittoria del socialismo.
Uno dei nostri compiti immediati è la necessità di porre subito fine alla guerra. Ma per porre fine a questa guerra, strettamente legata all'attuale regime capitalistico, è chiaro a tutti che bisogna vincere il capitale stesso.
In quest'opera ci aiuterà quel movimento operaio mondiale che già comincia a svilupparsi in Italia, in Inghilterra e in Germania.
La pace giusta, immediata, che noi proporremo alla democrazia internazionale, troverà dappertutto un'eco calorosa nelle masse proletarie e internazionali. Per rafforzare questa fiducia del proletariato, è necessario rendere immediatamente pubblici tutti i trattati segreti.
All'interno della Russia una enorme parte dei contadini ha detto: basta giocare con i capitalisti, noi marceremo con gli operai. Noi guadagneremo la fiducia dei contadini con un solo decreto che distruggerà la grande proprietà fondiaria. I contadini capiranno che soltanto nella alleanza con gli operai è la loro salvezza. Noi istituiremo un vero controllo operaio sulla produzione.
Ora abbiamo imparato a lavorare in pieno accordo. Lo attesta la rivoluzione appena avvenuta. Noi abbiamo una tale forza di organizzazione di massa che vincerà su tutto e porterà il proletariato alla rivoluzione mondiale.
In Russia dobbiamo ora accingerci alla costruzione di uno Stato proletario socialista.
Viva la Rivoluzione socialista mondiale! (
applausi fragorosi)".92
A tale scopo Lenin presenterà anche una "Risoluzione" vincolante per il nuovo governo che sarà approvata dal Congresso: "... Il nuovo governo operaio e contadino - vi si legge - proporrà immediatamente una giusta pace democratica a tutti i popoli belligeranti.
Esso abolirà immediatamente la grande proprietà fondiaria e consegnerà la terra ai contadini. Esso creerà il controllo operaio sulla produzione e sulla distribuzione dei prodotti e stabilirà un controllo di tutto il popolo sulle banche, insieme con la loro trasformazione in un'unica azienda di Stato.
Il Soviet dei deputati operai e soldati di Pietrogrado invita tutti gli operai e tutti i contadini ad appoggiare senza riserve, con tutta la loro energia, la rivoluzione operaia e contadina. Il soviet esprime la certezza che gli operai delle città, alleati con i contadini poveri, daranno prova di una inflessibile e fraterna disciplina, creeranno un rigorosissimo ordine rivoluzionario, indispensabile per la vittoria del socialismo.
Il soviet è persuaso che il proletariato dei paesi dell'Europa occidentale li aiuterà a condurre la causa del socialismo fino a una completa e sicura vittoria".
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Nella notte tra il 26 e il 27 ottobre 1917 il II Congresso panrusso dei soviet nomina Lenin membro del Presidium del Comitato Esecutivo Centrale dei Soviet che nella sua immediata seduta di insediamento elegge a sua volta Lenin, Presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo. Il 27 ottobre 1917 il "Raboci i soldat" pubblica il "Decreto sulla formazione del Governo operaio e contadino". "Il Congresso dei Soviet dei deputati operai, soldati e contadini di tutta la Russia decreta di:
costituire per la direzione del paese, fino alla convocazione della Assemblea costituente, un governo provvisorio operaio e contadino che si chiamerà Consiglio dei commissari del popolo. L'amministrazione delle singole branche della vita statale è affidata a commissioni, i cui membri debbono assicurare la realizzazione del programma proclamato dal congresso, in stretta unione con le organizzazioni di massa degli operai, delle operaie, dei marinai, dei soldati, dei contadini e degli impiegati. Il potere governativo appartiene a un Collegio dei presidenti di queste commissioni, cioè al Consiglio dei commissari del popolo.
Il controllo sulla attività dei commissari del popolo e il diritto di sostituirli spetta al Congresso dei Soviet dei deputati operai, contadini e soldati di tutta la Russia e al suo Comitato esecutivo Centrale.
Attualmente il Consiglio dei commissari del popolo è formato dalle seguenti persone: Presidente del Consiglio: Vladimir Ulianov (Lenin);
Commissario del popolo per gli affari interni: A.I. Rykov;
Agricoltura: V.P. Miliutin;
Lavoro: A.G. Scliapnikov;
Guerra e Marina: Un comitato composto da V.A. Ovseienko (Antonov) N.V. Krylenko e P.E. Dybenko;
Commercio e industria: V.P. Noghin;
Istruzione Pubblica: A.V. Lunaciarski;
Finanze: I.I. Skvortsov (Stepanov);
Affari Esteri: L.D. Bronstein (Trotzki);
Giustizia: G.I. Oppokov (Lomov);
Approvvigionamenti: I.A. Teodorovic;
Poste e telegrafi: N.P. Avilov (Glebov);
Presidente per gli affari delle nazionalità: I. Giugascvili (Stalin);
L'incarico di commissario del popolo per le ferrovie resta temporaneamente da attribuire".
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Nella seduta del 26 ottobre il II Congresso panrusso dei Soviet approva le prime due Leggi del potere rivoluzionario, entrambe proposte e presentate da Lenin: "Il Decreto sulla pace" e "Il Decreto sulla terra".
Bronc-Bruevic fu testimone diretto della "nascita" del decreto sulla terra. Ecco come lo ricorda: "... Quando, a notte inoltrata, la seduta terminò, andammo a dormire a casa mia. Entrammo alla buona, dopo di che cercai di predisporre le cose in modo che Vladimir Ilic potesse riposare. Anche se eccitato, egli era infatti estremamente sovraffaticato. A stento lo convinsi a distendersi sul mio letto, in una cameretta isolata dove aveva a sua disposizione una scrivania, carta, inchiostro e la libreria. Quanto a me, mi coricai sul divano nella stanza contigua e decisi di addormentarmi solo quando mi fossi accertato che Vladimir Ilic dormiva già. Per maggiore sicurezza misi tutti i possibili catenacci e catenelle alla porta d'ingresso e caricai le pistole, pensando che avrebbero potuto anche fare irruzione in casa, arrestare e uccidere Vladimir Ilic: era la prima notte dopo l'insurrezione e ci si poteva aspettare di tutto!... Nella sua stanza Vladimir Ilic aveva già spento la luce. Tesi l'orecchio. Dormiva? Non si sentiva nulla. Stavo già per assopirmi quando vidi di nuovo brillare la luce nella stanza di Vladimir Ilic. Lo udii alzarsi senza far rumore, dischiudere piano piano la porta della mia camera e, accertatosi che stavo dormendo (io naturalmente non dormivo), avvicinarsi alla scrivania in punta di piedi per non svegliare nessuno. Quindi si sedette, scoperchiò il calamaio e, dopo aver disposto alcune carte sul tavolo, si immerse nel lavoro. Per un pezzo scrisse, cancellò, lesse, prese appunti, scrisse di nuovo e infine stese in bella copia. Spuntava già l'alba e il tardo mattino autunnale di Pietrogrado si coloriva di grigio quando Vladimir Ilic spense la luce e si addormentò. Più tardi, appena alzato, avvertii tutti i familiari di fare il più piano possibile, perché Vladimir Ilic aveva lavorato tutta la notte ed era sicuramente stanchissimo. Ma all'improvviso, quando ancora nessuno se lo aspettava, lo vedemmo uscire dalla sua stanza vestito di tutto punto, fresco, vigoroso, allegro e gioviale. - Mi congratulo con voi. Oggi è il primo giorno della rivoluzione socialista - ci disse e sul suo volto non si trovava traccia alcuna di stanchezza. Sembrava aver dormito saporitamente tutta la notte, mentre in tutto aveva dormito al massimo due o tre ore, dopo le estenuanti venti ore di lavoro del giorno prima. Quando fummo tutti riuniti intorno al tavolo per la colazione, e comparve anche Nadezhda Konstantinovna, che aveva anch'essa pernottato da noi, Vladimir Ilic trasse di tasca dei foglietti di carta trascritti in bella e ci lesse il suo famoso Decreto sulla terra. - Ecco, non resta che proclamarlo, pubblicarlo e diffonderlo su larga scala! Ci provino allora a riprenderselo. No, questo poi no: nessun potere sarebbe in grado di togliere questo decreto ai contadini e di restituire la terra ai latifondisti. Questa è la più importante conquista della nostra Rivoluzione d'Ottobre. La rivoluzione agraria sarà compiuta e consolidata oggi stesso. - Quando uno di noi gli fece notare che nelle campagne si sarebbero verificati ancora disordini e lotte di ogni genere, rispose pronto che queste erano ormai inezie, che le cose si sarebbero sistemate se si fosse capito bene l'essenziale. E ci spiegò dettagliatamente che il decreto sarebbe stato particolarmente accetto ai contadini proprio perché egli vi aveva posto alla base le richieste contenute in tutti i mandati dei contadini ai loro deputati, richieste che avevano trovato poi espressione nei mandati generali presentati al Congresso dei Soviet. - E sì che tutte queste cose le avevano proposte gli SR (Socialisti rivoluzionari, ndr) - osservò qualcuno. - Diranno che le abbiamo prese in prestito da loro.
Vladimir Ilic sorrise: - Che lo dicano. Così i contadini capiranno che noi appoggiamo tutte le loro rivendicazioni giuste. Noi dobbiamo andare incontro alle esigenze e ai desideri dei contadini. E se ci saranno degli idioti che rideranno, che ridano pure. Noi non abbiamo mai avuto nessuna intenzione di lasciare agli SR il monopolio dei contadini. Noi rappresentiamo il principale partito di governo e la questione contadina è, dopo quella della dittatura del proletariato, la più importante. Bisognava proclamare il Decreto sulla terra la sera del giorno stesso al Congresso. Decidemmo di batterlo immediatamente a macchina e di passarlo alla tipografia perché i giornali potessero pubblicarlo all'indomani... Poco dopo ci avviammo a piedi alla volta dello Smolny, e proseguimmo poi in tram. Vladimir Ilic era raggiante nel vedere l'ordine esemplare che regnava per le strade. Egli attendeva la sera con impazienza. Dopo che il II Congresso dei Soviet di tutta la Russia ebbe approvato il Decreto sulla pace, Vladimir Ilic lesse con voce particolarmente nitida il Decreto sulla terra che fu accolto dal Congresso con entusiasmo e votato all'unanimità. Appena il decreto fu approvato, lo inviai a tutte le redazioni di Pietrogrado per mezzo dei corrieri e nelle altre città per posta o per telegrafo. Subito i giornali lo impaginarono e il mattino dopo centinaia di migliaia, milioni di persone lo leggevano già. La popolazione lavoratrice lo accolse con entusiasmo. La borghesia fremeva di rabbia. Ma chi mai le prestava attenzione? Vladimir Ilic trionfava. - Basta questo - diceva - a lasciare per lunghi e lunghi anni una traccia nella storia. - L'epoca di rigoglio creativo apertasi con la rivoluzione aveva avuto un inizio molto felice. Vladimir Ilic continuò per un pezzo ad interessarsi del decreto, desiderando sapere quante copie, oltre ai giornali, erano state diffuse tra i soldati e i contadini. Il Decreto fu ristampato più volte in opuscolo e inviato gratuitamente, in gran numero di copie, non solo nelle città dei governatorati e dei distretti, ma nei 'volost' della Russia. In breve tempo il Decreto sulla terra fu noto a tutti. Nessun'altra legge da noi fu mai pubblicata su così vasta scala come questa sulla terra, che resta una delle leggi fondamentali della nostra nuova legislazione socialista e a cui Lenin ha dato tante energie e attribuito così enorme importanza".95
Il Congresso concluse i suoi lavori proclamando la Russia repubblica dei soviet ed il potere sovietico quale unico potere legale di questa Repubblica, chiedendo altresì ai soldati di tutte le forze armate del paese di schierarsi saldamente a difesa della rivoluzione contro tutti gli attacchi, interni ed esterni, senza abbassare la vigilanza soprattutto nel momento in cui il nuovo governo sovietico si accingeva all'impegno di concludere l'agognata pace democratica.
Il II Congresso panrusso dei soviet vede anche nel corso del suo svolgimento chiudersi la parabola politica dei partiti socialista-rivoluzionario e menscevico, con il loro definitivo e irreversibile passaggio nel campo della controrivoluzione. Confermatasi la scissione tra i socialisti-rivoluzionari, la destra maggioritaria di questo partito, assieme ai menscevichi e al Bund rifiutarono di riconoscersi nel Congresso e nei suoi obiettivi schierandosi apertamente a difesa del governo provvisorio, calunniando la Rivoluzione d'Ottobre definendola un "putsch militare", allo stesso modo della borghesia. E con la borghesia e il loro partito, i cadetti, formarono il "Comitato per la salvezza della patria e della rivoluzione", il primo centro controrivoluzionario sorto con il proposito dichiarato di abbattere il governo degli operai e dei contadini russi. Si dimostrarono per quello che essi effettivamente erano: disertori e traditori. Disertori e traditori così come li avevano chiamati i delegati del II Congresso panrusso dei Soviet nel momento in cui questi inguaribili opportunisti avevano abbandonato i suoi lavori sancendo la loro rottura con il marxismo, il socialismo e la rivoluzione russa.
Kerenski vista l'assoluta impossibilità del governo provvisorio di fermare il moto rivoluzionario che aveva incendiato la Russia, scappò da Pietrogrado riuscendo a sfuggire all'arresto e si rifugiò al Quartier generale del fronte settentrionale. Lì, con l'aiuto del generale cosacco Krasnov, comandate del III Corpo di cavalleria, radunò alcuni reparti militari facendoli marciare verso la capitale per abbattere il potere sovietico. Tra il 27 e il 28 ottobre queste truppe controrivoluzionarie occuparono Gatrina e Tsarskoie Selo. Contemporaneamente il "Comitato per la salvezza della patria e della rivoluzione" organizzò a Pietrogrado per il 29 ottobre una rivolta degli junker. Il neocostituito governo sovietico prese immediatamente le contromisure necessarie a stroncare l'attacco controrivoluzionario.
Il 30 ottobre Lenin nella sua carica di capo del governo emanò un radiogramma del Consiglio dei Commissari del Popolo che informava tutto il paese sulla situazione e sulle decisioni del governo rivoluzionario: "A tutti. A tutti. Il Congresso dei soviet di tutta la Russia ha eletto il nuovo governo sovietico. Il governo Kerenski è stato rovesciato e arrestato. Kerenski è fuggito. Tutte le istituzioni sono nelle mani del governo sovietico. Il 29 ottobre è cominciata la rivolta degli junker, liberati sulla parola il 25 ottobre. La rivolta è stata schiacciata il giorno stesso. Kerenski e Savinkov, con gli junker e una parte dei cosacchi, si sono aperti con la frode una via fino a Tsarskoie Selo. Il governo sovietico ha mobilitato tutte le forze per schiacciare il nuovo attacco kornilovista a Pietrogrado. La flotta è stata chiamata alla capitale, con alla testa la corazzata 'Repubblica'. Gli junker e i cosacchi di Kerenski vacillano. Ci giungono prigionieri dal campo di Kerenski i quali ci assicurano che i cosacchi sono stati ingannati, e che, se capiranno come stanno le cose, non spareranno. Il governo dei soviet prende tutte le misure per impedire uno spargimento di sangue. Se non si riuscirà ad evitarlo, se i reparti di Kerenski cominceranno tuttavia a sparare, il governo dei soviet non si fermerà di fronte a misure implacabili per schiacciare il nuovo attacco di Kornilov e Kerenski.
Comunichiamo a titolo di informazione che il Congresso dei soviet che si è appena sciolto ha approvato due importanti decreti: 1) sul passaggio immediato di tutte le terre dei grandi proprietari fondiari nelle mani dei comitati contadini e 2) sulla proposta di una pace democratica.
Il presidente del governo dei Soviet
Vladimir Ulianov (Lenin)".
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La rivolta degli junker a Pietrogrado fu dunque schiacciata nello stesso giorno in cui era iniziata. Il 30 ottobre le truppe sovietiche nella battaglia sulle colline di Pulkovo sconfissero pesantemente i reparti controrivoluzionari del generale Krasnov che si ritirarono da Tsarskoie Selo verso Gatcina. Il 1° novembre anche Gatcina venne riconquistata dalle truppe rivoluzionarie. Krasnov fu arrestato. Successivamente venne rimesso in libertà dando la "sua parola d'onore di generale" che non avrebbe più combattuto contro il potere sovietico.
Ma onore e dignità non albergano in tutti. E di certo non in Krasnov il quale, non appena le potenze imperialiste aggredirono la Repubblica sovietica, si rimise al soldo della controrivoluzione. Kerenski, dal canto suo, riuscì invece a sfuggire anche questa volta all'arresto.
La Rivoluzione d'Ottobre, la presa del potere da parte degli operai e dei contadini della Russia, non si svolse, come ovvio date le diverse situazioni esistenti nelle vaste zone dell'ex impero zarista, in maniera uniforme. Fu invece un processo rivoluzionario di lotta e di organizzazione, peraltro relativamente breve, che coinvolse milioni di lavoratori. Questo periodo che si può datare dall'ottobre 1917 al marzo 1918, Lenin lo definì "la marcia trionfale del potere sovietico".
Tempi e condizioni diversi caratterizzarono dunque l'instaurazione del potere sovietico. Già a fine ottobre e in modo pressoché totalmente pacifico, i soviet di sedici province assunsero il potere. Così fu nella regione industriale di Kiesma, a Ivanovo-Voznesensk, a Luga. E ancora a Ekaterinburg, Ufa, Zarizyn, Samara, Niznij Novgorod e nei centri principali delle zone degli Urali e del Volga. A Mosca il potere sovietico fu instaurato il 3 novembre 1917. In Siberia i Soviet insediarono il loro governo il 29 ottobre a Krasnojarsk, il 29 novembre a Vladivostok e il 30 novembre a Omsk. La vittoria rivoluzionaria in tutta la zona siberiana e dell'estremo oriente venne sancita dal II Congresso dei Soviet di tutta la Siberia svoltosi a Irkutsk nel febbraio 1918. Anche la zona del Don venne conquistata nel febbraio 1918 quando i reparti della Guardia rossa entrarono il 24 a Rostov e il 25 a Novocerkassk.
Nella seconda metà del novembre 1917 si insediò in Bielorussia il Consiglio dei commissari del popolo su nomina dei Congressi dei soviet dei deputati operai e soldati, del Fronte e dei soviet contadini. La Rivoluzione vinse il 26 ottobre in Estonia e il 17 dicembre in Lettonia. Il 12 dicembre 1917 su nomina del I Congresso dei Soviet ucraini si formò il governo sovietico di Ucraina. Per più lungo tempo dovettero invece lottare i lavoratori transcaucasici. Nelle regioni della Transcaucasia infatti, il potere sovietico si insediò tra il 1920 e il 1921.
La costruzione del socialismo richiede l'impegno costante delle classi sociali che ne sono protagoniste, così come del partito che di esse costituisce l'avanguardia politica. È una strada tutt'altro che piana fatta di studio, di confronto, di azione, di vigilanza e di lotte politiche.
All'inizio del novembre 1917 Lenin attua una decisa battaglia politica all'interno del partito bolscevico contro le posizioni esitanti ed incerte portate avanti da alcuni dirigenti, spronando i bolscevichi ad avere come punto di riferimento le masse popolari, la maggioranza degli operai, dei contadini e dei soldati e ad esser più risoluti nell'azione politica. Ciò si rese necessario proprio nel momento della dura lotta contro i tentativi controrivoluzionari dei vari Kerenski, Krasnov, Kornilov e Kaledin. Fu proprio nei momenti decisivi di quella lotta che il "Comitato esecutivo panrusso dei sindacati dei ferrovieri" (Vikgel), alla cui direzione si trovavano ancora menscevichi e socialisti-rivoluzionari, iniziò una campagna cosiddetta di "neutralità", proponendo al tempo stesso la creazione di un governo di tutte le forze "socialiste". Un governo cioè, composto da bolscevichi, menscevichi e socialisti-rivoluzionari di destra e di sinistra. In pratica, data la politica perseguita da socialrivoluzionari e menscevichi, ciò avrebbe significato la liquidazione del potere sovietico. E che a questo si mirasse, lo dimostrarono ampiamente i comportamenti concreti assunti dal Vikgel, uno su tutti il rifiuto di trasportare le truppe rivoluzionarie a Mosca, dove era ancora in corso la lotta rivoluzionaria per la conquista del potere. All'interno del partito bolscevico vi fu chi sostenne le proposte del Vikgel: furono Kamenev e Zinoviev. Ancora loro dunque, che con le loro oscillazioni opportunistiche dimostravano una volta di più di schierarsi invece che con la rivoluzione socialista sovietica, con la Duma e il parlamentarismo borghese.
Nella seduta del 2 novembre del Comitato Centrale dei POSDR(b) Lenin presentò una risoluzione a suo nome, sulla "Questione dell'opposizione all'interno del Comitato Centrale".
"Il Comitato centrale - dice la risoluzione - riconosce che la seduta odierna ha un'importanza storica e perciò ritiene necessario fissare le due posizioni che si sono qui rivelate.
1. Il CC riconosce che l'opposizione formatasi al suo interno si allontana da tutte le posizioni fondamentali del bolscevismo e della lotta proletaria di classe in generale, ripetendo le parole profondamente non marxiste sull'impossibilità della rivoluzione socialista in Russia, sulla necessità di cedere agli ultimatum e alle minacce di ritirarsi da parte di una notoria minoranza dell'organizzazione dei soviet, violando così la volontà e le decisioni del II Congresso dei soviet di tutta la Russia, sabotando così la nascente dittatura del proletariato e dei contadini poveri.
2. Il CC imputa a questa opposizione tutta la responsabilità per il freno posto al lavoro rivoluzionario e per le esitazioni, delittuose in questo momento, la invita a trasferire la sua discussione e il suo scetticismo sulla stampa, estraniandosi dal lavoro pratico nel quale essa non crede. Infatti in questa opposizione, a parte la paura della borghesia e l'espressione di uno stato d'animo di una parte della popolazione stanca (e non rivoluzionaria), non vi è altro.
3. Il CC conferma che non si può rifiutare un governo puramente bolscevico senza tradire la parola d'ordine del potere ai soviet, se la maggioranza del II Congresso dei soviet di tutta la Russia, non escludendo nessuno dal congresso, ha affidato il potere a questo governo.
4. Il CC conferma che non si può, senza tradire la parola d'ordine del potere ai soviet dei deputati operai, soldati e contadini, ridursi a un mercanteggiamento meschino per far aderire ai soviet organizzazioni di tipo non sovietico, cioè organizzazioni che non hanno il carattere di associazione volontaria dell'avanguardia rivoluzionaria delle masse che lottano per rovesciare i grandi proprietari fondiari e i capitalisti.
5. Il CC conferma che le concessioni agli ultimatum e alle minacce della minoranza dei soviet equivalgono a una piena rinuncia non solo al potere sovietico, ma alla democrazia, poiché tali concessioni equivalgono al timore della maggioranza di utilizzare la propria maggioranza, equivalgono a sottomettersi all'anarchia e alla ripetizione di ultimatum da parte di qualsiasi minoranza.
6. Il CC conferma che, senza voler escludere nessuno dal II Congresso dei Soviet di tutta la Russia, esso è anche ora pienamente disposto a far ritornare quelli che se ne sono allontanati e a riconoscere la coalizione di costoro nell'ambito dei soviet; e, di conseguenza, che sono assolutamente falsi i discorsi secondo cui i bolscevichi non vogliono dividere il potere con nessuno.
7. Il CC conferma che il giorno in cui si è formato l'attuale governo, alcune ore prima che si formasse, il CC ha invitato alla sua seduta tre rappresentanti dei socialisti-rivoluzionari di sinistra e li ha invitati formalmente a partecipare al governo. Il rifiuto dei socialisti-rivoluzionari di sinistra, anche se temporaneo e condizionato, fa ricadere interamente ed esclusivamente su questi socialisti-rivoluzionari di sinistra la responsabilità del mancato accordo con loro.
8. Il CC ricorda che vi è stato un decreto del II Congresso dei soviet di tutta la Russia, proposto dalla frazione dei bolscevichi, che esprime la volontà di completare il soviet con i soldati delle trincee e con i contadini delle località periferiche, dei villaggi, e che, di conseguenza, sono assolutamente false le affermazioni secondo cui il governo bolscevico è contro la coalizione con i contadini. Al contrario, il CC dichiara che la legge agraria del nostro governo, redatta interamente secondo le indicazioni dei socialisti-rivoluzionari, ha mostrato in pratica la piena e sincera volontà dei bolscevichi di realizzare una coalizione con la enorme maggioranza della popolazione della Russia.
9. Il CC conferma infine che, nonostante tutte le difficoltà, la vittoria del socialismo in Russia come in Europa può essere assicurata soltanto continuando con perseveranza la politica del governo attuale. Il CC esprime la completa fiducia nella vittoria di questa rivoluzione socialista ed invita tutti gli scettici e gli esitanti a mettere da parte tutte le loro incertezze e ad appoggiare con tutta l'anima e con tutte le loro energie l'attività di questo governo. Lenin".97
Il Comitato Centrale del Posdr(b) approvò a stragrande maggioranza la risoluzione di Lenin e il giorno successivo espresse il suo ultimatum, anche questo scritto da Lenin, alla minoranza: "La maggioranza del CC del POSDR(bolscevico), approvando integralmente la politica condotta fino a questo momento dal Consiglio dei commissari del popolo, ritiene necessario rivolgere alla minoranza del CC la seguente dichiarazione categorica.
La politica del nostro partito nella situazione attuale è definita nella risoluzione proposta dal compagno Lenin e approvata ieri, 2 novembre, dal CC. Questa risoluzione proclama tradimento della causa del proletariato qualsiasi tentativo di imporre al nostro partito di rinunciare al potere, una volta che il Congresso dei soviet di tutta la Russia ha affidato questo potere, a nome di milioni di operai, di soldati e di contadini, ai rappresentanti del nostro partito, sulla base del nostro programma. Questa linea fondamentale della nostra tattica, che sgorga da tutta la nostra lotta contro il conciliatorismo e che ci ha guidato nella insurrezione contro il governo Kerenski, costituisce ora l'essenza rivoluzionaria del bolscevismo ed è di nuovo approvata dal CC; essa è indubbiamente obbligatoria per tutti i membri del partito e per la minoranza del CC in primo luogo.
Tuttavia i rappresentanti della minoranza, sia prima della seduta di ieri del CC, sia dopo di questa, hanno svolto e svolgono una politica diretta evidentemente contro la linea fondamentale del nostro partito e che demoralizza le nostre stesse file, seminando l'incertezza in un momento in cui è necessaria la massima fermezza e perseveranza.
Così ieri alla seduta del Comitato esecutivo centrale il gruppo bolscevico, con la diretta partecipazione dei membri del CC facenti parte della minoranza, ha votato apertamente contro la risoluzione del CC (sulla questione della rappresentanza numerica e personale del nostro partito in seno al governo). Una tale inaudita violazione della disciplina, commessa da membri del Comitato centrale, dietro le spalle del CC dopo un dibattito durato più ore in seno al CC, provocato dagli stessi rappresentanti dell'opposizione, ci dimostra chiaramente che l'opposizione si propone di sopraffare le istanze di partito con la stanchezza, sabotando il lavoro del partito nel momento in cui le sorti del partito, le sorti della rivoluzione dipendono dall'imminente risultato di questo lavoro.
Noi non possiamo né vogliamo portare la responsabilità di un tale stato di cose.
Rivolgendo alla minoranza del CC la presente dichiarazione, noi esigiamo una categorica risposta scritta alla domanda: si impegna la minoranza a sottomettersi alla disciplina di partito e a perseguire la politica che è stata formulata nella risoluzione del compagno Lenin approvata dal Comitato centrale?
Nel caso di risposta negativa o indeterminata, ci rivolgeremo immediatamente al comitato di Pietrogrado, al comitato di Mosca, al gruppo bolscevico del Comitato esecutivo dei soviet, alla conferenza cittadina di Pietrogrado e a un congresso straordinario del partito presentando la seguente proposta alternativa:
O il partito dovrà affidare alla attuale opposizione il compito di costituire un nuovo potere insieme con quei suoi alleati in nome dei quali essa sabota oggi il nostro lavoro, e allora ci considereremo assolutamente liberi nei confronti di questo nuovo potere che non può portare se non ad esitazioni, impotenza e caos.
Oppure - cosa di cui non dubitiamo - il partito approverà l'unica linea rivoluzionaria possibile, espressa nella risoluzione del Comitato centrale di ieri, e allora, il partito dovrà proporre risolutamente ai rappresentanti dell'opposizione di trasferire il loro lavoro di disorganizzazione all'esterno delle nostre organizzazioni di partito. Altra via d'uscita non c'è né può esserci. S'intende, la scissione sarebbe un fatto estremamente increscioso. Ma una scissione onesta e aperta, ora, è incomparabilmente meglio del sabotaggio interno, della violazione delle nostre stesse decisioni, dalla disorganizzazione e dell'avvilimento. Noi, in ogni caso, non dubitiamo un istante che se rimettessimo al giudizio delle masse i nostri dissensi (che ricalcano fondamentalmente i dissensi da noi avuti con i gruppi della Novaia Gizn e di Martov) ciò assicurerebbe alla nostra politica l'appoggio incondizionato e pieno di abnegazione degli operai, dei soldati, dei contadini rivoluzionari e condannerebbe in brevissimo tempo l'opposizione esitante a un isolamento impotente".
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A seguito di questi avvenimenti Kamenev, Zinoviev, Rykov, Noghin e Miljutin dichiararono di voler uscire dal CC. Rykov, Miliutin, Noghin e Teodorovic si dimisero dal governo.
Il Comitato esecutivo centrale dei soviet (Cec), rimosse Kamenev dall'incarico di presidente del Cec, eleggendo all'importante carica Sverdlov.
Il Cec nominò anche i nuovi Commissari del popolo: Eliazov, Petrovski, Slichter e Stucka in sostituzione dei quattro dimissionari dal governo.
Al Comitato esecutivo centrale dei soviet Lenin presenta a nome del Consiglio dei commissari del popolo due progetti che diverranno leggi del governo sovietico. Esse hanno una importanza rilevante e meritano per questo di essere conosciute nel dettaglio. La prima riguarda il "Progetto di regolamento del controllo operaio": "1. In tutte le imprese industriali, commerciali, bancarie, agricole e altre, con non meno di cinque operai e impiegati (complessivamente), o con un giro d'affari di non meno di 10.000 rubli all'anno, si instaura il controllo operaio sulla produzione, sulla conservazione e sulla compra e la vendita di tutti i prodotti e le materie prime.
2. Il controllo operaio è esercitato da tutti gli operai e impiegati dell'azienda, sia direttamente se l'impresa è abbastanza piccola per permetterlo, sia attraverso i loro rappresentanti elettivi che debbono essere designati immediatamente nelle assemblee generali. Si faranno i verbali delle elezioni e i nomi degli eletti saranno comunicati al governo e ai soviet locali dei deputati operai, soldati e contadini.
3. Senza l'autorizzazione dei rappresentanti eletti dagli operai e dagli impiegati è assolutamente proibita l'interruzione della produzione o del funzionamento delle aziende che hanno un'importanza per tutto il paese (vedi par. 7) come pure ogni modificazione nel loro andamento.
4. Per questi rappresentanti eletti si devono aprire tutti i libri e i documenti senza eccezione, come pure tutti i depositi e le riserve di materiali, di strumenti di lavoro e di prodotti senza nessuna eccezione.
5. Le decisioni dei rappresentanti eletti dagli operai e dagli impiegati sono impegnative per i proprietari dell'azienda e possono essere revocate soltanto dai sindacati e dai congressi.
6. In tutte le aziende che hanno importanza per tutto lo Stato, tutti i proprietari, tutti i rappresentanti degli operai e degli impiegati eletti per l'esercizio del controllo operaio sono dichiarati responsabili davanti allo Stato dell'ordine e della disciplina più rigorosi e della protezione dei beni. I colpevoli di negligenza, di occultamento delle riserve, dei rendiconti, ecc., sono puniti con la confisca di tutti i loro averi e colla reclusione fino a cinque anni.
7. Sono considerate aziende che hanno importanza per tutto lo Stato, tutte le aziende che lavorano per la difesa del paese nonché quelle legate, in un modo o nell'altro, alla produzione dei generi necessari all'esistenza della popolazione.
8. I soviet dei deputati operai e le conferenze dei comitati locali di fabbrica e d'officina, come pure i comitati degli impiegati, nelle riunioni generali dei loro rappresentanti, fissano norme più particolareggiate per il controllo operaio".99
La seconda, il "Progetto di risoluzione sulla libertà di stampa": "La borghesia ha inteso per libertà di stampa la libertà di edizione dei giornali per i ricchi, la conquista della stampa da parte dei capitalisti, conquista che di fatto ha portato in tutti i paesi, ivi compresi i più liberi, alla venalità della stampa.
Il governo operaio e contadino per libertà di stampa intende la liberazione della stampa dal giogo del capitale, il passaggio in proprietà dello Stato delle cartiere e delle tipografie, l'attribuzione a qualsiasi gruppo di cittadini che raggiunga un certo numero (per esempio, 10.000) del diritto di utilizzare, su basi di parità, una parte corrispondente di riserve di carta e una corrispondente quantità di lavoro tipografico.
Come primo passo per realizzare questo scopo, indissolubilmente legato alla liberazione dei lavoratori dal giogo del capitale, il governo provvisorio operaio e contadino designa una commissione di inchiesta per indagare sui legami esistenti tra le pubblicazioni periodiche e il capitale, sulle fonti dei loro mezzi ed entrate, sui loro sottoscrittori, sulla copertura dei loro deficit e su tutta l'organizzazione economica dei giornali in generale. Chiunque nasconderà i libri contabili o altri documenti alla commissione d'inchiesta, e così pure chiunque fornisca dati chiaramente falsi sarà punito dal tribunale rivoluzionario.
Tutti i proprietari di giornali, gli azionisti, nonché tutti gli impiegati sono tenuti a fornire immediatamente per iscritto rendiconti e informazioni sulle questioni indicate alla commissione d'inchiesta incaricata di scoprire i legami tra la stampa e il capitale e la dipendenza della stampa dal capitale, all'Istituto Smolny a Pietrogrado... La commissione ha il diritto di completare il suo organico, di convocare esperti e testimoni, di esigere l'apertura di tutti i libri, ecc.".
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Con la Rivoluzione socialista d'Ottobre gli operai e i contadini poveri hanno conquistato il potere politico.
Il compito principale e fondamentale per il consolidamento della rivoluzione vittoriosa era ora quello di fare effettivamente e concretamente del proletariato la classe dirigente dello Stato socialista sovietico: di formare selezionando tra gli elementi più coscienti della classe operaia, dei contadini poveri, dell'intellettualità del popolo lavoratore russo la nuova classe dirigente in grado di dirigere l'apparato e l'ordinamento del nuovo Stato sovietico. Il vecchio Stato deve essere distrutto perché il suo ordinamento istituzionale e burocratico utile al dominio di classe e allo sfruttamento dei lavoratori e delle masse popolari da parte dell'oligarchismo zarista prima e della borghesia industriale ed agraria poi, non può in alcun modo essere utile e consentire nella sua forma l'espressione del governo sovietico.
La distruzione del vecchio ordinamento statale deve portare necessariamente alla creazione di nuovi organi statali della dittatura del proletariato. Il partito bolscevico indicò questo obiettivo e fu la guida alla sua realizzazione. E in questo che era un compito completamente nuovo, perché per la prima volta si poneva nella storia dello sviluppo economico, sociale e politico dell'umanità, Lenin dimostrò ancora di più la sua grandezza e la sua alta capacità politica e organizzativa in quanto ne fu l'artefice primo ed insostituibile in campo teorico e pratico.
Così Lenin come presidente del Consiglio dei commissari del popolo si rivolge "Alla popolazione" il 5 novembre del 1917: "... È perfettamente comprensibile che i grandi proprietari fondiari e i capitalisti, gli impiegati e i funzionari superiori, strettamente legati alla borghesia, insomma tutti i ricchi e tutti coloro che solidarizzano con essi, accolgano la nuova rivoluzione con ostilità, si oppongano alla sua vittoria, minaccino la cessazione dell'attività delle banche, sabotino o arrestino il lavoro di varie istituzioni, lo ostacolino in tutti i modi, sia direttamente che indirettamente. Ogni operaio cosciente comprende benissimo che noi incontreremo inevitabilmente quest'opposizione. Tutta la stampa del partito bolscevico l'ha ripetutamente rilevato. Le classi lavoratrici non s'impauriranno nemmeno per un istante di questa opposizione, non cederanno neppure di un millimetro davanti alle minacce e agli scioperi dei sostenitori della borghesia.
Con noi è la maggioranza del popolo. Con noi è la maggioranza dei lavoratori e degli oppressi di tutto il mondo. Con noi è la causa della giustizia. La nostra vittoria è assicurata.
La resistenza dei capitalisti e degli alti funzionari sarà spezzata...
Compagni lavoratori! Ricordatevi che ora voi stessi amministrate lo Stato. Nessuno vi aiuterà se voi stessi non vi unirete e prenderete nelle vostre mani tutti gli affari dello Stato. I vostri soviet sono ormai organi del potere statale, organi deliberativi con pieni poteri.
Stringetevi attorno ai vostri soviet. Rinsaldateli. Mettetevi voi stessi all'opera, dal basso, senza aspettare nessuno. Instaurate un ordine rivoluzionario severissimo, reprimete spietatamente i tentativi di anarchia da parte degli ubriaconi, dei teppisti, degli allievi ufficiali controrivoluzionari, dei kornilovisti, ecc.
Instaurate un controllo severissimo sulla produzione e il censimento dei prodotti. Arrestate e portate davanti al tribunale del popolo chiunque oserà nuocere alla causa del popolo, o sabotando (danneggiando, frenando, disorganizzando) la produzione, o occultando le riserve di grano e di altri generi alimentari, o bloccando i trasporti di grano, o disorganizzando l'attività delle ferrovie, delle poste, del telegrafo, del telefono e, in generale, con qualunque opposizione alla grande causa della pace, del passaggio della terra ai contadini, della garanzia del controllo operaio sulla produzione e sulla distribuzione dei prodotti.
Compagni operai, soldati, contadini, lavoratori tutti! Prendete tutto il potere per i vostri soviet. Guardate, custodite come la luce degli occhi la terra, il grano, le fabbriche, gli attrezzi, i prodotti, i mezzi di trasporto: tutto ciò è d'ora in poi proprietà interamente vostra, di tutta la società. Gradualmente, con il consenso e l'approvazione della maggioranza dei contadini, in base alle indicazioni della loro esperienza pratica e di quella degli operai, noi marceremo sicuramente e infallibilmente verso la vittoria del socialismo, che gli operai avanzati dei paesi più progrediti consolideranno e che darà ai popoli una pace durevole e la liberazione da ogni oppressione e da ogni sfruttamento".
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Furono il partito bolscevico, il Consiglio dei commissari del popolo, il Comitato militare e i sindacati che insieme e in un impegno comune chiamarono a raccolta le coscienze più avanzate del popolo russo a partecipare alla formazione dell'apparato statale sovietico.
Tra i nuovi organi amministrativi dello Stato sovietico uno dei primi a formarsi fu il Commissario del popolo per le Questioni nazionali che con la guida attenta e preparata di Stalin iniziò la magnifica opera di edificazione di una Repubblica socialista federativa sovietica basata sull'unione libera e volontaria e sulla fraterna convivenza di popoli e nazionalità diversi; realizzando in tal modo la politica nazionale teorizzata e fortemente voluta da Lenin e dallo stesso Stalin.
Nel gennaio 1918 il Commissariato del popolo agli affari esteri pubblicò sei raccolte di documenti segreti, decine di convenzioni e atti diplomatici che informarono il paese della connivenza tra il regime zarista e i governi borghesi russi nati dalla rivoluzione di febbraio con i governi imperialisti per attuare i loro piani di conquista e di rapina. Fu un lavoro straordinario perché realizzato in aggiunta ai compiti complessi e delicati di un Ufficio assai importante. Realizzato da personale completamente nuovo, data l'inaffidabilità dei vecchi funzionari e impiegati. Oltre duecento persone, la maggioranza dei quali reclutati tra le file degli operai delle officine Siemens-Schuckert e tra i marinai della Flotta rossa del Baltico.
Gli operai delle officine Putilov e di altre fabbriche del quartiere industriale Vyborg di Pietrogrado costituirono invece la spina dorsale necessaria all'attività del Commissariato del popolo per gli Affari interni.
Così come i lavoratori dei trasporti fluviali e gli studenti dell'Istituto di Orografia fornirono il nuovo personale del Commissariato del popolo per l'Industria e il Commercio.
Importante e gravoso fu il lavoro del Comitato esecutivo centrale dei Soviet e del Consiglio dei commissari del popolo perché, in un tempo assai breve, era necessario assolutamente ricostruire e organizzare tutta la nuova macchina statale indispensabile alla gestione e alla salvaguardia della sicurezza, della difesa e dell'amministrazione giudiziaria dello Stato sovietico, oltre che lo sviluppo della sua economia socialista.
Nel novembre 1917 a Pietrogrado si svolse il Congresso straordinario panrusso dei Soviet dei deputati contadini diretto nella sua maggioranza dai socialisti-rivoluzionari di sinistra. Fu un congresso importante per le decisioni prese. In particolare l'approvazione dei decreti sulla pace e sulla terra; l'elezione di un proprio Comitato esecutivo che entrò a far parte a pieno titolo del Comitato esecutivo centrale dei soviet unificando così sul piano nazionale tutti i soviet dei deputati degli operai, dei soldati e dei contadini.
Con il decreto governativo del 28 ottobre 1917 venne costituita la "milizia operaia" formata e diretta dai soviet operai e contadini.
Con i decreti del 22 e 23 novembre 1917 vengono aboliti tutti i vecchi organismi giudiziari sostituiti dai tribunali operai e contadini e dai tribunali popolari locali, tutti direttamente eletti dai soviet; e sancita l'uguaglianza e la parità di diritti di tutti i cittadini sovietici indipendentemente dalla loro condizione patrimoniale, dalla discendenza, dalla religione professata e dalla nazionalità di appartenenza. Inoltre venne sancita l'uguaglianza di diritti fra uomini e donne.
Altro decreto assai importante soprattutto per la stabilizzazione e la sicurezza interna dello Stato sovietico è quello emanato il 20 dicembre 1917 dal Consiglio dei commissari del popolo con il quale venne istituita la Commissione straordinaria panrussa per la lotta contro la controrivoluzione e il sabotaggio, la cui direzione venne affidata a Felix Dzerzinskij.
Ed ancora con il decreto governativo del 20 gennaio 1918 il governo sovietico sancì la separazione della Chiesa dallo Stato e la piena libertà di coscienza. Vennero così soppressi tutti i privilegi della Chiesa e il suo finanziamento attraverso i contributi statali.
Un altro aspetto assai importante e decisivo per la stabilizzazione e la difesa dello Stato sovietico era quello inerente la riorganizzazione radicale delle forze armate del paese. Il 15 gennaio 1918 il Consiglio dei commissari del popolo promulgò il decreto sulla formazione dell'Armata Rossa. Nelle sue file entrarono uomini coscienti e fedeli alla causa della rivoluzione pronti a dare tutte le proprie energie e la stessa vita per difendere il potere sovietico e il socialismo. Ognuno di questi militari per entrare nelle file dell'esercito rosso doveva ricevere il consenso di una delle organizzazioni del partito bolscevico, dei soviet o di altri apparati del potere sovietico; mentre i reparti militari del vecchio esercito che vollero entrare nell'Armata Rossa lo fecero assumendo le responsabilità e i doveri derivanti da questa scelta attraverso adesioni collettive espresse con voto palese.
Il 29 gennaio 1918 venne emanato il decreto istitutivo della Flotta Rossa.
Per quanto riguarda poi la costruzione dell'economia socialista, i primi provvedimenti presi furono il 26 ottobre il passaggio del controllo della Banca di Stato sotto l'amministrazione statale socialista e la nazionalizzazione di tutte le banche private attuata con il decreto del Comitato esecutivo centrale panrusso dei soviet del 14 dicembre 1917 e la loro aggregazione alla Banca di Stato.
La prima azienda industriale nazionalizzata fu la fabbrica di manufatti Likinski nella regione di Orehovo Zujevo. Il decreto di nazionalizzazione fu emanato il 17 novembre 1917 in risposta alla serrata dell'azienda decisa dalla proprietà. Seguirono via via altre nazionalizzazioni a partire dalle officine Putilov di Pietrogrado. Più di cinquecento furono le aziende nazionalizzate nella prima metà dell'anno 1918. Con il decreto del Cec del 28 giugno 1918 tutta l'industria pesante fu nazionalizzata e la sua direzione affidata a organismi amministrativi di fabbrica formati da operai e specialisti.
Il 2 dicembre 1917 venne istituito il Consiglio supremo dell'Economia l'organo cioè di direzione di tutta l'economia. Ad esso facevano capo i Sovnarkos (consigli economici locali) delle varie regioni industriali.
Il 5 gennaio 1918 si aprirono i lavori dell'Assemblea costituente. Fu questo un momento politico cruciale per il nuovo governo sovietico perché la borghesia e tutte le forze conservatrici e reazionarie russe rappresentate dal partito dei cadetti con l'appoggio di menscevichi e socialisti-rivoluzionari di destra volevano sfruttare proprio l'Assemblea costituente per rovesciare il potere operaio e contadino. Era il tentativo di saldare il piano politico alle azioni militari controrivoluzionarie in quel momento portate avanti nella regione del Don dagli accoliti di Kaledin.
Lenin, che il 1° gennaio era stato oggetto di un attentato ad opera di terroristi controrivoluzionari e dal quale era fortunatamente uscito illeso, li smascherò davanti alle masse di tutto il paese ed il governo da lui diretto seppe sconfiggere questo tentativo con il pieno appoggio del popolo rivoluzionario. Nel suo "Discorso sulla questione dell'Assemblea Costituente" svolto nella seduta del Cec dei soviet di tutta la Russia il 1° dicembre 1917 egli disse: "se consideriamo l'Assemblea costituente fuori dell'ambito della lotta di classe, che è giunta fino alla guerra civile, non abbiamo conosciuto finora istituzione più perfetta per esprimere la volontà del popolo. Ma non si può navigare nel regno della fantasia. L'Assemblea costituente dovrà agire nell'ambiente della guerra civile. La guerra civile è stata iniziata dagli elementi borghesi kaledinisti.
Dopo il tentativo di prolungare l'insurrezione a Mosca, dopo l'infelice tentativo di Kerenski di inviare truppe contro Pietrogrado, dopo l'infruttuoso tentativo di organizzare le alte sfere controrivoluzionarie dell'esercito, essi ricorrono ora al tentativo di organizzare una insurrezione nella regione del Don. Questo tentativo è disperato, poiché i cosacchi lavoratori sono contro i seguaci di Kaledin.
In risposta al rimprovero per la persecuzione del partito cadetto, Lenin dichiara: Non si può separare la lotta di classe dall'avversario politico. Quando si dice che il partito dei cadetti non è un gruppo forte, non si dice la verità. Il comitato centrale dei cadetti è lo stato maggiore politico della classe borghese. I cadetti hanno assorbito tutte le classi abbienti; ai cadetti si sono uniti gli elementi che stavano più a destra di loro e che appoggiano tutti il partito cadetto...".102
Già nel dicembre 1917 nel nr. 213 della "Pravda", Lenin aveva esposto compiutamente il suo pensiero sulla questione attraverso le sue "Tesi sull'Assemblea costituente" in diciannove punti: "1. La rivendicazione della convocazione dell'Assemblea costituente è stata inclusa in modo del tutto legittimo nel programma della socialdemocrazia rivoluzionaria, giacché in una repubblica borghese l'Assemblea costituente è la forma più alta di democrazia, e la repubblica imperialista con a capo Kerenski, creando il parlamento, preparava la falsificazione delle elezioni con una serie di violazioni della democrazia.
2. La socialdemocrazia rivoluzionaria, ponendo la rivendicazione della convocazione dell'Assemblea costituente, ha sottolineato a più riprese, sin dall'inizio della rivoluzione del 1917, che la Repubblica dei soviet è una forma di democrazia più elevata di una comune repubblica borghese che abbia un'Assemblea costituente.
3. Per il passaggio dal regime borghese a quello socialista, per la dittatura del proletariato, la Repubblica dei soviet dei deputati degli operai, dei soldati e dei contadini non soltanto è una forma di istituzione democratica di tipo più elevato (in confronto a una comune repubblica borghese che abbia un'Assemblea costituente come coronamento), ma è anche l'unica forma capace di assicurare il passaggio al socialismo nel modo meno doloroso.
4. Nella nostra rivoluzione, la convocazione dell'Assemblea costituente, secondo le liste presentate alla metà dell'ottobre 1917, procede in condizioni che escludono la possibilità di una giusta espressione della volontà del popolo in generale e delle masse lavoratrici in particolare nelle elezioni di questa Assemblea costituente.
5. In primo luogo, il sistema elettorale proporzionale dà una giusta espressione della volontà del popolo soltanto quando le liste di partito corrispondono all'effettiva ripartizione del popolo fra quei raggruppamenti di partito che si riflettono in queste liste. Da noi invece, com'è noto, il partito che, dal maggio all'ottobre ha avuto nel popolo, e particolarmente tra i contadini, il numero maggiore di sostenitori, il partito dei socialisti-rivoluzionari, alla metà dell'ottobre 1917 ha presentato delle liste uniche di candidati per l'Assemblea costituente, ma si è scisso dopo le elezioni e prima della convocazione dell'Assemblea costituente.
In forza di ciò non v'è e non può esservi neppure un rapporto formale tra la volontà della massa degli elettori e l'insieme degli eletti all'Assemblea costituente.
6. In secondo luogo, l'origine di classe - ancora più importante, non formale, non giuridica, ma sociale-economica - della divergenza tra la volontà del popolo, e particolarmente delle classi lavoratrici, da una parte, e la composizione dell'Assemblea costituente, dall'altra, sta nel fatto che le elezioni dell'Assemblea costituente si sono svolte quando la schiacciante maggioranza del popolo non poteva ancora conoscere tutta l'ampiezza e la portata della rivoluzione sovietica d'ottobre, proletaria, contadina, cominciata il 25 ottobre 1917, cioè dopo la presentazione delle liste dei candidati per l'Assemblea costituente.
7. La rivoluzione d'ottobre, che ha conquistato il potere per i soviet, ha strappato il dominio politico dalle mani della borghesia per darlo al proletariato e ai contadini poveri, percorre sotto i nostri occhi le tappe successive del suo sviluppo.
8. Essa si è iniziata con la vittoria del 24-25 ottobre nella capitale, quando il II Congresso dei soviet dei deputati degli operai, dei soldati e dei contadini di tutta la Russia, questa avanguardia dei proletari e della parte politicamente più attiva dei contadini, ha dato la prevalenza al partito dei bolscevichi e lo ha portato al potere.
9. La rivoluzione ha abbracciato in seguito, durante i mesi di novembre e dicembre, tutta la massa dell'esercito e dei contadini e si è manifestata prima di tutto nella destituzione e nella nuova elezione dei vecchi organi superiori (comitati delle armate, comitati di governatorato dei contadini, CEC del soviet dei deputati dei contadini di tutta la Russia, ecc.), i quali rispecchiavano una tappa superata della rivoluzione, la tappa del conciliatorismo, la tappa borghese e non proletaria, e che dovevano perciò inevitabilmente sparire dalla scena sotto l'assalto delle masse popolari più larghe e profonde.
10. Questo potente movimento delle masse sfruttate per la trasformazione degli organi dirigenti delle loro organizzazioni non è ancora terminato neppure oggi, vale a dire a metà dicembre del 1917, e il congresso dei ferrovieri, ancora in corso, è una delle tappe di questo movimento.
11. Lo schieramento delle forze di classe della Russia nella loro lotta di classe sta per compiersi e, per conseguenza, nel novembre e nel dicembre 1917 è realmente diverso, dal punto di vista dei princípi, da quello che poteva esprimersi, alla metà di ottobre, nelle liste di partito dei candidati dell'Assemblea costituente.
12. Gli ultimi avvenimenti in Ucraina (in parte anche in Finlandia, nella Bielorussia e nel Caucaso) indicano parimenti che un nuovo schieramento delle forze di classe viene a crearsi nel processo della lotta tra il nazionalismo borghese della Rada ucraina, della Dieta finlandese, ecc., da una parte, e il potere sovietico, la rivoluzione proletaria e contadina di ciascuna di queste repubbliche nazionali, dall'altra.
13. Infine, la guerra civile, cominciata con l'insurrezione controrivoluzionaria dei cadetti e dei seguaci di Kaledin contro il potere sovietico, contro il governo degli operai e dei contadini, ha definitivamente inasprito la lotta di classe e ha eliminato ogni possibilità di risolvere, per una via formalmente democratica, i problemi più acuti posti dalla storia davanti ai popoli della Russia e in primo luogo davanti alla sua classe operaia e ai suoi contadini.
14. Soltanto la vittoria completa degli operai e dei contadini sulla rivolta dei borghesi e dei grandi proprietari fondiari (che ha trovato la sua espressione nel movimento cadetto e dei seguaci di Kaledin), soltanto l'inesorabile repressione militare di questa rivolta di schiavisti è in grado di salvaguardare effettivamente la rivoluzione proletaria e contadina. Il corso degli avvenimenti e lo sviluppo della lotta di classe nella rivoluzione hanno fatto sì che la parola d'ordine 'Tutto il potere all'Assemblea costituente', la quale non prende in considerazione le conquiste della rivoluzione operaia e contadina, il potere sovietico, le decisioni del II Congresso dei soviet dei deputati degli operai e dei soldati e del II Congresso dei deputati dei contadini, ecc., è diventata in realtà la parola d'ordine dei cadetti e dei seguaci di Kaledin e dei loro accoliti. È chiaro per tutto il popolo che questa parola d'ordine significa praticamente lotta per eliminare il potere sovietico, e che l'Assemblea costituente, se fosse in disaccordo con il potere sovietico, sarebbe inevitabilmente condannata alla morte politica.
15. Fra i problemi particolarmente acuti della vita nazionale v'è la questione della pace. Una lotta effettivamente rivoluzionaria per la pace è cominciata in Russia soltanto dopo la vittoria della rivoluzione del 25 ottobre, e questa vittoria ha dato i primi frutti con la pubblicazione dei trattati segreti, con la conclusione dell'armistizio e con l'inizio di trattative pubbliche per una pace generale senza annessioni e senza indennità.
Le grandi masse popolari ottengono soltanto adesso, di fatto, completamente e apertamente, la possibilità di vedere la politica della lotta rivoluzionaria per la pace e di studiarne i risultati.
Durante le elezioni per l'Assemblea costituente le masse popolari erano private di questa possibilità. È evidente che, anche da questo lato, la divergenza tra gli eletti all'Assemblea costituente e l'effettiva volontà del popolo nella questione della fine della guerra è inevitabile.
16. Il complesso delle circostanze sopra indicate ha per risultato che un'Assemblea costituente convocata in base alle liste presentate dai partiti esistenti prima della rivoluzione proletaria e contadina, quando dominava ancora la borghesia, urta inevitabilmente contro la volontà e gli interessi delle classi lavoratrici e sfruttate, le quali il 25 ottobre hanno iniziato la rivoluzione socialista contro la borghesia. Naturalmente, gli interessi di questa rivoluzione prevalgono sui diritti formali dell'Assemblea costituente, anche se questi diritti formali non fossero annullati dal fatto che nella legge sull'Assemblea costituente manca il riconoscimento del diritto del popolo ad eleggere nuovi deputati in qualsiasi momento.
17. Ogni tentativo, diretto o indiretto, di considerare la questione dell'Assemblea costituente dal lato formale, giuridico, nel quadro della comune democrazia borghese senza tener conto della lotta di classe e della guerra civile, significa tradire la causa del proletariato, passare alle posizioni della borghesia. Mettere tutti in guardia contro questo errore, nel quale cadono alcuni elementi delle sfere dirigenti del bolscevismo, che non sanno apprezzare l'insurrezione di ottobre e i compiti della dittatura del proletariato, è un dovere assoluto della socialdemocrazia rivoluzionaria.
18. L'unica probabilità di una soluzione non dolorosa della crisi sorta in seguito al fatto che le elezioni all'Assemblea costituente non corrispondono alla volontà del popolo e agli interessi delle classi lavoratrici e sfruttate, consiste nella più ampia e rapida attuazione da parte del popolo del diritto a nuove elezioni dei membri della Assemblea costituente, nella conferma da parte dell'Assemblea costituente stessa della legge del CEC su queste nuove elezioni, in una dichiarazione in cui essa riconosca senza riserve il potere sovietico, la rivoluzione sovietica, la sua politica nelle questioni della pace, della terra e del controllo operaio e il fatto che l'Assemblea costituente si è decisamente unita al campo dei nemici della controrivoluzione cadetta e kalediniana.
19. Senza queste condizioni la crisi dovuta alla questione dell'Assemblea costituente può essere risolta soltanto per via rivoluzionaria, soltanto con l'applicazione delle misure rivoluzionarie più energiche, rapide, ferme e risolute da parte del potere sovietico nei confronti della controrivoluzione cadetta e kalediniana, indipendentemente dalle parole d'ordine e dalle istituzioni (e anche dall'appartenenza all'Assemblea costituente) dietro le quali essa può nascondersi. Ogni tentativo di legare le mani al potere sovietico in questa lotta sarebbe un aiuto alla controrivoluzione".103
Avendo ben presente gli obiettivi della controrivoluzione, il governo sovietico consapevole della forza datagli dall'appoggio della stragrande maggioranza del popolo lavoratore decise la convocazione dell'Assemblea costituente, smentendo le false affermazioni dei nemici del potere sovietico.
Lenin stesso si impegnò per la sua convocazione. Ecco quanto pubblicò la "Pravda" "Sulla inaugurazione dell'Assemblea costituente": "A causa del ritardo delle elezioni per l'Assemblea costituente, avvenuto soprattutto per colpa della ex commissione elettorale di tutta la Russia, nonché a causa della formazione, da parte di gruppi controrivoluzionari, di una commissione speciale per l'Assemblea costituente, in contrapposizione al commissariato creato dal potere sovietico, si sono sparse voci secondo cui l'Assemblea costituente non sarà più convocata nella sua composizione attuale. Il Consiglio dei commissari del popolo ritiene necessario dichiarare che queste voci, diffuse scientemente e malintenzionatamente dai nemici dei soviet dei deputati contadini, operai e soldati, sono assolutamente false. In conformità al decreto del Consiglio dei commissari del popolo, ratificato dal Comitato esecutivo centrale dei soviet, l'Assemblea costituente sarà convocata non appena una metà dei membri dell'Assemblea, cioè 400 deputati, si saranno registrati nella dovuta forma presso la cancelleria del Palazzo di Tauride.
Il presidente del Consiglio dei commissari del popolo V. Ulianov (Lenin)".
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Il 5 gennaio 1918 nella seduta di apertura dell'Assemblea costituente, la maggioranza di detta Assemblea si rifiutò di discutere la "Dichiarazione dei diritti del popolo lavoratore sfruttato", cioè dell'Atto costituzionale più importante dello Stato Sovietico già promulgato dal Cec panrusso dei soviet che esplicitava gli scopi principali del potere sovietico: l'eliminazione dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo; la rimozione delle cause della divisione in classi della società; l'edificazione di una società socialista.
A seguito di questa decisione, il Comitato esecutivo centrale panrusso dei soviet decretò il giorno successivo, 6 gennaio, lo scioglimento dell'Assemblea Costituente approvando il progetto di decreto presentato in merito da Lenin: "La rivoluzione russa ha creato fin dal suo inizio i soviet dei deputati degli operai, dei soldati e dei contadini come organizzazioni di massa di tutte le classi lavoratrici e sfruttate, le uniche capaci di dirigere la lotta di queste classi per la loro completa emancipazione politica ed economica.
Durante tutto il primo periodo della rivoluzione russa, i soviet si sono moltiplicati, sviluppati e rafforzati sulla base della propria esperienza, hanno superato le illusioni sulla politica di conciliazione con la borghesia, sulle forme ingannatrici del parlamentarismo democratico-borghese e sono giunti praticamente alla conclusione che la liberazione delle classi oppresse senza la rottura con queste forme e con ogni specie di conciliazione è impossibile. Questa rottura è stata la rivoluzione d'ottobre, che ha trasferito tutto il potere nelle mani dei soviet.
L'Assemblea costituente, eletta in base alle liste compilate prima della rivoluzione d'ottobre, era l'espressione dei vecchi rapporti tra le forze politiche esistenti quando al potere v'erano i conciliatori ed i cadetti. Il popolo non poteva allora, votando per i candidati del partito socialista-rivoluzionario, fare una scelta tra i socialisti-rivoluzionari di destra, sostenitori della borghesia, e quelli di sinistra; sostenitori del socialismo. Cosicché, quest'Assemblea costituente, che avrebbe dovuto essere il coronamento della repubblica parlamentare borghese, non poteva non ostacolare la via della rivoluzione d'ottobre e del potere dei soviet.
La rivoluzione d'ottobre, che ha dato il potere ai soviet e, attraverso questi ultimi, alle classi lavoratrici e sfruttate, ha provocato la resistenza disperata degli sfruttatori e, nella repressione di questa resistenza, ha pienamente dimostrato di essere l'inizio della rivoluzione socialista. Le classi lavoratrici hanno dovuto persuadersi, sulla base dell'esperienza, che il vecchio parlamentarismo borghese ha fatto il suo tempo, che esso è assolutamente incompatibile con l'obiettivo dell'attuazione del socialismo, che non le istituzioni nazionali generali, ma soltanto quelle di classe (come i soviet) sono in grado di vincere la resistenza delle classi possidenti e di porre le fondamenta della società socialista. Ogni rinuncia all'integrità del potere dei soviet, ogni rinuncia alla repubblica sovietica, conquistata dal popolo, a vantaggio del parlamentarismo borghese e dell'Assemblea costituente sarebbe ora un passo indietro, sarebbe il fallimento di tutta la rivoluzione d'ottobre operaia e contadina.
L'Assemblea costituente, riunitasi il 5 gennaio, in seguito alle circostanze sopra indicate ha dato la maggioranza al partito dei socialisti-rivoluzionari di destra, al partito di Kerenski, di Avxentiev e di Cernov. Naturalmente questo partito ha rifiutato di pronunciarsi sulla proposta perfettamente precisa, chiara ed esente da ogni falsa interpretazione, presentata dall'organo supremo del potere sovietico, il CEC dei soviet; ha rifiutato di riconoscere il programma del potere sovietico, la Dichiarazione dei diritti del popolo lavoratore e sfruttato, la rivoluzione d'ottobre e il potere sovietico. Con ciò l'Assemblea costituente ha spezzato ogni legame con la Repubblica sovietica russa. L'abbandono di una simile Assemblea costituente da parte del gruppo dei bolscevichi e dei socialisti-rivoluzionari di sinistra, i quali oggi formano, com'è noto, la stragrande maggioranza dei soviet e godono la fiducia degli operai e della maggioranza dei contadini, era inevitabile.
I partiti dei socialisti-rivoluzionari di destra e dei menscevichi conducono in realtà, fuori delle mura dell'Assemblea costituente, la lotta più accanita contro il potere sovietico facendo appello apertamente, nei loro giornali, all'abbattimento di questo potere, definendo arbitraria e illegale la repressione - da parte delle classi lavoratrici - della resistenza degli sfruttatori, repressione necessaria per liberarsi dallo sfruttamento, difendendo i sabotatori al servizio del capitale, giungendo fino all'appello diretto al terrore che 'gruppi ignoti' hanno già cominciato ad applicare. È chiaro che, in forza di ciò, l'altra parte dell'Assemblea costituente avrebbe potuto soltanto avere la funzione di coprire la lotta dei controrivoluzionari per l'abbattimento del potere sovietico.
Perciò il Comitato esecutivo centrale decide:
l'Assemblea costituente è sciolta".
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Questa decisione ebbe l'appoggio incondizionato del popolo lavoratore espresso chiaramente nel III Congresso panrusso dei Soviet apertosi a Pietrogrado il 10 gennaio che approvò la "Dichiarazione dei diritti del popolo lavoratore e sfruttato". Il Congresso approvò anche l'attività del governo sovietico sulla base della relazione di Lenin e la relazione del presidente del Cec panrusso dei soviet, Sverdlov.
Il III Congresso dei soviet di tutta la Russia si concluse approvando la risoluzione sulle istituzioni federative della repubblica russa presentata dal Commissario del popolo per le questioni nazionali, Stalin.
Fu l'atto di nascita della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa.
Fu anche approvato lo stemma di Stato della Rsfsr.
Ed anche sullo stesso stemma di Stato della Rsfsr, Lenin ebbe a dare il suo contributo decisivo. Racconta Bronc-Bruevic: "Creare lo stemma di Stato del paese dei Soviet era un compito di grande importanza: esso, infatti, doveva distinguersi nettamente, per il suo intimo significato, da tutti gli stemmi dei paesi capitalisti. Alla segreteria del Sovnarkom giunse il progetto di uno stemma eseguito ad acquarello. Era di forma rotonda, con gli stessi emblemi di ora, ma aveva nel mezzo una spada sguainata che l'attraversava in tutta la sua lunghezza. L'impugnatura usciva dal fascio di spighe e alla base dello stemma, mentre la sua punta affilata si perdeva nei raggi solari che costituivano il motivo decorativo della parte superiore. Quando il progetto dello stemma gli fu posato davanti sul tavolo, Vladimir Ilic stava conversando nel suo studio con Ja.M. Sverdlov, F.E. Dzerzinskij e alcuni altri compagni. - Cos'è, uno stemma?... Interessante... - e, chinatosi sul tavolo, fissò lo sguardo sul disegno. Noi tutti circondammo Vladimir Ilic e guardammo con curiosità il progetto proposto da un pittore della tipografia 'Gosnak'. Da un punto di vista formale, lo stemma era assi ben fatto: sul fondo rosso brillavano i raggi del sole nascente, incorniciati da covoni di frumento a semicerchio in mezzo ai quali risaltavano chiaramente la falce e martello; e, come a voler mettere tutti in guardia, sullo stemma troneggiava una spada affilata che l'attraversava dal basso in alto.
- interessante!... - disse Vladimir Ilic. - L'idea c'è, ma perché la spada? - e ci guardò.
- Noi ci battiamo, lottiamo e continueremo a lottare finché la dittatura del proletariato non sarà consolidata e finché non avremo cacciato dai nostri confini le guardie bianche e gli interventisti, ma ciò non significa che le cricche militari e la violenza debbano da noi dominare. Non abbiamo bisogno di conquiste. La politica di conquista ci è estranea: noi non attacchiamo nessuno, noi ci limitiamo a difenderci dai nemici interni ed esterni. La nostra è una guerra di difesa, la spada non è il nostro emblema. La dovremo tenere stretta in pugno per difendere il nostro Stato proletario finché avremo dei nemici che ci attaccano e ci minacciano, ma questo non significa che debba essere sempre così...
Il socialismo trionferà in tutti i paesi: su questo punto non c'è dubbio. La fratellanza fra i popoli verrà proclamata e raggiunta in tutto il mondo. La spada non ci serve, non è il nostro emblema... - ripeterà Vladimir Ilic.
- Dallo stemma del nostro Stato socialista la spada va tolta... - proseguì, e, presa una matita nera ben appuntita, la cancellò. - Per il resto lo stemma è buono. Propongo di approvare il progetto: poi lo esamineremo e discuteremo ancora una volta al Sovnarkom, ma dobbiamo fare presto... E firmò il disegno.
Restituii il progetto al pittore del 'Gosnak' che si trovava sul posto e lo pregai di rielaborare lo stemma. Quando il disegno ci fu riconsegnato, decidemmo di farlo vedere allo scultore Andreev. Questi ritenne opportuno apportarvi alcune modifiche di carattere tecnico e lo ridisegnò facendo più fitti i covoni, rinforzando i raggi del sole e dando al tutto maggior rilievo.
Lo stemma di Stato della Rsfsr fu definitivamente approvato all'inizio del 1918".106